Giovanni Cardone Luglio, 2021
Fino al 22 agosto potremo ammirare il completamento della mostra di Santiago Calatrava Nella luce di Napoli a cura di Sylvain Bellenger e Robertina Calatrava, sono esposte quattrocento opere tra sculture, disegni, maquette. A completare il percorso espositivo l'intervento decorativo globale dell'architetto Santiago Calatrava per la Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte, costruita nel 1745 dall'architetto e scenografo Ferdinando Sanfelice per volere di Carlo di Borbone,  un omaggio alla 'luce di Napoli' e all'artigianato artistico locale. Un'opera d'arte globale di un artista contemporaneo in una cappella del '700 che rilegge completamente lo spazio, dalle vetrate al soffitto decorato di stelle in porcellana, alle nicchie con disegni e installazioni in porcellana ispirate ai valori del Real Bosco di Capodimonte, con una nuova illuminazione e nuovi arredi: le preziose sete di San Leucio come paramenti d'altare e vasi e candelabri in porcellana che Calatrava ha prodotto ad hoc per la cappella, realizzati durante i laboratori con gli studenti e i maestri artigiani dell'Istituto - Real Fabbrica di Capodimonte. A questa rilettura in chiave contemporanea dello spazio sacro si aggiunge la musica come forma di spiritualità, con il restauro dell'antico organo e della campane, tornati a risuonare dopo decenni di silenzio. Hanno presenziato all’inaugurazione del grande restauro della Chiesa di San Gennaro all’interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte, oltre al direttore Sylvain Bellenger  anche il ministro della Cultura Dario Franceschini, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e l’architetto Santiago Calatrava. Dario Franceschini Ministro della Cultura dice: “Il restauro della Chiesa di San Gennaro  è un esperimento straordinario che mescola in modo inedito arte contemporanea e barocco. Per molto tempo abbiamo ritenuto che non fosse possibile inserire arte contemporanea nel patrimonio culturale storico italiano. Ringrazio l'architetto Calatrava per questo bellissimo dono e la qualità delle opere che hanno reso più ricco e più bello il nostro Paese. Questa esperienza dovrà indicarci la strada”. Mentre l’architetto Calatrava ha sottolineato : “ La luce di Napoli è una luce millenaria che continua a brillare e prende corpo in queste maestranze, artisti e persone capaci di fare della porcellana un miracolo. Ho grande rispetto per il lavoro dell'architetto Sanfelice e ho compreso la sfida: dare risposte armoniose che complimentino quest'opera straordinaria che possiamo riportare a una vita che sia comprensibile nel nostro tempo". Entrando per la prima volta nella Chiesa di San Gennaro chiusa dalla mia nascita, ovvero da cinquanta anni ho avuto questa sensazione che senza memoria non vi è passato e senza passato non vi è identità. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la società in cui vive, così come ogni popolo per sopravvivere alla modernità, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un’eco di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verità incontrovertibili acquisite più che dallo studio, dall’esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui.
