Giovanni Cardone Settembre 2021
Fino al 31 Dicembre 2021 si potrà ammirare ai Musei Capitolini di Roma la mostra  L’Eredità di Cesare e la conquista del tempo. L’iniziativa promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è ideata e curata dalla Direzione Musei archeologici e storico-artistici ed organizzazione a cura di Zètema Progetto Cultura. E’ un progetto espositivo multimediale che racconta in maniera evocativa e coinvolgente le vicende e i protagonisti della storia di Roma antica attraverso i Fasti Capitolini. Questi straordinari calendari incisi nel marmo, dalla metà del ’500, sono esposti su disegno di Michelangelo Buonarroti sulla parete di fondo della sala della Lupa un tempo sala dei Fasti antichi, nell’appartamento dei Conservatori parte del complesso dei Musei Capitolini. Tra le righe scolpite nel marmo è narrata la storia di Roma che tutti studiano sui libri scolastici e spesso al visitatore frettoloso sfugge la menzione di personaggi universalmente noti come : Romolo, Tarquinio il Superbo, Giulio Cesare, Augusto, al pari di famose battaglie e importanti conquiste. Una proposta innovativa e coinvolgente per scoprire e approfondire la storia di Roma, dalla sua fondazione nel 753 a.C. alla fine dell’età repubblicana e agli albori dell’età imperiale nel 31 a.C. grazie a una testimonianza storica e archeologica unica nel suo genere. Nel vedere questa mostra multimediale che mi ha permesso di rivivere la grandezza di Roma e suoi fasti con le sue grandi conquiste ovvero Roma ‘Caput Mundi’. In qualità di studioso e di storico da tempo avevo iniziato un mio studio storiografico e scientifico sulla nascita di Roma le mie ricerche e dalle mie analisi risulta ancora oggi un dibattito aperto. Come ho sempre pensato Roma per me è entità urbana nasce attorno i secoli XI - X a.C. nell’ultima fase dell’età del bronzo come una sintesi un sinecismo dei vari villaggi presenti nelle aree limitrofe della Roma moderna. I primi insediamenti nascono verso il mare Tirreno, a est della città di Roma, con gli spostamenti delle popolazioni elleniche e successivamente la fondazione delle prime città etrusche. Altro elemento naturale che ha favorito lo sviluppo insediativo nell’area era la presenza del fiume Rumon, Albula o Tiberis, il quale permetteva un facile collegamento tra la costiera e l’entroterra. Tra le città latine a sudest e quelle etrusche a nord-ovest si fonda il primo agglomerato urbano sul Palatino, attorno alle valle di quello che sarà il Foro Romano. Tali insediamenti erano simili alle città-villaggi dell’epoca del Ferro presenti in tutta la Penisola, organizzati come piccole comunità attorno alla struttura primitiva della capanna con un sistema difensivo come una prima forma di fortificazione. Dopo il VIII secolo a.C. con la crescita demografica si distingue la città dei vivi dalla città dei morti, con lo spostamento della necropoli dalla valle del futuro forum sull’Esquillino. Durante questo periodo si definisce per la prima volta il nome della città Roma, che secondo alcune ipotesi deriva dalla parola greca “ρ?μη” che significa “forza”. Secondo la tradizione, Romolo, il primo dei Re di Roma, fonda la città il 21 aprile del 753 a.C. dopo aver ucciso il fratello Remo. La leggenda narra che Rea Silvia, sacerdotessa delle vestali e figlia del Re Numitore, discendente di Enea, ha concepito con il dio Marte due gemelli, Romolo e Remo. Dopo la nascita, il Re Amulio incaricò un servo di uccidere i due gemelli; egli non potendo eseguire l’ordine del Re, abbandonò la cesta sul fiume Tevere. La tradizione vuole che la cesta fu ritrovata da una lupa sulla zona del Velabro, tra i colli del Campidoglio e del Palatino, nell’area nota come Cermalus. Romolo e Remo, salvati dalla lupa, sono stati allevati nei pressi del Palatino dal pastore Faustolo e la moglie. Da adulti, avendo scoperto la propria identità, fanno ritorno ad Alba Longa, luogo natale, dove uccisero il Re Amulio e rimisero nel trono il nonno, Re Numetore.
