tabernacolo-2 (2)Ospitiamo volentieri un articolo dell’amico Guerrino Lovato, infaticabile ricercatore, in cui si propone con argomenti degni della massima attenzione un’attribuzione tanto ardita quanto stimolante per un opera pressoché sconosciuta, seppur conservata in una sede pubblica e agevolmente visitabile: la Pinacoteca Civica di Bettona, in provincia di Perugia. Si tratta di un piccolo tabernacolo smembrato e parzialmente lacunoso consistente oggi di cinque tavolette dipinte raffiguranti Cristo e i quattro Evangelisti, già riferito (ma davvero senza alcun motivo stringente) a scuola romana o bolognese di inizio Seicento, e per il quale, invece, Lovato propone il diretto riferimento a Domenikos Theotokopoulos detto El Greco, nei suoi giovanili anni italiani.
Una proposta attributiva coraggiosa, sulla quale in questa sede dobbiamo necessariamente sospendere il giudizio non avendo ancora potuto visionare l’opera dal vivo. Nondimeno il riferimento alla cultura figurativa dei madonneri cretesi attivi a Venezia nel XVI secolo sembra assai convincente (una congiuntura sempre trascurata dagli studi, ma per contro significativa e ben meritevole di una più puntuale messa a fuoco critica) e ha il merito, oltre a riportare il ciborio all’interno di una collocazione storico-artistica pertinente, di aggiungere nuovi elementi di riflessione intorno al nodo critico dell’opera italiana del Greco, ancora lungi dall’essere pienamente risolto e sul quale Lionello Puppi, da sempre attento esegeta del grande cretese, sta congegnando una mostra parigina che si preannuncia di assoluto interesse.
In attesa, dunque, che emergano elementi ulteriori sul tabernacolo di Bettona, sia dal punto di vista documentario, sia attraverso l’auspicato restauro, proponiamo ai lettori di News-art le riflessioni di Lovato accompagnate da una prima galleria di immagini dovute allo stesso studioso.
Luca Bortolotti, 12/04/2014


Una nuova proposta per il giovane Greco “italiano”, di Guerrino Lovato

redentore (part_4)-1 (2)Cosi recita la didascalia del museo che accompagna l’opera: “Pittore del XVII sec., Cristo e i 4 evangelisti (elementi di un ciborio), olio su tavola e legno dorato con decorazioni in pastiglia dorata. n. di cat. 33”. Siamo a Bettona, nella bella pinacoteca dove sono stato invitato sabato 22 marzo a presentare il mio libro "La levatrice incredula" in ragione del fatto che qui si conserva il capolavoro di Dono Doni, una Natività discussa nel mio testo.


Nella stessa sala, protetto da un vetro, è esposto  un tabernacolo smembrato composto di cinque elementi. I quattro sportelli laterali, alti circa 40 cm, sono chiusi in alto da cimase triangolari ognuna contenente un spiritoso cherubino che guarda verso destra. In ordine, da sinistra, abbiamo san Giovanni, vecchio abitante di Patmos, raffigurato alla greca, con l'aquila nera emergente dalle spalle, san Luca col toro ai suoi piedi che lo guarda, la portella centrale raffigurante il Cristo Risorto con la croce, san Matteo con l'angelo che lo osserva da dietro le spalle, e per finire san Marco che tiene il vangelo col leone ai piedi. Non so se l'ordine originale proponesse esattamente questa sequenza di figure. In origine doveva essere dorato e ornato a rilievo con molti elementi ora mancanti. Penso sia stata diffusa successivamente una doratura anche nei fondi dietro le figure e ridipinture antiche sono  visibili anche sulle vesti.
Non sono stati ritoccati i volti, che infatti sono ancora vivacissimi, spiritosi e a forti caratteri, come Domenikos Theotokopoulos usava fare nei suoi periodi veneziano e romano, tra il 1567 e il 1576.

s_giovanni (part_)-1 (2)s_matteo (part_)-1 (2)Vari saggi di pulitura chiusi in rettangoli dicono che in passato ci si è preso cura del "Ciborio" procedendo a un restauro che purtroppo non venne eseguito completamente: i documenti su questo intervento si stanno cercando. Là dove esso è stato pulito la pittura è cosi trasparente e agitata, e nervoso il tratto, da esprimere la mano del grande pittore cretese: ogni cherubino, con quelle ali araldiche e scure, le ciglia unite da un'ombra e i piccoli occhi penetranti, mi sembra dichiarare l'autografia del suo autore.
Dietro al toro di san Luca la pulitura ha invaso il fondo, caratterizzato da bianchi profili di paesaggio tipici del nostro Domenico. Il torso di Cristo nella parte pulita mostra l'anatomia biancoargentea con forti ombre scure che staccano dal bianco perizoma dipinto con velate trasparenze, chiari stilemi del nostro pittore.

 
timpano (part_) (2)

Tra le opere piu' vicine stilisticamente indicherei l'Ultima Cena della Pinacoteca Nazionale di Bologna, databile verso il 1567-70, e la Deposizione ora a Atene, Ethniki Pinakotihiki. Dopo il completamento del restauro, che serberà certamente delle sorprese - compresa, magari, una firma (El Greco firmava spesso le opere) - si potrà completare il discorso per la datazione su base stilistica e per la qualità estetica del "polittico di Bettona".

s_marco (part_)-1 (2)s_luca (part_)-1 (2)Avendo avuto a Roma una bottega con aiuti, non si può escludere la presenza di altre mani nei dettagli decorativi, com’era del resto abituale. La figura dell'evangelista Matteo che guarda in alto con la penna sollevata quasi a dar raffigurazione alla sua ispirazione divina, ricorda nel profilo e forse nel gesto quella del suo maestro Tiziano Vecellio, da cui El Greco fu a bottega a Venezia; e l'angelo che lo osserva alle sue spalle, attento e corrucciato, sembra un giovanile autoritratto del nostro, prossimo a quelli ritenuti probabili dalla critica.

El Greco esegui a Roma il ritratto a figura intera del Cavalier Vincenzo Anastagi (ora alla Frick Collection di New York) che era nativo di Perugia  e che potrebbe essere stato il committente del Tabernacolo ora a Bettona.
                  Guerrino Lovato, Venezia, 25 marzo 2014