E quello che ha fatto l’architetto Santiago Calatrava il quale ha interpreto al meglio le varie dominazioni che hanno dominato Napoli e il Mediterraneo, Calatrava ha creato quel ponte ideale  che unisce occidente ed oriente. Per sua natura l’architettura è un'opera d’arte globale poiché coinvolge una grande quantità di espressioni e mezzi per creare o modificare spazi, utilizzando il volume, il colore, la materia e la luce. Da queste premesse muove l’intervento decorativo globale sulla cappella in cui emerge l’impronta marcatamente umanista dell’architetto Calatrava, che nei suoi lavori associa, concettualmente e praticamente, le arti applicate, la scultura, la pittura, il disegno, l’ingegneristica, l’architettura e la luce. Nelle sue creazioni l’arte globale si avvicina al concetto rinascimentale dell’opera d’arte come espressione del rapporto armonioso dell'uomo nel mondo. Tutta l’architettura di Calatrava respira questo visione spirituale e filosofica. Per me vedendo le opere del maestro Santiago Calatrava hanno una forte concezione umanistica egli si rifà molto alle teorie di Lessing il quale porta avanti una teoria che vuole, per la prima volta, attraverso la distinzione fra le arti, rintracciare un sistema estetico e una guida tecnica “basati sul riconoscimento della “pluralità” dell’esperienza estetica intesa come un processo cui fanno capo fattori eterogenei anche extrartistici o addirittura extralinguistici”. L’esperienza estetica, secondo Lessing, non può più limitarsi al mero concetto di bellezza, ma deve anche coinvolgere la conoscenza sensibile e il soggetto nella sua totalità, vale a dire la conoscenza intellettuale. Lessing, non a caso, nella sua argomentazione, rende partecipi tutti i sensi, dall’olfatto al gusto, dalla vista al tatto, riuscendo perfino a parlare di “estetica del brutto”, categoria che dopo il Laokoon otterrà diritto di cittadinanza nell’estetica tedesca con esiti teorici, ma soprattutto artistici, di portata incalcolabile. Ma è l’aspetto “semiotico” quello che più ci interessa indagare di questa opera e che ci riporta immediatamente al sottotitolo del testo, che sussume gli aspetti più innovativi dello studio di Lessing, Über die Grenzen der Malerei und Poesie: sono infatti i limiti, o meglio i “confini”, tra le due arti il vero ductus argomentativo dell’indagine lessinghiana. Già dalle prime pagine del suo testo, Lessing prende subito le distanze dall’atteggiamento di coloro che hanno deliberatamente rintracciato negli scritti dei classici greci e latini “dottrine” valide a supportare i propri fini estetici. È prerogativa degli antichi non esagerare né mancare in alcuna cosa.  Ma noi moderni abbiamo creduto in molti casi di averli di gran lunga superati, trasformando i loro angusti viottoli in strade maestre; per quanto anche le più brevi e sicure strade maestre si possano ridurre in sentieri che conducono per luoghi incolti. La sfolgorante antitesi del Voltaire greco secondo cui la pittura è una poesia muta e la poesia è una pittura parlante, non stava certo in un trattato. Era una di quelle idee che venivano in mente spesso a Simonide, la cui verità è talmente evidente che crediamo di dover trascurare l’inesattezza e la falsità che l’accompagnano. Nondimeno tutto ciò non sfuggì agli antichi.  L’occasione polemica per Lessing è, in modo particolare, l’opera di Winckelmann che ha per oggetto la statua del Laocoonte, anche se in realtà, come vedremo più avanti, si tratta solo di un pretesto. Lessing, diversamente da Winckelmann, non è tanto interessato al complesso statuario e ai suoi aspetti archeologici; egli piuttosto rivolge la sua attenzione a questioni di teoria della letteratura e della pittura, dimostrando più interesse per il racconto di Virgilio della storia di Laooconte e dando per scontato che la realizzazione della statua sia successiva alla descrizione virgiliana. E quello che fa Santiago Calatrava con la sua ricerca e con le sue pregiate sculture descrive un mondo dove anima e corpo e vita e morte sono la stessa cosa ma dando alle cose una giusta divisione, egli in parte si rifà ad uno dei punti di forza dell’argomentazione lessinghiana relativa al Laocoonte e dunque alla differenza di rappresentazione fra le due arti, è relativa a quello che lo studioso definisce “einzigen Augenblick” ‘momento pregnante’, che, come vedremo, ritornerà anche nelle più recenti teorie sull’ékphrasis.
