Fino al 6 Gennaio 2022 si potrà ammirare la mostra ‘Gladiatori’, appena si sono aperti i musei ho comprato il biglietto ed ho potuto vedere questa mostra unica al mondo, essa è composta da centosessanta reperti che nel Salone della Meridiana risultano suggestivi tasselli di un affascinante viaggio di ricerca in sei sezioni: 1) Dal funerale degli eroi al duello per i defunti, 2) Le armi dei Gladiatori, 3) Dalla caccia mitica alle venationes, 4) Vita da Gladiatori, 5) Gli Anfiteatri della Campania, 6) I Gladiatori ‘da per tutto’. Come dice il direttore Paolo Giulierini : “Idoli delle folle, bramati dalle donne e protagonisti di storiche ribellioni, i gladiatori furono baciati da una fama che già alla loro epoca varcò i confini delle arene e che nel corso dei secoli si è ulteriormente ingigantita,basta pensare ai tanti film che ne hanno spettacolarizzato le vicende o al ruolo che il termine stesso ha assunto nel nostro vocabolario e nella quotidianità. Quante volte abbiano definito 'gladiatori' gli idoli dello sport e del calcio in particolare? E “Gladiatori del nostro tempo” sono certamente donne e uomini coraggiosi che si battono per portare al successo nobili missioni, primi tra tutti gli operatori sanitari in lotta contro Covid-19. La mostra ha l'ambizione di raccontare non solo il mito, ma anche la dimensione umana del gladiatore: non ne nasconde gli elementi più duri, ma li inserisce in una cornice più ampia, rivelando gli uomini sotto gli elmi e il contesto storico in cui vivevano. Da un certo punto di vista, è l' esposizione più sofferta e simbolica che abbiamo realizzato al Mann : come gli antichi gladiatori, oggi ci sentiamo tutti un po' feriti e sofferenti. Ma, prendendo spunto dal loro coraggio e dalla loro tenacia, siamo pronti a rialzarci” . Guardando i centosessanta reperti esposti che si rifanno alla vita dei Gladiatori e agli Anfiteatri Campani da buon napoletano e campano ho rivisto le gesta leggendarie di Spartucus che secondo la tradizione letteraria Spartacus  fu un nome che gli fu dato durante la schiavitù,  egli era un pastore nato in Tracia intorno al 109 a.C., una regione che oggi comprende i confini di Grecia, Bulgaria e Turchia. Le vicende che circondano questo indomito guerriero capace di sbaragliare più volte l’esercito romano,come accade spesso in questi casi sono annebbiate dal sempiterno incedere del tempo, che talvolta cancella e talaltra enfatizza le imprese dei comuni mortali. Tuttavia, le numerose tracce tramandate fino ai nostri giorni ci permettono di tratteggiare con buona approssimazione le peripezie di Spartacus, l’uomo che con i suoi ideali e con la sua sete di giustizia fece tremare Roma. Si racconta che durante la battaglia i Romani riuscirono ha bloccare ogni sentiero di fuga . Mentre Spartacus e i suoi uomini si calarono nella notte attraverso i pendii più ripidi del Vesuvio con l’ausilio di corde ricavate da tralci di vite, annientando con l’arguzia e con la forza la prima spedizione romana. Il clamore che ebbe quest’incredibile vittoria fu tale che da tutta la Campania accorsero migliaia di schiavi e di contadini ad infoltire le fila dei ribelli. La morte misteriosa di Spartacus come ci dice Sallustio: “ Il console Lentulo non esitò a lasciare le colline e accelerare il ricongiungimento con il suo collega, ma ciò porta a Spartacus una vittoria più facile e completa, a seguito della quale, per onorare la morte di Crisso, forzò per coprire la vergogna, 400 prigionieri romani a combattere come gladiatori intorno al loro capo. E nonostante questo dolce risultato, Spartacus, sempre lontano da qualsiasi presunzione”. Altre fonti storiche e storiografiche narrano che Spartacus fu catturato e poi crocifisso sulla via Appia, accompagnato da seimila dei suoi uomini. La leggenda del suo nome era però destinata a sopravvivere alla sua morte, i suoi ideali di libertà e di uguaglianza, il suo giudizio e le abilità da stratega militare continuano ancora oggi, dopo oltre due millenni, a stupire e ad ispirare il mondo. La mostra è divisa in sezioni e possiamo dire che è un viaggio lungo nel tempo che ci permette di capire usi e costumi dell’antica Roma.
