Fino al 1 Novembre 2026 si potrà ammirare al Museo del Paesaggio di Verbania, sul Lago Maggiore una mostra dedicata a Tullio Pericoli- ‘ Terre Inquiete di Tullio Pericoli’ a cura di Elena Pontiggia. L’esposizione è realizzata col sostegno e patrocinio di Città di Verbania, Regione Piemonte e Distretto Turistico dei Laghi e delle Valli. La mostra è cofinanziata da Unione Europea Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, Stato italiano, Fondo di Rotazione, nell'ambito del Programma di Cooperazione Interreg VI-A Italia-Svizzera. La mostra è presentata da Terre Inquiete che evidenzia la figura e l'opera di Tullio Pericoli attraverso uno dei temi a lui più cari e congeniali: quello della natura e del paesaggio. Cinquanta sono le opere esposte, metà delle quali inedite. A partire dall’immagine-guida dell’esposizione, “L’osservatore di paesaggi”: un uomo si affaccia su una veduta che diventa spunto per una riflessione sull’attualità.  A lungo noto soprattutto per la sua attività di disegnatore e ritrattista, Pericoli ha in realtà sviluppato fin da ragazzo una coerente ricerca pittorica che ha avuto nel paesaggio il suo centro fondamentale. Ma l’artista precisa: “I miei non sono quadri di un paesaggista. Uso il paesaggio come una lingua che mi consente di esprimere le mie idee, per parlare anche di quanto sta avvenendo nel mondo”. Aggiunge Pericoli: “Non voglio lanciare messaggi ma capire qualcosa della pittura e farlo il meglio possibile. Il paesaggio diventa il mezzo per comunicare le mie sensazioni e la mia inquietudine rispetto alla realtà di oggi. La pittura non deve raccontare in modo troppo dichiarato ma filtrare il racconto con la complessità e molteplicità di significato delle immagini”.  Una pluralità di senso che troviamo anche nei titoli delle sue opere: descrivono volutamente solo in parte il soggetto, ne danno un suggerimento di interpretazione vago e parziale, lasciando allo spettatore il compito di completarne la lettura. Nel panorama italiano di questi ultimi decenni Tullio Pericoli è stato uno degli artisti più attenti al tema della natura, interpretandolo però con un linguaggio pienamente contemporaneo, lontano dal verismo e dal naturalismo di ascendenza ottocentesca. Da qui il contrappunto delle sue opere con la collezione permanente della Pinacoteca del Museo del Paesaggio che custodisce una vasta collezione di pittura piemontese e lombarda tra Otto e Novecento: dal verista Arnaldo Ferraguti al naturalismo di Guido Boggiani ed Eugenio Gignous. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Tullio Pericoli apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che la pittura di Pericoli lungo il percorso del secondo Novecento affida a due limiti assoluti il destino cui la pittura non può più sottrarsi, se non vuol correre il rischio di vedersi ridotta all’insignificanza. Tra una dimensione ridotta al minimo essenziale e un’altra che non ha limiti di spazio – siano essi fisici o mentali –, la pittura ha bisogno di essere, mai come ora, il luogo privilegiato “dove anima e corpo sono a proprio agio”.  Attraverso ‘l’Arte’, con l’incontro con il dibattito Tullio Pericoli ci descrive un modo emblematico, quando l’artista diviene tutt’uno con l’opera d’arte, ecco che nasce la CoincidentiaOppositorum , le sue opere sono una ridda ubriacante di ossimori, di coerenti contraddizioni sono immobili tempeste, sono lampi di tenebra fatti di materia spirituale, sono funambolici giochi da tavolo di disequilibrato equilibrio, criptiche rivelazioni di un caos ordinato, superfici tridimensionali di levigata scabrosità, arcaiche narrazioni contemporanee, apollinee composizioni dionisiache, ricche, colte e preziose opere di semplice e disarmante povertà. La forza primigenia e raffinata che promana da queste opere deriva proprio dall'innata capacità  