Il momento pregnante, non è altro, secondo Lessing, che quello di cui si servono le arti dello spazio, ovvero le arti figurative, per condensare i passaggi temporali di una vicenda, e riassumere in sé il passato, il presente e il futuro della stessa. Questo momento, secondo Lessing, è uno dei segni della limitatezza delle arti visuali, poiché si tratta di un momento che non potrà essere mai abbastanza fecondo, poiché fecondo è solo ciò che lascia libero gioco all’immaginazione. Se l’artista non può cogliere mai della sempre mutevole natura che un unico momento, e lo scultore in particolare non può cogliere quest’unico momento che da un unico punto di vista, e se tuttavia le loro opere sono fatte non solo per essere lette ed interprete, allora è certo che quel singolo e quell’unico punto di vista d’un singolo momento non verrà scelto mai abbastanza fecondo. Ma fecondo è solo ciò che lascia libero gioco all’immaginazione. Quanto più vediamo, tanto più dobbiamo di conseguenza pensare.  Nulla costringe l’artista a concentrare il suo ritratto in un solo momento. Egli se vuole, prende ogni sua azione sin dall’origine e la conduce al suo esito attraverso ogni possibile sviluppo.  E quello che fa Santiago Calatrava  egli sviluppa il suo tema attraverso un percorso ben preciso senza mai perdere la sua identità e la sua memoria narrando del suo passato ma anche del suo presente sapendo ben raccontare le gesta del suo paese d’origine questo è l’artista che sa ben creare un’opera d’arte . In queste prime pagine l’argomentazione lessighiana è evidentemente volta a tracciare non tanto i limiti delle “due” arti, quando il limite dell’arte , e soprattutto della cultura. Non potevamo non riportare per esteso la nota formula lessinghiana che verrà interpretata, dalla critica successiva, come una vera e propria dichiarazione di cesura fra le arti sorelle: Oggetti che esistono l’uno accanto all’altro, o le cui parti esistono l’uno accanto all’altro si chiamano corpi. Di conseguenza sono i corpi, con le loro qualità visibili, i veri oggetti della cultura. Oggetti che si susseguono l’un l’altro, o le cui parti si susseguono, si chiamano in generale azioni. Di conseguenza le azioni sono i veri oggetti della poesia. Tuttavia tutti i corpi non esistono solo nello spazio, ma anche nel tempo. Essi perdurano e possono apparire in ogni momento della loro durata, e in combinazioni differenti. Ognuna di queste apparizioni e combinazioni momentanee è il frutto di una precedente, e può essere la causa di una successiva, e perciò per così dire il centro di una azione. Di conseguenza la pittura può anche imitare le azioni, ma solo allusivamente, tramite i corpi. D’altra parte le azioni non possono sussistere di per sé, ma dipendono da determinati agenti. In quanto questi agenti sono corpi, o vengono considerati corpi, la poesia rappresenta pure corpi, ma solo allusivamente, tramite azioni. Attraverso queste poche ma essenziali battute, Lessing statuisce i confini delle due arti, attribuendo ad ognuna la sua funzione e delimitando il loro rispettivo raggio d’azione. La poesia è l’arte del tempo, la pittura dello spazio, la poesia imita azioni, la pittura corpi. Attraverso queste considerazioni Lessing mette a tacere chi aveva parlato in nome della complementarietà e dell’omologia fra le arti sorelle e dell’ut pictura poesis, tradizione che, comunque, non si arresterà del tutto, poiché continuerà ad alimentare i successivi dibattiti. Interessante, ai fini della nostra analisi, è considerare l’esemplificazione letteraria di cui si serve Lessing per supportare la sua argomentazione, vale a dire la descrizione omerica dello scudo di Achille, cara in realtà a tutti coloro i quali teorizzeranno, dopo Lessing, sulla capacità della parola ovvero il saper  “disegnare” forme. Tutto questa concezione umanistica vive in Calatrava e lo dimostra applicandola nella chiesa di San Gennaro nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, egli ha agito sulla totalità dello spazio l'ha trasformato visualmente, cromaticamente e spiritualmente, rendendo omaggio alla storica tradizione artigianale della Campania ovvero, la porcellana della Manifattura di Capodimonte, le sete di San Leucio, le vetrate artistiche di Vietri sul Mare. L’omaggio si estende, inoltre, al Real Bosco di Capodimonte, il più importante giardino storico di Napoli possiamo dire con certezza uno dei maggiori d'Italia.
