Atteniamoci ai fatti. Da Licata per andare a Ravanusa/Campobello di Licata devi percorrere la SS115, poi allo svincolo, prendere la SS 626 dir. Vai e vai, ai 70 km/h consentiti, e sali dolcemente dal fondo valle del fiume Himera/Salso quota mare fino a che il viadotto non t’appare in tutta la sua monumentale prospettiva. Un pontone tra i più imponenti della Sicilia tutta, a forma di S allungata che ti sospende a metri 60 di altezza la macchina per ca. 2km, sulla gola riarsa.

FIG1_LauricellaFIG2_Salso












Tale viadotto ti consente di cambiare quota rapidamente, tra un “tutun” e l’altro delle ruote davanti e di quelle di dietro; ritmo rituale del passaggio sui viadotti, zoccolio meccanico, unità di misura ingegneristica della suddivisione congiunturale dei segmenti d’asfalto tra un pilone e l’altro: “tutun, tutun, tutun”, per Km 2. Una ventina di piloni vogliono dire 40 tutun, 40 rispettive vibrazioni che gli ammortizzatori ti scaricano sulla colonna vertebrale dal sacro-coccige in su, fino alla C1 cervicale. Sacrale “tutun”, zoccolio sull’asfalto della società autostradale ipercinetica: coatta nomade, senza destinazione logico-razionale. Il viadotto non è altro che la metafora vertebrale della costante possibilità di trasferimento contemporaneo dal mare alla collina e dalla collina al mare, da Caltanissetta a Licata e viceversa, sui cavalli-motore, accompagnati dal loro sordo e ripetuto zoccolio.
Non vi fossero i viadotti te la dovresti fare in valle la salita e la discesa, a tornanti su tornanti, con lo stomaco in subbuglio. E invece piloni ad altezza variabile, asfalto, guard rail e tutun, tutun. Vuoi mettere la sensazione post-storica di volare sulla valle facendo tutun, a confronto di quella storica del percorrere la carrettiera a dorso di mulo, o seduto sul carretto con lo zoccolio dell’equino in mezzo al fango? (Fig. 1-2)
[Vedi i Filmati Luce: Il Ministro dei Lavori pubblici Salvatore Lauricella all’inaugurazione del tratto autostradale Messina-Catania, Sette G, 23/03/1971; e La campagna estiva di sicurezza stradale aperta da Lauricella, Notizie cinematografiche, 8/1970]

FIG3giuramento-e-insediamento-presidente-leone-49Come ogni viadotto, anche questo ha la sua denominazione. L’onore nomenclativo di tale mirabile opera dell’ingegno umano moderno è attribuito a “Lauricella”. Lauricella sta per Salvatore (Fig. 3). Vera colonna vertebrale della Trinacria nella seconda metà del secolo XX. Nato a Ravanusa, provincia di Agrigento,  il 18/5/22, laicamente scomparso a Catania il 7/11/96. Avvocato e politico, sin dall’età di 24 anni quando divenne sindaco del suo paese nelle liste del PSI, primo sindaco post-podestà fascista. Rinnovò il suo mandato per quattordici volte, fino al 1990, sindaco tra i più longevi e amati della Repubblica italiana. Fosse stato solamente per la fascia tricolore, l’onore del viadotto forse non se lo sarebbe meritato, ma Lauricella Salvatore non s’accontentò di essere primo cittadino, Ei fu ben di più per noi tutti.
Contemporaneamente alla sua beneamata sindacatura Ei fu 2 volte Ministro della Repubblica, (Ricerca Scientifica: 1968-69, Lavori Pubblici: 1970-74 nei governi Rumor); deputato e Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana (1981-91); 5 volte deputato parlamentare e, dulcis in fundo, Presidente del PSI dal 1978 al 1993, fino al collasso giudiziario, alla dissoluzione post-craxiana. Lauricella Salvatore fu braccio destro di Craxi Bettino nei tempi d’oro. Quando sbottò Mani Pulite Lauricella Salvatore si ritirò a vita privata, in un distillato purissimo di privilegi di Casta, apparentemente senza aderire alla corte del Caimano, oggi cassato e incavolato più che mai, pregiudicato Berlusconi Silvio. Atteniamoci ai fatti.

