FIG1“Io non capisco e’ vote ca succede,
ma chello che se vede nun se crede, nun se crede”
“Tammurriata nera”, 1944

Atteniamoci nuovamente ai fatti. Al bivio di contrada La Plaia - Montegrande, sul marciapiede, rivolta alla SS115, ‘a lapide ci misero. A malapena la vedi fermandoti allo stop se devi imboccare per Agrigento o per Siracusa: ca devi stare attento a lu traffico. Sulla Sud-occidentale sicula, su questa Aurelia/finis terrae, front of Sicilian Channel, front of African see: ‘a lapide ci misero.
E allora, alle ore 7:00 del 9 agosto 2013, accosti il carro-motore repubblicano federale tedesco e scendi.
In candido marmo carrarino apuano, ‘a lapide, ricorda cosa accadde la notte del 10 luglio 1943 alle ore 3:40 (Fig. 1).


FIG2L’ora dello sbarco dei garibaldini-marziani d’oltre Oceano. Quell’ora X in cui l’Husky mostruosamente latrò nella notte del ’43, sincronizzando l’orologio della storia sulla tracotante “ora segnata dal destino, battuta nel cielo della nostra patria”. Latrò “irrevocabile”, sbavando multi-razziale, mentre da Piazza Venezia Mussolini ancora sparlava mascella tesa al vento, occhi strabuzzati e mani al punto vita, che: “non appena questa gente tenterà di sbarcare, sia congelata su quella linea che i marinai chiamano del bagnasciuga”; ma quell’Husky, occhi di ghiaccio e ventre motore, sbarcò inesorabile (Fig. 2).

Quello, fiato bollente cannone sul collo taurino, non lasciò la presa, e fino al 17 agosto ’43 rovesciò sulle spiagge da Licata a Siracusa 250mila britannici-statunitensi-canadesi (indiani, africani….), 14mila veicoli, 600 carri armati, 1800 cannoni, eccetera eccetera. Ar puzzone, solo dopo i 3000 morti di San Lorenzo del 19 luglio, si insinuò il dubbio che l’inizio della fine fosse cominciato.

Poi venne il 25 luglio, eccetera eccetera. Due anni di mattanza e il 6 agosto ’45: “Little boy”, ore 8:16 a Hiroshima; 9 agosto “Fat man”, ore 7:50 su Nagasaki: “Unforgettable fire…walk on by, walk on through”…”Cold war began”…
 
   

FIG3Nel 68° anniversario di Nagasaki procedi dunque sulla SS115, Sol Levante di fronte, fino all’imbocco della SS626, perpendicolare mare, perpendicolare Gela, direttissimo Caltanissetta. Procedi viadotti su viadotti, piloni su piloni, tutun dopo tutun, antenne su antenne, e intersechi più e più volte l’Hymera/Salso che t’appare, dà sutta, magro o grasso, stretto o largo, sassoso o fangoso, costeggiato di canne verdi pistacchio o abbacinante arsa fiumara. L’avesse avuta l’Husky, la SS626, avrebbe tirato dritta la slitta a 1000 e messo in sicurezza ogni cosa in un lampo accecante al fosforo (Fig. 3).
GPS teleguidato oggi procedi sicuro salendo fino ad intravedere i 568m di Qal at al-nisa, come l’attesta, nel 1145, Abu Allah Muhammad El Idris, il berbero geografo di Ruggero II che l’ammirò sulla groppa della cavalla profetica di Maometto.

FIG4Calatenixet, quod, nostra lingua interpretum  resolvitur Castrum foeminarum”, la descrisse filologicamente il monaco benedettino normanno Geoffroi Malaterra, dell’abazia di Saint-Evroult,  quello che scese in Trinacria per scrivere il De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae.  “Castello delle donne”, oggi t’appare una serpentara di condomini in cemento armato addossati uno dietro l’altro su modello New Girgenti, anni ’70 del secolo XX, palazzoni arroccati, zona industriale e circonvallazioni (Fig. 4). Dieci giorni prima che la 45a Divisione motorizzata americana ci arrivasse, il 18 luglio, (quella che liberò poi il Lager di Dachau), alle 17:30, ci pensarono i bombardieri USA a mettere in sicurezza la piazza della Cattedrale. Patton pensava che i 230mila della VI fascistissima armata del Gen. A. Guzzoni fossero a Caltanissetta, mentre invece erano ad Enna, e giù “tons and tons of big dinamyte”, maciullarono 300 inermi nisseni, sfrantumarono gli affreschi della cupola di Santa Maria Nova di presta mano del fiammingo Guglielmo Borremans, trafissero la chiesa nomen omen San Sebastiano, l’ospedale, il municipio. Più di così e Caltanissetta l’avrebbero ridotta in un requiem di polvere (Figg. 5-6).
(continua)

FIG5FIG6

Didascalie immagini:
Dove non indicato le immagini sono dell’autore.
Panorami della SS 626 tratti da
www.street-view.it
Sbarco in Sicilia tratta da
http://www.ibiblio.org/hyperwar/USCG/X-Sicily-Italy/img/USCG-X-1-11.jpg
Interno Cattedrale Caltanissetta tratta da
http://www.fotografieitalia.it/foto/2045/CALTANISSETTA_2045-11-30-23-7929.jpg
Cattedrale bombardata tratta da
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/1/15/Caltanissetta_Cattedrale_bombardata_1943.jpg

Le puntate precedenti:
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 1. "Gela non è una città povera" (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 2. "Gela non è una città povera" (parte seconda)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO – 3 "Dioniso, il satiro e il mulo" (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO – 4 "Dioniso, il satiro e il mulo" (parte seconda)