Tantissimi artisti hanno tratto ispirazione da questa magnifica opera della natura se noi guardiamo l’assetto del giardino è come posta la Chiesa di San Gennaro la quale ha ispirato all’artista le stelle, colombe, cespugli, rami di alberi e foglie che assume un significato etico ancora più forte dopo la pandemia da Covid-19. Il risultato è un'opera d'arte globale che interpreta in maniera spirituale il rapporto con la Natura.  Come di lo stesso Calatrava “In un ambiente consacrato, come la cappella, questi elementi naturali, ispirati a quelli presenti nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, il più grande parco urbano d'Italia, che a un livello di sacralità che permette anche quel rapporto tra uomo e natura”. L'intero progetto sulla Chiesa, ogni singolo disegno e manufatto sono stati donati da Santiago Calatrava al Museo e Real Bosco di Capodimonte e andranno ad arricchire le sue collezioni. Dimostrando la sua profonda conoscenza del territorio, Calatrava ha scelto personalmente le maestranze. L’intervento artistico di Calatrava è di una importanza significativa per il patrimonio storico italiano e aggiunge una grande creazione al patrimonio storico di Capodimonte, consentendo di approfondire il rapporto delle collezioni con l’arte e l’architettura contemporanea internazionale. Al mondo ci sono altre chiese interessate nel loro insieme da una visione contemporanea: la Cappella di Santa Maria del Rosario a Vence in Francia, decorata da Henri Matisse tra il 1949 e il 1951 per le suore domenicane del paese o la Rothko Chapel, la celebre cappella aconfessionale fondata dai coniugi e collezionisti De Menil, costruita per contenere la famosa serie di quadri dell'artista americano Mark Rothko negli anni Sessanta, a Houston, negli Stati Uniti. In Italia non mancano esempi di spazi sacri riletti in chiave contemporanea come l’eterea opera di Ettore Spalletti per la Cappella e la Sala del Commiato ideato per la Casa di Cura Villa Serena, a Città Sant’Angelo in Abruzzo, e “Untitled”, installazione luminosa site-specific di Dan Flavin realizzata nel 1996 all’interno della Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, a Milano. L'intervento decorativo di Calatrava, diretto e coordinato dall'ing.Vito Avino di Salerno che da anni collabora con lo studio Calatrava, è concepito per essere un' "opera viva" perché utilizza l'eccellenza del tessuto produttivo campano ovvero, tessitura, porcellana, smaltatura e pittura e proprio l'abilità manuale delle maestranze conferisce un carattere vivo all'opera. Calatrava utilizza il linguaggio di una nuova spiritualità e di un nuovo umanesimo, capace di trasmettere pace e gioia, e di mettere l'essere umano e la sua percezione della natura al centro di uno spazio sacro. Ma l'intervento artistico non è fine a stesso: la chiesa tornerà a vivere come luogo di culto e di socialità, come lo era in passato. Risuoneranno in essa le note dell'antico organo restaurato e la comunità di Capodimonte è ritornata ad ascoltare i rintocchi della campana, per scandire con gli orari di apertura e chiusura del Real Bosco di Capodimonte e la propria quotidianità. La storia avvincente della Chiesa di San Gennaro che nasce ad opera dell’architetto e scenografo Ferdinando Sanfelice, la Chiesa fu costruita nel 1745 per volere di Carlo di Borbone, come recita la vecchia iscrizione di marmo che campeggia sulla facciata d’ingresso. Sulla chiesa c'è un piccolo campanile, i cui archi ad ogiva sono frutto di un successivo rimaneggiamento. L’interno ha conservato l’impianto originario ovale con decorazioni alquanto sobrie essendo stata destinata a parrocchia (1776) della “gente campereccia e dedita a lavori mercenari”, che abitava nel Bosco. Carlo di Borbone era