S_Sperindei, F_M_RiccardiLo studio concentra il proprio interesse sulle commissioni artistiche promosse da Francesco Maria Riccardi (1697-1758), primogenito della prestigiosa casata marchionale fiorentina, il quale giunse a Roma nella prima metà del Settecento per stabilirvisi ed abbracciare la prelatura.

Lo spirito d’intraprendenza e l’abilità nel gestire illustri relazioni sociali lo spinsero a ricoprire numerosi incarichi negli ambienti della curia romana e la sua inclinazione al collezionismo lo incoraggiò a favorire numerose istituzioni religiose nella città papale e nei dintorni.
Alla chiesa del Gesù a Frascati, presso la quale il celebre padre gesuita Antonio Baldinucci aveva aperto uno studio di teologia e una residenza, il Riccardi indirizzò ingenti somme al fine di avviare i lavori che si andavano realizzando per la cappella Refugium Peccatorum, che doveva accogliere l’immagine della Vergine che il religioso portava con sé.
Durante la permanenza a Roma Francesco Maria dimostrò un forte legame e una sincera devozione verso la chiesa di San Pietro in Montorio oltre che nei confronti delle comunità religiose di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci, Santa Maria in Campitelli, Sant’Andrea delle Fratte, Sant’Andrea della Valle, San Francesco a Ripa, assieme alle più celebri chiese romane dell’ordine gesuita.
Tuttavia egli proseguì incessantemente, con indiscussa capacità, nella sua carriera di mecenate e collezionista, ampliando la sua collezione di stampe e la sua raccolta di dipinti; ma soprattutto incaricò artisti ed artigiani di primo piano dell’esecuzione di opere che sarebbero andate ad arricchire il patrimonio religioso pubblico.
Le liste dei pagamenti trascritti dai libri contabili registrano dettagliatamente gli impieghi delle somme destinate all’acquisto o alla commissione di dipinti di numerosi artisti contemporanei. Tra questi si possono citare Antonio David, Giuseppe Rosi, Carlo Grandi, Giuseppe Piestrini, Giovanni Paolo Panini, Girolamo Pesci, Sebastiano Conca, Giuseppe Bottani, Gaspare Serenario, Agostino Masucci e il senese Giovanni Sorbi.
Molti sono gli artigiani ai quali il prelato si rivolse, tra cui i fiorentini Bartolomeo Paoletti, Bernardo Bernardi orologiaio, Giacomo Filippi “chincagliere”, Federico Predellini gioielliere, Bernardo Holzaman e Adriano Haffner; i romani Francesco Morelli, Stefano e Giovanni Battista Uslenghi, Urbano Cencini, Benedetto Salandri, Angelo Spinazzi, Giovanni Andrea Pesaroni, Gaetano Gelpi e il grande Andrea Valadier.
Francesco Maria scelse di finanziare queste numerose e lodevoli commesse attraverso le rendite che gli provenivano dai beni della ricca famiglia fiorentina.
Lo studio sistematico dei materiali archivistici rintracciati tra Roma e Firenze ha consentito una ricostruzione quasi integrale della figura di questo insigne mecenate che, sino all’odierna pubblicazione di Simona Sperindei, appariva ancora quasi totalmente sconosciuta. Il significativo risultato raggiunto attraverso un’approfondita e attenta lettura dei documenti d’archivio rende indubbiamente più facile delineare il profilo biografico del personaggio, e segna un importante passo avanti per gli studi sull’arte e la committenza a Roma nel XVIII secolo sollecitando certamente ulteriori ricerche e riflessioni. 
La ricerca illustra la progressiva ascesa e integrazione del Riccardi nel tessuto collezionistico, culturale e artistico capitolino del Settecento, mettendo in luce non solo la solida presenza del suo mecenatismo nella scena sociale dell’Urbe, ma anche il gusto, il carattere, le tendenze e la cultura che diedero l’avvio ad una particolare e attenta attività di collezionismo di opere d’arte. 
                                                                                          Renato Di Tomasi, 01/03/2013
Simona Sperindei,
Francesco Maria Riccardi (1697-1758). Un Monsignore fiorentino nella Curia romana,
Andreina e Valneo Budai,
Roma 2012,
pp. 224, 28 ill. b/n e col., € 35.
 

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