dell’artista di conciliare gli opposti per dar vita ad opere d'arte di sostanziale, corposa coerenza artistica ed eterea, originaria originalità. Le opere di Tullio Pericoli sono costruite sull'inquieto equilibrio tra Luce e Tenebra, Ordine e Caos, Forma e Materia informe, ebbene in tutti questi casi non è possibile non pensare a risvolti di tipo cosmogonico. Le opere di Tullio Pericoli si hanno espliciti riferimenti al libro della Genesi, quasi sempre dinnanzi ad uno di questi ci viene da pensare a quei momenti cruciali nella storia dell'Universo in cui la Luce è stata separata dalle Tenebre, le Terre dai Mari. Momenti che mitologie e religioni di tutti i tempi e in tutti i luoghi hanno raccontato molto spesso con immagini ed espressioni molto simili e che forse rappresentano un comune retaggio, profondo ed arcano dell'umana esperienza. Ma forse nel Macrocosmo si rispecchia il Microcosmo. Forse le cosmogonie raccontano, metaforicamente, soggettive, psicologiche ontogenesi. Forse dietro il conflitto tra la Luce e la Tenebra, tra il Cosmo e il Caos, si cela quello tra il Conscio e l’Inconscio e la nascita del mondo simboleggia la nascita del soggetto. Ed allora possiamo interpretare sotto una diversa luce il difficile, complesso, conflittuale rapporto tra la Materia allo stato puro, indistinto, indifferenziato e la Forma che cerca disperatamente di emergere, di imporsi, di imporre il proprio sigillo di razionalità o quanto meno di ragionevolezza sull’eterna rivale un rapporto tanto dialettico e necessario quanto problematico e violento. Nello scontro ineluttabile tra la Forma e l’Informe, spesso i confini tra aggressore e aggredito si confondono, i ruoli si rovesciano a ripetizione, così rapidamente che talvolta capita di smarrirsi e di non distinguere più l’una cosa dall’altra. Le opere di Tullio Pericoli  raccontano anche questo quanto labile sia il confine che separa il Soggetto dall’Oggetto, l’Uomo dal Mondo che lo circonda. E quanto difficile, e doloroso, e per nulla certo, sia il processo di auto-definizione. L’artista mostra l’esito di questo titanico scontro, quanto piuttosto una fase, nel vivo del combattimento. Così colori e materiali che scompongono e ricompongono il piano narrativo appaiono come una vera e propria raffigurazione delle linee di forza e dei campi di energia che si sprigionano nel corso di questi eventi di autentica ontogenesi. Osservando bene Tullio Pericoli, egli è  rigoroso pittore di se stesso, mai disponibile ad opportunismi e a compromessi di sorta. Nella sua lunga pratica di pittura si è immedesimato nel paesaggio naturale o in quello di un volto umano, suoi alter ego, muovendosi con disinvolta sprezzatura tra minuscolo e immenso nel tracciare e annotare “vedute” autobiografiche. Io ho sempre pensato che Tullio Pericoli attraverso la sua pittura fine ed elegante e il suo continuo confronto con intellettuali, saggisti e storici ha permesso al maestro di lasciare una traccia indelebile nella storia dell’arte contemporanea. Per Tullio Pericoli i paesaggi sono stati un soggetto affascinante che va ricercato a fondo perché racconta la storia di una comunità, forma le persone che vivono in quel luogo. Il primo a commissionargli il ritratto di un paesaggio è stato negli anni Sessanta Italo Pietra, direttore del Giorno, giornale per il quale Pericoli stava lavorando. Questa richiesta scatena nell’artista una serie di emozioni che gli fanno capire che quella è la direzione verso la quale deve andare. Il paesaggio che Italo Pietra gli aveva richiesto era Colli del Tronto, il paese d’origine di Pericoli, e quando l’artista vi si reca si accorge di non averlo mai osservato con attenzione prima di quel momento e comprende solo in quell’istante la possibilità di trasformare, attraverso l’arte, un luogo in un paesaggio. Ha voluto studiare il