Dopo aver ottenuto il permesso di fondare una nuova città, i gemelli ritornano nel luogo dove sono cresciuti; Romolo scelse come posto il colle del Palatino per fondare la città, dandoli il nome Roma, mentre Remolo scelse l’Avertino e il nome Remora. Come narra Plutarco i due fratelli si scontrarono per la fondazione di questa nuova città. Alla fine ha vinto Romolo, il quale dopo aver sepolto il fratello gemello, fondò Roma intorno al luogo consacrato del Comitium, nel futuro Foro Romano. Con Romolo come primo e unico Re di Roma si segna l’inizio dell’età Regia, dal 753 al 509 a.C. con la successione dei sette re - Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, ServioTullio e Tarquinio il Superbo. Con la fine dell’età regia finisce la fase monarchica dei Sette Re di Roma con le guerre civili che segnano il termine della componente etrusca nella zona. Durante questo periodo, in particolare tra il 509 a.C. e il 27 a.C. con l’ascesa di Augusto, la città è governata da un oligarchia repubblicana. La trasformazione subita in questo lungo periodo altera il carattere della città che si presenta non più come un piccolo villaggio, città-stato, ma si fondano le basi per diventare la grande capitale dell’Impero Romano in età imperiale. Durante la fase repubblicana l’attività edilizia fiorisce a Roma. Con l’aumento demografico la città si espande e nella valle presente sui piedi del Palatino si sviluppa il nuovo centro: il Foro Romano o Forum Magnum. Questo spazio di forma trapezoidale, con limiti ben definiti sia nella parte nord che in quella sud, sarà il luogo del potere dove si costruiranno tanti edifici pubblici, civili e religiosi, luogo di propaganda e di commercio, fino allo sviluppo degli Fori cosiddetti Imperiali costruiti a partire della fine del I secolo a.C. Osservando la pianta dell’antica città di Roma si può notare che a differenza con le città provinciali che erano sviluppate secondo gli assi principali, il cardo e il decumano, presentando un impianto ben preciso e regolare, a Roma mancava questa chiara definizione degli spazi urbani. Con il Principato di Augusto alla fine del I secolo a.C. nasce la figura dell’Imperatore; egli non era un monarca assoluto ma la figura di riferimento in un sistema di “Repubblica restaurata”. Durante l’epoca repubblicana furono i consoli le persone che avevano il dovere di occuparsi della sistemazione della viabilità, l’organizzazione degli spazi pubblici e l’allestimento dei ludi durante le festività. Questa eredità venne trasmessa agli Imperatori, condottieri vittoriosi, che finanziavano i lavori pubblici usando i bottini delle guerre. Queste opere donate ai cittadini di Roma erano una dimostrazione del potere dell’Imperatore, che con la sua generosità offriva questi regali al popolo. Oltre tutto in questi manufatti veniva raccontata la storia di ogni Imperatore e le vittoriose battaglie che hanno stabilito il potere dell’Impero sotto forma di propaganda; dopo tutto la figura dell’Imperatore restava sempre legata al magistrato eletto in età repubblicana ma nello stesso tempo espresso come futura divinità statale - il divo. Augusto fu il primo Imperatore. Egli ha rigenerato l’aspetto dell’Urbe. Collegandosi all’opera costruita da Cesare nella parte settentrionale del Foro Romano e seguendo questo nuovo orientamento, Augusto fa costruire il proprio foro con il grandioso Tempio di Marte Ultore. Altri Imperatori in seguito avrebbero costruito i propri fori, generando cosi una serie di spazi pubblici conosciuti come Fori Imperiali. Questi ambienti divennero il nuovo centro di potere, della vita politica, sociale ed intellettuale, lasciando cosi in secondo piano il Foro Romano. Oltre ai nuovi Fori, gli Imperatori costruirono molti altri edifici pubblici di carattere monumentale; edifici dedicati alla cura del corpo, le cosiddette Terme Imperiali, edifici per i ludi, tra i principali il Colosseo, il Teatro di Marcello e il Circo Massimo, ma anche infrastrutture come acquedotti, nuove vie basolate e il Portus di Traiano. Durante il periodo imperiale Roma ha conosciuto una fioritura. La popolazione si è quasi quadruplicata, raggiungendo quasi un milione di abitanti. Queste opere pubbliche, aperte ai cittadini divennero cosi il luoghi quotidiani frequentati da tutti. Le origini di Roma affondano nel mito tuttavia, sia le testimonianze scritte, sia le rilevanze archeologiche, sembrano concordare su un dato la cui rilevanza non è trascurabile. Ovvero che, per ricercare la genesi della città di Roma e di quello che poi sarebbe divenuto il suo immenso impero, bisogna indagare un luogo ben preciso che, per le sue particolari condizioni, ha dato origine a tutto ciò.