Ravanusa per Lauricella era il laico Regno. Lo coltivava come il feudatario il suo feudo. Nessuno nega, nel ricordarlo, che Egli, nella Sua immensa bontà, fosse prodigo di aiutini e raccomandazioni, in cambio che il giorno del lavacro elettorale ci si ricordasse di Lui. Quando c’era Lui, infatti, Ravanusa era una città fiorente di agricoltura e commerci, sviluppo edilizio e viario. Lauricella Salvatore trasportò Ravanusa dal ventennio der Puzzone alle soglie del ventennio der Caimano. Atteniamoci ai fatti. Prima che la SS626 della Valle del Salso km. 59 in totale, fosse realizzata sotto gli auspici di Lauricella, per andare da Caltanissetta a Gela il viatico era duro e pieno di avventure, che paragonato alla simulazione di volo di oggi, pareva di spostarsi pancia a terra.
FIG4_Foce_ImeraCi voleva il Viadotto Lauricella per dare soluzione allo strisciar dell’uomo nella polvere. Dici, ma come facevano gli antichi? E che diamine, per Athena, ma gli antichi navigavano il fiume! L’Imera meridionale o Salso Himeras era il viadotto acquatico, la colonna vertebrale liquida e salata della Sicilia centrale, lungo 144 Km. In gran parte navigabile (Fig. 4). Oggi nasce ancor sano sulle Madonie a Pizzo Caterineci a 1660 m. e muore malato nel Canale di Sicilia, a Licata, in uno sbocco inutilmente purificato, chimicamente e fecalmente arricchito. Salso, ovvero salato, per la salinità rimessa nelle sue acque dalle miniere potassiche e di salgemma.
Gli antichi Sicani e poi coloni greci Geloi lo navigavano come avevano fatto gli Egiziani il Nilo, gli Etruschi il Marta dal lago di Bolsena a Tarquinia, i romani il Tevere, eccetera eccetera. Atteniamoci ai fatti. Nella Valle dell’Imera, a 1,5 Km, dove ora sorge Ravanusa (Raphanousa /Radicosa), rifondata da Ruggero d’Altavilla nel 1086, alla fine degli anni ’20 del secolo XX, si capì che sul così detto Monte Saraceno - che domina a oriente la città, suddivise su vari pianori, terrazzi e poggeti, da m. 400 a m. 270 - c’erano rovine da indagare scavando, come avevano attestato nel ‘700 Padre Massa e Vito Amico, i quali insindacabilmente scrissero di aver visto: “grandi ruderi di una città distrutta” (Fig. 5). Si pensò, dato il toponimo, trattarsi della città araba poi abbandonata. Pirro Marconi e poi Paolino Mingazzini, Dinu Adamesteanu, Ernesto De Miro dal 1928 al 1973, e poi Anna Calderone e Graziella Fiorentini, fino al 2007, hanno pian piano ritirato fuori quel che si poteva ritirare fuori dagli strati scavati.
FIG5_Ravanusa_SaracenoCon loro, parallelamente prodighi e ignoranti, spietati ed efficienti, nottetempo come sempre, parteciparono allo scavo le centinaia di anonimi tombaroli ravanusani e non solo, indefessi operai della vigna archeologica. Vignaioli che hanno spremuto prezioso vino archeologico da esportazione oltre oceanica. Inizialmente l’uva degli scavi legali venne versata nei tini del Museo di Agrigento. Grappoli e grappoli, cassettate e cassettate, uve dall’Eneolitico dei Sicani, dalle capanne del III millennio al XIII sec. a. C. all’acropoli greca del VI – V sec. Atteniamoci ai fatti. Come si chiamasse la città greca del Monte Saraceno ancora non è sicuro. Il Mingazzini la identificò con Maktorion, secondo lo storico Filisto e poi Erodoto, fondata, scrissero, dai Geloi in tempi duri di contrasti tra fazioni politiche. Adamesteanu propose il nome di Kakyron secondo quanto scrive Tolomeo che la descrive a nord di Phintias (Alicata/Licata), per l’arrivo di Xenoi (mercenari). Atteniamoci ai fatti.

Lauricella Salvatore, nella sua immensa energia politica, nei quattordici mandati da Sindaco, lo diceva a gran voce che a Ravanusa ci doveva essere un Museo degno dell’importanza del luogo, per onorare la cittadinanza, invogliare il turismo, indurre gli emigrati a ritornare con la consapevolezza delle loro origini, creare sviluppo, guardare con fiducia al futuro progresso.
Lo fece costruire con vivo sentimento comunitario, l’edificio del Museo, alla fine degli anni ’80, con annessa biblioteca comunale, ma com’è come non è, fino al 2007 il Museo rimessa comunale di documenti e affini rimase. Fino a quando il miracolo finanziario europeo avvenne, e il Museo, quel 15 aprile, alle ore 10:30, venne inaugurato dal Sindaco Giuseppe Bonaventura (Lista Civica), in presenza dell’On. Nicola Leanza Assessore ai BCRS, la sovrintendente Costantino Gabriella e Fera Prof. Vincenzo, Preside della Fac. di Lettere e Filosofia di Messina, Università responsabile degli scavi più recenti. Atteniamoci ai fatti.
07/10/2013
(Continua…)

Didascalie immagini:

Dove non indicato le immagini sono dell’autore.
Viadotto Lauricella SS 626 dir. tratta da http://www.street-viewing.it/
Vista del Viadotto Lauricella e del fiume Salso dalla SP 6 da http://www.street-viewing.it/
Salvatore Lauricella (terzo da sinistra), Giuramento del Presidente Leone, 29/12/1971, tratta da http://storia.camera.it/foto/19711229-giuramento-e-insediamento-presidente-leone-49#nav
Foce del fiume Salso/Imera a Licata tratta da http://www.street-viewing.it/
Veduta di Ravanusa e Monte Saraceno tratta da http://comune.ravanusa.ag.it/wp-content/uploads/2013/08/566_001.jpg


Le puntate precedenti:
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 1. Gela non è una città povera (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 2. Gela non è una città povera (parte seconda)