Luti

Benedetto Luti fu nel suo tempo un pittore importante e celebrato, come testimonia per tutto il Settecento la letteratura artistica - di parte romana e fiorentina, francese e inglese - che gli dedica ampio spazio e gli riconosce un rilievo da protagonista. Costante è la sua collocazione a sigillo della scuola fiorentina e poi, come ultimo grande di quella tradizione travasata a Roma, in stretto coniguità con l'arte di Carlo Maratti.

Nato a Firenze nel 1666, visse l’ultima stagione della committenza medicea come allievo di Anton Domenico Gabbiani. Nel 1691, all’età di 25 anni, fu inviato a Roma sotto la protezione del granduca Cosimo III, che gli concesse di abitare e di tenere bottega presso Palazzo Medici in Campomarzio, dove risedette per tutta la vita con la moglie e i quattro figli. Frequentò attivamente l’Accademia di San Luca, di cui divenne Principe nel 1720, e la Congregazione dei Virtuosi del Pantheon, di cui fu Reggente nel 1708 e 1709.

Pittore riflessivo, rigoroso, perfezionista, dallo stile inimitabile (Lanzi), dipinse poco per le chiese di Roma ma divenne celebre per i dipinti di soggetto mitologico, ricercati dai maggiori mecenati del tempo, da Pietro Ottoboni a Clemente XI Albani, dall’elettore palatino Johann Wilhelm a Lothar Franz von Schönborn, per interessamento del quale ricevette nel 1715 la croce di Cavaliere del Sacro Romano Impero.

Il suo stile è la quintessenza dell’ideale d’Arcadia, che all’inizio del Settecento impresse la sua azione riformatrice contro gli eccessi del tardo barocco e per un ritorno a forme pure, semplici, di ispirazione classica, nella  linea maestra dell’arte  italiana che da Raffaello conduce fino a Canova. In particolare  la posizione di Luti nella pittura romana a cavallo del secolo  lo  identifica come  trait d’union fra il classicismo barocco di Carlo Maratti e il rococò cristallino di Pompeo Batoni.

La monografia di Rodolfo Maffeis, la prima dedicata al pittore, si compone di un approfondito saggio storico e biografico diviso in due parti (una dedicata all’attività toscana, l’altra alla vita e alle opere nella capitale), una sezione di 42 tavole a colori, un catalogo ragionato di tutti i dipinti, i pastelli e i disegni (110 schede scientifiche e 340 immagini in bianco e nero). Al catalogo completo delle opere segue un regesto dei documenti d’archivio riguardanti il pittore e un’appendice con ulteriori contenuti documentari.

Benedetto Luti. L'ultimo maestro
di Rodolfo Maffeis, prefazione di Edgar Peters Bowron
24,5 x 29 cm, 412 pp.
42 illustrazioni a colori e 340 in b/n

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