Questo lo si evince dalla prima sezione una descrizione accurata dei nove manufatti esposti in questo segmento iniziale dell’allestimento, si parte naturalmente dal Vaso di Patroclo del 340-320 a.C., appartenente alle collezioni del Mann, il cratere fu scoperto casualmente a Canosa nel 1851, all'interno di una monumentale sepoltura sotterranea destinata ad ospitare le spoglie di un cavaliere. Il vaso, alto oltre un metro e mezzo, presenta una ricca decorazione, la scena principale si sviluppa su tre registri e si ispira all'Iliade di Omero. Il centro della raffigurazione è occupato dalla pira che, identificata dalla scritta "Patroklou taphos" come tomba di Patroclo, era stata fatta preparare da Achille per il funerale dell'amico morto. Nel contempo si possono ammirare della lastre del IV secolo a.C. , provenienti dalla Necropoli del Gaudo di Paestum, si tratta della tomba 7, tra cui spiccano, in particolare, due raffigurazioni: la prima scena è una lotta tra guerrieri, accompagnati da una suonatrice di doppio flauto mentre la seconda scena è una caccia al cervo. In questa sezione si può ammirare anche il rilievo con scena di combattimento di Gladiatori del I sec. a.C., rinvenuto a Roma sulla via Ostiense, il reperto è custodito al Museo Nazionale Romano e proveniente da un antico monumento funerario, è messo in dialogo con l’opera di Francesco Morelli, che riproduce la decorazione ormai perduta della tomba pompeiana detta di Umbricio Scauro. L’olio su tela di Francesco Netti riflette la rilettura contemporanea del mito dei gladiatori nel dipinto, in prestito dal Museo di Capodimonte, la raffigurazione degli eroi al triclinio dopo il combattimento all’arena. Nel contempo durante il percorso della mostra c’è una bellissima descrizione fatta sulle armi dei Gladiatori che non erano semplici strumenti per lo scontro con gli avversari, ma simbolo della provenienza etnica e delle classi dei Gladiatori. E’ possibile ammirare i circa cinquanta esemplari della celebre collezione di armi provenienti soprattutto da Pompei ed appartenenti al patrimonio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. I reperti più importanti sono gli elmi, scudi, schinieri, spallacci, cuspidi di lancia, pugnali e spade, soltanto sporadicamente esposti all’Archeologico nella loro completezza, entreranno a far parte del nuovo ed ampliato allestimento pompeiano del Mann nella sua varietà e ricchezza, fu proprio questa raccolta ad essere fonte d’ispirazione per il celebre film sui Gladiatori di Ridley Scott e con Russel Crowe. La collezione rappresenta la più celebre raccolta di armi di epoca romana giuntaci dall’antichità. Nel Settecento fu ritrovata a Pompei nel Quadriportico dei Teatri che fu adibito a Caserma dei Gladiatori dopo il terremoto del 62 d. C. Sottoposta dall’epoca borbonica in poi, a successive campagne di restauro la raccolta è stata anche ammirata in occasione di importanti esposizioni internazionali organizzate in Europa e negli Stati Uniti, tramite i reperti spesso riccamente decorati, è possibile cogliere le differenze tra le diverse classi dei Gladiatori. Tra le tipologie più note vi è il Mirmillone che indossava un elmo pesante, che copriva l’intero volto, attaccava con una lunga spada e si difendeva con un largo scutum ricurvo, mentre le gambe erano protette con un solo schiniere (ocrea), spesso adornato con motivi mitologici. Nell’allestimento si ritrovano veri e propri capolavori, che testimoniano quanto le armi dei gladiatori siano quasi creazioni artistiche, caratterizzate da un articolato sistema decorativo a questo proposito, gli studiosi hanno osservato che la collezione pompeiana includesse esemplari da parata, non necessariamente indossati durante gli scontri. Spaziando tra questi reperti, in mostra è possibile quasi cimentarsi a ricostruire l’armatura di un Mirmillone come caso esemplificativo, assumiamo lo splendido Elmo con Muse e l’ocrea, entrambi componenti realizzati con un ricco apparato decorativo. Sulla calotta dell’elmo, vi è un altorilievo, in cui sono raffigurate, da un lato, Clio  che era la Musa della Storia mentre Polimnia era la Musa dell’Arte, mentre sono di fronte Urania Musa dell’Astronomia ed infine Euterpe Musa della Poesia Lirica. Sull’ocrea, invece, ci sono due schiere di amorini il primo gruppo di tre eroti trasporta un fulmine, un elmo, un’asta ed un caduceo mentre il secondo terzetto, invece realizzato in bassorilievo di dimensioni più piccole, caccia un cinghiale con l’aiuto dei cani. Avversario immancabile del Mirmillone era il Trace, il cui nome conserva ancora la connotazione etnica di una delle popolazioni nemiche di Roma, questo