FIG1(11)“Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà,
venga il tuo Regno ma liberaci, oh Signore, da tutti i cantieri…”.

Ascendi alla Montagna e già mentre ti lasci il Palazzo di Città alle spalle senti che i cavalli arrancano su quelle pietre incastonate nel pavimento stradale, senti che i cavalli del motore contraggono i loro muscoli in quell’ascendere. Il tuo ascendere però non è quello del carro funebre, quello dell’onoranza funebre che ogni volta, per portar su il morto, tutta quella pettata se la deve fare col massimo sforzo in prima, stando bene attenta a chiudere ben bene lo sportellone di dietro del carro, che sia mai il morto, con tutta la bara, con tutti quei fiori, ti scivolassero giù per la pettata e se lo ritrovassero in Piazza Progresso, macari davanti al Palazzo di Città (Figg. 1-2).


FIG2(12)A metà Montagna trovi il Convento dei Cappuccini e il Cimitero vista mare, e allora devi fare la curva a U per la seconda pettata, quella del Castello, ancora più ripida, ancora più in prima che il cavallo scalpita e reclama, suda e nitrisce per arrivare su al Castello, alla Piazza d’arme del Castello.
Quello che vedi però è il Castello moderno, seicentesco, Nuovo, mentre quello di origine sveva che figurava nelle fonti classificato al terzo posto dopo quello di Palermo e di Siracusa dov’è finito? Possibile mai che te lo abbiano distrutto senza lasciar traccia alcuna? Dov’è finito il maniero che nel 1393 ospitò per un intero mese il giovane sovrano aragonese Martino I, marito di Maria, la quale Maria c’aveva dimorato nelle regie stanze del castello di Licata dal 30 Gennaio 1379 al 4 giugno 1381 (Fig. 3)?

FIG3(9)Furono le potenze ctonie che se la presero col maniero federiciano. La terra tremò così forte il 10 ottobre 1542 tanto da provocare notevoli danni alla sua cortina di difesa, poi, all’alba dell’11 luglio 1553 venne assalito, espugnato e saccheggiato dal corsaro turco Dragut che annientò l'intera guarnigione, crocefisse il castellano Pompeo Grugno e deportò come schiavi i suoi figli Giovanni, Pompeo e Natalino. I danni vennero riparati nel 1559 per ordine del viceré duca Giovanni La Cerda che dispose anche la costruzione di due nuovi bastioni e di un grande corpo di guardia. Ulteriori ampliamenti vennero fatti nel 1589 e nel 1610 venne armato con ben 11 pezzi di artiglieria. Era il 1811 quando nel regio castello ci dormì in lenzuola di lino Francesco IV, duca di Modena, figlio di Maria Beatrice, ultima erede della famiglia d'Este. Sino al 1834 la fortezza fu annoverata dal governo borbonico tra le piazze militari di III classe ed in essa sino al 1848 fu mantenuto sempre un presidio di veterani. Dopo la restaurazione borbonica del 1849 il castello cadde però in abbandono. Solo una parte fu adibita a carcere prima e a canile comunale poi, finché, un po’ alla volta, per la costruzione post-unitaria del porto commerciale licatese, dal 1872 al 1929, non venne raso completamente al suolo (Fig. 4).

FIG4(9)E allora, quel che non fecero le potenze ctonie e il saraceno, mio caro stupor mundi Friedrich Hohenstaufen puer Apuliae, poterono i Savoia pedemontani.

E allora quello moderno, lassù sulla montagna, che mi rappresenta?
A difesa delle coste della città di Licata, nel 1615, dopo sessant’anni dalla scorribanda di Dragut, che ancora faceva paura solo a pronunciarne il nome, Hernando de Petigno, comandante della cavalleria leggera del Regno di Sicilia, utilizzò una preesistente torre d'avviso che in quel luogo era stata costruita su progetto dell'architetto Camillo Camilliani. Attorno a quella torre ci costruì un bel Castello: fossato, mura, torri, stanze vista mare, stanze vista Salso, stanze vista Gela (Fig. 5). Nel 1856, per interessamento del re di Napoli, il Nuovo fu adibito a telegrafo ottico.

FIG5(10)Ma fu alle ore 3:00 a.m del 9 luglio ’43 che il Castello se la vide brutta perché l’Husky occhi di ghiaccio al guinzaglio di tutti quei Rangers del 3° battaglione, toccò terra sulla spiaggia di Poliscia e, dopo aver zittito il fuoco di difesa, avanzò verso est. Dopo aver superato le linee di difesa e imboccata la strada San Michele, avanzò latrante verso Licata. Il col. Brady, from Kansas City, incontrò pure sulla serra Mollarella l’eroica resistenza del tenente Mastrocchi, from Littoria.

