Paolo Veronese, Jacopo, Francesco, Leandro Bassano - La Venaria Reale

veronese_regina_di_saba_2_partLa mostra trae spunto dal recente restauro di due delle cinque tele sicuramente commissionate dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia, al principio del nono decennio del Cinquecento, ad alcuni dei protagonisti della coeva scena artistica veneta: La regina di Saba offre doni a Salomone, opera eseguita da Paolo Veronese in collaborazione col suo atelier, e Il ratto delle Sabine di Francesco Bassano.


Accanto a queste coppia di opere, nelle Sale delle Arti della Raggia di Venaria viene presentato l’intero nucleo di dipinti monumentali dovuti alle due principali e più produttive botteghe pittoriche attive in Veneto negli ultimi trent'anni del XVI secolo, alta testimonianza del momento più felice del collezionismo dei Savoia.
Le sei tele in mostra si conservano tutte alla Galleria Sabauda e sono oggi esposte alla Venaria Reale in un momento particolare della vita della prestigiosa pinacoteca torinese, decisamente di transizione, dopo la chiusura nel 2012 della storica sede dell’Accademia delle Scienze.
In attesa, infatti, che dall’autunno del 2014 tutte le opere della Galleria trovino la prevista sistemazione definitiva al piano terreno della Manica Nuova del Palazzo Reale di Torino (dov’è già allestita una selezione di circa cento opere), una parte del suo patrimonio è temporaneamente collocata presso il Castello di Moncalieri, mentre la collezione di pittura italiana e fiamminga del Principe Eugenio di Savoia è ospitata nella stessa Reggia di Venaria.

bassano_j_fucina_di_vulcanoI grandi teleri realizzati per i Savoia agli inizi degli anni Ottanta del Cinquecento dai Bassano e da Paolo Veronese sono frutto del progetto intrapreso dal giovane duca Carlo Emanuele I di rivaleggiare con le principali corti europee anche sotto il profilo del mecenatismo e del collezionismo di opere d’arte. Le tele erano infatti destinate alle sale da parata del nuovo Palazzo Ducale, dove meglio potevano rifulgere le loro virtù scenografiche e la qualità delle soluzioni iconografiche e allegoriche che esse presentavano.
Il 30 agosto 1580 il diciottenne Carlo Emanuele I succedeva al trono sabaudo al duca Emanuele Filiberto, dov'era atteso da un regno che si sarebbe protratto ben cinquant’anni, fino al 1630, e che lo avrebbe visto protagonista di un'incisiva azione di rinnovamento culturale, architettonico e artistico della città. I gusti artistici di Carlo Emanuele si rivolsero da subito verso la scuola veneta, seguendo gli orientamenti di Emanuele Filiberto, educato alla corte dell’imperatore Carlo V e ritratto da Tiziano ad Augusta in un dipinto perduto.

bassano_f_ratto_sabineNel primi anni Ottanta furono così avviate trattative con molti dei protagonisti della scena artistica veneziana, che portarono alla commissione di opere a Jacopo e Francesco Bassano, Paolo Veronese e Palma il Giovane, in cui ciascun artista fu sollecitato negli ambiti iconografici prediletti, a conferma di una politica culturale mirata e consapevole, oltrechè decisamente aggiornata.

Palma il Giovane eseguì così una Battaglia di San Quintino, oggi conservata a Palazzo Reale, mentre dalla bottega dei Bassano arrivarono tre tele, due di soggetto storico-mitologico e allegorico - Il Ratto delle Sabine e La Fucina di Vulcano - e una rappresentazione di Mercato, significativa puntata nell’ambito della scena di genere, che proprio nel corso degli anni Ottanta sarebbe diventata una sorta di marchio di fabbrica della bottega bassanesca. A Paolo Veronese, infine, furono affidati quattro temi biblici vetero-testamentari: La Regina di Saba offre doni a Salomone, Mosè salvato dalle acque, Davide e Golia e Giuditta e Oloferne (questi ultimi due perduti).