talmente devoto al santo che già in occasione del suo matrimonio con Maria Amalia di Sassonia, il 3 luglio 1738, fece istituire l’Ordine cavalleresco di San Gennaro per promuovere la cavalleria e la fratellanza cristiana. Sull’altare maggiore della Chiesa è esposto un olio su tela, raffigurante il santo protettore, attribuito tradizionalmente al famoso pittore Francesco Solimena (1657-1747), maestro ed amico del Sanfelice. Di recente è stato assegnato a Leonardo Olivieri (1689-1750?), un allievo del pittore. Fin dal Settecento la chiesa era ornata, oltre che dalla grande tela di San Gennaro, anche da quattro statue in gesso dedicate ai santi protettori della famiglia regnante: quelle di San Carlo Borromeo e Sant’Amalia, in nicchie ai lati dell’abside dedicate a Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia; le altre due, rappresentavano San Filippo e Santa Elisabetta, negli angoli opposti della chiesa, in onore di Filippo V re di Spagna ed Elisabetta Farnese. All’interno della Reale Tenuta di Capodimonte, intorno alla Fabbrica di Porcellana e alle altre attività si sviluppa una vera e propria comunità produttiva e sociale, che necessita di un edificio di culto: la parrocchia di San Gennaro. Attività religiosa attestata fin dal 1776 dalle carte sull’esercizio dei sacramenti e le pratiche liturgico-devozionali fino agli anni 1969-1970, fino cioè alla morte del parroco Domenico La Gamba, sagrestano e custode della Chiesa. La Cappella rivestiva un ruolo non soltanto culturale e liturgico, ma anche sociale ed economico nel contesto architettonico del sito reale. Successivamente, dopo i danni del terremoto del 1980 e gli interventi di recupero, la Chiesa è stata utilizzata prevalentemente come spazio espositivo, e impiegata saltuariamente per il culto. L’opera di rinascita di Santiago Calatrava  mi ha trasportato in un mondo dove i misteri , la ritualità fanno parte di noi e fin dalle epoche più remote l'umanità ha quindi dovuto fare i conti con quella finitezza ed incertezza che è propria di ogni essere vivente e con i timori che da essa derivano. La morte diventa quindi un fatto d'importanza primaria nella vita sociale e porta con sé significati allegorici e simbolici. Il tentativo dell’artista è di esorcizzare tali paure e di gestire l'angoscia dell'incerto che è alla base della nascita e dell'evoluzione culturale intesa come produzione di idee, fantasie, miti,credenze, costumi. Due di questi elementi religiosi sono stati utilizzati da Calatrava ovvero, il colore che diviene per l’artista mezzo di comunicazione nel creare un dialogo con il fruitore attraverso il linguaggio decorativo, dove la luce diviene vita. Non tutti sanno che l'architetto Santiago Calatrava ha trascorso oltre due settimane a Napoli nell'ottobre 2020 per seguire personalmente le lavorazioni presso la Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte e ha lavorato a stretto contatto con i maestri ceramisti e gli studenti dell'Istituto ad Indirizzo raro “Caselli”, istituito nel 1961, laddove sorgeva la sede della prima Real Fabbrica della Porcellana, fondata dal sovrano Carlo di Borbone nel 1743. La scuola rappresenta oggi simbolicamente la linea di continuità con tale passato storico. Nell'occasione è stato organizzato anche un ciclo di incontri e seminari dal titolo “Il Caselli incontra gli artisti: Santiago Calatrava” in cui gli studenti hanno avuto modo di confrontarsi con il grande architetto e hanno partecipato attivamente alla lavorazione dei decori in porcellana per la Chiesa sotto la guida dei loro maestri ceramisti Anna Catalano, Borrelli Alessandro, Festinese Anna, Antonietta Fuoco, Gargiulo Angelo, Gatta Morena, Ferdinando Serafino, con il supporto degli assistenti tecnici