combattente aveva un elmo che prescindendo dalla maggiore o minore raffinatezza di esecuzione, era caratterizzato da un cimiero con la riproduzione di un grifone. Diversa la dotazione di armi che accompagnava il Secutor che si opponeva al Retiarius, indossando elmo tondeggiante, sono due gli esemplari in esposizione . Simile a quella del Secutor è l’armatura del cosiddetto Provocator che portava un elmo liscio con paranuca posteriore, impugnava armi da taglio e si sfidava quasi esclusivamente con la stessa categoria di combattenti da non perdere nell’esposizione vi sono due elmi con aquila uno raffigurante il busto di Ercole e in fine la maschera del gladiatore che si trovava tra elmo e spada. Il Reziario infine combatteva sollevando una rete munita di pesi per avvolgere gli sfidanti, tra le armature specifiche di questa tipologia di gladiatore, figura il galerus ovvero placca protettiva su spalla sinistra e si estesa a proteggere la gola che ritroviamo in interessanti esemplari  quali galerus con busto di Eracle ed amorini e con delfino, tridente, ancora, timone e granchio. Nella sezione vi sono anche diversi reperti legati ai momenti musicali che accompagnavano le gare dei Gladiatori sempre provenienti da Pompei, alcuni cornua del I sec. d.C. ed una copia moderna di una doppia tibia da un originale del I sec. d.C. in prestito  dal Museo della Civiltà Romana. In dialogo con la splendida collezione di armi da Pompei, vi sono alcuni rilievi che  risalgono alla fine del I sec. a.C. la scena di combattimento fra Gladiatori, in prestito dal Parco Archeologico del Colosseo e dai Musei Capitolini proviene la raffigurazione dello scontro tra Retiarius e Secutor. Fanno parte della collezione del Mann il Dislocato in Atrio di età neroniana-flavia con scene di spettacoli gladiatori questo reperto fa parte dalla necropoli marittima di Pompei che fa parte della collezione del Mann. Qui la rappresentazione segue le tre fasi dei giochi, nel registro superiore vi è la parata durante la quale sfilavano i partecipanti alla giornata di giochi, nel registro centrale che ha dimensioni maggiori, si svolge il combattimento tra i Gladiatori mentre nella parte inferiore c’è  la caccia agli animali feroci. Infine è un’imperdibile incursione nell’arte contemporanea dato che viene affidata al genio di Giorgio De Chirico la suggestiva rappresentazione pittorica “Gladiatori e arbitro III”  del 1931 che si trova Casa Cavazzin di Udine. Un altro momento sono le venationes che rappresentavano il momento di apertura degli spettacoli dei gladiatori che vennero istituiti  nel 186 a.C. da Marco Fulvio Nobiliore  restarono in voga sino al tramonto dell’Impero ovvero fino all’ultimo spettacolo di questo genere  che fu organizzato sotto Teodorico nel 523 d.C., le cacce nelle arene rivestivano un profondo valore politico, culturale e simbolico. I venatores infatti incarnavano le virtù di tenacia e coraggio e si cimentavano negli scontri con gli animali dopo un duro allenamento e si calcola che circa due milioni e mezzo di fiere, che provenivano da diverse regioni dell’Impero quali l’Africa Settentrionale, Asia Minore e Germania, furono ammazzate in oltre cinque secoli di lotte. Peculiare la scenografia in cui si svolgevano le venationes ovvero, nelle arene erano allestiti veri e propri spettacoli con fondali ed ambientazioni di matrice storica e mitologica con animali feroci con cui solitamente si cimentavano i cacciatori che erano bufali, orsi, leoni ed elefanti. Tra le sette opere esposte in questa sezione della mostra spicca la lastra Campana con scena di venatio nel circo, presso il Museo Nazionale Romano l’opera che fa parte di un fregio realizzato tra 40 e il 60 d.C., raffigura una caccia nel Circo Massimo, riconoscibile dalla colonna sormontata da una statua e da altri elementi architettonici. Nell’allestimento è possibile ammirare anche il pluteo con caccia di Meleagro ed Atalanta del II sec. d.C presso l’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere che rievoca il sostrato mitologico degli spettacoli, proveniente dagli scavi romani di Aventicum e conservato nel Musée Romain di Avenches. Dal sito archeologico di Augusta Raurica e dal patrimonio del relativo Antiquarium è stato dato in prestito l’interessante reperto di un cranio di orso del II sec. d.C., e nel contempo si può ammirare la scena di damnatio ad bestias  della seconda metà IV- V sec. d.C., che si trova presso il Museo della Cripta del Museo Nazionale Romano, nelle stessa sezione troviamo il dittico di Flavio Areobindo, il cui termine ‘post quem’è del 506 d.C. l’opera è conservata presso Zurich Schweizerisches Landesmuseum.
