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Un capolavoro di Gianlorenzo Bernini: la "Scogliera del Vascello"

Uno straordinaria creazione dove elementi architettonici antichi e militari si coniugano come solo il genio di Bernini poteva concepire e realizzare (di Marcello Fagiolo)


La scogliera del Vascello: un’opera di Gianlorenzo Bernini

Marcello Fagiolo
 
(estratto dal libro a cura di C. Benocci, M. Fagiolo,
Gianicolo: il colle “aureo” della cultura internazionale, della sacralità e della memoria,
Artemide, Roma 2016, cds)
 
La “naturalizzazione” dell’architettura operata da Bernini, appare tuttora – dopo le premesse concettuali che ho esposto nel 1966 come ipotesi di lavoro – il leit-motiv che collega le fontane e i palazzi berniniani, le rappresentazioni effimere e le opere permanenti, lungo una strada che dalle sperimentazioni del manierismo conduce al trionfo post-berniniano di Fontana di Trevi; e si tratta di un tema che coinvolge la filosofia della Storia e del Tempo (con le sue rovine) e che traduce talora in allegoria i miti dell’Ararat e della Montagna della Virtù (vedi i progetti per Luigi XIV).
Nel progetto finale per il Louvre il palazzo-fontana veniva collocato su una ‘scogliera’ che evocava la Montagna della Virtù scalata dal sovrano, secondo gli spunti interpretative forniti dallo stesso Bernini. Al sovrano-Ercole si affiancavano i due Ercoli ai lati dell’ingresso del Louvre, che si identificano con le due mitiche Colonne piantate dall’eroe nello stretto di Gibilterra. A ben vedere, peraltro, non si tratta di una ‘scogliera’ bensì di una montagna e difatti, coerentemente, i disegni e il modello elaborati da Mattia de Rossi per Gianlorenzo rappresentano un basamento roccioso senza la consueta modellazione berniniana con lo scalpello acquatico, a cui accenneremo più avanti.

Lo spirito delle scogliere berniniane rivive nella fase finale di esecuzione del “Vascello”di Elpidio Benedetti, l’agente di Luigi XIV che era stato mediatore per la partecipazione di Pietro da Cortona e Bernini al concorso per il Louvre e poi fautore della trasferta di Bernini a Parigi nel 1664.
La scogliera verso Porta S. Pancrazio appare chiaramente ispirata alle scogliere berniniane, come è stato più volte notato (fig. 1. Roma, basamento a scogliera della Villa “Il Vascello” (qui attrib. a Bernini; foto M.Fagiolo). È probabile che Bernini venisse coinvolto riservatamente da Benedetti, che chiamò come consulente anche Pietro da Cortona accanto a Plautilla Bricci.
Sopravvissuta ai cannoneggiamenti francesi del 1849 e ai successivi momenti di degrado, la scogliera si presentava come una sorta di rovina artificiale o di non-finito architettonico che rivelava peraltro brani di straordinaria finitezza. La straordinaria immagine è stata purtroppo compromessa da uno sciagurato restauro che recentemente ha seppellito il rudere berniniano sotto una colata di intonaco liscio (fig. 2. Dopo il restauro).
La scogliera appare inserita come una epifania marittima e quasi un miraggio che si materializza nel muro di cinta dove si compenetrano elementi di architettura antica (ricorsi di opus isodomum) e di architettura militare: vedi il coronamento merlato che faceva classificare la villa come un castello, parafrasando forse la tipologia francese dello château. La facciata è documentata dalla incisione del 1677 che accompagna il libretto di Matteo Mayer e da un più tardo disegno a colori del Museo di Roma. Il Mayer descrive la facciata sulla strada “eretta su uno scoglio, col prospetto di un timpano con una Fontana nel mezzo e di sopra l’arme del Re di Francia, sostenuta da due Fame, con vari ornamenti di stucchi, loggie di sopra e ai fianchi, terminate con merli a foggia di fortezza”.

Ritengo che la Scogliera sia quanto mai congruente con una villa che doveva apparire come una sorta di nave e che veniva definita “Vascello di Francia”: dunque la scogliera sarebbe immagine parlante del mare su cui naviga metaforicamente il Vascello. La scogliera appare modellata con la tecnica berniniana dello scalpello acquatico, con una operazione cioè di scavo attraverso unghiate concave che imitano la forza primigenia delle onde che si frangono sugli scogli. Il confronto con la scogliera della Fontana dei Fiumi, modellata direttamente da Bernini, con elementi che appaiono puntualmente ripetuti nel Vascello, consente una verifica quasi morelliana della grafia berniniana di quest’ultima scogliera.
L’interpretazione berniniana della scogliera andrebbe confrontata col modello “naturale”, e cioè con autentiche scogliere, risultato di azioni marine sovrapposte che ovviamente cancellano la freschezza scultorea delle ondate primigenie ma che poi si offrono al progressivo rivestimento vegetativo. Varie scogliere, da Ponza a Dover, presentano la tipica modellazione verticale provocata dall’impeto delle onde. Né mancano scogliere con archi naturali nonché esempi di falaises (penso alle coste irlandesi) che mostrano i tipici strati geologici orizzontali a cui si ispira la montagna berniniana del terzo Louvre.
La scogliera del Vascello sembra espandersi asimmetricamente verso destra con l’ultima finestra dove l’inferriata sembra compressa e deformata come da un sommovimento geologico.