ceramisti, Carlo De Giovanni, Salvatore Di Leva e sotto la direzione di Valter Luca de Bartolomeis. Santiago Calatrava pur avendo una profonda conoscenza della tecnica di produzione della ceramica come dimostrano le sue opere esposte nel Cellaio, insieme ai ragazzi e ai maestri ceramisti ha realizzato tutti i decori in porcellana per la Chiesa di San Gennaro 800 stelle per il soffitto, 600 fiori e 600 foglie per le nicchie laterali, sei vasi e  sei candelabri, da lui donati a Capodimonte e che entreranno a far parte delle collezioni del museo. I decori nella Chiesa dialogano con quelli realizzati per le due 'lunette' che vanno a ridisegnare l’ingresso della scuola, edificio situato proprio davanti alla Chiesa. Si tratta di due pannelli semicircolari, ognuno composto da quaratasette piastre in terracotta, decorate con tecnica mista della maiolica e del terzo fuoco. In uno è disegnata una foresta dai fitti tronchi policromi su sfondo blu notte e nell'altro l'albero della vita policromo dall’imponente tronco centrale dal quale si diramano a raggiera innumerevoli rami blu notte. Entrambi i pannelli, posizionati, uno davanti all'altro sono punteggiati da stelle in oro brillante realizzate a terzo fuoco. Anche queste due opere sono un dono di Calatrava. L’interno luminoso della chiesa barocca è dominato dal soffitto blu decorato con oltre 800 stelle ad otto punte, realizzate in porcellana bianca poi interamente dorata a terzo fuoco. Nelle due nicchie poste sugli altari laterali viene ripreso il tema della Passione di Cristo declinato attraverso il simbolo della croce: nella nicchia di destra, il crocifisso è formato da foglie in oro su un fondale interamente coperto da rami d’ulivo mentre, nella nicchia di sinistra, una croce composta da fiori rossi si inserisce entro un fitto reticolo di fiori giallo ocra e rami in biscuit. Per gli elementi plastici delle due nicchie si contano circa 600 fiori e 600 foglie d’ulivo. Inoltre, sia sull’altare maggiore che su quelli laterali sono posti dei candelabri a fiamma unica di diversa tipologia: alcuni smaltati in vari colori ed altri decorati con elementi floreali o foglie d’ulivo. Sempre per l’arredo degli altari sono state realizzate tre coppie di grandi vasi a forma tronco-conica, il cui decoro riprende l’elemento delle foglie d’ulivo e dei fiori. Le coppie di vasi per l’altare maggiore raffigurano le colombe in volo, elemento ricorrente nelle opere di Calatrava che si ritrova anche nella decorazione dell’uovo in porcellana sospeso sopra l’altare maggiore. Anche la nicchia che accoglie il fonte battesimale è stata decorata con due figure in porcellana lucida raffiguranti degli angeli in volo su fondo blu. Mentre il maestro vetraio Antonio Perotti di Vietri sul Mare (Salerno), ha realizzato vetrate artistiche per la cappella, con l'antica tecnica della cucitura a piombo, su disegni originali di Calatrava di ispirazione sacra: Crocifissione e Deposizione per il tamburo di ingresso, Resurrezione e Ascensione per i due rosoni laterali utilizzando come fondo del rosone un vetro artigianale ad alta irradiazione cromatica di colore Blu Cobalto. Per le porte laterali che conducono in sagrestia, invece, sono state realizzate quattro vetrate raffiguranti con foglie e bacche. Sono state realizzate anche tre antelle per gli sportelli del tabernacolo raffiguranti una croce con cerchi. Tutte le vetrate sono state dipinte a mano, ed hanno un segno stilizzato con accenni di chiaro scuro secondo le esigenze creative e stilistiche dell'architetto Santiago Calatrava. Il connubio artistico con il cavaliere del Lavoro Annamaria Alois e la sua azienda di alto artigianato tessile e tessuti d'arte dal 1885 nel borgo di San Leucio -Caserta, dove ha recuperato antichi