Brady, protetto dagli incrociatori Brooklyn, Bristol ed Edison, se ne disfece, guadagnando la strada panoramica e libera verso Licata, sguizzagliando l’Husky verso il Castel Sant’Angelo. Il Bristol con le sue bordate colpì Pizzo Caduta, Monserrato, il Belvedere, il Cimitero, mettendo fuori uso il treno armato che si trova a protezione del porto, e martellando la città provocò seri danni a molti edifici del centro. Presso il pozzo greco di Gradiglia i Rangers ricevettero la resa del 419° battaglione italiano, mentre alle 7:35 a.m i fanti del colonnello Brady ammainarono il tricolore issato sul Castel Sant’Angelo. Valutarono i danni dei valorosi colpi dell’incrociatore Brooklyn e del cacciatorpediniere Buck, e sul pennone innalzarono, prima volta nella sequenza della storia umana, la bandiera a stelle e strisce. Brady contò le perdite che giudicò lievi, ad eccezione dell’affondamento del dragamine Sentinel, più volte colpito dalle bombe degli Stukas tedeschi arrivati però troppo tardi da Catania.

FIG6(10)Passato l’Husky, ammainata la bandiera a stelle e strisce, il Castello diventò stazione metereologica, ti farà le previsioni del tempo negli anni ’50-‘60, pacifico pacifico del Sicilian Channel.

Che proprio sotto le mura del Castello ci fossero le case e la cinta muraria dell’antica Finziade si sapeva, ma nessuno ancora ci aveva messo mano a smuover la terra (Fig. 6). Nel 2008 gli archeologi dell’Università di Messina, con un gruppetto di ragazzi volenterosi, si mise a bucare il suolo a far spalare terra agli operai licatesi. Non passò una giornata che subito emerse il primo muro perimetrale, poi un secondo, poi un terzo, eccetera eccetera. Appartamenti da 5, 6, 7 vani, eleganti, con altarini al centro, stanze per simposi con una balza pitturata di rosso, ad appena un paio di metri dalla pettata del Castello (Fig. 7).

FIG7(6)Quando il mattino del 15 giugno 2009 a Calogero, operaio licatese trentasettenne, ci s’impigliò il piccone in una pietra della Casa 2 e tirandola via quella pietra gli s’accecarono l’occhi per il tanto brillare gli parve che u Signoruzzu ci avesse fatto a grazia.
A grazia mi fici u Signoruzzu, un tesoro mi fici trovari…450 monete d’oro romane mi fici trovari sotto lu pavimento u Signoruzzu…”.
Ma ancor più il giorno appresso, il 16 giugno, a Grazia u Signoruzzu sempre a Calogero la doveva fare, a S. Calogero mi raccomandai ca mi ficissi trovare ancora l’oro. E così fu, che al piano inferiore del pavimento, proprio dentro al vespaio, a Calogero operaio affiancato dal professore di Messina ci apparve il secondo tesoretto, il più grande, quello greco della Signora del III secolo a. C.: 5 monili d’oro e un fermacapelli con la testa di leone ma soprattutto un medaglione tutto tenuto da catenine d’oro, un medaglione con al centro l’effigie di Medusa, la Gorgone perversa (Figg. 8-9).

FIG8(3)Un gioiello che l’anonima Signora, prima di farlo murare nel pavimento, aveva indossato spesso mettendoselo a chignon, e con tutta quella Medusa in testa se n’era andata in giro per la città di Finziade, al tempio di Atena, al porto, a far lo scherzo a tutti quei masculi ca non si trattenevano e si voltavano per taliarla, tanto era bedda, a fargli diventare tutti di pietra a quei masculi che la taliavano di dietro...








Didascalie foto:

Dove non indicato altrimenti le foto sono dell’autore.
Immagini di Licata, Castello, scavi archeologici, tratte da:
http://www.bandw.it/gallery%20foto/Castelli/Castello%20di%20Sant%20Angelo%20Licata/album/slides/Castello%20di%20Sant%20Angelo%20(Licata)_036.html
http://image.forumfree.it/1/9/7/7/8/9/1/1274360670.jpg
http://www.prolocolicata.it/wp-content/uploads/2011/06/Veduta-del-porto-e-del-Centro-Storico1.jpg
http://www.lavedettaonline.it/img/stampe_antiche/castel_nuovo.jpg


FIG9(5)
 

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