FIG1(7)[…] Io sono la gloriosa Dèmetra, che agli immortali
 e ai mortali dà più grande dono e piacere.
Voglio che tutto il popolo m’innalzi un grande tempio
con un altare davanti, sotto le mura della città
e sopra la fontana, con uno spiazzo per le danze
sulla collina prominente. Io vi insegnerò i riti sacri
affinché nel futuro, comportandovi bene,
abbiate la mia protezione […]
Omero, Inno a Dèmetra
 

In principio fu Dèmetra. Poi Ade il rapitore/violentatore di Kore/Persefone. Poi fu la melagrana tentatrice maledetta, il patto di Dèmetra Madre con Ade per tirarla fuori da Tartaro a quella povera amata figlia, il patto dei sei mesi nelle profondità degli inferi, sei mesi sulla terra, per ridare luce e calore al mondo, mica roba ciclica da poco per i mortali: autunno, inverno, primavera, estate, piantare, coltivare, mietere, eccetera eccetera.


FIG2(7)In principio furono i riti Eleusini, gli Ierofanti che davano da bevere il ciceone rituale agli iniziati, l’eterno femminino, il distruttore mascolino, eccetera eccetera. Ade, il fituso, Kore/Persefone, se l’era presa lungo le creste del lago di Pergusa, a Cozzo Matrice, vicino ad Enna mentre stava giocando e allora giù a costruir templi e a bevere ciceoni a tutta callara in Grecia e Magna Grecia. La terra di Demeter/Dèmetra/Cerere/Mater/Matri è la Sicilia profonda, quella lontano dal mare, quella centro-continentale, nella Mesogheia settentrionale, nelle terre delle provincie che furono di Enna/Caltanissetta, quella dove ci sono Enna, Piazza Armerina, Morgantina, Aidone, la città che prende il nome da quel fituso di Ade (Figg. 1-2).

Riprendi la SS 115 sud meridionale sicula e ancora, verso Gela, segui lo squalo bianco tedesco super-accessoriato dei visitatori fiorentini e via, di nuovo lungo i luccicanti tubi cromati del Petrolchimico gelese, le ciminiere con le lingue di fuoco a strisce bianco/rosse lungo costa assolata, affollata di aspiranti bagnanti incolonnati in carreggiata interna, incolonnati a tratti, incolonnati attratti dal sole. Costeggi il pendolar perenne dei pozzi in salita verso l’ennese. Te ne versi un poco di quel petr-oro nel serbatoio, brucialo nel motore federale tedesco cromato, costeggiando il Centro Direzionale ENI in rosso gasolio-mattone che ti pare il fortino della Lègion étrangère di Oran-Algerie e via, fino ai campi dove la poiana volteggia sulla lepre, dove pungola la foresta dei fichi d’India, arrancano i camion carichi di angurie, dove si svolge l’altopiano immenso di Piazza Armerina protetto dall’UNESCO (Fig. 3).

FIG3(4)Dunque ci vai a rivederli, dopo la metà degli anni ’80 del secolo passato, quei 3500 m2 di mosaici tardo-antichi. Posti tesserina dopo tesserina, da paziente e sapiente mano berbera su pavimenti che nei secoli smottati, dilavati, muffiti dopo l’effetto serra delle coperture vetrate dell’ultimo cinquantennio. Ci voleva l’UNESCO, ci voleva la spesa modica di 80 milioni di euro per riportati i tappeto-mosaici a più consone temperature, a più fruibili sopraelevati camminamenti, coperti da tettoie lignee che ti pare di vederli per la prima volta in assoluto tutti quei mosaici, quelle cacce furibonde, quel tripudio ferino, quello zoo-safari armerino tardo-antico, quei Polifemi accecati, quegli Ercoli infuriati, quei cacciatori barbati, quelle occhiute donzelle costumate che giocano alla palla, al cerchio, alla ruota; che ci vengono a vederle dalla Scandinavia tutta, dall’Alabama, da Bejing, dalle plaghe del Volga e dalle foreste dell’Alemagna, dalle rive della Senna e dalle spiagge della California come dalla Puzta ungherese, a rimirar quelle donzelle ignude a metà, che ballano con gioia eterna per il Patrimonio dell’Umanità (Fig. 4).

