FIG1(6)   “Quae tanta cavernas Vis glomerat?”
“Devenere locum, Cerere quo tecta nitebant Cyclopum firmata manu:
stant ardua ferri Moenia, ferrati postes, inmensaque nectit Claustra chalybs”
“Quidquid leve, fertur in altum, in medium graviora cadunt”
“Quid viva sepultis Admsces? Nostrum quid proteris advena mundum?
*
(Claudio Claudiano, De raptu Proserpinae, I, 396-402 d.C.)


Dunque te le lasciasti da sutta, le macerie putride antropo-plutoniche del mondo, in fondo con l’animo sereno: se mai più romberanno i motori, nel giro di alcune centinaia, migliaia, milioni di anni ritorneranno a farla da padrone le messi spontanee, il mirto rinselvatichito, tutto tornerà foresta e torneranno pure le acque bonificate dar Puzzone, tutto tornerà Regno di Demetra (Fig. 1).


FIG2(5)Fermo al semaforo il cartello dice a sinistra Università Kore. Svolti dunque e percorrendo il fondo valle, il fondo Enna bassa minerario, arrivi ai cartelli con il logo della povera figliola rapita. Alle ore 8.00 de la matina d’agosto, alla Kore di Enna, in effetti tira aria da post-funerale plutonico. Quando il carro è passato con la bara e ti resta il vuoto metafisico, il non saper che dire metafisico.

Te ne torni sulla strada maestra e inizi l’ascesa purificatrice. Ascendi che già il sole ruggisce giaguaro. Ascendi che il motore tedesco ruggisce vieppiù ai curvoni, ai rettilinei, fino all’altopiano di Enna alta che si estende sul costone, a metri 931 di altitudine, sulla piana che giunge al mare. Ascendi e percorri via Roma, passi il Tribunale, passi la sede fascista della Provincia Littoria ove aleggia la vendetta tecnica della spending review di montiana memoria. Mai più Provincia di Enna. Kaos. Chi la fa ora la sede della Provincia? Caltagirone, Piazza Armerina, oppure addirittura Catania? Oppure nessuna Provincia, Sicilia über alles!

FIG3(3)Er Puzzone ce l’aveva messa tutta a premiare la sua Provincia littoria divenuta feudo fascio-comunista, riportando le lancette della storia indietro, cancellando il nome normanno di Castrugiuvanni, fino a ridare alla città il nome pre-romano, pre-greco, forse sicano di Ennaan. E mo’? Ora vedrai che ci pensa Crocetta Rosario, il Presidente. Ti mette a posto tutto iddu: Regione, Provincia, Università, MIUR e macari pure Assessorato Regionale alla cultura e pure Ministero Beni Culturali, e perché no Presidenza del Consiglio, della Repubblica, dell’Unione Europea, della BCE, degli Stati Uniti d’Europa, di quelli d’America, eccetera, eccetera…

FIG4(5)Ascendesti alla vetta ove s’ergono la torre ottagona federiciana, l’obelisco dell’ombelicus Siciliae del Rotary Club, tutto in rame battuto brillante e spisciacchiato da li cani ennesi. Svettano i picchi su un paesaggio a perdita d’occhio che al contempo ti mostra l’Etna ed Erice da sperderci meravigliato la vista. Svettano anche le antenne telefoniche, satellitarie-planetarie per dare campo mediatico alla Sicilia tutta (Figg. 2-3-4).

FIG5(6)Da quelle vette ti spostasti a motore tedesco pacificato verso la vetta opposta dell’altopiano, dove s’erge l’immenso Castello di Lombardia, la statua bronzea del ribelle schiavo siriano Euno che mise a ferro e fuoco nel 139 a.C. la Sicilia romana. Euno proclamato Re ma che poi finì in galera a Morgantina, tutti i suoi 20.000 seguaci ennesi finirono altresì trucidati dal console Publio Rupilio, buttati dalla rupe che all’affaccio ancor puzza di sangue e ossa sfrante. Mirabili t’apparvero intonse le torri pisane del Castello di Lombardia, dirimpettaie del vertice ulteriore e massimo della Rocca forse di Demetra, più in alto di tutte le vette sicule antropizzate, divinità più alta di tutti noi poveri mortali antropocenici (Figg. 5-6).