Il luogo in questione, che evidentemente possiede una propria interiorità, ovvero l’anima del luogo , come dice James Hillman , è l’area pianeggiante compresa fra i tre colli Palatino, Capitolino ed Esquilino. Questa valle, scelta dagli abitanti dei colli stessi come il centro dei loro affari e dei loro mercati, venne chiamata Forum . Ovviamente le condizioni morfologiche dell’area suddetta la rendevano paludosa e inabitabile, per questo il re Tarquinio Prisco promuove la costruzione della Cloaca Massima, una delle più antiche condotte fognarie giunte fino ai giorni nostri. Quest’opera che attraversa tutta la valle da nord-est a sud-ovest per poi immettersi nel Tevere segna l’inizio della vita del Foro Romano o Forum Magnum, come lo chiamavano gli antichi. Questo per distinguerlo dagli altri Fori della città che hanno rivestito una rilevanza assai minore: il Foro Boario, il Foro Suario, il Foro Piscario ed il Foro Olitorio, rispettivamente destinati al commercio dei buoi, dei suini, dei pesci e degli erbaggi. Le più antiche testimonianze di quello che sarebbe poi divenuto il centro politico, religioso e commerciale della città di Roma risalgono alla media-tarda età del bronzo. Infatti li sono stati trovati resti di insediamenti risalenti all’XI secolo a.C. e corredi funerari risalenti al X secolo a.C. Invero nei pressi del guado del Tevere si formò a poco a poco una struttura emporica di approvvigionamento sotto la protezione dell’Ercole italico, protettore del bestiame transumante Alla fase proto laziale, invece, appartengono i resti di una necropoli, risalente al X secolo a.C., ed i resti di insediamenti del IX secolo a.C. rinvenuti sul colle Palatino. Dal punto di vista letterario le più antiche testimonianze della storia di Roma arcaica risalgono al periodo compreso tra il IV e il III secolo a.C., con un processo di continuo arricchimento che culmina in età augustea con le opere di Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso. Entrambi rielaborano il medesimo materiale messo a disposizione dall’annalistica romana, seppur con un diverso programma storiografico. Gran parte della narrazione dionisiana, oltre a fornire un’iniziale etnografia del popolo romano, descrive alcuni episodi storici, ritenuti di valore epocale, ovvero una ricerca che ci permette di capire la verità nonostante le testimonianze storiche. Questo processo storiografico talvolta definito erroneamente come retorico, risponde invece alla concezione di un ripetersi della storia per la costante coerenza della natura umana. Perciò viene ritenuta probabile e possibile la ricostruzione del passato sull’esperienza della realtà del presente. Di conseguenza, non solo la possibilità di ritrovare nel passato problemi politici contemporanei, ma anche di immaginare lo stesso passato e di ricostruirlo concretamente. Fondamento di questa continuità e coerenza storiografica e politica è la concezione di uno sviluppo lineare della vicenda storica romana. La visione lineare del tempo e della storia, che contraddistingue ancora oggi il pensiero occidentale, ci porta a considerare i resti archeologici unici, irripetibili e di esempio per il presente. Si trova un generale accordo nel ritenere che la prima storiografia romana risalga alla fine del III secolo a.C. con chiari intenti politici, dimostrati dall’utilizzo della lingua greca, rivolti al mondo magno greco e greco, in vista di un accoglimento di Roma in una comunità culturale e politica riconosciuta superiore. Anche lo stesso scrittore romano Quinto Fabio Pittore non esita ad utilizzare fonti greche, e a citarle, per la stessa storia di Roma arcaica. Questa