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Rembrandt entra in Vaticano: le immagini tra cielo e terra. La prima volta del genio olandese (fino al 26 febbraio)

Incisioni, stampe e un prezioso ritratto giovanile aprono per la prima volta la esclusiva cornice vaticana all'artista di Leida: una testimonianza del dialogo tra protestanti e cattolici avviato da papa Francesco (di Antonio E. M. Giordano)


Rembrandt in Vaticano.
Immagini fra cielo e terra

fino al 26 febbraio

Rembrandt in Vaticano fra luce e ombra

di
Antonio GIORDANO

Come omaggio alla visita di papa Francesco a fine ottobre in Svezia e la celebrazione ecumenica nella cattedrale di Lund, per il 500º anniversario della Riforma luterana, la regina Silvia di Svezia e S.A.R. Beatrice d'Olanda il 23 novembre hanno inaugurato ai Musei Vaticani, insieme ai relativi ambasciatori presso la Santa Sede e al Direttore Antonio Paolucci, la mostra dell’artista luterano Rembrandt Harmensz van Rijn (Leida, 1606 - Amsterdam, 1669) "Rembrandt in Vaticano. Immagini fra Cielo e Terra"
Sul colle di Pietro non era infatti mai stata ospitata l’opera del maestro dalla virtù luministica nei dipinti così come nelle incisioni,  famose in Europa e in Italia senza che egli viaggiasse o visitasse mai il nostro paese.

Curata da Arnold Nesselrath insieme a Johan Cederlund, direttore del Museo Zorn di Mora in Svezia, dal quale provengono le 55 acqueforti del Maestro di Leida raccolte dall'artista svedese Anders Zorn, l'esposizione, aperta fino al 26 febbraio, presenta anche un piccolo olio su tavola dell'artista ventunenne, firmato col monogramma RHL: l'esotico Busto di uomo anziano con turbante (1627-28, 26,5×20 cm), dall'espressivo volto rugoso e baffuto colto di tre quarti, colpito in obliquo dalla fulgida luce incidente dal fondo, che ne lascia metà in penombra. Un tipo di testa, cosiddetto "tronie", in prestito, con due lastre di rame (delle incisioni Zorn), dalla collezione olandese-statunitense di George e Ilone Kremer. 

Nel Seicento la Repubblica olandese visse un "Gouden eeuw" (secolo d'oro) grazie a floridi traffici e commerci ma guerre internazionali ed epidemie provocarono disastri, testimoniati già nelle incisioni "Miserie della Guerra" del francese Jacques Callot e poi riprese nelle acqueforti di Rembrandt dalle realistiche scene di genere di vita quotidiana nelle strade cittadine, dai risvolti moraleggianti, con miserabili, mendicanti, storpi, vagabondi, contadini e ciarlatani, come "I suonatori ambulanti" o "Il cacciatore di topi". "Siamo mendicanti in terra (come fu Cristo stesso)" scrisse Lutero, commentando il Vangelo di Giovanni. Ai poveri e ai derelitti nelle incisioni di Rembrandt è rivolto uno sguardo compassionevole, guidato dal raggio di luce della speranza nella grazia divina.

Protagonista è sempre la luce, con la quale l'artista di Leida ottiene un'atmosfera intima di contemplazione della scena sacra, come nel drammatico cono luminoso che scende dall'alto nella teatrale "Le tre Croci", del 1653, realizzata a puntasecca, nel decennio di sperimentalismo tecnico, dalle nuances dell'inchiostro ai tipi della carta. Parimente gli effetti della luce dominano nel "Giove e Antiope" del 1659, ripreso da un'incisione erotica di Annibale Carracci, dove l'ombra s'addensa cingendo i sensuali fianchi della dormiente figlia del re di Tebe e il dio tramutatosi in satiro, in atto di spiarla.
Allo stesso modo Rembrandt per "La Madonna e il Bambino tra le nubi" del 1641 trae spunti iconografici e chiaroscurali da una stampa di Federico Barocci del 1582, spostando il nimbo raggiante dalla testa della Vergine a quella del Gesù bambino, seguendo i dettami protestanti.

