Giovanni Cardone Luglio 2021
Fino  al 7 Novembre si potrà ammirare al MUDEC la retrospettiva dedicata a Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà a cura di Biba Giacchetti promossa dal Comune di Milano – Cultura  e prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, e in collaborazione con SUDEST57 e con il Comitato Tina Modotti di Udine.  Ci sono in esposizione un centinaio di fotografie, stampe originali ai sali d'argento degli anni Settanta realizzate a partire dai negativi di Tina, che Vittorio Vidali consegnò al fotografo Riccardo Toffoletti, il quale fu protagonista della sua riscoperta, oltre a lettere e documenti conservati dalla sorella Jolanda e un video che racconta l’affascinante personalità della Tina Modotti che tende ad avvicinare il pubblico nello scoprire questo spirito libero. Ella attraversò miseria e fama, arte e impegno politico e sociale, arresti e persecuzioni, che suscitò anche un’ammirazione sconfinata per il pieno e costante rispetto di sé stessa, del suo pensiero, e della sua libertà. Tra le più grandi interpreti femminili dell’avanguardia artistica del secolo scorso, Tina Modotti espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l’impegno civile, diventando icona del Paese che l’aveva accolta ma trascendendo ben presto i confini del Messico nella sua pur breve vita, per essere così riconosciuta sulla scena artistica mondiale.  Io penso che ancora oggi Tina Modotti rimane il simbolo di una donna emancipata e moderna, la cui arte è indissolubilmente legata all’impegno sociale. Nel vedere questa meravigliosa mostra mi sono emozionato attraverso le sue foto capisci che Tina Modotti è stata una donna che ha combattuto per le sue idee nel contempo per la sua libertà, penso che oggi la donna deve molto alla Modotti se ci sono state delle conquiste è grazie queste donne che con il loro linguaggio e il loro pensiero hanno potuto creare il cambiamento ottenendo la loro ‘libertà’ . E nel contempo si evidenzia con forza la figura di Tina Modotti, la vicenda umana e politica della rivoluzionaria fotografa che dovette lasciare Udine per andare in cerca di fortuna all’estero. Emigrante, operaia, costretta a lottare per la sopravvivenza ma anche artista di grande sensibilità capace di trasformare in frammenti poetici le mani dei contadini, i cappelli e persino gli strumenti da lavoro. Quelle immagini sono ancora oggi presenza viva di un popolo, quello messicano, che seppe alzare la testa e lottare contro l’oppressione. La storia della rivoluzione, ma attraverso una serie di flash back, che accennano ad una fitta trama di rapporti fra artisti, scrittori, militanti rivoluzionari e clandestini, anche venuti dall’estero. Come Trotsky che restò profondamente affascinato da Frida Khalo, mentre Tina Modotti ne prese subito le distanze, per obbedienza al regime comunista, con tutte le tragiche conseguenze che quella adesione ebbe nella sua vita. Tina Modotti nasce a Udine nel 1896 e lascia presto la scuola per andare a lavorare e aiutare la famiglia a tirare avanti. A 17 anni, nel 1913 si trasferisce negli Stati Uniti, a San Francisco dove l’aveva preceduta il padre e una sorella. Lì trova lavoro in una fabbrica di camice e si tuffa completamente nel fermento culturale e artistico che pervade la città. Tina frequenta circoli operai e gruppi teatrali e ben presto lascia il lavoro nella fabbrica riuscendo a mantenersi facendo la sarta. Si trova in un vortice crescente di iniziative e conoscenze e l’inquietudine e il bisogno di indipendenza la portano a sfiorare ogni situazione senza lasciarsene coinvolgere totalmente: tutto la interessa ma niente la soddisfa. Il teatro continua ad attrarla ma non più di altre attività. Nel 1915 conosce Roubaix de l’Abrie Richey, pittore e poeta da tutti conosciuto come Robo. Tina si sposa con lui nel 1917 tagliando i legami con il microcosmo protettivo del quartiere italiano di San Francisco e trasferendosi a Los Angeles dove Robo vive. Lo studio di Robo è un luogo di ritrovo per artisti , scrittori, è un viavai di personaggi che sono alla ricerca di qualcosa che non sanno precisamente definire. Le discussioni sul socialismo, la rivoluzione, attacchi alla morale vigente, interesse per le tesi marxiste e agli ideali anarchici si sovrappongono interessi per la psicoanalisi e la crisi della religione cristiana. Cambiare il mondo per loro non significa rifiutare un potere o un governo, ma soprattutto trasformare se stessi e mettere in pratica ciò in cui si crede. Tina è cosciente del suo fascino e bellezza e non si accontenta più di fare la sarta in casa, sente il bisogno di affermarsi individualmente e decide di concretizzare un sogno che accarezza da tempo: va a Hollywood per un provino e viene scelta, è il suo corpo che supera i provini. Recita dunque in alcuni film ma il cinema resterà una parentesi di cui non si pente ma che preferisce dimenticare e successivamente la sua esperienza nel mondo del cinema resterà un qualcosa di cui ridere con gli amici. Tina sente la necessità di trovare altre forme espressive all’istinto creativo, la fotografia è un’arte ancora giovane nella quale sperimentazione e ricerca sono spazi tutti da esplorare. Tra i frequentatori dello studio di Robo c’è un già affermato maestro dell’immagine, Edward Weston. Tina si appassiona alle tecniche fotografiche, posa per lui e intanto chiede, studia osserva, non perde una sola parola delle intere giornate che Weston le dedica. Il passo per l’innamoramento è ormai fatto e il loro rapporto se inizialmente è clandestino non può rimanere inespresso e in breve tempo, nonostante i sensi di colpa di Weston per il suo caro amico Robo, i due vivono