FIG1(10)Vacci a Caltagirone dalle lande di Morgantina/Aidone alle ore 13:00 durante la vampa d’agosto. Sotto il picco del sole che pure Dèmetra se ne sta rintanata a scansar l’ustione. Le passerai deserte le strade contorte, contornate dai campi di frumento mietuto. Li vedrai assetati e imbiancati quei cipressini solitari stagliarsi nel paesaggio ingiallito, impietrito, intontito dalla vampa calida. Arriverai a Caltagirone alle sue vette antennate toccando i 40 all’ombra appena in tempo per rifugiarti sotto l’ombrellone provvidenziale della rosticceria-pasticceria-caffetteria, appena in tempo per ri-idratarti, pronto a delibare arancine-cipolline-granite-caffè (Figg. 1-2).


FIG2(11)Caltagirone con le sue cupole, le sue ceramiche e maioliche sapienti a strafare, t’aspettava con quelle scalinate penitenziali tutte mattonellate, i suoi incensi libertari che tanto daveno fastidio ar Puzzone che quanno se trattò de fa Provincie in Sicilia disse: “non sce ne parli proprio, al “sinistro prete”, questa soddisfassione non ce la diam mica”.  Proprio così ci disse il Cavaliere Mussolini Benito allo Sturzo Don Luigi che proprio in questo 8 agosto gli ricorre l’anniversario dalla morte, e che quivi - il “sinistro prete” - fu cristianamente traslato, dalla Capitale dove spirò, nella Chiesa del Santissimo Salvatore (Fig. 3).

Dice i comunisti esiliati, ma perché, il “sinistro prete” che si fece 24 anni tra Parigi, Londra, New York (1924-’46) avendo detto che i cattolici dovevano uscire dal governo totalitario di Mussolini per incompatibilità? Al Don lo abbandonarono quelli della destra del Partito Popolare e il Vaticano pure. Gli dissero meglio ancora, che quel prete siculo se ne stesse buonino. E buonino, siccome il prete siculo sinistro non ci voleva stare, era meglio proprio che se ne andasse con tutti gli altri oltralpe. Gaetano Salvemini disse dell’amico “sinistro prete” che era ”un’Himalaya di certezza e volontà”.

FIG3(8)A New York Don Himalaya fondò il People Freedom Group, e a colazione incontrava, tra gli altri, pericolosi fuoriusciti antifascisti come il Prof. Venturi Lionello, che quando er Puzzone aveva detto “Fasisti tutti i Professori” quello gli aveva risposto: “Io no” e allora via, come i Rosselli, i Pertini, gli Einaudi eccetera eccetera. Ci mancò poco che al Prof. Venturi gli mandassero i sicari come ai fratelli Rosselli. Chissà, magari pure al Don Himalaya un pensierino ce l’avevano fatto quelli dell’OVRA per fargli la festa anticipata. Il Don sbarcò a Napoli dopo che le acque s’erano calmate, dopo che l’Italia aveva scelto la Repubblica ai Savoia. Ma il Don rimase “prete sinistro”. Prenda la tessera DC Don Luigi, gli dissero quelli della DC di De Gasperi, e quello gli aveva risposto “grazie fratelli, io no…”.


FIG4_bisAleggia il Don Himalaya, con la sudata nera veste, mentre che attraversi la piazza ancora infuocata di Caltagirone. Chiedi ai poliziotti repubblicani come si fa ad arrivare al Tribunale, quelli, guardandoti diritto negli occhi, ti dicono: “Proprio al Tribunale deve andare? Ci segua…”.  E quando ti ricapita mai di farti scortare dalla Pantera della Polizia repubblicana per recarti ad un appuntamento con un raro ceramista che manco fossi il Presidente della Repubblica? Mentre che scendi dalle piazze su piazze maiolicate roventi di Caltagirone, seguendo la Pantera dei Montalbani, anche se c’hai la tedesca macchina, non gli riesci mica a stare dietro allo scatto felino. E quando che ti sembra di aver perso le tracce della felina Pantera repubblicana quella, provvidenziale, si ferma e t’aspetta ruggente Pantera, fino a che il felino non ti porta a destinazione. Saluti con pollice in alto i Montalbani dietro ai vetri condizionati e quelli ruggiscono a sirena spiegata, condizionati pure (Fig. 4).

