FIG6_MuseoEntri nel Museo alle h. 17:00 del 5 agosto 2013. Il custode appare dal retro ingresso, abbronzato, gentile e sorpreso. Convenevoli e quasi ti scusi per essere l’unico visitatore e firmi volentieri il registro, perché il Museo di Ravanusa è gratis per tutti, comunitari ed extracomunitari, in memoria di Lauricella Salvatore Onorevole, Sig. Ministro, Esimio Presidente e Sindaco.


Sei il visitatore 4541 dal 15 aprile 2007. Il Museo è aperto da 76 mesi, tutti i giorni mattina e dopo siesta il pomeriggio, il che vuol dire che la media è di 2 visitatori al giorno, festivi compresi. Sui giornali ne hanno scritto alimentati dalla polemica incendiaria di Gian Antonio Stella sul Corsera, quando ad aprile 2013, disse che il Louvre fa più visitatori in un anno di tutti i Musei italiani. Ravanusa il meno di tutti. Eppure dal registro non mancano le provenienze internazionali. Fioccano le firme da New York, Estonia, Spagna, Germania, Francia, Italia tutta. Il custode, data la situazione eccezionale, accende l’aria condizionata e inizia a parlare dei Sicani, dei Geloi, dei tombaroli, lui precario comunale da 25 anni a 700 euri u mise, mentre i custodi regionali a 3000 euri. Ma piffavori

FIG7_AsinoMa com’è questo Museo la cui denominazione non poteva spettare che all’On., Ministro, Presidente, Sig. Sindaco Lauricella Salvatore, pace all’anima Sua?
Uno dei più belli, non v’è dubbio alcuno, mi creda, nella Sicilia museale tutta (Fig. 1). Scientificamente ineccepibile: spiegazioni Mp3 sonore schiacciando un pulsante sulla mappa, illuminazione ottima, ordinato chiaramente e cronologicamente. E i pezzi esposti? Quali highlights per attirare il turista, mica si tratterà di qualche coccetto sfrantumato?
Atteniamoci ai fatti: un telaio intero con pesi e fuso Le può andare? Un pezzo di Gorgoneion dall’occhio paralizzante della metà del VI sec.? Un otre integro in ceramica a forma di testuggine gigante del sec. V, unico esemplare al mondo per riti sacrali, che ne pensa? Un’Arula con la zoomachia del VI sec. a. C. con il leone che s’addenta alla schiena l’ungulato Le piace? Una mirabile statuetta fittile di una danzatrice velata? E poi trabeazioni gigantesche, lapidi e iscrizioni funerarie, pezzi di fortificazione, sarcofagi a colonnine doriche?
Non nel riposto della sala delle necropoli, ma al centro sala poi, attenendosi scrupolosamente ai fatti, spunta l’highlight ravanusano number one, che a Metropolitan di New York, o al Louvre de Paris, ci sarebbe la fila per ammirarlo, e qui invece, ruoti solingo attorno alla teca vitrea trasparente, libero e sorpreso per cotanta spregiudicatezza dionisiaca, scostumata grecità erotica: una pisside attica, unico esemplare al mondo (eccetto quello frammentario del Paul Getty Museum di Malibù e quello appena simile di Agrigento) - datato 490-480 a. C. - mostra, senza fraintendimenti possibili, il trasporto amoroso di un satiro, di pelle di leone vestito, per un povero ciuchino porta vaso. Dice, e le foto dimostrano, tal rarità XXX, si trovasse dentro un sempiterno sarcofago a cassa che conservava le spoglie di un ragazzino prematuramente deceduto e sepolto nella necropoli di Maktorion /Kakyron, tra condivisi pianti greco-sicani. Misteri dei fatti attinenti agli scavi (Fig. 2).
Post scriptum: ritornato qualche giorno dopo al Museo, il marketing museale aveva fatto miracoli nel segno del ciuchino di Shrek per omaggiare Dioniso (Figg. 3-4).
FIG8_Asino_copiaFIG9_shrek e ciuchino 1














Bevi che ti ribevi, oh Dioniso, sulle cime di Maktorion /Kakyron, bevi sempiterno e fammi salire a vedere ciò che resta del Monte Saraceno. Attieniti ai fatti e sali poco fuori dal paese, accanto alla strabordante necropoli cristiana, accanto al campo sportivo del Ravanusa football club, senza indicazione alcuna sali le pendici della collina antiqua, imbocca la carrettiera sterrata e fatti dire dal contadino che pulisce l’orto: “Cerca gli scavi? Quali scavi?”, fatti dire “Lei che vuole? Cosa cerca?”- dalla custode dei detti scavi quando parcheggi per accedervi, a quegli scavi.

FIG10_SaracenoAttieniti ai fatti e ascendi sulla collina che nel giugno del 2011, a quattro soli anni dall’inaugurazione, prese fuoco per ore e ore e tutto venne distrutto, combusto, annichilito. Vennero annichiliti e anneriti, e mai ripristinati, gli scientifici pannelli realizzati con i fondi europei POR 2006, devastate le tettoie che proteggevano le case già distrutte degli antichi, le loro strade, le loro aree sacre. Sotto le ceneri compaiono ora decine di migliaia di cocci, un tappeto di frammenti di una città collassata più e più volte, ma soprattutto intorno al 430-20 a. C., quando per ragioni sconosciute subì una violenta distruzione (tremuoto o guerra con incendio), ma che nel giugno 2011 - dopo essere stata rimessa scientificamente a nuovo - ricollassò arré sotto la furia del neo-fuoco post-storico, certo doloso, e ora giace in calcinate ceneri (Figg. 5-6).

Solingo sali sulla vetta del Monte Saraceno tra i fiati calidi dei sicani, quelli agliosi dei coloni greci, odorando l’humus combusto, tra le agavi annerite, i finocchietti inceneriti, raccogliendo e rigettando coccetti fino alla sommità, dove la città di Ravanusa post-storica ti appare inconciliabile e ignara della metafora pompeiana e contemporanea che la sovrasta. Del mondo all’inverso che nella piena purissima inconsapevolezza non la opprime, non la scalfisce, dimenandosi tra immigrazione e mancanza di lavoro, stipendi d’oro dei custodi archeologici regionali, spuntate raccomandazioni a fronte delle pompe di benzina a 1,830 euri al litro.

Fig11_SaracenoAttieniti ai fatti e discendi nell’agnizione costernata dalla vetta, costeggia meravigliato il paesaggio infinito a oriente e le imponenti cisterne dell’acqua che davano da bere e lavacro agli abitanti di questa immensa ancor parzialmente sepolta polis, secche e cavernose spelonche da cui si levano i colombi spaventati dal tuo solitario calpestio. Essi volano sempiterni, stagliandosi alla luce del sole al tramonto.
Il collasso fu, tutto ritornò foresta, il collasso ritornò, tutto si trasformò in deserto.
(10/10/2013)

Didascalie immagini:
Dove non diversamente indicato le immagini sono opera dell’autore.
L'immagine di Ciuchino e Shrek è tratta da:
http://www.marotochi.it/immagini/sfondi/shrek%20e%20ciuchino%201.jpg

Le puntate precedenti:
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 1. Gela non è una città povera (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 2. Gela non è una città povera (parte seconda)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO – 3 Dioniso, il satiro e il mulo (parte prima)