Presentiamo qui una ricostruzione dell’impianto teorico iniziale (fig. 3 Roma, Villa “Il Vascello” (restituzione di M. Fagiolo, sulla base dell’incisione di M. Mayer 1677)), basato sulla simmetria e sulla ripetizione di analoghe bucature in alto e di aperture caverniformi in basso, a giudicare dalla incisione del 1677, ispirata sicuramente dallo stesso Benedetti. L’osservazione ravvicinata delle tre finestre centrali permette di leggere una composizione
simmetrica con la finestra centrale coronata da un arco comprendente una conchiglia e le due finestre laterali rettangolari sormontate da conchiglie capovolte rispetto a quella centrale. Una osservazione ancora più ravvicinata ci fa penetrare in una straordinaria metamorfosi geologica. Come nel dramma dei non-finiti Prigioni michelangioleschi, non è chiaro se le modanature architettoniche stiano emergendo dagli scogli o se viceversa siano inghiottite dagli scogli che avanzano a guisa di sabbie mobili: vedi la prima finestra che registra l’inghiottimento in atto della conchiglia e della trabeazione arcuata. Il metodo della dialettica tra il rigore geometrico dell’architettura e l’avanzata magmatica della natura può essere evidenziato attraverso il confronto con altre opere berniniane, come la volta della Cappella Cornaro e la Cattedra vaticana, dove la massa magmatica dell’apparato decorativo avanza fino a sommergere parzialmente gli elementi architettonici.

Vorrei a questo punto avanzare l’ipotesi che Bernini possa aver contribuito anche alla idea della architettura in forma di nave: il suo rapporto con le imbarcazioni non sarebbe infatti una sorpresa, se pensiamo alla giovanile realizzazione della Barcaccia (1628-29) e al presumibile progetto per una fontana a forma di nave in onore dei Chigi, che doveva avere come albero la Colonna Traiana (1662). Oltre ad alcune immagini visionarie di architetture in forma di nave, sicuramente note a Bernini (cito almeno il progetto di Papirio Bartoli del 1620 circa per un coro in forma di nave sopra la confessione di S. Pietro), va ricordato che, nelle adiacenze del Vascello, Borromini aveva immaginato nel suo progetto per Villa Pamphili un lago artificiale effimero da percorrere in barca e un’Arca di Noè a tre piani e con animali veri e finti. In analogia a quel sogno irrealizzato, è probabile che anche Benedetti concepisse la sua villa come luogo di rifugio e arca di salvezza, dopo un’esistenza passata a navigare nei mari della diplomazia
e delle contese politiche. Uno dei motti scelti per decorare la Villa, in un contesto dedicato alle difficoltà della vita cortigiana e ai perigli del regnare, così recitava: “La corte è un mare pieno d’inevitabili scogli”.
Al di sopra della scogliera, la villa del rifugio appare bensì al sicuro, nella sua tranquilla navigazione in direzione del Vaticano (è stato dimostrato che il Vascello è indirizzato esattamente verso il Palazzo Nuovo sistino) e in vista del mare lontano. E poi a Roma, a parte la maestosa Fontana della Galera in Vaticano, opera di Maderno e Vasanzio, va ricordata soprattutto l’Isola Tiberina, concepita in età romana in forma di nave di pietra
.
Per un singolare contrappasso, il “Vascello” che rappresentava a Roma il potere francese verrà abbattuto meno di due secoli dopo dalle cannonate dei francesi nell’assedio del 1849. Ma l’aspetto di rovina contribuiva paradossalmente a rafforzare la tangenza ideale con le finte
rovine e con le architetture naturalizzate ideate a più riprese da Bernini.
 

Epilogo. il palazzo naturalizzato di Monterano

La vicenda berniniana della “naturalizzazione” dell’architettura si conclude con una delle ultime opere di Bernini, il rinnovamento del Castello di Monterano per gli Altieri (1679), che costituisce un estremo tentativo di conciliare la verosimiglianza naturalistica della scogliera con la scena allegorica del Leone araldico, il quale – facendo scaturire l’acqua col gesto di percuotere la roccia – rimanda a Pegaso, motore primo da cui nasce il flusso delle acque e della poesia. Il Castello di Monterano si pone come Louvre in miniatura (la stessa reggia francese era nata del resto come fortezza) e insieme come piccolo Campidoglio: e mi riferisco non tanto alla facciata del Palazzo Senatorio con la Fontana di Roma e coi Fiumi, quanto al prospetto verso il Foro col loggiato del Tabularium, che viene in qualche modo ripreso nelle nuove arcate del portico berniniano (le quali si collegano inoltre a ben più solenni archetipi di facciate palaziali antiche, come quella di Spalato, che influiscono sulle regge neofeudali dei Farnese a Caprarola o anche dei Santacroce e poi Altieri a Oriolo Romano; per non parlare del riecheggiamento delle arcate del vicino acquedotto).
Appare perfino incredibile constatare che nella piccolissima Monterano si realizzò quell’idea di palazzo-scogliera-fontana che Bernini (e con lui Pietro da Cortona) non riuscì invece a realizzare, malgrado l’importanza dei committenti, né a Roma (fabbrica interrotta di Montecitorio, progetti per Fontana di Trevi) né a Parigi (progetti per il Louvre).

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