FIG1_GELA1_EschiloGela diventava la terra del petrolio. E non che subito, appena dalla Piana del Signore venne fuori il primo getto, la gente ne avesse beneficio, sicurezza e speranza. Il paese sembrò anzi farsi di colpo più povero, e i poveri si sentirono più poveri: saliva il commercio ma le cose di cui i negozi si infittivano sembravano respingere la vita della popolazione in una zona ancora più oscura e lontana(1).


Al benzinaio di Bosco Littorio chiedi se la strada per il museo archeologico è quella giusta. Il gelese, con orgoglio gelese, dice che sì, che sali a sinistra e poi te lo ritrovi a destra il museo, con gli scavi dell’Acropoli, la colonna dorica, simbolo di Gela. Dice che non ti puoi sbagliare, che ti accoglie la scultura di Eschilo che a Gela morì, tra il 455 e il 456 a.C., all’età di anni 69 (Fig. 1).
Quando ti affacci dalla balaustra del museo avverti però la prerogativa gelese di vedere all’orizzonte, sotto gli scavi dell’Acropoli, una massa sterminata di tubi scintillanti, striscianti, verticali, roboanti, con le ciminiere del petrolchimico tra i più grandi d’Europa che sbuffano nuvole di fumo bianco-grigio (Fig. 2).

FIG2_GELA2Non è normale che proprio lì, sotto al tempio di Athena si siano aperte le bocche ctonie che gli ierofanti tenevano ben chiuse sapendo cosa poteva uscirci da quei crepacci nelle viscere della terra. Benzine, gasolio, olio combustibile, polimeri vengono prodotti da 5 milioni di tonnellate di materie prime (Fig. 3-4).
FIG3_Colonna_doricaPer decenni, in assenza di una legislazione in materia ambientale, una fetenzia immane si è sparsa su Gela, sulla spiaggia di Gela, il catrame ha attorniato la bella Conchiglia fino a farla abbandonare al suo destino di crolli. Quanti gelesi si sono fatti ricoverare negli ospedali nazionali per farsi diagnosticare insufficienze respiratorie, tumori ai polmoni, eccetera eccetera?

Oggi il mare dicono sia ripulito dalle legislazioni vigenti. Nel 1988, davanti alla costa, i sub della Sovrintendenza di Caltanissetta, hanno ritrovato 3 navi greche intere, con tutto il carico, che oggi sono al Marie Rose Ancheological Service di Porthmouth, nello Ampshire, portate via per studiarle e ripulirle, in attesa che al Bosco Littorio di Gela si decidano a farci il museo delle navi.
Il mare è ripulito, dicono, ma le petroliere incrociano nel canale di Sicilia, i pozzi petroliferi succhiano dalle profondità ctonie di terra e di mare, fai che ci sia un guasto come quello della BP nel Golfo del Messico e addio Mediterraneo, addio costa meridionale sicula, addio Gela, Licata, Agrigento, addio oasi di Vindicari, Torre Salsa dove le tartarughe Caretta depongono le uova, eccetera eccetera.

FIG4_EniEntri nel museo costruito all’epoca della Conchiglia, nel 1957, da Franco Minissi (Fig. 5, vedi filmato Luce, Il Museo nazionale di Gela e il suo monetiere, Orizzonte cinematografico, 15/10/1958), prima del petrolchimico, prima dello scempio immane, e capisci che a Gela potrebbe starci buona parte della sezione magnogreca del Louvre, del British Museum, dell’Ashmolean di Oxford, degli Staatliche Museen di Berlino, del Metropolitan di New York e di una sfilza di altre decine di musei americani, tedeschi, inglesi, citati come sedi museali dei vasi attici gelesi dispersi. La dispersione iniziò presto, tra il 1860 e il 1870, quando Gela si chiamava ancora col nome federiciano di Terranuova, e così si chiamò fino al 1927. I crateri ritrovati a Gela e dintorni, in centinaia di casse, furono venduti a Sir George Dennis, console Generale di S.M. Britanica a Palermo, e ad altri consoli europei, per poche centinaia di sterline e marchi. All’epoca in cui operava il famigerato Sanapone, un tombarolo che per 30 anni visse di scavi abusivi trivellando da Capo Soprano a Bosco Littorio. Questo prima che nel 1898, per Regio decreto, s’investisse l’archeologo Paolo Orsi da Rovereto, di fare scavi legali, con notifiche legali, per arginare l’emorragia. All’Orsi trentino fu dedicato il Museo di Siracusa, sempre su progetto di Minissi, a futura archeologica memoria (Fig. 6).