L’Articolata decorazione del dittico in particolar modo nella parte superiore dove è visibile il console che dà inizio agli spettacoli mentre nella sezione inferiore vi sono spettatori intorno all’arena mentre assistono ad una caccia di leoni e ad una sfida di alcuni atleti contro gli orsi. Come tutti noi sappiamo il mito dei Gladiatori ha avuto una fortuna perenne, dall’antichità sino ai giorni nostri, accanto alle figure degli eroi questa la mostra si propone di raccontare la dimensione più ‘umana’ dei protagonisti dei celebri scontri nelle arene imperiali. In questa sezione, i reperti permettono di ricostruire le caratteristiche della “persona sotto l’elmo”, partendo da alcuni e specifici aspetti della dimensione più “lontana dall’arena” tra cui, l’alimentazione, la medicina, la chirurgia, l’individuo e la morte. Nell’allestimento, dunque sono presenti alcuni reperti di archeobotanica che fa parte della collezione del Mann , e si tratta di panico, orzo, favino, lenticchie, farro, di provenienza vesuviana e databili al I sec. d.C. I Gladiatori avevano una dieta molto povera di proteine animali e basata, piuttosto, su cereali e legumi, non a caso i combattenti furono definiti hordearii, mangiatori di orzo. Questa tipologia di alimentazione sembrava favorire la formazione di grasso corporeo, che potesse proteggere meglio dai violenti attacchi dei nemici. La cura della persona passava, naturalmente, anche attraverso i rimedi per lenire le ferite inflitte durante i combattimenti e le venationes. In mostra vi sono alcuni suggestivi reperti, che testimoniano le pratiche mediche e chirurgiche più seguite e tra gli esemplari esposti, necessario menzionare il coperchio decorato della cassetta medicale  ritrovata ad Ercolano nel I sec. d.C., la cassetta medicale in bronzo, l’astuccio con strumenti, la pinza da dentista, la pinza e la ventosa chirurgica, il flebotomo e tre strigli decorati con gladiatori questi ultimi esemplari provengono da Pompei e sono databili al I sec. d.C.. Nella sezione c’è  uno spazio di approfondimento dedicato al Gladiatore narrato attraverso le iscrizioni ed i rilievi funerari, dall’Antikenmuseum di Basilea proviene la stele di Peneleos  del III sec. d.C., mentre dai Musei Capitolini giunge in prestito la stele di Aniceto del II d.C. ed infine è stata rinvenuta a Pozzuoli, ma appartiene alle collezioni del Mann, l’iscrizione funeraria del Mirmillone Paeraegrinus  del 201-300 d.C. Due le curiosità di questo segmento dell’allestimento, Gladiatori ospita infatti tre degli scheletri ritrovati in una vasta necropoli di gladiatori portata alla luce a York, i resti appartengono ad uomini di differenti età (20/20 anni, 18/25 anni e 36/45 anni), restituiscono anche una serie di elementi utili alla ricostruzione dell’area di provenienza e del regime alimentare dei lottatori. Completano la sezione anche alcuni splendidi gioielli d’oro rinvenuti nella Caserma dei Gladiatori a Pompei, tra i monili spiccano due anelli d’oro così come i braccialetti di lamina ripiegata, secondo gli studiosi gli ornamenti appartenevano ad uno dei tanti fuggiaschi che si rifugiò nel Quadriportico dei Teatri per scongiurare la morte. Superata ormai la visione “romanzata”, seppur suggestiva che ne attribuiva la proprietaria ad una donna, ritenuta amante di un Gladiatore. Questa sezione della mostra ci riporta nel nostro mondo contemporaneo unendo le nuove tecnologie all’archeologia  attraverso modelli e apparati grafici su supporti digitali una rappresentazione interessante, o meglio un focus sugli antichi anfiteatri. Risale alla fine del II sec. a. C. la realizzazione degli edifici destinati ad accogliere gli spettacoli dei gladiatori, proprio in Campania e furono innalzate le prime costruzioni stabili per i munera sino a quel momento svolti nel Foro. Diverse sono le peculiarità di questo segmento allestitivo per la prima volta grazie ad un progetto realizzato da Altair 4 Multimedia, sono state ricostruite virtualmente le sequenze di affreschi che adornavano l'Anfiteatro di Pompei. Le pitture che