esigenza di avvicinamento della storiografia romana al mondo greco cresce fino alla metà del II secolo a.C. Infatti, come nelle Origines di Catone, pur ponendo particolare attenzione alle vicende delle origini e alla presenza di fattori nobilitanti di grecità, la storiografia inizia a rivolgere i propri interessi ai problemi della politica interna della città. La più antica annalistica romana è così descritta da Dionigi, che, parlando di Fabio Pittore e Cincio Alimento, dice: «l’uno e l’altro di costoro, gli avvenimenti ai quali essi stessi partciparono, narrarono con precisione per la conoscenza diretta che ne avevano, ma i fatti antichi, quelli accaduti posteriormente alla fondazione della città, li scorsero per sommi capi». Pertanto si evince che la più antica storiografia romana che aveva trattato la storia della città dopo la sua fondazione, l’aveva fatto solo per sommi capi. Si può inoltre dedurre che essa si dilungasse maggiormente sull’età preromulea, per la quale si poteva reperire maggiore materiale grazie alle fonti greche.
Si può pertanto ipotizzare che per il periodo delle origini ed anche per quello della monarchia vi sia stato già nella storiografia greca, a partire dalla fine del IV secolo a.C., un diretto interesse a rievocare la storia di Roma all’interno di quella greca. Durante il processo culturale legato alla colonizzazione greca in Italia, i coloni greci vengono in contatto con le popolazioni locali, per lo più etruschi. Pertanto la localizzazione in occidente di miti greci, soprattutto ricollegati al ritorno degli eroi dalla guerra di Troia, è perlopiù opera di mercanti e coloni greci e rappresenta per essi un fattore legittimante e nobilitante. Si crea così un patrimonio comune di miti e leggende. Non è chiaro in quali circostanze le origini di Roma vengano ricollegate alla fuga di Enea e dei suoi Troiani in Occidente. Certamente, nel IV secolo a.C., l’accettazione del mito da ambo le parti, greca e romana, è da attribuire alla crescita dei rapporti tra Roma ed il mondo sud italico, a scapito del ruolo dell’Etruria che costituiva la principale opposizione all’egemonia di Roma. Tuttavia l’accoglimento del mito eneico crea complicati problemi cronologici, pertanto, per colmare lo iato tra l’arrivo di Enea e la “fondazione” della città, viene introdotta la serie dei re Albani, già noti alla storiografia greca. Ancora più singolare è l’accoglimento a Roma della leggenda di Romolo e Remo, di probabile origine locale, viene rielaborata nel IV secolo. Con l’avanzata dei Romani in Italia e nel Mediterraneo il mondo greco comincia, con Timeo, ad interessarsi seriamente a Roma. L’attenzione si rivolge, non tanto alla storia arcaica della città, ma piuttosto alle sue istituzioni politiche e militari, nelle quali vengono riconosciute le ragioni della superiorità romana. Questa attenzione si conclude con il VI libro delle Storie di Polibio. Varie sono le ipotesi che si possono enucleare riguardo all’organizzazione e radicamento della tradizione, tuttavia alla base è sicuramente presente l’idea di uno svolgimento lineare e progressivo dello stato romano. Questa visione che si vedrà anche in seguito, nonostante con Catone si ammetta uno sviluppo costituzionale con successivi apporti di generazioni, porta come punto di arrivo alla “costituzione” di Romolo. L’idea di “statalità” sembra così assumere concretezza con la proiezione nell’età regia di istituti politici e giuridici affinché acquistino, con la vetustà, una maggiore legittimazione e avvalorino l’idea di uno stato già precisamente organizzato sin dalle origini. Tuttavia la storiografia moderna, per