Le-peuple-de-Rome_referenceLa mostra del Museo Fesch di Ajaccio si apre con un grande dipinto di Jean-Auguste Bard, allievo di Delaroche e Ingres, che venne esposto al Salon del 1841 con il titolo Saint Pierre de Rome: le pape donne sa bénédiction au peuple (ora al Musée Ingres di Montauban); non a caso il titolo allora prescelto sembra volersi riferire non tanto alla generica benedizione papale e alla miriade di figurine che animano l’immenso spazio di piazza San Pietro, quanto alla sfilata di personaggi popolari ritratti in primo piano e ispirati a  tipologie ben codificate - anche nella posa - dalla cultura pittorica del periodo: dalle donne con i diversi costumi dei paesi laziali ai frati francescani, ai pifferari dell’Abruzzo.

Accanto alla tela di Bard è esposto un piccolo plastico realizzato nel 1826 da Tommaso Falcetti, nipote di Giuseppe Valadier, che dovrebbe essere utile ad orientare i visitatori nella Roma dei primi tempi dell’Ottocento, in quella porzione di città che, attraverso il Tridente, conduce da piazza del Popolo a  piazza Colonna e che fu teatro di avvenimenti storici e feste.
Il terzo momento introduttivo propone in versione multimediale una selezioni di immagini dal famoso album di acquerelli e incisioni di Antoine-Jean-Baptiste Thomas, Un an à Rome et ses environs (1816-1818), summa della vita quotidiana del “popolo”: banchetti e passeggiate in carrozza durante le Ottobrate,  giochi, corse di cavalli, carnevale e ogni tipo di scena di strada comprese le innumerevoli cerimonie religiose.

Bartolomeo Pinelli_Testa di romano_Museo di Roma(1)Presentati nel prologo i personaggi e il luogo dell’azione, la mostra intende indagare come e perché si sia formata questa immagine mitica del popolo romano, che nulla ha a che vedere con i poveri e gli umili della pittura dei bamboccianti. Le due tavole di Felice Giani con gli apparati effimeri per la Festa della Federazione del 20 marzo 1798 a ponte Sant’Angelo e a san Pietro introducono il discorso: è proprio la presenza francese, dapprima con la repubblica giacobina del 1798-1799 e poi con la Roma imperiale, a determinare quel vuoto di riferimentiassente il papa, incapaci i nobili, inesistente la borghesia – che in qualche modo darà vita a un immaginario del popolo romano tutto basato sulla continuità tra antico e moderno. Bartolomeo Pinelli (come d’altra parte farà Giuseppe Gioacchino Belli) è figura centrale in questo percorso di riconoscimento delle autentiche radici: egli celebra il popolo contemporaneo quale erede degli antichi romani, fiero, vigoroso e anche bello, come mostrano ad esempio i due superbi disegni del Museo di Roma Testa di Romano (fig. 2) e Testa di Romana, in cui l’artista fa precedere la firma e la data 1820 dalla scritta “vero discendente romano” e “vera romana di Trastevere”. Non a caso, nella sua infinita produzione grafica Pinelli affronta in parallelo, e ad altissimi livelli, soggetti popolari e soggetti storici dove gli stessi protagonisti vestono abiti diversi.

Gericault_Testa di vecchia italiana_Le HavreNumerosi in mostra scorrono i più diversi prototipi “popolari”, ed ecco in opposizione alla splendida Testa di vecchia italiana di Gericault (dal museo di le Havre, fig. 3), dal volto scuro e segnato dal duro lavoro dei campi, la bellezza della giovanissima Vittoria Caldoni da Albano, “prima di una serie mitica di modelle romane”, nota per essere stata immortalata da una schiera di pittori stranieri e presentata qui sia nel busto di Pietro Tenerani (1821, Museo di Roma) sia nel bel dipinto raffaellesco, che ne riconosce appunto la bellezza ideale, di Victor Orsel (Musée des Beaux- Arts di Lione).
Moltissimi i quadri di Léopold Robert, che hanno costruito il mito del brigante italiano, altro portatore di valori eroici, descritto ora in veri e propri studi di costume ora in scene di fosco dramma.
Questa visione eroica, nutrita ancora dalle speranze della seconda repubblica romana del 1849, era destinata a dissolversi rapidamente dopo la sconfitta e il ritorno a Roma di Pio IX. Con la breccia di porta Pia del 20 settembre1870 (in mostra i Bersaglieri che scalano le mura di Michele Cammarano, fig. 4), Roma, proprio perché diventata la capitale dell’Italia unita, perde la sua forza mitica. La successiva pittura di genere - come la scultura, come la fotografia - nel riproporre all’infinito quei medesimi soggetti attraverso i quali il mito si era costruito, li riduce ora a mero souvenir del tempo passato.
Patrizia Masini, 13/08/2013


Michele Cammarano_Presa di Porta PiaLe peuple de Rome.  Représentations et imaginaire de Napoléon à l’Unité italienne

Musée Fesch
50, rue Fesch, Ajaccio
28 giugno – 30 settembre 2013
Mostra e catalogo a cura di Olivier Bonfait con Giovanna Capitelli
www.musee-fesch.com