Trasferitosi nel 1631 ad Amsterdam, la diffusione della sua fama fu favorita dalle sue 310 stampe. Se Rembrandt pittore esegue come soggetti prevalentemente ritratti e storie, bibliche o mitologiche, come incisore egli varia: personaggi della vita quotidiana, ambientazioni paesaggistiche, composizioni con figure nude o con allegorie o scene di natura morta. Sulle orme dei suoi modelli ispiratori, le stampe di Dürer e Lucas van Leyden, per i soggetti trae ispirazione dal testo biblico, 18 vetero (9 dalla Genesi, come "Il peccato originale" del 1638, che mutua la composizione da Dürer rendendo nudi, tozzi e mortali i corpi classici idealizzati dei Progenitori) e 59 neotestamentario, un quarto delle 314 incisioni attribuitegli, dai circa 18 anni in poi, fino a "Pietro e Giovanni alle porte del Tempio", del 1659.

Cinque incisioni illustrano storie di Abramo e Isacco, da "Agar e Ismaele allontanati da casa" (f.d. 1637) al "Sacrificio di Isacco" f.d. 1655, che riprende la tradizione iconografica dell'angelo che blocca il polso nel drammatico gesto paterno (Genesi 22), come nella tela del Caravaggio del 1603, secondo il Bellori commissionata al Merisi da Maffeo Barberini (poi Urbano VIII), ora agli Uffizi. Rembrandt esprime il disperato conflitto interiore di Abramo nelle sue ombrose cavità orbitali. Nel "Trionfo di Mardocheo" invece Rembrandt trae spunti in controparte da un'incisione del 1515 di Lucas van Leyden, accentuando i contrasti chiaroscurali e lasciando spiccare, sotto l'arco, il protagonista sul cavallo di Assuero. 


Il più noto capolavoro a tema evangelico, per monumentalità e tecnica, è "Cristo benedice i bambini e guarisce gli ammalati "detta "La stampa dei cento fiorini" (c. 1648, cm 27,8x38,8) a tema evangelico, tratto dal capitolo 19 del Vangelo di Matteo e così detta per il prezzo pagato al Maestro di Leida per un esemplare. Qui Rembrandt dispiega una straordinaria capacità di variare il ductus, nei segni e nei tratti, incidendo la lastra di rame, combinando puntasecca e bulino e ottenendo eccezionali effetti di gradazioni chiaroscurali nonché insuperata resa pittorica. Ancor più unica è la gamma della rappresentazione emotiva.
La "Resurrezione di Lazzaro" (lastra grande di cm 36,6x25,8) del 1632 è caratterizzata dall'imperiosa mano levata di Cristo che chiama alla luce il defunto fratello di Marta e Maria di Betania, entrambe a braccia aperte, stupite e felici, ancora immerse nell'oscurità mortale. Retaggio caravaggesco potrebbe essere la tenda dalla Morte della Vergine.

Nella sua acquaforte e puntasecca "Morte della Vergine" (cm 40,9x31,1) del 1639 Rembrandt riprende la tradizione della grafica nordica (Schongauer, Dürer, Bruegel) nel letto a baldacchino posto in obliquo e attorniato da figure dolenti ma con un'ascendente gloria angelica tipicamente barocca.
L'"Adorazione dei pastori" del 1656-57 è invece un cupo notturno a lume di una lanterna, che svela appena, tra l'affiorare di teste, i volti di Maria e del Bambino.
Nei circa venti ritratti a stampa, tra i quali quelli della moglie Saskia, talora con schizzi incisi direttamente sulla lastra, e quelli dei genitori dai volti segnati e di altri parenti, Rembrandt raggiunge effetti pittorici combinando acquaforte, puntasecca e bulino. Anche i nudi realistici sono svelati nelle impietose imperfezioni del corpo umano.

I paesaggi incisi ad acquaforte, forse talvolta subito sulla lastra, nascono da disegni en plein air  nei dintorni di Amsterdam e raggiungono altissime vette qualitative.

Una mostra di dipinti e acquaforti di Rembrandt era stata già allestita nelle Scuderie del Quirinale dal 5 ottobre 2002 al 6 gennaio 2003 ma in questa esposizione vaticana suggestivo è l’eccezionale allestimento nel non usualmente aperto al pubblico appartamento di Pio V (1566-72), affrescato con figure allegoriche e paesaggi da Giorgio Vasari e Federico Zuccari, sormontate dall'arme Ghislieri e con arazzi fiamminghi dei secoli XV-XVII, ospitante anche una collezione di micromosaici romani di fine Settecento e primo Ottocento.
 di
Antonio E. M. GIORDANO
 

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