SerpentiForm.

Dall’antichità alla Maison Bulgari

l’omaggio ad un simbolo tra i più amati nell’arte

 

La mostra aperta fino al 10 aprile a Palazzo Braschi a Roma è dedicata da Bulgari alle molteplici forme creative che il serpente ha assunto nell'arte, nella gioielleria e nel design, in un percorso che si snoda dall'antichità ad oggi. Promossa da Roma Capitale Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la rassegna, ideata e realizzata da Bulgari con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura, è stata curata da Lucia Boscaini, Bulgari heritage curator e del dipartimento Brand Heritage della maison.
Gioielli della maison, opere d'arte, costumi, foto d’autore per rendere omaggio ad uno dei simboli più amati nella storia e nell’arte. Emblema di fertilità e rinascita nelle civiltà antiche, osteggiato nell’iconografia cristiana, celebrato nel rinascimento per le sue proprietà misteriose ed alchemiche, il serpente da sempre s’intreccia con la storia dell’uomo. Grazie alla sua duplice natura anfibia e la pelle diafana capace di rinnovarsi, di rimanere in contatto con la terra e al tempo stesso elevarsi da essa, di avvolgersi sinuosamente o di sconfiggere i predatori, il serpente ha ispirato la produzione artistica in molti settori, tra i quali la gioielleria, le arti applicate e il design. In un percorso a ritroso, nell'antica Roma come in Africa, a Creta come in Messico, monili a forma di serpente venivano forgiati e indossati come portafortuna, mentre  in India e in Cina i poteri divini del rettile erano da sempre associati a concetti di creazione, fertilità e immortalità. Il dio Esculapio ne fece il proprio riferimento iconico. Per le civiltà azteche il serpente piumato era animale divino. Cleopatra vi si diede la morte col suo morso. Caravaggio lo ha immortalato per sempre nello sguardo pietrificato della Medusa conservata agli Uffizi. Oggetto di studi segreti nelle Wunderkammern rinascimentali, nel Liberty ha trovato posto su vetrate, lampade, portali, per strisciare nei ruggenti anni venti su cappellini e spille delle androgine lady deco, insieme a piume pizzi e merletti. Poi il buio dei conflitti mondiali per rinascere – appunto- negli anni Quaranta del novecento nella maison Bulgari che ha colto la forza espressiva del simbolo reinterpretandolo per la prima volta in gioielleria con flessuosi orologi-bracciale divenuti icone della sua creatività. Rendendo omaggio a un motivo che ha contribuito ad incrementare il successo del brand, Bulgari in questa mostra evidenzia il fortunato destino del  serpente come simbolo che ha ispirato molti protagonisti in campo artistico. Niki de Saint Phalle e Givenchy sono  alcuni tra i nomi presenti  in mostra nei saloni del Museo di Palazzo Braschi che fanno  da cornice  ad un allestimento multisensoriale in un percorso espositivo articolato dai gioielli provenienti da Pompei e dal Museo Archeologico di Napoli, alle creazioni-serpenti dell'Archivio Storico di Bulgari, a cui si uniscono opere d'arte contemporanea, foto, abiti vintage, costumi teatrali e cinematografici, oggetti di design. L'excursus sui Serpenti Bulgari va dai primi modelli stilizzati realizzati con la tecnica Tubogas fino a quelli più realistici con scaglie in oro rivestite di smalti policromi. Del percorso fanno parte le opere di Keith Haring, di Alexander Calder, di Paul Klee. Una sezione è dedicata ai costumi di scena indossati da Elizabeth Taylor nel film Cleopatra del 1963. In questa occasione Bulgari promuove anche il libro Serpenti in Art, un progetto editoriale pubblicato dalla casa editrice Canvas per rendere omaggio al fascino misterioso e seducente del rettile, al quale la variegata linea realizzata da Bulgari, elegante e sempre originale nelle sue creazioni, ha voluto rendere merito. Un’occasione da non perdere per immergersi all’interno di un mondo mistico, antico e moderno, dal sapore eclettico ed alchemico che custodisce ancora il  prezioso e letale siero di vita. (di Elena Gradini)

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