ScullyRomaColoredWall2005Nato a Dublino Sean Scully ha lasciato ben presto l’Irlanda per trasferirsi prima a Londra e poi negli Stati Uniti, che è diventata la sua patria d’elezione. Nei lavori dell’artista l’intreccio fra nuovo e vecchio mondo e fra tradizione europea e americana è vivo e fecondo, tanto da costituire un leit motif rintracciabile nel suo percorso sempre coerente e unitario. Il linguaggio di Sean Scully è essenziale e perspicuo, basandosi sullo schema della griglia, sull’organizzazione di quadrati, sulla giustapposizione di strisce e bande, ovvero su quelli che potremmo chiamare i “fondamentali” del Minimalismo: le fasce orizzontali e verticali che compongono il suo alfabeto dagli anni ’70 ad oggi.
 
Eppure nonostante l’uso di questa sintassi semplificata i suoi lavori sono densi di mistero e di significato. Un significato tutto interno all’immagine e suggerito da scarti imprevisti che ci mettono di fronte a variazioni quasi “musicali” con l’aggiunta di un colore o con l’ispessimento di una linea che separa un quadrato dall’altro, ovvero attraverso lievi ma determinanti passaggi all’interno del “reticolato”.
Molte sono le influenze e i riferimenti possibili, tutti legittimi ma nessuno decisivo: da Caspar David Friedrich, a Mondrian, Rothko e infine Morandi.
Una traccia delle suggestioni derivate dall’incontro con l’opera di questi artisti è sicuramente visibile nelle tele e nei disegni di Sean Scully, che è rimasto nel tempo fedele alla struttura bidimensionale dell’immagine.
 
ScullyRoma9_11_05, 2005La mostra della Galleria nazionale d’arte moderna, curata da Brett Littman e Joanna Kleinberg in collaborazione con Peter Miller e con chi scrive è stata promossa dal Drawing Center di New York ed è la seconda che Roma dedica all’artista dopo quella tenutasi qualche anno fa al Macro Future. 
In questo caso si è voluto proporre un aspetto relativamente inedito della sua produzione ossia quello dei disegni realizzati fra il 1974 e il 1975 e che hanno dato il titolo alla mostra: Change and Horizontals. Scully  li eseguì a Londra in un solo mese nel ristretto spazio della sua minuscola cucina. Insieme ad essi sono esposti anche tre bellissimi acquerelli del 2005 (figg. 1-3), frutto delle suggestioni evocate dalla pittura di Giorgio Morandi, durante il soggiorno romano a Villa Massimo quando l’artista era borsista presso l’Accademia Tedesca.
 

Il gruppo dei disegni e degli acquerelli è corredato dall’esposizione delle sessanta pagine dello Sketchbook, anch’esse presentate per la prima volta, che consentono di penetrare nel lavoro preparatorio che è all’origine dei disegni.
In questi ultimi, tutti di piccole dimensioni, e nell’inedito album di studi troviamo l’alfabeto segnico che compone la sua pittura in una versione quasi domestica, trattandosi di lavori su carta le cui misure oscillano fra 50 e 60 centimetri di larghezza per 30/40 di altezza. Dai fogli del quaderno, dove, com’è ovvio, Scully adopera una scala minima, si evince l’uso che l’artista fa della griglia variandola per dimensioni, intensità ed espressività.
 
ScullyRoma9_13_05, 2005Nella variazioni sul tema delle orizzontali e verticali, su cui la mostra si focalizza, Scully articola il suo discorso preannunciando “fra le righe” il futuro sviluppo, che lo vedrà in seguito impegnato nella costruzione di lavori di grandi dimensioni che somigliano ad  arazzi e che rimandano ad atmosfere di luoghi  lontani e misteriosi.

Maria Giuseppina Di Monte (commissario interno della mostra), 19/03/2013