FIG5_GELA_MuseoRosalba Panvini, oggi Sovrintendente per i Beni Culturali ed Ambientali a Ragusa, nel 2006, sovrintendendo Caltanissetta, riuscì a fare “Ta Attika”, una mostra itinerante con le ceramiche attiche figurate in rosso e nero dell’antica colonia Rodio-Cretese, dal VII secolo in avanti. Un tripudio di vasi perfetti, come nuovi, rimessi oggi con guanti bianchi nelle teche di tutta quella sfilza di musei.

FIG6_Siracusa_Museo_Paolo_Orsi_01Vacci adesso, in tutti quei musei del mondo, a vederli quei vasi dipinti, quando in una Gela ideale te li saresti potuti vedere tutti insieme, in un museo immenso come quello di Atene ai piedi dell’Acropoli, sotto il tempio di Demetra, dove ora ti puzza invece il petrolchimico che tanto un giorno finirà, chiuderà o verrà invaso dal rialzamento del Mediterraneo, distrutto come la Conchiglia crollata. E allora te lo terrai per altri 2000 anni, lì a puzzare sopra o sotto i mare, con le falde acquifere del fiume Gela imputridite, incatramate dalle potenze ctonie. Te lo dicevano gli ierofanti di Erodoto, non si erano sbagliati a tenersele buone quelle potenze, quei cani a sei zampe, quei draghi Tarantini, quei pitoni delfici. E lasciali stare dove stanno i draghi, non li sfruculiare, che poi te la fanno pagare, ti mandano i sicari che piazzano le bombe sugli aerei in rotta verso Linate, ti sparano a tradimento come fecero a Mauro De Mauro e ti cementano in qualche pilone della A20 Palermo-Messina (Fig. 7).

FIG8_A20Lasciali stare i draghi e fai invece una bella donazione al Santuario di Delfi, come ben fece il tiranno di Gela Polizelo con l’Auriga, scoperta nel 1896, commissionata per celebrare la sua vittoria nella corsa con i carri nelle gare del 478 o 474 a.C. Lascia stare i draghi e fai l’offerta ad Apollo per i giochi pitici panellenici: “Polizelo donò con devozione ad Apollo”…
 
Γνωθι σεαυτóν! L’Auriga ti guardò immobile e severa, storpiata del braccio sinistro, a piedi nudi, con quelle briglie tagliate, senza più cavalli, senza più carro, nel settembre del ’75, ti ipnotizzò che eri bambino, forse più della maschera d’oro di Agamennone morto, più dei leoni slavati della porta di Micene.
Polizelo, nato a Siracusa, fratello minore di Gelone e Gerone I, diventato a sua volta tiranno di Gela, pare avesse convocato niente meno che Pitagora di Reggio (detto anche di Samo o Reggino) per farsi fare cotanta scultura bronzea da donare al Santuario di Delfi (Fig. 8).

