FIG1(14)Ce la immaginiamo la Minellono piegarsi in due ed entrare in quel pertuso della paleo-storia. Appena dentro si rese conto che a lume di candela quelle “strane iscrizioni” erano piuttosto pitture di animali, figure umane stilizzate. La piega casuale del tempo volle che fosse appunto “un’anonima” pittrice a riscoprire quelle pitture di mano anonima. “Oh che l’è questa meraviglia?”, avrà di certo esclamato la giovane pittrice. Con matita e taccuino copiò quello che si poteva vedere al lume incerto della fiamma.


FIG2(15)Tornata che fu a Firenze si recò all’Università dal già eminentissimo antropo-archeologo Prof. Paolo Graziosi che con fiducia credette alle descrizioni della Minellono (Figg. 1-2). Contattato il collega paleoantropologo Arturo Palma di Cesnola, la collega Jole Bovio Marconi, sovrintendente della Sicilia Orientale, e portandosi dietro la stessa Minellono, nel giugno del ’50, presero il piroscafo e sbarcarono a Levanzo. Era vero. Scava che ti scava venne fuori che la grotta, e le altre dell’isola, erano state abitate dal neolitico fino all’eneolitica età del rame, e in tutto questo tempo si erano riempite di testimonianze del passaggio nomade, tra cui centinaia di graffiti e pitture (Figg. 3-4).

FIG3(12)Gli scavi a più livelli, e in più campagne, proseguirono per tutti gli anni ’50 del secolo XX. Dall’Addaura sopra Palermo a Levanzo fino a Pantelleria. Gli ultimi li effettuò nel 2005 - con ulteriori assolute verifiche scientifiche pisane al carbonio 14 – il Prof. Sebastiano Tusa (figlio di Vincenzo, l’archeologo di Selinunte, Mozia, Segesta). Era tutto vero. Le grotte di Levanzo tutte erano dunque piene zeppe di ossa di animali, al livello più profondo spuntò anche lo sterco pietrificato, il coprolite di iena, attrezzi di industria litica, eccetera. Quello che era più meta-temporalmente rivelatorio erano i graffiti e le pitture. Mentre le punte di freccia di ossidiana  e le ossa furono portate a Firenze, le fondamentali pitture sono rimaste lì, site-specific, fotografate, filmate, studiate son rimaste lì.
FIG4(11)Da turista a piede libero per poter vedere pitture e disegni incisi di questa fatta, normalmente, ti devi accontentare di riproduzioni museali e libresche. Andare nelle regioni Franco-Cantabriche, in Dordogna, nell’Ardèche dove stanno approntando grotte post-storiche in 3D.

Mentre leggevi e riflettevi su tutto questo, il gruppo precedente sortiva dalla spelonca a riveder la luce contemporanea. Arrivato finalmente il tuo turno t’infilavi adeguatamente stemperato nel budello della paleo-storia. In quel forzoso piegamento di schiena, e nella sua ri-erezione progressiva, ti pareva così di ripercorrere in pochi istanti l’evoluzione dell’homo erectus e del sapiens sapiens. Stupore e meraviglia per l’uomo cosciente, alla luce della lampada da cantiere, prodotta dal gruppo elettrogeno. Tra le ombre delle stalattiti e stalagmiti che si proiettano per tutta la profondità dell’antro fresco e poco umido s’apre la Gran Sala sciamanica.

FIG5(13)Terreno scosceso del calpestio a tratti viscido ma compatto. Mimmo trapanese erectus sapiens sapiens iniziava la sua spiega chiamando a piccoli gruppi di 5 gli uomini “solveris” a piede libero. Meraviglia meravigliosa per grandi e piccini vedere le nere figure di pochi centimetri che si stagliano sulla superficie color beige chiaro del calcare. Stilizzati bipedi con braccia aperte che paiono danzare, pronunciati e pendenti i caratteri sessuali maschili e femminili, una figura ocra seduta, facce forse mascherate, dice Mimmo, si desume dalle corna. Figure stilizzate qui in un palinsesto vagante nello spazio della superficie litica, dipinte a polvere di carbone e grasso animale, sterco di pipistrello, steso dal proto-Cennini con archeo-pennelli di pelle e piume, dice Mimmo, su conferma del C14, 14 mila anni fa.

FIG6(13)Ocra e nero con grasso animale per altre figure, quelle del delfino, del tonno, del cavallo selvaggio, non ancora domato della prateria (Figg. 5-6). Pausa di riflessione percettiva ed emotiva all’ombra prospettica che s’allungava nella Gran Sala e capivi che anche il Cro-Magnon aveva cognizione dell’importanza mobile delle immagini. Nella sua psicologia nomade il senso del movimento non poteva mancare, e allora, se ci pensi bene, l’intuizione di Werner Herzog, nel suo documentario “The cave of forgotten dreams”,  sulle grotte dipinte di Chauvet in Francia (25-30mila a. C), è più che esatta, dimostrando inequivocabilmente quanto il primo regista della storia di immagini in simulato movimento di luce, prodotto dalle fiaccole, sia proprio l’anonimo maestro del Paleolitico superiore: sapiens, faber, cineasta (Fig. 7).