sono state scoperte tra il 1813 ed il 1815 e abbellivano il muro di separazione tra l'arena e le gradinate dell'edificio le opere non ebbero lunga vita a seguito del loro ritrovamento perché dopo un primo danneggiamento da parte di ignoti, crollarono definitivamente nel 1816. Si deve a Francesco Morelli che ne riprodusse i dettagli con le proprie tempere esposte in mostra, la successione fedele dei sei pannelli figurati tra le singole rappresentazioni, vi erano otto sezioni dipinte a squame ed a finto marmo separate da erme, Vittorie su globo e candelabri metallici su fondo rosso. Suggestiva l'iconografia riproposta nell'antico Anfiteatro ed in particolar modo negli affreschi, vi erano la scena di apertura di un munus, le quattro cacce tra animali ed i due gladiatori collocati ai lati dell'ingresso. L'innovativa ricostruzione di Altair 4 Multimedia basandosi sulle opere di Morelli parte dal confronto virtuale tra l'Anfiteatro come è oggi e l'edificio del passato che rappresenta un volo di uccello che accompagna la progressiva ricomposizione digitale dell'edificio, "svelato" anche nel proprio legame con il contesto urbano adiacente. Ancora dedicato a Pompei, è il modello in sughero dell'Anfiteatro, realizzato da Domenico Padiglione ad inizio del XIX secolo e restaurato proprio in occasione dell'exhibit sui Gladiatori il prototipo è posto in dialogo con il celebre affresco della rissa tra Pompeiani e Nocerini, opera appartenente alle collezioni del Mann che va dall'antica città vesuviana agli altri centri della Campania. Nell'allestimento non mancano approfondimenti dedicati all'Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere presentato grazie ad un plastico che rappresenta i due reperti ovvero, l'Afrodite vincitrice ed il busto di Psiche testimonianza della splendida decorazione scultorea dell'edificio. Ancora uno spazio ad hoc è riservato al prototipo di "ascensori" che si trovavano nell'Anfiteatro di Pozzuoli e fungevano da montacarichi per trasportare le fiere dai sotterranei all'arena.  Un video che narra un viaggio alla scoperta degli anfiteatri che costellavano anche le aree interne della Regione. In sezione è presente un "omaggio" scientifico ed archeologico all'Anfiteatro Flavio romano è possibile ammirare infatti alcuni frammenti della decorazione marmorea del Colosseo, tra cui spiccano i resti di una balaustra con testa di coccodrillo, il locum con iscrizione "Sereni" e la transenna con cornucopia,tutti questi reperti sono databili tra il III ed il IV sec. d.C. Il mito dei Gladiatori non è stato mai confinato al solo ambito delle arene già nell'antichità, la fortuna di questi combattenti è stata "tradotta" nell'apparato decorativo musivo e parietale e nei suppellettili presenti nelle case dei romani. Questa sezione della mostra segue, così, la fortuna dei Gladiatori tra dimensione domestica ed arte, da non perdere tra gli oggetti della vita quotidiana, alcuni reperti delle collezioni del Mann come le tre lucerne pompeiane con rappresentazioni di gladiatori  provenienti da Pompei del I sec. d. C. Possiamo ammirare il bronzetto di gladiatore che combatte contro il proprio fallo trasformato in pantera  proveniente da Ercolano del I sec. d.C. sono suggestive anche le tre coppe pompeiane con venationes e duelli tra gladiatori  del I sec. d.C.. Dal sito archeologico di Aventicum  del Musée Romain, Avenches provengono la statuetta di Secutor  del II sec. d.C., due frammenti di vetro decorati  sempre del II sec. d.C. Poi c’è una copia moderna di un manico  del III sec. d.C. con Secutor e Retiarius  in prestito dall'Antiquarium di Augusta Raurica, tra gli altri reperti, una lucerna a forma di elmo  del II sec. d.C. ed un intonaco con gladiatore graffito  del II-III sec.d.C:, mentre dall'Antikenmuseum und Sammlung Ludwing di Basiliea giungono in mostra due lucerne fine II- inizi III sec. d.C. ed una coppa con combattimenti tra Gladiatori  del II sec. d.C. Straordinario culmine della mostra è il Mosaico pavimentale di Augusta Raurica  del fine secondo sec. d.C. l'opera fu rinvenuta