FIG1(5)"Non ereditiamo il mondo dai nostri padri,
ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli
"
(proverbio sicano, II millennio a. C.)

Atteniamoci al quadro ermeneutico. Ti addruvigliasti ca li stiddi eranu ancora ne lu cielu cu la luna. Nell’ombra appena rischiarata procedesti cauto, ma spaventasti lo stesso il gufo e il gatto, padroni della notte licatese. L’uno stava appollaiato sulla palma, l’altro acquattato sotto al fico. Lungo lu stratuni sferragliavano all’alba i motori e i rimorchi dei travagliatori merceologici mattutini, sferragliavano nella toponomastica dei caduti per la Patria, lungo la Yellow Beach. Sull’autodromo SS 115, ad oriente come a occidente, sferragliavano e sgasavano i camionisti adrenalinici come ogni alba in ogni dove diretti: giornali, latte, frutta, acque minerali, abbigliamento, cappelli, costumi, eccetera eccetera.


 
FIG3(2)Procedevi cauto lungo la 115, verso oriente, verso Gela. Alle curve rallentavi, al bunker der Puzzone ti parve di sentirlo chiaro il fantasma del fante che smaniava senza pace, senza sapiri cchiu cchi fari pi tutti l’amiricani garibaldini ca sbarcavanu di lu mari “colore del vino”.
Imboccavi dunque l’autodromo SS 626 verso la PA-CT, verso Caltanissetta-Enna, che dopo i crolli dei ponti sul viadotto l’Assessore ai lavori pubblici ha provveduto a ripristinare con modico rifinanziamento. Procedevi liscio e rombante alla tedesca, ascoltando il minimalismo tantrico aurorale di Steve Reich, tra le montagne ocra, lungo le immense sassicaie e la steppa ingiallita. L’aridume sostituiva le messi ormai raccolte in quei campi lasciati liberi alle fiamme purificatrici quando al vertice dell’estate s’avverte il preludio dell’autunno. Tutto quell’umido te lo vedevi presagire dalle brume calide quando il sole apparve d’improvviso come un uovo cotto in camicia in una scodella d’oro. Salendo verso i calcarei monti Erei della Mesogheia ti parve che all’alba s’avvicendasse il tramonto. Correvi alla tedesca tanto che in quel momento il sole andava ora su, ora giù, dalle creste degli Erei, e tanto lo faceva, che invece di stare sul pianeta terra pareva di stare su uno di quei pianetini disegnati da Saint Exupery nel Piccolo Principe, dove il giorno e la notte s’avvicendano nel lasso di pochi minuti (Figg. 1-2).

FIG5(5)FIG4(4)Atteniamoci ai fatti. Giungesti a giorno fatto agli immensi capannoni derelitti della miniera di Pasquasìa che aveva fatto mangiare mezza Enna e mezza Caltanissetta, dagli inizi degli anni ’30 del secolo XX. Poetica Pasquasìa, ove fino al 1996 s’estraeva la kainite per farci il solfato di potassio, per farci l’acido solforico e pure la polvere nera, quella che, per intendersi, si ci duni focu, si abbrucia lu munnu intero. Lungo la scarpata della SS122 lo vedevi splendere cupo il copertone che si macera col materasso, gli stracci che s’ammiscanu con la carcassa del randagio arrotato sfracellato.
Pure un bambino lo capisce che razza di posto è diventato il polo minerario di Pasquasìa. Nelle profondità del pozzo 3 il pentito di mafia Leonardo Messina, al Dottor Magistrato, ci disse chiaro chiaro che dal ’92 le scorie nucleari di mezza Europa le ammunsiddaru ddra sutta in aeternum. Ai voglia di dirlo ai Magistrati ennesi, che oltre all’amianto e al cemento intriso, c’era macari pure il cesio 14. Don Raffaele Lombardo s’intenerì, e prima di dimettersi per il complotto mediatico contra iddu, stanziò 24 milioni di euro per la bonifica. Prima guadagni per mettercele e poi guadagni per togliercele, dico le scorie, dda sutta, mi pare perfetto. La bonifica, a tutt’oggi, tu l’hai vista? (Figg. 3-4)

FIG6(5)Alle spalle la poetica Pasquasìa girasti sulla destra dunque, verso Pergusa, che s’erano fatte ormai le 7:00. Pergusa 9 km, Riserva naturale Capodarso, Autodromo, tutte nella stessa direzione. Pergusa porta dell’Ade dove ogni anno convergono gli uccelli migratori dall’Africa tutta. Pergusa teatro del ratto della povera figlia di Demetra. Ella se ne stava placida a raccogliere fiorellini che mai sfiorivano, insieme alle amiche sue. D’improvviso, da chissà quale pertuso putrido, necrotico e maleodorante, da chissà quale grotta fetente di benzene dolciastro, ovvero dalle profondità degli inferi, se n’era uscito trucido il fituso Dio a bordo del rombante carro nero metallizzato, con ai piedi il fedele Cerbero latrante. Carro trascinato da neri cavalli metallizzati pure, tanto erano madidi di olio di pietra: Aetone, Meteo, Nonio e Abaste come te lo dipinge il Rubens nel secolo XVII (Fig. 5). Con le chiavi in mano del mondo dei morti Plutone/Ade se l’era tratta a sé per farsela sposa, bedda com’era, tra le vampe dei latrati del tre-c(r)anico suo.