FIG4(6)Uscito dal tardo-antico scopri poi, quasi per caso, che a Morgantina, proprio oggi, proprio al tramonto di oggi, tra le pietre antiche di Morgantina la popolazione tutta di Aidone, presa da un revival di classicismo, spinto all’estremo cronologico dell’Antropocene, vuol far rivivere l’antico in una serata d’estate. Perché l’antico è moderno, l’antico e il classico sono il futuro, alla faccia di frau Merkel, alla faccia di chi ci vuole male a noautri figli degli antichi sicani, greci, romani, ebrei, arabi, bizantini, normanni, gallo-italici, tedeschi puro, spagnoli, sabaudi eccetera eccetera. Perché a chi ci vuole male, ci facciamo vedere noi che cosa l’orgoglio dei Morgesi-Aidonesi sa fare. La rivolta contro i governatori di Roma te la fa vedere in diretta con tutti i costumi e i cavalli!
E allora ci arrivi con la navetta comunale fino alle pietre antiche di Morgantina, al tramonto mozzafiato sul lontano lago Pergusa fin sul Cozzo Matrice, per vedere il futuro popolare del classico recitare l’eterno femminino, della Dèmetra/Mater/Matri che salvò la figlia Persefone dalle grinfie dell’oscuro padrone degli inferi…

FIG6(6)“Io, sono una forza del passato” disse il Poeta massacrato (Fig. 5): il futuro pop del passato stasera è a Morgantina/Aidone. Lo aveva capito bene il Poeta - prima di finire bastonato e arrotato all’Idroscalo di Ostia - che il secolo breve era stato irrimediabilmente inquinato dal Petrolio, dai liquami di Ade, che era meglio se li lasciavi stare ‘ndo staveno quei vischiosi liquami infernali, anche se però, senza quei liquami raffinati, non ti ci saresti potuto manco avvicinare a Morgantina, con la navetta comunale.
Puoi dunque immaginare che alla sorpresa di vedere cotanta rappresentazione, in concorso di popolo über alles nella città antica, il giorno appresso, quelle agnizioni post-ciceoniche ti avrebbero portato dritto dritto alle vette museali di Aidone, nell’ex-convento dei Cappuccini del secolo XVIII, casa della Dea di Morgantina rientrata dal Getty Museum di Malibù California, illegalmente sottratta alla sua Madre Terra (Figg. 6-7).

FIG7(3)In Aidone, per arrivarci, dovesti far però i conti con intralci inauditi e inimmaginabili prodotti dall’allestimento delle luminarie pe’ la festa du paise - le luminarie casa-casa di ogni vicolo aidonese – tanto da creare multipla tenzone con un esercito di elettricisti arrampicatori. Nel momento più rischioso della tenzone tra coloro che pensasti fossero i militi delle Antropocene irrazionale e i fedeli a Dèmetra greco-etrusco-laziali fu solo la sacra mano della Dea a salvarti la carrozzeria, e forse puro la vita.

Allontanandoti dai vicoli della tenzone antropocenica, Dèmetra Nostra te la ritrovasti al fine Bedda e raggiante come il sole, enigmatica come la luna, bianca di marmo panneggiata, seppur col naso spezzato, l’abito stracciato da infinite ingiurie. Ella ti guardava con quegli occhi cangianti d’espressione, ora sereni, ora tristi, con quelle guance morbide e le labbra tese, a seconda del punto di visibilità torno torno (Fig. 8).

FIG8(2)Acròlitica, ovvero di marmorea distinta qualità, in parte forse di vero tessuto vestita, Ella se ne stava con la mano spezzata, quella che impugnava l’asta sacra, spezzata certo da una violenza inaudita che l’abbatté nella notte di chissà quale terremoto, oppure da cieca iconoclastia proto-antropocenica. Venduta come schiava da scavatori clandestini nel 1980, Ella ora è qui tra noi, ritornata all’abbraccio visuale nostro dal 2011, dopo essere stata per un trentennio accarezzata dagli sguardi dei pingui billionaires americani che la scangiaro per denaro come fosse cosa loro e invece era dei Morgesi, di noautri ca ce la vogliamo tenere Bedda e Sacra in tutto il suo eterno e giovanile splendore in sulla vetta di Aidone. Che se la venissero a vedere qui sulla vetta museale che domina la valle del lago Pergusa quei billionaires flaccidi e sporcaccioni. Che passassero pure loro dalle tele, che finalmente comprendesti: erano quelle di Aracne intessuti nei vicoli.
Quando passa il canestro, dite, o donne:
Salve Dèmetra, molte volte salve,
generosa di cibo, ricca a staia.
Il canestro che passa contemplate
da terra e non guardatelo dal tetto,
né da un luogo elevato, estranei al rito,
né bambino né donna né fanciulla
con i capelli sciolti né chi sputa
a bocca asciutta, senza prender cibo
[…]
Callimaco, Inno a Dèmetra

Didascalie immagini:

FIG9(4)Dove non indicato altrimenti le immagini sono dell’autore
“Ade di Morgantina” tratta da
http://www.daringtodo.com/wp-content/uploads/2013/05/ade_morgantina.jpg
Centro direzionale Eni tratta da
http://www.studioalbiniassociati.com/opere/opere-principali/agip-gela/
“Dea di Morgantina” tratte da
http://www.antikitera.net/news.asp?ID=10518
http://www.comune.aidone.en.it/po/mostra_news.php?id=143&area=H&x=64844588ac0e4feb11ff82e83cc827a1

 

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