FIG1(3)Mi metto dunque in viaggio…
con molto timore
e con previsioni nient’affatto liete

Platone, Lettera VII.

Atteniamoci alle fonti. Per tre volte Platone fu in Sicilia: 388, 364 e 361 a. C. Tre stazioni temporali per tre stazioni naturalistico-politico-filosofiche. Tre stazioni a dir poco intricate, tutt’altro che vacanziere, eccetto forse per la prima, quando il filosofo sbarcò nelle colonie megalogreche - barbuto e raffaellesco con l’indice puntato verso il cielo - per vedere l’effetto che faceva l’Etna da vicino con le sue alture fumanti e le sue bocche infernali (Figg. 1-2-3). In quell’occasione di ascesa lavica l’ateniese conobbe Dione, un giovane siracusano di nobili natali, sensibile ai suoi discorsi filosofici.



FIG2(3)Dione, imbevuto di vulcanico platonismo, cercò con vocazione democratica di cambiare le sorti della corrotta e tirannica Siracusa, governata dal cognato. Afferrato l’ardire dell’adepto siracusano, Platone tornò dunque in Sicilia per difender le sorti dell’amico suo filosofo e politico, entrato in contrasto con il partito avverso di Dionisio I, crapulone, fraudolento e schiavista. Inutilmente cercarono insieme di rendere Siracusa una città platonicamente giusta portando i filosofi al potere. A causa di quell’ardente laboratorio per la “Politéia” del Maestro suo, Dione pagò con l’esilio, il carcere e ancora l’esilio.

Da Atene, invitto, ripartì però garibaldino nel 357 alla volta di Siracusa. Sbarcò con 1000 uomini, armi in pugno, a Eraclea Minoa. Strada facendo raccolse 20.000 prodi uomini akragantini, geloi, camarinesi, casmenesi, genti sicule e sicane e liberò Siracusa. Tre anni dopo l’eroica vittoria si rivelò tristemente effimera. Gli intriganti crapuloni siracusani, fomentati da Eraclide Pontico, fedifrago allievo accademico platonico, preferirono il partito anticostituzionale di Dionisio II e alfine, a Dione, a festa ci ficiro, nel 354. Strangolato, o forse trafitto in carotide, iddu, finì sotterra. Ossa e crozza sue, in ignoto sepolcro, sempiterne stanno.

FIG3(1)Platone gli affari suoi politici idealistici messi in pratica, ma fallimentari, li aveva prediletti a Siracusa, ma durante l’ultimo viaggio si era spinto a dorso di mulo fin nell’entroterra di Gela, dove si diceva vi fosse una salubre fonte d’acqua calda per rimettersi addritta dalle lombalgie che gli dava la politica. Qualche mirabil fonte attorno alla quale fosse sano e ameno filosofare.

Atteniamoci ai fatti. Giorno di Feria agostana spingiti tu nell’entroterra gelese per fugare le democratiche e incremate spiagge, le cremate ed enfie carni cristiane del secolo XXI, ca s’arrustino sulla fornacella e stari a muoddru nelle acque salse. Spingiti sotto il cielo lattiginoso ferragostano prima che il solleone spacchi le già sfrante pietre.
FIG4(2)Itinerarium digitato sul GPS, itinerarium vocalizzato in auto federale repubblicana tedesca, sulla SS 115 e la SS 626, comme d’abitude, mon chère Monsieur Le Cardinal Mazarine. Sì perché, te lo sei chiesto più e più volte, come sia Mazzarino città d’arte, Mazzarino città barocca, città Cardinale del nisseno, dell’entroterra gelese che diede i natali a Mazzarino Pietro (1576-1654), padre del baffuto Giulio Raimondo, Premier Ministre, Grand diplomatique, Grand Cardinal Politique de l’Europe du XVII siècle. Iddu, Monsieur le Cardinal, ci segue vigile con lo sguardo sempiterno, tramandato dal ritratto di mano di Pierre Mignard: mostacci e pizzo moschettieri, porporato cupo fiammante, nato altresì nella centro-italica abruzzese Pescina - Anno Domini 1602 - 14 di Luglio (Fig. 4).
E che? Apposta ‘u ficiro di assaltare la Bastiglia il giorno del compleanno del Grand Cardinal ? Mah vedi tu il destino rivoluzionario cinico e baro…
Dunque procedi spedito scardinalando kilometri 30 precisi-precisi da Licata Yellow Beach a Mazzarino entroterra, fino alle porte della città che ti accoglie con l’ardire sospeso delle auto targate secolo XX in rottamazione (Fig. 5).

FIG5(2)Alla rotonda il cartello indica Castello medioevale secolo XIII, nonché Philosophiana, Itinerarium Antonini. Bene, tutto facile, e al tornante t’appare “U’ Cannuni”, così lo chiamano i mazzarinesi il castello diroccato, torrione cilindrico a forma di cannone simbolo della città (Fig. 6). U’ Cannuni t’appare medioevale aggrappato sulla vetta, solitario, maestoso color ocra solo in apparenza ravvicinata, perché in prospettiva allargata, detto Cannuni, è affiancato nello skyline mazzarinese dalla mole, anch’essa finestrata, di un edificio chiù grande assà, chiù moderno assà di almeno 600 anni successivo: 5 piani e due chiese, una antica (Bizantina e Normanna) e una moderna democristiana.

FIG6(3)Dici ma cos’è questo beige ammasso pianificato di calcestruzzo? Dici, ma chi ve l’ha dato il permesso di fare ‘sto condominio proprio ai piedi del mirabile castello di Stefano Branciforti, Conte di Mazzarino e Butera, edificato nell’Anno Domini 1282? Ma dico, possibile mai che non ci sia pace alla storia architettonica di questa Italia antiplatonica? Ma che c’avevate in testa, amministratori mazzarinesi nei fanatici anni ’60, quando  piazzaste un condominio da sutta u’ Cannuni, approfittando vigliaccamente ca non poteva sparari? Non potevate farla dall’altra parte della città la benemerita “Opera del Boccone del Povero”, fondata dal Beato Don Cusumano Giacomo, fatto tale da Woytila Papa, pace alla futura polacca anima Santa sua? Proprio in vista de lu Cannuni i picciriddi orfani dovevano mangiare il loro boccone sgravante la miserabile povertà (Figg. 7-8)?


FIG7FIG8Didascalie immagini:
Dove non indicato le immagini sono dell’autore.
Raffaello, Platone (part. Scuola d’Atene), tratta da:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4a/Plato-raphael.jpg
Pierre Mignard, Ritratto del Card. Mazzarino, tratta da:
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Mazarin-mignard.jpg
U’ Cannuni tratta da:
www.street-view.it





Le puntate precedenti:

SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 1. "Gela non è una città povera" (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 2. "Gela non è una città povera" (parte seconda)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 3. "Dioniso, il satiro e il mulo" (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 4. "Dioniso, il satiro e il mulo" (parte seconda)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 5. "La guerra degli Antenati e la guerra alle Antenne" (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 6. "La guerra degli Antenati e la guerra alle Antenne" (parte seconda)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 7. "Time-line in Desusino (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 8. "Time-line in Desusino (parte seconda)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 9. " Da Camico a Butera, da Kokalo a Zonin


 

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