imm01

Antonio Allegri detto il Correggio, Madonna della cesta, olio su tavola, cm 33x25, Londra, National Gallery, 1525 circa.

La Madonna della Cesta di Antonio Allegri detto il Correggio è un dipinto di tale qualità da essere così enfaticamente descritto da Vasari nelle Vite: “Bello a meraviglia, di mano del Correggio, nella quale la Nostra Donna mette una camicia indosso a Cristo fanciulletto”.
In questo scritto s’intende ricostruire, per quanto possibile, grazie all’analisi di documenti e inventari, i passaggi del dipinto attraverso varie collezioni, dall’Italia alla Spagna e dalla Francia all’Inghilterra.
La provenienza più antica è quella citata dal Vasari che lo ricorda entro la prima metà del Cinquecento in Italia a Parma presso il famoso collezionista Cavalier Baiardo, già committente del Parmigianino. In seguito le notizie lo ricordano in Spagna: proviamo, dunque, a ricostruirne con ragionevole veridicità l’itinerario. Nel XVII secolo, durante il regno di Filippo IV, grande mecenate e amante dell’arte e della pittura in particolare, alcuni grandi nobili al potere formarono importanti collezioni d’arte, chi per vera passione chi per emulare il proprio monarca e meglio carpire i vantaggi offerti dalla corte.
Approfittando dell’occupazione spagnola in Italia, con la formazione del vice regno di Napoli, Sicilia, Sardegna o il governatorato di Milano, molti di questi nobili e ambasciatori romani cominciarono a allestire vere e proprie collezioni, mandando in Spagna galeoni pieni di quadri e opere d’arte in genere. Tra le opere che varcarono i confini italici ci furono quelle di Tiziano, Veronese, Tintoretto, Rubens, Pulzone, Caravaggio, Reni, Guercino, Ribera, Domenichino e Lanfranco, per citare solo le più prestigiose e richieste.
In alcuni casi, questi nobili furono, oltre che dei mecenati, veri e propri protettori dei pittori: tra gli esempi più eclatanti e documentati spiccano quelli del duca di Osuna e di Alcalà, che in Italia, e più precisamente a Napoli, non solo protessero Jusepe de Ribera ma addirittura se ne avvalsero come esperto di pittura per arricchire le loro collezioni. Altro caso, ma non l’unico, è quello di Monterrey, anch’esso protettore e mecenate di Domenichino e Lanfranco.
Il regno di Aragona dal XIV alla metà del XVIII secolo fu governato per almeno tre secoli continuativi dalla famiglia Fernandéz de Heredia, anch’essa di antica tradizione mecenatistica, che vantava nella propria collezione un dipinto di Caravaggio, Il sacrificio di Isacco (che si presume essere l’esemplare oggi conservato nella collezione Piasecka Johnson), e un disegno di Leonardo Da Vinci. Sempre in Saragozza Miguel Marin de Villanueva y Palafox Conte di San Clemente, deputato del parlamento di Saragozza nel 1651 e imparentato con i Fernandéz de Heredia, possedette una vasta collezione di dipinti, dal Guercino a Reni, dei quali oggi non si conosce l’ubicazione. L’unico dipinto accertato e individuato di proprietà del Conte è la Madonna con il bambino e la cesta del Correggio oggi di proprietà della National Gallery di Londra.
L’importante collezione di dipinti del Conte de Villanueva fu ammirata ed elogiata dal pittore spagnolo Jusepe Martinez. Tra le opere ammirate dal pittore spagnolo, spiccava questo dipinto del Correggio, che passò un secolo dopo la morte del Conte alla Collezione reale spagnola  di Carlo IV. La prima citazione del dipinto nelle collezioni reali spagnole e del 1770 (Mengs). Carlo IV durante il suo regno donò il dipinto al suo istitutore Emanuel Godoy. Successivamente, durante l’occupazione dei francesi del XIX secolo, il dipinto del Correggio per mano dell’antiquario e pittore inglese Wallace fu venduto a un collezionista francese Lapeyrière di Parigi. Dal 1825 il dipinto si trova alla National Gallery di Londra.

Renato Di Tomasi

Torna alla lista        Stampa