Al Tribunale passi dalla scorta dei Montalbani a quella dell’auto del ceramista e del suo assistente, manco ti trovassi ad un appuntamento con quelli di Cosa Nostra. Segui un’altra tedesca auto fino a un palazzone anni ’80, puro stile Ciancimino, dove il ceramista Alessi Giacomo, dice tenga il suo Museion personale, le sue opere più preziose e care.
FIG5(9)Il fido assistente del ceramista, picciottone maglietta rossa panza de fora, con toro ispanico stampigliato sopra, apre porte mentre il Maestro Alessi inizia il suo monologo ipnotico, argilloso, ceramico,  policromo.  Un monologo tutto centrato sull’”Io so’ io e voi nun sete un c…”, come avrebbe detto elegantemente er Marchese del Grillo. “Perché qui in questo appartamento dove ci sono le MIE OPERE, che non vendo a nessuno.  Ci sono venuti Sgarbi Vittorio, Daverio Philippe, il Patriarca di Venezia eccetera eccetera… Perché questo è il ciclo di Kavafis e quello è il ciclo della Morte, questo è il ciclo della Vita e quello è il ciclo dello Spirito, mentre quelli sono i piatti dei Misteri, le mattonelle della Resurrezione, i falli della Fertilità eccetera eccetera. Questo è il Design che solo Munari e Dorfles potevano capire, questa è la Milano in ceramica”, e questa che senti però è la puzza di fogna che esce dai gabinetti di questo palazzone cianciminiano a Caltagirone. “Ma ce l’hai buttata l’acqua Salvatore, nei bagni”, dice il moschettiere Alessi al fido assistente, mentre straparla contro i critici che non capiscono la “MIA ARTE” (Fig. 5).

FIG6(9)Ora dico, vabbè le ceramiche e le maioliche, vanno benissimo, sono bellissime, mani d’oro, senso acuto policromo, fantasia iconografica vulcanica, ma perché non taci Maestro Alessi, perché non ci fai vedere in santa pace le tue cose astenendoti dal monologo tuo?
Ad un certo punto, schiacciato da tutta sta sicumera pan-sicula, come se fuori dalla Sicilia nessuno al mondo facesse la ceramica, sbotto e mi viene dal cuore di dirgli: “Sai Alessi, noi di ceramica capiamo poco, non sappiamo niente anzi, non siamo critici d’arte, al limite siamo storici dell’arte, ovvero non siamo Sgarbi, Daverio e compagnia straparlante”. “ E allora che ci siete venuti a fare…?”, dice lui.

Fa troppo cavuro, Alessi, qui ci vuole la granita al limon per raffreddare gli animi. Davanti alla granita il Maestro Alessi ti chiede chiaro chiaro: “ma di che Parrocchia siete, voi?”. “Parrocchia? Quale Parrocchia? Non di sola televisione si vive, caro Alessi. Nessuna Parrocchia, facciamo noi: certo, caro Alessi, non di quella dei televisiomani Sgarbi/ Daverio. L’uno arrogante, scopiazzatore, falso profeta, che se non fosse stato per il Costanzo Maurizio Show a quest’ora chissà dove sarebbe; che l’altro, il Daverio gigione, a confronto, ci pare Francis Haskell”. Tiè! Quanno ce vo’ ce vo’
A quel punto il Maestro si zittì, sgranò gli occhi, si morse le labbra al limon e, abbassando la cresta del galletto smise pure le penne del pavone, cambiò registro insomma, e tutto latte e miele, disse: “Ci volete venire a vedere il laboratorio?”.

FIG7(5)In mezzo alla campagna assolata di Caltagirone ormai al meriggio inoltrato gli eredi millenari dei sapienti vasai di Morgantina, Siracusa, Gela, Selinunte e della Sicilia tutta pedalano ancora sui torni (Figg. 6-7), modellano con un soffio di dita le crete nero/grige, le argille chiare, pedalano e solo sfiorando con i polpastrelli creano ciotole, vasi, recipienti di ogni forma e colore che poi cuociono a 900° per tutta la notte. Tutta la notte…

Didascalie immagini:

Dove non indicato altrimenti le immagini sono dell’autore.
Caltagirone tratte da:
http://www.cataniaoggi.com/_/wp-content/uploads/2013/09/Caltagirone3.jpg
http://www.eviaggiatori.it/public/dugallery/pictures/IMG_0515.jpg
Don Sturzo tratta da http://cosimino.myblog.it/media/01/00/319423534.jpg
Pantera della Polizia di Stato tratta da http://img209.imageshack.us/img209/3624/100820060192xo8.jpg



 

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