FIG1(8)Uscito che fosti dal Museo archeologico di Aidone, riesponendoti così, cappello di paglia sulla cervice, alla luce della vampa agostana, l’avevi capito chiaro chiaro il senso della data 17 maggio 2011. Quello era stato un giorno di Primavera sotto gli auspici della Dea Madre e della sua povera figliola, rientrate finalmente a casa. Giorno memorabile per la storia del Patrimonio artistico e archeologico del Bel Paese repubblicano, nonché provvidenziale data di riconciliazione tra uomini e Divinità per riportar le messi sui monti Erei.



FIG2(8)Se Ade/Plutone aveva rapito a Pergusa la figlia Kore/Persefone - ed era successo tutto quel che era successo - e il miserabile tombarolo aveva dissotterrato a Morgantina madre e figlia, in effigie, ti pare che Zeus avrebbe lasciato moglie e figlia illegalmente esposte agli occhi impuri dei billionari americani al Getty di Malibù California? Arriverà la Nèmesi, “arriverà un giorno il Giudizio di Dio!”, aveva tuonato pure Giovanni Paolo, il 9 maggio 1993, davanti al Tempio di Dèmetra ad Agrigento contro le mafie. Anatema! Anatema! Anatema! (Figg. 1-2).
Il 17 maggio, oltre ad essere una specie di 25 aprile dell’identità culturale nazionale, dopo una Resistenza partigiana durata 24 anni, fu il giorno della compiuta Nèmesi. Un 25 aprile in cui si fusero in unico spirito senso dello Stato e Mito, Memoria e Identità, Tutela e Patrimonio. Giorno di parata di autorità nazional-popolari: sindaci, presidenti, carabinieri, preti, ministri, ambasciatori, professori, giorno in cui il Museo, con gran concorso di popolo le autorità l’avevano inaugurato cantando Fratelli d’Italia, per festeggiare il rientro di tutte quelle opere greco-sicule dalle Americhe, dal Getty Museum di Malibù e dal Metropolitan Museum di Nuova York.
 

 

FIG3(5)Agli Acròliti di Dèmetra e Kore ci devi aggiungere la cosìddetta Venere di Morgantina, che poi s’è scoperto non c’entrava nulla con Afrodite, perché iconograficamente era sempre immagine del binomio Dèmetra/Kore. Il fatto è che all’americano billionario ci piaceva di più che fosse Afrodite/Venere, ma ovviamente non era vero niente. A queste Dee ci devi aggiungere pure l’argenteria da Simposio detta di Eupolemo che veniva dal Metropolitan di NYC: 13 pezzi finissimi e strepitosi, su uno dei quali c’è l’immagine terribile di Scilla che scaglia il pietrone nello stretto (Figg. 3-4-5).


FIG4(7)FIG5(7)Per riaverlo tutto quel tesoro trafugato illegalmente c’era voluto un quarto di secolo, che per la Nèmesi divina era come dire uno schiocco di dita. C’erano voluti soprattutto un tombarolo pentito: Peppe Mascara; un Procuratore della Repubblica acuto ed archeologo: Silvio Raffiotta; un professore di antichità greche barbuto della Virginia University: Malcom Bell III; un paio di Ministri: uno piacione, ex grande Sindaco della Capitale, detto Ciccio Rutelli, e l’altro mezzo prete-filosofo: Buttiglione Roccononché una miriade di personaggi loschi siculi, svizzeri, americani, trafficanti, storici dell’arte, archeologi, tutti sepolcri imbiancati. Tutti personaggi di questa archeo-tragedia, in tanti di quegli atti, che non ti sto manco a dire, in un dedalo di mezze verità, vicoli ciechi, trappole, tradimenti, omertà, falsi ideologici, menzogne filologiche, e soprattutto fiumi di denaro.

Per sbrogliare l’inestricabile tela di Aracne,  però - se non ci fosse stata la tenacia deontologica del Dottor Raffiotta Silvio, nato in Aidone, classe 1948 (Fig. 6), Procuratore illuminato della Repubblica - a quest’ora, nel convento Cappuccino musealizzata di Aidone, al massimo ci sarebbe stato qualche cratere, un po’ di lucerne, un pestello di pietra lavica per frantumare il grano e un tritello di coccetti poco significanti.
Raffiotta, oggi in pensione, ha la faccia tonda e simpatica, gli occhi che ridono sempre, oggi ha i capelli bianchi, ma quando ricevette la confessione del tombarolo Mascara ne aveva compiuti appena 40 e i capiddi ce l’avia niguri assà.

FIG6(7)“L’anno 1988, il giorno 7 del mese di aprile, nel carcere di Enna, davanti al Giudice istruttore del Tribunale di Enna comparve il Sig. Mascara Giuseppe, nato in Aidone il 24.11.1928, censurato, geometra, assistito dal suo difensore, venne invitato a discolparsi in ordine al reato di associazione a delinquere finalizzata all’illecito commercio di reperti archeologici, contestatogli con mandato di cattura del 15 marzo 1988. L’imputato rispose: “Ammetto di avere effettuato da circa dieci anni a questa parte scavi non autorizzati nell’area di Morgantina e di avere ceduto a terzi collezionisti in Italia ed all’estero reperti archeologici. Forte della mia esperienza, dei miei studi e della mia passione, sono stato il punto di riferimento di gran parte dei tombaroli di Aidone, anche per aiutarli a collocare sul mercato i pezzi rinvenuti. Ma non sono il criminale che mi si dipinge nell’ordine di arresto, non essendomi mai arricchito e non essendo stato destinatario o l’intermediario dei reperti archeologici di maggior valore che negli anni sono stati trafugati da Morgantina” (S. Raffiotta, Caccia ai tesori di  Morgantina, Assoro, 2010, p. 15).
(Continua...)

Didascalie immagini:


Dove non indicato altrimenti le immagini sono dell’autore

"Tempio di Dèmetra", Domenico Lo Faso Pietrasanta, Duca di Serradifalco: Le Antichità della Sicilia, Vol. III. "Antichità di Agragante“, Palermo 1836

Acroliti di Morgantina tratta da:
http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Acroliti_dee_di_Morgantina.JPG

Il tesoro di Morgantina tratte da http://www.deadimorgantina.it/

Silvio Raffiotta tratta da http://chasingaphrodite.com/photos/116483_sicily_lls-4/


 

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