Queste nel dettaglio le opere esposte in mostra:
veronese_mose_salvato_dalle_acqueFrancesco Bassano, Il ratto delle Sabine (fig. 3). Firmato sul bordo inferiore, il dipinto riprende alcuni particolari e l’andamento compositivo generale dalle Scene di Battaglia eseguite poco prima dal pittore per la Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale a Venezia (1578-1582), anche se naturalmente il termine di riferimento inaggirabile e palese è costituito, qui come sempre in Francesco, dalla pittura del padre Jacopo degli anni Sessanta e Settanta.

Jacopo Bassano e bottega, La fucina di Vulcano (Fig. 2)
Il dipinto torinese dipende da una tela di maggiori dimensioni e più estesamente autografa che si conserva al Museo del Prado di Madrid, manifestando anche chiare affinità nell’impianto compositivo con l’Allegoria del Fuoco del Ringling Museum di Sarasota, di poco precedente, parte di una serie dei Quattro Elementi che sarebbe stata riproposta per decenni nell’ambito della bottega bassanesca.

Francesco Bassano, Il Grande mercato (Fig. 5)
La composizione è caratterizzata dalla moltitudine brulicante di personaggi, oggetti e merci, disposta lungo una prospettiva ad imbuto di chiara suggestione fiamminga, e da una verve aneddotica non disgiunta da sottili riferimenti simbolici in chiave moralistica.

Leandro Bassano, Il Piccolo mercato (fig. 6)
Il dipinto, citato per la prima volta in un inventario del 1682 del Palazzo Reale, non sembrerebbe essere stato direttamente commissionato dal duca Carlo Emanuele I. Si tratta di una rielaborazione dal Grande Mercato di Jacopo, ed è plausibile che il dipinto sia stato acquistato dai Savoia in virtù di tale somiglianza. L’opera reca la firma di Leandro sulla pietra al centro del dipinto.

bassano_f_grande_mercatoPaolo Veronese e bottega, La regina di Saba offre doni a Salomone (fig. 1, part.)
Il dipinto, commissionato probabilmente nel 1582, è citato come già ultimato da Raffaello Borghini nel 1584. L’ideazione dell’insieme è da riferire a Paolo anche se a questa data è spesso evidente, come in questo caso, la collaborazione di più mani all’interno della sua produzione.

Paolo Veronese e bottega, Mosè salvato dalle acque (Fig. 4)
Uno schizzo dell’ancella aggrappata al ramo, che compare in una lettera datata settembre 1582 inviata al pittore da Marcantonio Gandini, conferma la datazione delle opere sabaude intorno a quella data. Anche in questo caso l’esecuzione, soprattutto nelle parti secondarie, è da ricondurre alla bottega, in particolare al fratello e al figlio di Paolo, Benedetto e Carletto Caliari.


La mostra della Venaria costituisce anche l’occasione per un’esaustiva presentazione dei risultati della campagna di indagini diagnostiche a largo spettro (fluorescenza ultravioletta, riflettografia infrarossa bianco e nero ed in falso colore, radiografia) compiuta nel 2008 sul nucleo delle grandi tele venete, consentendo di approfondire le nostre conoscenze sullo stato di conservazione delle opere e sul modus operandi dei vari artisti.

Accompagna l'esposizione un agile catalogo - L'Artistica Editrice, Savignano (CN), pp. 96 - che, oltre a presentare un'accurata schedatura dei 6 dipinti a cura di Chiara Accornero, si diffonde, da un lato, sulla committenza e il collezionismo sabaudo di arte veneta, nonché sulla  storia degli allestimenti delle tele in mostra, e, dall'altro, sulle loro vicende conservative sino ai più recenti interventi di restauro.
Luca Bortolotti, 14/11/2013

bassano_l_piccolo_mercatoIL VERONESE E I BASSANO

a cura di Anna Maria Bava con la collaborazione di Silvia Ghisotti
La venaria reale
Orari:
Da martedì a venerdì: dalle ore 9 alle 17 (ultimo ingresso 1 ora prima circa)
Sabato e domenica: dalle ore 9 alle 20 (ultimo ingresso 1 ora prima circa)
Lunedì: chiusura (tranne giorni Festivi -escluso Natale- che hanno gli stessi orari della domenica)
+39 011.4992300
comunicazione@lavenariareale.it
www.lavenaria.it

Immagini: fonte Consorzio La Venaria Reale

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