paesaggio e ritrarlo da diversi punti di vista: si è aggirato all’interno per capire come era fatto sotto e, poi, l’ha osservato con gli occhi di un uccello, dall’alto verso il basso. Non solo le pianure, le colline, i borghi, i campi coltivati delle Marche, Pericoli ha dedicato una serie di tavole, carte e tele anche ai paesaggi del Piemonte, del quale era innamorato. Lo ha osservato dall’alto, come se fosse sospeso su una mongolfiera, e con le sue mani, le sue matite e i suoi pennelli ha dato vita a opere simili ad atlanti immaginari sottratti delle case, perché il soggetto protagonista era la terra, il paesaggio. Pericoli è fortemente conosciuto per i suoi ritratti di scrittori e grandi uomini di cultura, sono disegni dal tratto elegante e leggero così come i suoi acquerelli che ancora oggi vengono pubblicati su riviste e fanno da copertina a numerosi libri di diverse case editrici. Negli anni ha ritratto con ironia moltissime personalità di autori come Franz Kafka, Virginia Woolf, Ernest Hemingway, Pier Paolo Pasolini, Samuel Beckett, Beppe Fenoglio, Primo Levi e Italo Calvino, ma anche figure del mondo dell’editoria come Carlo Caracciolo. Umberto Eco nel 1990 commentava le opere di Pericoli sostenendo che ritrarre un volto significa ritrarre un pensiero, una propria visione del mondo uno stile poetico o narrativo, puntando diritto all’anima. Nel confrontarsi con l’arte di Tullio Pericoli è di difficile classificazione tanto è vero  che il maestro  ha svolto in più ambiti disciplinari il suo lavoro passando dal Citazionismo fino ad arrivare al Concettuale. A differenza di altri Tullio Pericoli avendo attraversato tantissime stagioni artistiche nelle sue opere si evince o meglio tenta di fornire un equivalente linguistico dell’immagine visiva che permetta di ridisegnare precisamente le immagini che lo hanno ispirato. Della fisionomia dei personaggi ritratti dello spazio dipinto dove Pericoli colloca le figure, e nel contempo tenta di conserva solo alcuni dettagli. L’aspetto fisico è sommariamente tracciato, la posa è evocata, gli abiti e lo sfondo solo a volte abbozzati. L’insieme delle descrizioni incluse nel testo narrativo autorizza a vedere, a cogliere nei personaggi dei tratti che restano invisibili, o appena visibili. Invece di imporre una presenza attraverso descrizioni minuziose Pericoli rende incerta la tradizione dello schizzo o ancora quella del ‘non-finito’ due tradizioni che possono essere viste contemporaneamente come suggestione o come tracce. In quanto tali, i ritratti diventano da una parte sintomatici di una maniera di mostrare suggerendo, propria alla scrittore italiano, e dall’altra capaci di fare del visibile un possibile prolungamento del leggibile. Poiché solo abbozzati, i ritratti dei personaggi che rimandano all’universo stesso dell’artista dove errano delle figure misteriose dai tratti solo suggeriti o totalmente taciuti. Questa maniera di rappresentare come nel caso dei ritratti di grandi personaggi della storia culturale, quella posizione incerta di presenza-assenza e di continuità-superamento che gli artisti contemporanei hanno ereditato dalle avanguardie novecentesche. Nel caso di Pericoli essa è tuttavia prima di tutto l’occasione di coinvolgere il fruitore chiamandolo a partecipare e attraverso la propria immaginazione e le proprie fantasie, a dar corpo e spessore ai personaggi. I ritratti di Tullio Pericoli appaiono come elementi di un lavoro ibrido nel quale parole e immagini interagiscono, si completano e si riflettono a vicenda. Davanti ai ritratti di Pericoli si evidenza il suo punto di vista, ma senza rotture, inscrivendolo in una continuità capace di sottolineare la vicinanza tra l’universo quello del pittore-disegnatore e nello stesso tempo di stabilire una circolarità in grado di annullare eventuali rapporti di