FIG7(2)Ascendesti dunque con il cuore pronto all’agnizione, pronto a bevere il ciceone, pronto al lampo della conoscenza aristotelica. Salisti e salisti gradino dopo gradino, passando dalla fontecoperta piovana, sudando fino alla vetta petrosa dove Cicerone vide i templi e le statue ciclopiche di Demetra e Kore. Demetra madre violata pure essa dalla cupidigia di Ade maschio, che rapendo Kore, diede inizio all’Era dello sfruttamento maschio antropocenico.
Ti parve, una volta salito, di essere il falco o la poiana per tutto quell’accecante paesaggio a perdita d’occhi sulle messi protette dalla Dea ctonia, che il sincretismo degli evangelizzatori trasformarono in Madonna di Val Verde e poi della Visitazione, venerata in Henna.

FIG10(3)Ti parve di vederlo in un sol colpo d’occhio tutto il grano che dà il pane al mondo (Fig. 7). Nel punto più alto di quell’Omphalos dedicato a Demetra/Kore, in quell’immenso silenzio, vedesti uno scasso, un buco indefinibile nella roccia, dice il basamento svuotato deducibile delle statue arcaiche megalitiche.
Guardasti spiritualmente in quel sacro pertuso geometrico e metafisico per trovarci immancabilmente, oltre allo spirito vagante delle Dee, i resti antropocenici di un aperitivo profanatore terminale: sbrilluccicava infatti, nel sacro pertuso, la carta stagnola delle patate fritte di Santo Carlo con al suo fianco il maron della bottiglia dei Peroni, completava il PET di un’acqua della Evian-Nestlé.

FIG11(4)Altro che ciceoni, altro che sacri misteri Eleusini, qui il profanatore plutonico antropocenico nel pertuso ci avrà pisciato alla bisogna post-aperitiva! (Fig. 8).

Salito che foFIG12(4)sti, discendesti poscia, ti rifugiasti nuovamente nel sottosuolo, nell’ombra della caverna della rocca, al fresco della Fontecoperta (Figg. 9-10). In detta caverna, a 1000 metri, trovasti goethianamente la chiave di tutto quell’ascendere. Incastonati nella roccia paleogenica friabile, seppur dura, del Cretaceo e poi dell’Oligocene, del Paleocene eccetera, vedesti senza ombra di dubbio, intriso nel Flysch Numidico, lo scheletro incastonato di uno splendido echinodermata, un echinoideo volgarmente detto anche riccio di mare (Fig. 11).

FIG13(1)Ecco, dicesti fra te e te, dinanzi al riccio oligocenico incastonato, lo vedi ora il futuro dell’Antropocene, con le sue bottiglie Peroni incastonate nei sedimenti, le sue carte stagnole, i suoi PET. Nella landa desolata dell’epoca geologica che sarà, a governar non saranno più gli Andò, i Crisafulli, i Lombardo, i Crocetta, gli Alfani, con buona pace delle loro ex-Santità Benedetto e Santità Francesco, la Storia Geologica purificherà anche l’Antropocene triturandolo nell’abisso del tempo.

FIG14(3)De profùndis clamàvi ad te, Dòmine;
Dòmine, exàudi vocem meam.
Fiant àures tuæ intendèntes
in vocem deprecatiònis meæ.
Si iniquitàtes observàveris, Dòmine,
Dòmine, quis sustinèbit?


* “Quale mai forza accumula rovine?”
“Giunsero al luogo dove splendeva la reggia di Cèrere, solida per la forza dei Ciclopi.
Si ergono aculeate le mura, ferrei gli stipiti, l’acciaio fissa gli immensi serrami”.
“Il leggero è portato in alto, i corpi gravi cadono nel mezzo”.
“Perché confondi la vita con i sepolcri? Perché straniero calpesti il nostro mondo?”
Didascalie immagini:
Dove non indicato altrimenti le immagini sono dell’autore
Lac Proserpine dans les environs de Castro Giovani – Dessinèe par Chatelet – Gravèe par Varin tratta da http://www.vivienna.it/2011/08/15/enna-lago-pergusa/
(Traduzione di Franco Serpa, ed. BUR, Milano 1994)