di più sulla base di comparazioni antropologiche, ha elaborato il concetto di formazione, applicandolo non soltanto alla composizione dei gruppi etnici, ma anche allo svolgimento vitale della comunità. Infatti essa solamente attraverso un lungo e lento processo approderà alla costituzione della città, ovvero quell’organizzazione cittadina, sociale e politica integrata, che nella prassi e nel pensiero politico antico appare come il momento più alto della convivenza civile. Partendo dalle evidenze archeologiche, sul piano della struttura urbana, si ipotizza nell’area laziale un fenomeno di sinecismo, ovvero quel processo aggregativo che porta, nell’area laziale, insediamenti dispersi o villaggi ad associarsi, ad accentrarsi e a gravitare su un centro politico e religioso. Su queste fondamenta potrebbe poi essere sorta la città-stato. Dal punto di vista degli aspetti economici questo lungo processo ammette influenze esterne, come per esempio i rapporti commerciali con il mondo greco che potrebbero aver favorito indirettamente dall’interno questo processo aggregativo. Pertanto la città di Roma nasce dalla fusione di villaggi sorti sui colli prospicienti il guado sul fiume Tevere, nei pressi dell’isola Tiberina. In questo punto si intersecano il fiume navigabile, rotta del commercio del sale, e la direttrice terrestre che collega l’Etruria con la Campania. Per questa particolare condizione geografica il primitivo insediamento viene a configurarsi come luogo di incontro, favorendo quel processo di integrazione e assimilazione che sarà poi caratteristico di tutta la storia di Roma. Dal punto di vista sociologico, invece, nel periodo arcaico la storia di Roma è caratterizzata dalla presenza di una comunità prestatale, dominata da gruppi gentilizi, distribuiti sul territorio, legati fra loro da vincoli di parentela e più genericamente di solidarietà. Questi gruppi, caratterizzati anche da culti propri, controllano le attività economiche che si svolgono nelle aree di pertinenza e per questo hanno alle loro dipendenze i clienti, elementi inferiori della popolazione.
Ne consegue che i territori appartenessero alle gentes infatti sarà solo con l’affermarsi di un potere statale che si formerà il concetto di ager publicus, ovvero terreni pubblici frutto delle conquiste poi assegnati a cittadini che ne erano privi da qui la crescita della proprietà privata. La mostra attraverso il videomapping, la grafica e un commento sonoro, l’esposizione multimediale offre al pubblico gli strumenti per rintracciare sulla parete elementi che, seppure presenti all’interno del proprio bagaglio conoscitivo sulla storia di Roma, non ci si aspetta di ritrovare in quella sede e in quelle forme. Le proiezioni avvengono direttamente sulla parete marmorea alternando il videomapping che indica e sottolinea le parole e le frasi salienti nei calendari a una videoproiezione classica che va a sovrapporsi alla parete stessa quasi annullandola e trasformandola in uno schermo su cui narrare attraverso le immagini gli episodi appena rievocati dai nomi dei protagonisti evidenziati tramite il videomapping. Il progetto costituirà la prima tappa di avvicinamento alla mostra “La Roma della Repubblica”, in programma nel corso del 2021 presso gli stessi Musei Capitolini. L’esposizione è concepita in continuità con “La Roma dei Re”, ospitata ai Musei Capitolini tra il 2018 e il 2019, come secondo episodio del ciclo “Il racconto dell'archeologia”.
 
Musei Capitolini -  Roma
L’eredità di Cesare e la conquista del tempo
Dall’ 8 Febbraio al 31 Dicembre 2021
Dal Lunedì alla Domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30