A volte l’esperto, specialmente appena i suoi scritti prendono un carattere di insegnamento, sente la difficoltà e persino l’impossibilità di persuadere gli altri dell’esattezza dei suoi giudizi; allora si appoggia su indizi obiettivi.”[1]
 

Così scriveva il maestro Max J. Friedländer, generalizzando, a proposito di alcuni connoisseur .

L’intuizione del conoscitore tedesco sugli “indizi obiettivi” utilizzati per attribuire espressa negli anni quaranta del secolo scorso non è mai venuta meno, nemmeno con l’iniziare del ventunesimo secolo. Anzi agli “indizi obiettivi” utili all’attribuzione bisogna aggiungere la carta stampata che, negli ultimi anni, quando c’è d’attribuire un’opera a un grande pittore si presta a fare da portavoce. Purtroppo non sempre ben intonato.
Abbiamo assistito all’esordio di un dipinto raffigurante Sant’Agostino con un’indicazione d’archivio che ne indicava la provenienza, invero prestigiosa, da Palazzo Giustiniani. La prof.ssa Silvia Danesi Squarzina, seguita poi da altri studiosi, attribuì l’opera al Caravaggio, e il quotidiano il Sole24 Ore in una domenica d’agosto del 2011 si espresse a favore di quella che appariva una grande scoperta. Tuttavia, buona parte della critica caravaggesca, pur riconoscendo la qualità del dipinto, finì per ridimensionare l’eclatante attribuzione in un convegno a margine della  mostra Roma al Tempo del Caravaggio in Palazzo di Venezia a Roma.


Ed è sempre la stampa nel 2013 -in questo caso si parla del Corriere della Sera- in un servizio in esclusiva sull’inserto settimanale Sette, con tanto di parere dell’esperto Carlo Pedretti e degli indizi forniti dall’esame “Carbonio14”, rendeva pubblico un dipinto raffigurante Isabella d’Este attribuito a Leonardo da Vinci, ma poi –forse perché di non così eccelsa fattura- contestato da altri studiosi.





Infine, nell’ottobre del 2014 il quotidiano La Repubblica, forse per non esser da meno del Corriere con cui è sempre in competizione e del Sole 24 Ore, rende pubblica una versione de la Maddalena in estasi di Caravaggio, attribuita dalla storica allieva di Roberto Longhi, Mina Gregori, nota per essere tra i più grandi esperti della vita e dell’opera del genio lombardo. L’impresa del ritrovamento descritta dal quotidiano con toni roboanti ci riporta anche stavolta agli “indizi obiettivi” sopra menzionati. In questo caso si tratta di una cosa piuttosto sospetta: “”Dietro il dipinto –riporta il quotidiano- c’era un foglietto con grafia seicentesca che recita: Madalena reversa di Caravaggio a Chiaia ivi da conservare pel il beneficio del Cardinale Borghese di Roma”.
Aldilà della debolezza degli “indizi obiettivi”, è scandaloso che scoperte obbiettivamente così importanti non passino attraverso riviste scientifiche, ma su quotidiani certo poco interessati agli approfondimenti quanto invece al riscontro ottenuto dal clamore di certe notizie, poste come un prodotto culinario da mostrare a chi è affetto da vizi capitali. E tuttavia è accaduto in questo caso che diversi studiosi del Caravaggio si siano espressi positivamente sull’attribuzione pur non avendo visto il dipinto se non stampato su un foglio di giornale.
La Maddalena in estasi pubblicata su un quotidiano con cui di solito il giorno dopo, come diceva Federico Zeri “ci foderi il secchio della mondezza”, andrà il mese prossimo in mostra al Museo di arte Occidentale di Tokio con il patrocinio del quotidiano Yomiuri Shimbun e di altre organizzazioni nipponiche. Atteso che in Europa ci sono gli studiosi d’arte assai più numerosi che in Giappone, ci auguriamo che anche ad essi venga data la possibilità di studiarlo de visu .
 

[1] Max J. Friedländer,Il Conoscitore d’arte, p.98, Milano 1995

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