FIG1(1)FIG2(1)“In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani” (Karl Marx – Fredrich Engels, 1860, in Opere complete, XVIII, pp. 375-77).

“Good morning Mr. Phil Stern! Welcome in Licata, welcome in Gela, after so many years! We are very very proud and honored for your kind visit in the 70th anniversary of the Husky operation
Phil “Snapdragon” Stern from Bronx NYC, born in Philadelphia US, September 3th, 1919; Mr. Stern was wounded on the Sicilian beaches by the fascist bullets on September 10th, 1943.  Mr. Stern awarded American photographer noted for his iconic portraits of Hollywood stars like Marylin Monroe, James Dean, Sophia Loren as well as war photographer in the Darby’s Rangers unit in the North African and Italian campaigns during WWII.  Mr. Stern now sniffing oxygen…” (Fig. 1-2)


 

Lo sniffa avidamente l’ossigeno da un’ampolla appesa al collo mentre si commuove dell’abbraccio popolare sulle spiagge licatesi il 9 luglio 2013, vivo e vegeto novantaquattrenne in compagnia di figlia e infermiere attendente fedele; piange Mr. Stern sulla Red Beach dove avrebbe potuto lasciarci cuoia, pellicole e obiettivi. A 24 anni il suo scattante piede anfibio Ranger aveva lasciato prestante fatua impronta affondando sulla sabbia fradicia della spiaggia tra Capo la Guardia e il Castello di Falconara. Fatua impronta non lunare di piede, scendendo pesante e sicura dal mezzo da sbarco, nella calida notte senza luna.
FIG3Per l’occasione sniffò i vapori del gasolio bruciato misto ad ossigeno, mentre nella valletta di Desusino già crepitavano le sorde metalliche mitraglie nemiche, come ghiandaie sveglie anzitempo all’alba, dalle bocche di lupo dei bunkers. Sniffò a pieni polmoni col cuore in gola e l’adrenalina a fiotti in corpo. Sniffò al contempo odor di sangue, morte e iodio, misto a gelsomino, nella notte sicula che stava per farsi alba, inizio della fine der Puzzone, inizio della grande mattanza finale.

“Any pictures at that moment…too many nazifascist’s bullets in Desusino, too dark for shooting with my Rolleiflex Camera 35mm.”
Ma appena poté, alle primissime luci dell’alba, tra il lusco e il brusco, aprì il suo obiettivo “for shooting”, mentre i commilitoni lo shooting lo eseguivano traguardando il mirino dei fucili di precisione.

“The terryfing quality was always muted considerably by the things that you did to survive and the attention you paid for your safety. You have to understand that I was 24 years old. I was indestructible, I was healthy, nobody’s gonna hurt me…And if you are a photographer and serious one and you love what you’re doing, then you get lost in the subject matter, at what fare puts in front of you. You must be a chameleon-like. The closer you are to the front lines, the closer you are to so-called “goodies”, but sometimes you have to relinquish them.”  (Fig. 3)
FIG4Ore 16:30 del 17 agosto 2013. L’appuntamento è al dismesso distributore Agip della SS115.
Al  picciotto ci piace passiare col metal detector campagna campagna. Ma si sa, se vai per militaria va a finire che trovi l’antiquaria. Dalle plastiche del post-storico, à rebours: neostorico, mediostorico, medioevo, protoevo, grecoevo, eneolitico, mesolitico, paleolitico tardo, eccetera eccetera.
Col metal detector, debitamente avvertendo la stazione dei carabinieri di Licata – qualcuno aveva trovato cose metalliche propriamente militari: braccialetti, medagliette, frammenti.
Sali sulla trazzera tra vitigni bassi poco colti lungo campi dati alle fiamme né colpose né dolose. Fiamme purificatrici, controllate per liberar il campo dalle stoppie. Quale scheletro di baglio ormai t’appare quello della Contessa Bordonaro: abbandonato, crollato, travi a vista, depredato nei suoi 12 vani a vista cielo, vista mare e terra che spazia e abbraccia da Gela a Finziade la Mesogheia meridionale-sicula tutta. Tracce dei combattimenti perché nell’attesa, dice M., i nazifascisti qui ci fecero una caserma di avvistamento (Fig. 4).
F., in tenuta da passeggiata archeologica misto mare, t’invita a procedere con lenta cautela sul promontorio:  
- Vedi? Sono anni che voglio arrivare fino alla punta dove la terra finisce e si getta a calanco nel mare. Voglio camminare su queste zolle, su questa terra bruciata per vedere tutto quello che c’è da vedere.
FIG6(1)Occhi bassi, accorto al suolo procedi sulle zolle cedevoli al passo, mentre nell’entroterra di Monte Desusino vorrebbe piovere e l’eco dei tuoni cannone t’arriva forte, cupo e profondo. Sguardo attento come di colui che va per funghi nella boscaglia, F. procede analitico e semiotico fra le zolle per distinguere il sasso dal frammento di ceramica, come ha imparato a fare al dipartimento protostorico dell’Università di Siena. Ecco il primo: ceramica ottocentesca di bummolo. Ecco il secondo: ceramica settecentesca frammento di piatto invetriato. Ecco il terzo: ceramica greca monocroma. F. raccoglie, maneggia, interpreta e rigetta. Poi, più nulla per 150m di zolle grasse e nere, solcate da poco dalla lama dell’Iveco. Poi una recinzione metallica abbattuta, sassi tutt’intorno a una sassicaia bruciata di fresco che ancora emana odor di carbone, e le polveri combuste ti incipriano le tomaie (Fig. 5).


FIG8F. procede lesto pede che ormai il promontorio s’avvicina, e tra i tuoni alle spalle e il mare dinanzi lo senti gridare: “Lo sapevo! Ecco il villaggio protostorico! Ecco le selci, ecco le schegge!”. Fra le mani F. ti mostra l’amigdala consunta, il raschiatoio affilato e brunito raccolti direttamente dalla facies bruciata dell’Eneolitico, tornata miracolosamente superficiale. Poco più in là, in un cerchio di pietre che potrebbero essere anche volute da mano sicana, scorgi un frammento ceramico annerito tutto dipinto, tutto astratto e dipinto da righe nere sovrapposte a rete. F. tenta l’attribuzione all’istante: ceramica tipo Serraferlito o forse San Cono, di certo non Castellucciana: VII-V millennio a.C. quando i sicani aniconici decoravano a forme geometriche al tratto o all’impronta incisa, prima che venissero quei vasi osceni e perfetti dei corrotti iconografi greci d’oltremare. Poco più in là scorgi due pietre bucate e F. riconosce subito subito essere pesi per reti da pesca (Figg. 6, 7, 8).
(continua)

FIG9(1)Didascalie immagini:
Dove non indicato le immagini sono dell’autore.

Ritratti di Phil Stern tratti da:
http://www.mymodernmet.com/profiles/blogs/whos-behind-the-most-iconic
http://www.tribenet.it/read.php?read=17125-phil-stern-sicily-1943
Sbarco a Gela tratta da:
http://espresso.repubblica.it/polopoly_fs/1.121316!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/gallery_648/image.jpg


Le puntate precedenti:

SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 1. "Gela non è una città povera" (parte prima)

SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 2. "Gela non è una città povera" (parte seconda)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 3. "Dioniso, il satiro e il mulo" (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 4. "Dioniso, il satiro e il mulo" (parte seconda)

SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 5. "La guerra degli Antenati e la guerra alle Antenne" (parte prima)
SICILIA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - 6. "La guerra degli Antenati e la guerra alle Antenne" (parte seconda)