subordinazione tra la parola e l’immagine. Concentrandosi su quello che non si vede nell’immagine il prima e il dopo della creazione pittorica e aggiungendo quello che essa esclude il movimento, la parola e il fuori campo della figurazione, si vuole evidenziare la parzialità e la precarietà del visibile e, nello stesso tempo, offre ai ritratti e all’autoritratto di Pericoli, grazie alle maschere e alla libertà della finzione, dei passati e dei futuri narrativi. Il testo diviene tentativo di supplire al non detto dell’immagine ma a sua volta l’immagine diventa possibilità di supplire ai silenzi della parola. Evocati dalla pittura o dal disegno e da esso solo abbozzati i ritratti e l’autoritratto di Pericoli offrono un possibile ma mai definitivo prolungamento del leggibile e fanno dell’opera una fonte di cui appropriarsi e da cui allontanarsi attraverso amplificazioni, spostamenti e sottrazioni. Lungi dall’esaurirsi a vicenda, disegno e pittura diventano dei centri di possibilità e di suggestioni infinite capaci, a loro volta, di essere continuati  dall’osservatore o ancora dal fruitore. La creazione artistica, pittorica o disegnativa, diviene così capace di dar forma, fornendone un esempio, a quella molteplicità che compone l’identità e che caratterizza la pratica artistica di Pericoli.  “L’allestimento della mostra Terre Inquiete è stato pensato come un percorso immersivo e progressivo, capace di accompagnare il visitatore dentro la visione di Tullio Pericoli, dove il paesaggio si trasforma in racconto, memoria e tensione – racconta la direttrice artistica del Museo del Paesaggio Federica Rabai -. Non una semplice esposizione cronologica ma una costruzione per nuclei tematici e visivi, in cui le opere dialogano tra loro e con gli spazi di Palazzo Viani Dugnani, valorizzandone l’architettura e la luce”. Le vedute di Pericoli si ispirano vagamente alla terra marchigiana dove è nato ma si esprimono liricamente e liberamente, divenendo paesaggi della fantasia e dell'anima. Ma se un tempo il paesaggio rappresentava quiete e pace interiore oggi la visione non è così tranquillizzante, siamo di fronte ad una natura sempre più minacciata.  Terre Inquiete offre un'immagine che si stacca dall’oggettività ma alla fine non smette di evocare il reale e le possibilità senza tempo del colore e della luce, con tocchi leggeri che raccontano di una grazia incantata e incantevole. Siamo alla catarsi, una sorta di consolazione che l’arte continuamente offre.
Biografia di Tullio Pericoli
Nato nel 1936 a Colli del Tronto, dal 1961 vive a Milano. Nel 2024 l’Accademia dei Lincei gli conferisce il Premio Internazionale Feltrinelli per l’Arte. Nello stesso anno il Palazzo Reale di Milano dedica un’esposizione antologica alla sua pittura di paesaggio, che fa seguito a quella di disegni ospitata nel 1991 nella Sala delle Cariatidi. Negli anni ha esposto ritratti e paesaggi presso numerosi musei e gallerie in varie città, tra cui Amburgo, Ascoli Piceno, Bologna, Dublino, Londra, Milano, Monaco, New York, Parigi, Stoccolma, Tokio. Ha messo in scena Il Turco in Italia e L’Elisir d’Amore all’Opernhaus di Zurigo e al Teatro alla Scala di Milano. I suoi libri d’arte sono stati pubblicati da Adelphi, Grasset, Hanser, Prestel, Siriuela, e la casa editrice Adelphi ha pubblicato i suoi scritti: Pensieri della mano (2014), Incroci (2019), Arte a parte (2021).
 
Museo del Paesaggio di Verbania, sul Lago Maggiore
Terre Inquiete di Tullio Pericoli
dal 30 Maggio 2026 al 1 Novembre 2026
dal Lunedì alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00
Martedì Chiuso
Museo del Paesaggio di Verbania, sul Lago Maggiore mostra Terre Inquiete di Tullio Pericoli 2026, Istallation view courtesy Museo del Paesaggio di Verbania
Fonte:  UFFICIO STAMPA MUSEO 
Laura Cometa press@lauracometa.com | + 39 327 1778443