FIG7(1)Avvoglia a cercarla Δημητηρ/Demetra/Matri la Περσεφoνη/ Kore/Figlia sua, lungo quelle sponde di lago, che pure er Puzzone voleva prosciugare come a Nemi fece per riportare alla luce del Ventennio la nave imperiale. Qui il cavaliere Puzzone voleva lasciare il segno suo nel ’36-‘37, poi lasciò perdere e bonificò solo le acque in eccedenza per farci una delle sue rinomate città di fondazione. Δημητηρ/Demetra et Ade/Dux/Puzzone, la storia è nota mentre imputridiva lo mondo intero (Fig. 6).

In vista del lago ci arrivi che le cornacchie quasi t’attaccano il carro tuo tedesco federale grigio metallizzato ai copertoni. Pussate via cornacchie plutoniche, fatemi vedere che c’hanno fatto al lago di Kore/Persefone all’epoca del Boom economico, all’epoca del facciamoci l’Autodromo lungo le rive del lago Pergusa.
Era il 1951 dell’Antropocene, Paul Jozef Crutzen, all’epoca dei fatti aveva appena compiuto 18 anni. Chissà se lo immaginava di diventare Premio Nobel per la chimica nel 2000 portando alla ribalta il termine antropocenico con gli studi sulla composizione dell’atmosfera, sul buco dell’ozono, sul riscaldamento climatico del pianeta. Chissà se c’è mai stato a Pergusa, il Prof. Crutzer, per vedere chiaro e limpido dove si consuma la dicotomia tra la sacra mitologia degli antichi e la mitologia della macchina sacra antropocenica, con l’esaltante mito estetico dell’elica d’aeroplano di Duchamp, il bolide marinettiano che si schianta contro la Nike di Samotracia.

FIG9(3)Atteniamoci ai crudi fatti. Tondo tondo al lago, sulle cui creste trovasi i resti polverizzati dei villaggi sicani, rincorre se stesso un serpe d’asfalto di 4.9 Km., le 7 curve e la variante Schumacher e gli spalti troneggiano con vista a oriente. Dal 2004 l’Autodromo di Pergusa, con buona pace di Luca Cordero di Montezemolo, Italo direttissimo altrove, è chiuso per ristrutturazione. Qui nemmeno più risuoneranno le rombanti note dei concerti dei Pooh, di Jovanotti di Gianna Nannini. Ristrutturare è qui sinonimo purissimo e assoluto di degradare.
Quando t’affacci dagli spalti ti pare infatti d’essere al Reichsparteitagsgelände di Norimberga dove il baffetto Adolf s’affacciava innanzi alle camice brune, Sieg Heil!! Qui a Pergusa nell’autodromo corse anche lo Schumacher, Sieg Heil!! A 300 all’ora sulla rossa per il Ferrari Day del 1997. A Nürnberg e Pergusa stesse erbacce, stesso percolato, stessa aria di sentina, stessa voglia di fargli il processo come ai criminali nazisti al tribunale di Norimberga. FIG10(2)
A Michael, per certa evasione fiscale, a quel tedeschino sorriso 32 denti anni ’90, vestito di rosso, a quel cavallino rampante e compagnia rombante, processo ai petrolieri arabo-sauditi, a quelli del Texas, ai Bush padre-figlio, al Generale Schwartzkopf, ai dirigenti dell’ENI, agli amministratori locali, alla tracotanza roboante dei ferraristi, alla tracotanza dell’Homo Antropocenicus spadroneggiatore, trasformatore della primordiale Gea in una Unità di Produzione industriale (Figg. 7-8).

 

 

FIG11(2)IFIG12(2)n un angolo avvolto dalle erbe alte come cristiani t’appaiono due anacroniche ambulanze con i portelloni arrugginiti, i vetri sfondati, dicevano di non sparare sulla Croce-Rossa, e invece qui ci spararo eccome. Più in là, un’Alfa-Sud rossa, mancante di targa, mancante di sprint, mancante della forza operaia e sindacale dei lavoratori di Pomigliano d’Arco (Figg. 9-10). Se poi passi sotto l’Hotel Serena, che ospitava donne e piloti, procaci cameriere e meccanici dei Pit-stop, lo vedi splendente e pornografico il degrado terminale dell’Antropocene (Fig. 11), vieppiù popolato dalle cornacchie plutoniche cca ci ficiru lu nido puro nelle camere dai vetri sfondati, scacazzando alla bisogna sui fantasmi delle abbondanti colazioni di Schumacher e Cordero di Montezemolo, a buffet
 
FIG14(2)

Didascalie immagini:
Dove non indicato le immagini sono dell’autore. Consulenza per il siciliano: Rosa Carmeci.
Il piccolo Principe è tratta da:
http://2.bp.blogspot.com/_djO_6yg2d6E/S9YgzCL14QI/AAAAAAAADBM/pxqUfeVXias/s1600/al_St_Exupery07_Le_Petit_Prince.jpg
La miniera di Pasquasìa è tratta da:
http://www.vivienna.it/2011/01/08/enna-visita-a-miniera-pasquasia-commissione-regionale-attivita-produttive-situazione-allarmante-e-pericolosa/
P. P. Rubens, Ratto di Proserpina, ca. 1636-1638, Museo del Prado, Madrid, tratta da:
http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1145
Panorami di Pergusa tratti da:
http://www.minniti.info/main/immagini/0453.jpg
Lac Proserpine dans les environs de Castro Giovani – Dessinèe par Chatelet – Gravèe par Varin tratta da:
http://www.vivienna.it/2011/08/15/enna-lago-pergusa/

Norimberga, Reichsparteitagsgelände tratta da:
http://www.fotocommunity.de/pc/pc/pcat/224698/display/12022071

 

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