telai a mano, macchine artigianali e un ricchissimo archivio di disegni originali di epoca borbonica, ha realizzato i paramenti in seta da porre sui tre altari, su disegno originale di Calatrava. Sono destinati agli altari laterali i paramenti con motivi che richiamano i decori nelle nicchie laterali (foglie e rose), nelle quali è sempre stilizzata una croce dorata e all'altare centrale il paramento con le colombe, decoro riprodotto anche sui vasi in porcellana destinati all'altare centrale. Ogni paramento è stato realizzato senza cuciture, in un solo pezzo ed adattato per oltre tre mesi alle esigenze artistiche e stilistiche dell'architetto Calatrava in modo da riprodurre l'antica tecnica del telaio borbonico per “spolinato”. Il decoro è avvenuto con otto colori di base, capaci di estendere gli effetti cromatici con sfumature ottenute grazie all'amalgama dei fili che si intrecciano nella tessitura, e che riproducono la tecnica del rilievo con una evidente effetto tridimensionale. Inoltre, per far apprezzare al visitatore la tecnica utilizzata e il lavoro svolto, il rovescio della stoffa di ogni paramento è stato foderato con un velo di organza, tagliato e cucito a mano, per oltre venti metri di cucitura. Santiago Calatrava ha disegnato personalmente le colombe nelle nicchie poste ai lati dell'altare principale, durante il suo soggiorno a Napoli nell'ottobre 2020 durante il quale ha tenuto anche seminari con gli studenti dell'Istituto Caselli, proprio di fronte alla Chiesa di San Gennaro. Decori come espressione della manualità umana che danno valore aggiunto all'architettura. Il suo lavoro a Capodimonte diventa una visione del mondo che coniuga il rispetto per l'ambiente, la ricchezza botanica del giardino storico in cui furono acclimatate piante esotiche, con l'antica tradizione delle arti che “da queste parti ha qualcosa di platonico, quasi fosse insita negli uomini”. L'intera operazione è stata affidata alla Fabbrica d'organi Giovanni Tamburini di Crema che ha provveduto a pulire il vano organo e cantoria, a smontare tutto il materiale fonico e, in particolare, le canne metalliche che sono state spolverate, aspirate e successivamente lavate usando sola acqua demineralizzata.
Sono state restaurate la tastiera e la pedaliera che presentavano un forte degrado funzionale ed estetico: sporcizia, ruggine, ossidazione, tarlatura e scollamenti. Leve, squadri, punte guida ed attacchi alla meccanica sono stati risanati e riportati in funzione. Tutte le parti lignee sono state sottoposte ad intervento antitarlo e di stuccatura. Le parti in metallo, pesantemente arrugginite, sono state spazzolate con spazzole con setole in ottone, per poi essere soffiate ed aspirate ripetutamente. L’intervento sulle canne metalliche si è rilevato delicatissimo: asporto detriti, soffiatura, lavaggio, rimessa in forma e saldatura. Le centinaia di rotture e squarci sono state tutte ricomposte e saldate, ma nessuna canna è stata sostituita. Infine Santiago Calatrava dice : “ La Chiesa di San Gennaro è un'opera d'arte globale composta da diverse arti, dalla porcellana alla tessitura dalla smaltatura alla pittura, le quali convergono in un lavoro che parla dal passato al presente verso il futuro”. Le foto dell’evento sono di Amedeo Benestante.
Museo e Real Bosco di Capodimonte  Via Miano , 2  - Napoli
Chiesa di San Gennaro, Cellaio , Reggia Secondo Piano
Santiago Calatrava – Nella luce di Napoli
Dal 6 Luglio 2021 al 22 Agosto 2021
Chiesa di San Gennaro, Real Bosco Venerdì, Sabato e Domenica, dalle ore 10.00 alle ore 16.00
Cellaio nel Real Bosco Venerdì, Sabato e Domenica, dalle ore 10.00 alle ore 16.00 
Reggia (secondo piano), dal Lunedì alla Domenica (chiuso il mercoledì), dalle ore 10.00 alle ore 17.30