Moroni giovanni Battista 1Alla Royal Academy of Arts è di scena la grande pittura lombarda del Cinquecento con una mostra monografica dedicata a Giovanni Battista Moroni (Albino, Bergamo, ca. 1520 - ca. 1579), celebrato per la prima volta nel Regno Unito attraverso un’accurata selezione di oltre 40 dipinti operata dai due curatori, Simone Facchinetti e Arturo Galansino.


Moroni è un’artista che non vanta probabilmente la fama universale che perlomeno le sue strepitose qualità di ritrattista dovrebbero garantirgli, e che ne collocano la produzione in questo genere a livello degli esiti più alti dell’arte nord-italiana del XVI secolo: per intenderci, accanto a Tiziano, Lotto, Parmigianino e pochi altri. Una verità critica che, peraltro, negli ultimi decenni è stata dimostrata in modo lampante da un numero cospicuo di pubblicazioni scientifiche e di esposizioni monografiche (Giovan Battista Moroni. Lo sguardo sulla realtà, Bergamo, Museo Adriano Bernareggi, 2004-2005, e, di dimensioni più contenute, Il cavaliere in nero. Giovanni Battista Moroni. L’immagine del gentiluomo nel Cinquecento, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 2005-2006) o collettive (ci limitiamo a rammentare Il Cinquecento lombardo, Milano 2001, Il ritratto in Lombardia da Moroni a Ceruti, Varese 2002, Pittori della realtà, Cremona 2004, Gli occhi di Caravaggio, Milano 2011).

Moroni 2Intento della mostra è, peraltro, di allargare panoramicamente la messa a fuoco dell’attività di Moroni, in modo da includere, secondo una prospettiva critica del tutto opportuna, anche la sua meno nota (e in genere meno apprezzata) produzione nell’ambito della pittura di soggetto sacro. Seppur non della stessa suprema qualità dei suoi ritratti, essa, in effetti, merita senz’altro di essere adeguatamente studiata e rivalutata. A tal fine è stato fatto confluire un drappello significativo di pale d’altare proveniente da chiese ubicate nella Diocesi di Bergamo, per la quale Moroni svolse egregiamente le sue ineludibili mansioni di artista al servizio della comunità dei fedeli, sulla scorta del suo maestro Moretto e di altri protagonisti dell’area bresciano-bergamasca della prima metà del secolo (Lotto, Previtali, Palma il Vecchio). In essa Moroni mostra una naturale ma non pedissequa sintonia coi principi formalizzati dalle prescrizioni sulle immagini sancite del Concilio di Trento (1563) e dalla letteratura artistica della Controriforma. La selezione londinese include utilmente anche esempi della sua attività destinata alla devozione privata, come il notevole Gentiluomo in adorazione del Battesimo di Cristo (c.1555-1560, fig. 2).

Moroni 4A fare la parte del leone sono però anche in questa circostanza, e inevitabilmente, i suoi ritratti. Al di là della mirabile rifinitura tecnica e della padronanza sotto il profilo mimetico di cui in essi Moroni dà prova (qualità naturalistiche spiccate per le quali la sua pittura viene spesso inquadrata entro la classe, invero pericolosamente espansa, dei “precedenti di Caravaggio”), la ritrattistica moroniana vanta un carattere peculiare, che la colloca in posizione unica sulla scena della pittura italiana del XVI secolo.
Essa, in effetti, non appare pienamente classificabile, e tantomeno riducibile, all’interno di alcuna delle categorie critiche solitamente impiegate dalla disciplina storico-artistica: ritratto ufficiale o intimo, psicologico o di carattere, sfarzoso o domestico. Quello di Moroni è un approccio oggettivo e ponderatissimo dal punto di vista compositivo, che riflette il personaggio effigiato ma senza esasperazioni introspettive: che riflette sul personaggio, si potrebbe dire, ricomponendo con misurata adeguatezza i suoi tratti essenziali, fisionomico e psicologico, ovviamente, ma anche professionale, sociale ed emotivo.
Quella di Moroni si presenta così come una galleria di volti da cui emerge un quadro culturale sorprendentemente ammpio e articolato, che coinvolge piccola e media aristocrazia delle aree lombarde poste nel XVI secolo sotto il governo della Serenissima Repubblica di Venezia, ma anche intellettuali, professionisti e ceti artigianali in scalata sociale, epitomizzati nel celeberrimo Ritratto di sarto, databile 1565-1570 (fig. 1).

Moroni 3Grazie alla presenza di molti altri suoi capolavori, come i ritratti di Isotta Brembati (ca.1555, fig. 3), Gian Gerolamo Grumelli (ca.1560, fig. 4) e Pietro Secco Suardo (1563) e Gian Girolamo Albani (ca. 1570, fig. 5) la mostra della Royal Academy non mancherà di consentire anche al semplice appassionato di rendersi conto appieno della superba qualità della pittura di Moroni.
Luca Bortolotti, 02/11/2014


Giovanni Battista Moroni

Royal Academy of Arts, London
25 ottobre 2014 - 25 gennaio 2015

A cura di Simone Facchinetti e Arturo Galansino

Orario:
Tutti i giorni dalle 10 alle 18 - Venerdì fino alle 22

Ingresso £ 13.50


Moroni 5Didascalie immagini:

1. G.B. Moroni, Il sarto, ca. 1565-70
Oil on canvas, 99.5 x 77 cm
The National Gallery, London
Photo © The National Gallery, London
2. G.B. Moroni, A Gentleman in Adoration before the Baptism of Christ, c.1555-60
Oil on canvas, 112.8 x 104 cm.
Gerolamo and Roberta Etro - Photo Gerolamo and Roberta Etro.
3. G.B. Moroni, Isotta Brembati, ca. 1555
oil on canvas, cm. 160x115
Fondazione Museo di Palazzo Moroni - Photo Fondazione Museo di Palazzo Moroni
Photography: Marco Mazzoleni
4. G.B. Moroni, Gian Gerolamo Grumelli, ca. 1560
Oil on canvas, 216 x 123 cm
Fondazione Museo di Palazzo Moroni - Lucretia Moroni Collection, Bergamo
Photo Fondazione Museo di Palazzo Moroni - Lucretia Moroni Collection, Bergamo
Photography: Marco Mazzoleni
5. G.B. Moroni, Gian Girolamo Albani, ca. 1570
oil on canvas, 107 x 75 cm - Private Collection