FIG9_AurigaDelfiSe sia stato lui a forgiarla forse non si saprà mai. Eppure ci sapeva fare il Reggino nella cura minuziosa dei particolari come i capelli, le arterie, le vene. Viene ricordato dalle fonti come il primo capace di conferire ritmo e simmetria alle figure. C’è chi gli attribuisce di aver fuso a cera persa pure i Bronzi di Riace. L’Auriga, vincitrice spirituale per intelligenza più che per potenza fisica, "di meravigliosa semplicità e bellezza", come te la descrive Sir Ernst Gombrich. "Occhi d’agata, quegli occhi marroni, di cane più che di uomo, di angelo più che di cane", gli fa eco Cesare Brandi. È alta 1.80 cm., aveva di certo un carro trainato da 4 cavalli ed era in compagnia di un’altra figura, andata perduta, forse Polizelo stesso. Del carro a Delfi si conservano solo pochi frammenti tra cui le ruote, le zampe dei cavalli e le loro teste. L’espressione del volto è ferma e concentrata, l’intensità penetrante dello sguardo punta lontano, verso qualcosa da raggiungere, mentre l’espressione serena, che sembra seguire la tensione della gara, idealizza il vincitore rappresentandolo come un eroe.
Sulle labbra il Reggino, o qualche altro scultore, ci aggiunse del rame in modo da conferire alla figura un aspetto naturalistico, le ciglia realizzate con una sottile lamina di rame aggiunta ad incorniciare gli occhi in pietra dura e pasta vitrea per aumentare l’espressività del volto. I capelli furono finemente disegnati tanto che non alterano il volume della testa mentre la fascia tergisudore che li trattiene è intarsiata d’argento e decorata con la tecnica del meandro: incisioni e disegni ripetuti.

Cos’è Gela se non un omphalós oracolare inascoltato del XX secolo? Cos’è il petrolchimico Enichem se non un Santuario profetico della società industriale, con le sue sculture in acciaio cromato scintillante? Con i suoi tripodi sacri? Con i suoi vapori mantici che inducono al trance e ti portano al delirio? Cos’è più l’arte dopo la creazione perfetta dell’elica di un aeroplano, ti disse Marcel Duchamp?
 
FIG10_Apollo_PITOGnôthi seautón! stava scritto sul portale del Santuario di Delfi:
Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’Universo e gli Dei”.

L’ecista marchigiano Enrico Mattei l’oracolo di quale Pizia consultò? Vuoi vedere che fosse Filippo Tommaso Marinetti?: “un’automobile in corsa è più bella della Nike di Samotracia…”. Se ne venne qui a Gela il Mattei, novello Apollo, con l’dea di fondarci il Santuario delle benzine per ottenerne il controllo, ma perse in battaglia col drago Pitone, guardiano dell'oracolo, figlio di Gea. Il drago Πúϑων / Python dell'oracolo, come dice l’etimologia πυθω, tutto ti ha fatto imputridire, tutto t’ha fatto marcire. E ora, quale profezia? Quale novello Apollo potrà liberarci? (Fig. 9-10)
(30/09/2013)

La parte 1 è stata pubblicata il 25/09/2013: http://www.news-art.it/news/sicilia--memorie-dal-sottosuolo---1.htm

FIG11_ENINote:
1. L. Sciascia, Gela: realtà e condizione umana, Marzo 1964, Viaggio in Italia. Un ritratto del paese nei racconti del “Gatto selvatico”, (1955-1964), Milano, 2011, p. 214-15.


Didascalie immagini:
Dove non indicato le immagini sono dell’autore.
Museo Archeologico di Siracusa tratte da:
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Syrakus_Arch%C3%A4ologisches_Museum.jpg
http://www.siracusaturismo.net/public/cosa_vedere/Museo_Archeologico_Paolo_Orsi_Siracusa.asp
Piloni della A20 Palermo-Messina, tratta da: www.street-view.it
L’Auriga di Delfi, tratta da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:AurigaDelfi.jpg
Apollo che uccide Python, stampa, Virgil Solis, Ovidio, Metamorphoses,  I, 435-451. Fol. 9r, fig. 12 tratta da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Virgil_Solis_-_Apollo_Python.jpg

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