Sentii parlare per la prima volta di Placido Scandurra alcuni anni fa, quando fui chiamato alla cattedra di Storia dell’Arte presso il Liceo Artistico di Tivoli e i miei colleghi parlavano con deferente ammirazione del “Maestro” e della sua produzione artistica, pittorica e incisoria. Nato nel 1947 ai piedi dell’Etna, a Santa Maria di Licodia, e formatosi prima all’Istituto d’arte di Catania e poi a venti anni a Roma alla Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti nonché ai corsi d’incisione alla Scuola di Arti Ornamentali.
Nel 1972 consegue il diploma presso l’ICR (Istituto Centrale di Restauro ed eserciterà anche la professione di restauratore per la Soprintendenza ai Beni Artistici di Roma) con il quale due anni prima partecipa come restauratore di reperti archeologici alla missione in Siria del prof. Paolo Matthiae a Tel Mardikh, alla scoperta di Ebla e delle sue tavolette cuneiformi e statuette di idoli femminili, dalle quali nascono disegni, acquerelli e la serie di incisioni La Grande Madre da Tel Mardikh. La mostra ARKÉtipi & MATrici #1: Placido Scandurra a mia cura, che aprirà il 1 luglio nella Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano, allestita dal Comune di Monte Argentario e con il patrocinio della Regione Toscana, prende spunto dalla ricerca sull’archetipo come forma d’espressione artistica, iniziata intorno al 1975, quando Scandurra subisce una crisi d’identità culturale e spirituale. La ricerca del Sé interiore lo porta allo studio delle proprie radici e di quelle dell’uomo in generale. Dalla lettura de Gli archetipi e l’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung, l’artista etneo arriva alla paleopsicologia e all’interesse per gli archetipi, all’immagine primordiale e, per derivazione, in mitologia, alle forme primitive che sono alla base dei miti e delle religioni. Ogni individuo pertanto si rapporta con l’archetipo femminile o maschile risiedente nel suo inconscio.
Da tutto ciò Scandurra trae ispirazione per una pittura di matrice alchemica e surreale, passando da una rappresentazione figurativa della realtà a una lettura antropomorfa archetipale nella quale sono fusi (e con/fusi) elementi organici e inorganici, rendendo così visibile l’invisibile, ossia un mondo che emerge dall’inconscio collettivo. Al contempo riscopre gli aspetti simbolici universali dell’arte attraverso una continua comparazione tra le culture religiose d’Oriente e d’Occidente che, secondo Scandurra, hanno aiutato l’uomo nella sua evoluzione spirituale e morale durante questa lunga era di confusione (detta in sanscrito Kaliyuga ‘periodo buio’), dove i conflitti esterni o del macrocosmo rispecchiano quelli interni dell’uomo come microcosmo. Questa ricerca formale dell’arte di Scandurra – che tenta di sondare la dimensione simbolica per svelare l’essenza delle cose, osmosi tra teriomorfo e fitomorfo, minerale e spirituale, quasi un totem cosmico – mira attraverso gli archetipi a esorcizzare quest’epoca conflittuale e a liberare l’uomo dalla catena della vita materiale ed “illusoria” (maya) per condurlo alla ‘via di centro’ o del ‘distacco’, riscoprendo e rivelando gli archetipi divini nel cammino della propria esistenza. Per circa quaranta anni l’artista ha insegnato Discipline pittoriche, promuovendo l’arte incisoria in Licei artistici, da Arezzo a Civitavecchia, Roma e infine a Tivoli, scegliendo di vivere e operare nella sua casa/studio in San Polo de’ Cavalieri.
Paola Masino, critica, scrittrice e giornalista nonché compagna di Massimo Bontempelli, chiese di dipingere una carta di uno straordinario mazzo di carte ai maggiori artisti del Novecento (Carrà, Severini, Burri, Afro, Mirko etc.) e per lei Placido dipinse il Re di fiori. La collezione d’arte Masino, per legato testamentario donata al Comune di Roma, è stata esposta di recente al Museo di Roma in Palazzo Braschi. L’Archivio di Stato di Roma ha dedicato una mostra antologica all’artista siciliano nel 2013 e il Museo del disegno in via Mogia 8 a Palermo ha inaugurato lo scorso maggio la mostra “Figure e Archetipi”, incisioni di Placido Scandurra. Carlo Pietrangeli scelse invece per la collezione dei Musei Vaticani Uccello notturno del 1976, in mostra a Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano dal 1 al 16 luglio, dove sono esposte quaranta opere grafiche di Scandurra, in primis acquaforte e acquatinta. Un doveroso omaggio a un Maestro del Novecento italiano.

Info sulla Mostra Arketipi e Matrici di Placido Scandurra

Leit-motiv di tutte le opere è una ricerca spirituale che indaga le radici dell’uomo e il rapporto microcosmo-macrocosmo. L’evento è una fertile contaminazione fra arte, psicologia, mito, storia delle religioni, ricerca spirituale e letteratura.

L'inaugurazione della mostra avverrà in giorno 1 luglio 2017 alle ore 18.30  presso la Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano in Piazza del Governatore, comune di Monte Argentario (GR), ove le opere dell'artista rimarranno esposte sino al 16 luglio 2017.

Orari
 tutti i giorni dalle 18.30 alle 23.30.

Per info:
turistico@comune.monteargentario.gr.it
archetipiematrici@gmail.com

di Antonio E.M. Giordano

Fig. 1 Antinoo di Placido Scandurra
Fig. 2 Cavallo di Troia di Placido Scandurra
Fig. 3 Cavaliere inesistente di Placido Scandurra
Fig. 4 Fortezza Spagnola Porto Santo Stefano