nel 1961 durante gli scavi nell'Insula 30 del sito archeologico di Augusta Raurica e sorprese gli scopritori per l'estensione della superficie . La scena musiva si divide in tre registri, un segmento centrale con figure policrome, una cornice ornamentale anch'essa policroma e sei riquadri rivolti verso l'esterno con raffigurazioni di gladiatori ed infine un motivo a lastroni. Ci sono giunti cinque dei sei riquadri con combattimenti ed in queste rappresentazioni i duelli si svolgono sempre fra classi diverse di gladiatori e nella realizzazione del manufatto spicca non soltanto la resa attenta delle armi e del vestiario, ma anche la scelta artistica di raccontare il momento fatale della lotta, quando si decide chi è il vincitore e chi è lo sconfitto. Appare escluso il legame tra la committenza dell'opera ed il mondo della gladiatura piuttosto anche in questo caso, il motivo iconografico riflette la fortuna degli spettacoli in tutto il mondo romano. Il Mosaico di Augusta Raurica è esposto al Mann, così come nella prima tappa della mostra all'Antikenmuseum und Sammlung Ludwing di Basiliea, dopo la campagna di restauro sul reperto. Il capolavoro non è stato mai presentato in alcun allestimento in Italia.
Ed infine questa potrebbe essere definita la settima sezione della mostra, in realtà “Gladiatorimania” è un itinerario off, che, prima o dopo aver visitato l’allestimento nel Salone della Meridiana, permette di raccontare i Gladiatori anche grazie alle più innovative tecnologie della comunicazione. Dal piano terra del Braccio Nuovo del Museo, oltrepassando un ingresso che ripropone le suggestioni dell’accesso in un Anfiteatro realizzato da Scenografie di Rubinacci, è possibile seguire, in due livelli, un suggestivo racconto incentrato su diversi temi tra cui i l’addestramento, la dieta dei Gladiatori ed il cibo del pubblico, il combattimento, le armature, i luoghi dei giochi e le venationes, i conforts in anfiteatro, la cura del corpo in anfiteatro divisa tra profumi e ferite, la fortuna dei Gladiatori ed infine i Gladiatori in gioco. Contrassegnano il percorso, proprio per definirne la natura divulgativa , i disegni, firmati da Mario Testa della Scuola Italiana di Comix . Grazie ai monitor collocati nell’allestimento, possibile soffermarsi su un cortometraggio sulla Schola Armaturarum il video è a cura dell’architetto Marco Capasso . Nel cavedio, la visita continua con la suggestione della riproduzione dell’interno del Quadriportico dei Teatri di Pompei, luogo di allenamento dei gladiatori. Nella seconda parte c’è la dieta dei gladiatori e il cibo del pubblico ‘Tra passato e presente’, quasi per essere a tavola con gli eroi delle arene in seguito si potrà vedere, un video sulla vita quotidiana dei gladiatori in cui si analizzano gli elementi di continuità con la dieta degli atleti di oggi. Nei pannelli in sala che rappresentano un focus sul cibo del pubblico prima e durante gli spettacoli. Da non perdere una piccola postazione olfattiva che permette di percepire gli aromi di alcuni degli alimenti che, in tutte le zone dell’Impero, costituivano la base per preparare il corpo agli allenamenti. La mostra ‘Gladiatori’ sarà anche accompagnata da alcune iniziative che nasceranno dalla rete con altre istituzioni culturali sono previsti percorsi di approfondimento realizzati in collaborazione con la Direzione Musei della Campania con un focus nel Museo del Gladiatore dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, dall’antica Capua. Ancora, presso l’Anfiteatro di Pozzuoli verrà realizzato un percorso espositivo e multimediale, dal titolo “Proiezioni”, un racconto dei luoghi fondato sulla fusione delle suggestioni e delle informazioni veicolate da media diversi, vi saranno riproduzioni digitali ed evocazioni sonore, le foto dell’evento sono di Mario Laporta, Valentina Cosentino e Massimo Pica. 
 Prof. Giovanni Cardone
MANN- Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Dal 31 Marzo 2021 al 6 Gennaio 2022
Gladiatori
Da Lunedì alla Domenica
Dalle 9.00 alle 19.00
Chiuso il Martedì