Di Andrea Dusio

Tra le opere che ormai da diversi anni vengono esposte in occasione del Natale, sulla scia del successo avuto dalle esposizioni curate da Valeria Merlini e Daniela Storti a Milano, nella sede di Palazzo Marino, si segnala quest'anno un prestito eccezionale, che giunge a celebrare la ricorrenza dei 350 anni dalla morte di Rembrandt Van Rijn (avvenuta il 4 ottobre 1969). Dal 6 dicembre al 26 gennaio 2020 infatti il Complesso Monumentale della Pillotta di Parma ospiterà nelle proprie sale l' “Adorazione dei Magi”, dipinto nel 1632 dal maestro olandese.

Il dipinto rappresenta un esempio raro di pittura realizzata integralmente in grisaille, la tecnica chiaroscurale basata sull'utilizzo esclusivo di una scala di grigi e colori neutri. Diffusa soprattutto nella pittura nordica, inizialmente per rappresentare le figure che stavano all'esterno delle tavole dei polittici, la pittura in grisaille si radicò nei Paesi Bassi, dove venne adottata da Pieter Brueghel The Elder e Hendrick Goltzius. Attraverso i dipinti e le illustrazioni di Adriaen Van de Venne arrivò a Rembrandt e Jan Van Goyen.

A ridosso della produzione di quest'opera, realizzata dipingendo su una carta che poi venne incollata alla tela, Rembrandt aveva perso il padre, Harmen Gerritsz Van Rijn, e da Leida, dov'è documentato l'ultima volta nell'aprile del 1632, si spostò ad Amsterdam. La sua presenza è qui attestata dal luglio del 1632. Le maggiori città d'Olanda erano allora polarizzate su posizioni religiose contrapposte. Leida era un baluardo del Calvinismo, mentre Amsterdam era più tollerante. Le commissioni artistiche più prestigiose erano allora appannaggio dei pittori di Utrecht, ma la referenza autorevole del maestro di Rembrandt, Lastman, poteva aprire parecchie porte in un luogo di traffici, ricco e tollerante, com'era allora Amsterdam, la cosa più simile a una metropoli che possedevano i Paesi Bassi, quando ancora gli altri centri urbani erano poco più di cittadine, compresa L'Aia, dove il pittore avrebbe goduto delle entrature presso la corte dello statolder.

Nei mesi in cui si afferma come ritrattista della borghesia cittadina, genere in cui fu di fatto un pioniere, intraprendendo una via che lo stesso Rubens non aveva mai percorso, e un'opportunità che Van Dyck non aveva saputo cogliere sino in fondo, attratto dalle lusinghe di una clientela nobiliare diffusa su scala europea, Rembrandt realizza in quel periodo anche la celebre “Lezione di Anatomia del dr. Nicolaes Tulp”, forse il quadro più ammirato del Maurithuis.

L' “Adorazione dei Magi” si inserisce nel gruppo di importanti illustrazioni in grisaille di episodi biblici e dei vangeli, probabilmente concepite già pensando allo strumento dell'incisione. Altre opere su tela di quel periodo che di fatto sono quasi dei monocromi sono l'”Ecce Homo” e la “Predica di Giovanni Battista”. Mette a punto una visione e un'interpretazione del fatto sacro assolutamente personali, consistente su di una serie di puntature luminose sugli episodi più significativi del racconto, in modo da sottolineare quello che dal punto di vista teologico è il cuore della pittura di storia. Come Caravaggio nei quadri Mattei, Rembrandt dà vita a una lettura diretta delle scritture, in linea con l'interpretazione non mediata dell'area protestante, e con la spiritualità più semplice e diretta della borghesia. Sin dai tempi di Leida la sua bottega era di fatto specializzata in soggetti orientali, rappresentati con il vasto ricorso a particolari e accessori esotici: ombrelli, turbanti, armature che appartenevano a un repertorio iconografico collegato alla produzione di scene tratte dai testi sacri e dunque ambientate in Terra Santa. Lo stesso racconto dell'Adorazione dei Magi di fatto si ispira a narrazioni non di origine ebraica, e riguarda il potere attribuito dal sapere astronomico e magico a un principe di origine divina, destinato a superare la parzialità dei regni pagani che lo hanno preceduto. L' “Adorazione dei magi” proviene dall'Hermitage, i cui soprintendenti al momento dell'acquisizione nel 1632, dunque a 300 anni dalla sua esecuzione, giudicarono la tela una copia di un dipinto di soggetto identico ma dimensioni maggiori che ora sta al Museo d'Arte di Goteborg. Ma le ricognizioni diagnostiche hanno confermato l'autografia, portando alla luce una serie di pentimenti. Il grisaille venne realizzato parallelamente a una serie di incisioni che preparavano un ciclo mai completato di episodi della vita e della passione di Cristo. La genesi del dipinto documenta il modus operandi tipico di Rembrandt, che parte da un tono color seppia in primo piano e scala poi in profondità un grigio più freddo.

Dicembre 2019

 

Fig. 1 Rembrandt Harmenszoon Van Rijn

Adorazione dei Magi, 1632 Hermitage San Pietroburgo