FIG7(10)Mimmo muove la luce davanti alle pitture e le pitture si muovono con la tua ombra. Mimmo sposta la luce radente più sotto e compaiono i graffiti ancor più antichi a mano libera: il paragone proto-vasariano tra disegno e pittura, il bos primigenuis con le corna, l’occhio e il muso che par vederlo sbuffare vapore dalle narici possenti e umide nell’alba primigenia. Sposta Mimmo la luce più in là e compare il cervo e la cerva con la testa rivolta all’indietro in una prospettiva che poi Piero di Cosimo riuscì a rifare inconsapevole dell’arte paleo-storica, all’inizio del ‘500, nella serie “Storie dell’umanità primitiva” tavole da capoletto fiorentino del Rinascimento, oggi smembrato a Oxford, New York, Ottawa (Figg. 8-9).

Diceva provocatoriamente Pablo Picasso, “dopo la scoperta di Altamira tutto il resto è decadenza”: lo diceva agli inizi degli anni ’40 del XX secolo, 15mila anni di decadenza artistica prima che casuali speleologi trovassero la base artistica dell’umanità, altro che uomo primitivo, altro che brutale uomo delle caverne, qui sei di fronte al maestro primevo, all’Adamo o all’Eva della raffigurazione. Una scuola di immaginifici artisti europei del Sud che dialogavano con la koiné linguistica di quelli del Cantabrico e della Dordogna.
FIG8(5)Chi ti dice poi fosse maschio? A Chauvet hanno trovato le impronte color ocra di mani che paiono quelle di una donna, chi ti dice anche non possa essere un fanciullo artista, un Giotto che ti fa la O perfetta nel Paleolitico e non lo sapevi fino agli anni ’40 del secolo XX? L’uomo di Cro-Magnon, anonimo artista in transito nomade da Levanzo, è meno grande di Michelangelo cosciente della sua arte che ignorava però da dove venisse la sua abilità paleo-storica? Quante Rinascenze ci sono state? Quante Nachleben warburghiane? Quale visione parziale e distorta del Progresso artistico hai? Quali Mono-Vasari ascolti? Chi ti dice poi che tutti questi Maestri non fossero in contatto, che di generazione in generazione si tramandassero l’esistenza delle grotte cinematografiche nella Prima Europa?

Lo storico dell’arte C. L. Ragghianti - amico del Graziosi con cui fece una memorabile mostra nel 1957 - nel suo ultimo libro: “L’uomo cosciente: arte e conoscenza nella paleostoria” (1981), summa della sua esplorazione storico-critica te lo spiega chiaro con 800 illustrazioni quale sia la grandezza di quei maestri Uomini Primi, e quanto ci sia ancora da scoprire e capire sulle ragioni di quelle rappresentazioni necessarie, il loro significato che si proietta sulla storia dell’Umanità, le loro funzioni, i loro collegamenti, certo frutto di un mondo iconico magico e potente in cui l’immagine veniva prima della parola, prima di tutto, insieme alla nascita, alla caccia e alla morte; prima della scrittura lineare che venne con la doma del cavallo e l’accelerazione dominatrice della storia.
FIG9(7)

Ben poco onore, però, uomo consumatore a piede libero, se le tue conoscenze non basteranno a salvare coscientemente le testimonianze del tuo passato. Sarai condannato sulla terra nella tua catatonica sedentarietà digitale, ridotto ad unità di misura del mercato globale. La tua utilità più che soluzione, diventerà problema.
Ti attardavi così nella spelonca per essere l’ultimo ad uscirne, ripercorrevi all’inverso il pertuso della storia, dalle fonti scoperte della storia dell’arte umana riemergevi alla luce con altri occhi, altra coscienza post-storica: nano in piedi sulle spalle dei giganti.

La prima parte, Memorie dal sottosuolo - 20, è stata pubblicata su News-art il 31/01/2014: http://www.news-art.it/news/sicilia--memorie-dal-sottosuolo---20.htm

Didascalie foto:
Immagini della Grotta del Genovese tratte da: http://ekokayak.wordpress.com/2011/03/13/egadi/777-levanzo-lingresso-della-grotta-del-genovese/
http://www.egadi-snorkeling.com/orig.Grotta/P1090083.JPG
Immagini della Grotta di Chauvet tratta da: http://popular-archaeology.com/issue/september-2011/article/prehistoric-cave-paintings-of-horses-were-spot-on-say-scientists
Piero Cosimo, Incendio della foresta (ca. 1500-1505), Oxford Ashmolean Museum tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Storie_dell'umanit%C3%A0_primitiva


 

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