un amore folle e passionale. E’ il 1921. Robo decide di partire per il Messico e dedicherà a Tina un’ultima poesia: “Tina è il rosso del vino, così prezioso da lasciarlo posare con delicatezza perché diventi ancor più prezioso”. In Messico Robo vive un’esperienza totalizzante e, per la prima volta nella sua vita prova emozioni fino ad allora sconosciute, riesce finalmente a toccare e stringere gli avvenimenti che lo circondano. Definisce il Messico “terra degli estremi” e nelle lettere che scrive a Weston cerca di convincerlo a raggiungerlo perché la sua arte non può perdere una simile opportunità e fa solo un breve accenno al rapporto che si è instaurato con Tina, rassicurandolo quando gli scrive “credimi, continuo a essere, come sempre, il tuo amico Robo”. Pochi giorni dopo, mentre Tina stava raggiungendo Robo in Messico poiché avevano già pianificato questo incontro, nel 1922 egli muore a causa di una febbre altissima. Tina si occupa delle formalità per la sepoltura di Robo e, accompagnata dagli amici dell’artista, viene trascinata nel ritmo convulso del paese appena resuscitato, nell’ardore con cui tutti partecipano alla costruzione di una nuova società utopica. Gli artisti di ogni campo tornano dalle fila degli eserciti guerriglieri o rientrano dall’esilio in Europa dove hanno assistito allo scempio della Grande Guerra e danno vita a scuole improvvisate, laboratori per strada, le pareti di palazzi, caserme chiese e università di coprono di murales all’infinito. Città del Messico diventa il polo di attrazione per le avanguardie di ogni angolo del mondo, l’artista viene coinvolto a tutti i livelli della vita sociale e viene abolita qualsiasi forma di censura o pressione ideologica. Tina si rende conto che non può tornare alla vita ovattata di Los Angeles. Sente che qui l’energia pulsa con las tessa frenesia che lei avverte dentro da anni e che ha per destino naturale la strada, l’incontro e lo scambio di emozioni, il tempo da bruciare senza sprecare un solo attimo, senza guardarsi indietro. Porta con se alcune fotografie di Weston e comincia a mostrarle e resta stupita dell’immediato interesse che suscitano. Viene organizzata un’esposizione che si rivela subito un successo considerato il numero di persone che si accalcano per vedere le fotografie di Weston. Tina è costretta a ritornare negli Stati Uniti a seguito della morte del padre nel 1922. Questo fatto, insieme alla morte di Robo, fanno vivere a Tina un momento di smarrimento che cerca di superare allontanandosi da Weston, ma il legame non è reciso. La fotografia riesce a prendere il sopravvento e tramite un intimo amico di Weston, Johan Hagemeyer, fotografo e intellettuale anarchico, riprende a utilizzare la macchina fotografica e la vicinanza di Hagemeyer la sprona a lavorare più intensamente. Rivede Weston e la relazione torna ai livelli di coinvolgimento precedenti la morte di Robo e però questa volta è Weston che sente le responsabilità familiari, è spostato, ha dei figli a cui è legatissimo e per questo motivo continua a rimandare il viaggio in Messico mentre Tina si sente nuovamente pronta per partire e, nonostante rispetti il travaglio di Weston, decide di tuffarsi nella colorata Città del Messico e pensa che il rapporto con Weston sia ormai al termine. La separazione dura qualche mese e infine, nel luglio del 1923 Weston lascia la moglie, porta con sé il figlio Chandler e affitta una casa con Tina a Città del Messico. Tina e Weston si immergono nella vita del paese ed entrano subito in contatto con la miriade di personaggi lanciati nell’affermazione dei nuovi valori del “Messico resuscitato”. Conoscono Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, José Orozco e Xavier Guerrero che ora sta lavorando agli affreschi di Chapingo con Rivera e Siqueiros. Il movimento artistico messicano si era manifestato come ribellione culturale prima ancora che si sviluppasse la rivolta politica e sociale. Tutti questi artisti avevano fatto esperienze in Europa, Rivera aveva soggiornato a Parigi durante il periodo cubista e aveva conosciuto Picasso, Klee, Braque, Matisse e poi in Italia per studiare gli affreschi e mosaici bizantini riscontrando poi nei reperti etruschi un0affinità con l’antica arte indigena del Messico, Siqueuros aveva intrapreso una serie di viaggi in Europa, pubblicando nel 1921 un manifesto sul suo concetto di pittura murale e tornati in Messico avevano fondato il Sindacato rivoluzionario dei tecnici, pittori e scultori esaltando gli sforzi per abbattere le vecchie concezioni artistiche e politiche sul giornale dell’organizzazione, “El Machet”. L’arte si trasforma in evento collettivo, rifiutando la commercializzazione della tela in nome dei murales che restano di proprietà pubblica. Tina guida Weston in questo turbinio di attività, riunioni, spedizioni archeologiche, partecipazione a gruppi che presentano petizioni e proposte e il loro appartamento nel giro di pochi mesi si trasformerà in uno dei punti di riferimento della vita culturale e artistica. Il fascino di Tina viene notato da molti e molti scrivono di lei, Federico Marin la descrive come “una bellezza misteriosa, priva di volgarità…. ma non allegra, bensì austera, terribilmente austera. Non malinconica né tragica ma ci sono uomini che si innamorano follemente di lei e qualcuno è arrivato a suicidarsi…” Anche Vasconcelos nelle memorie che scrive anni dopo ritrae Tina come una donna in grado di portare involontariamente gli uomini alla pazzia: “di una bellezza scultorea e depravata, teneva unito il gruppo con il comune desiderio e lo divideva per le feroci rivalità…”. Intanto è il periodo in cui la cultura messicana è sferzata dalle “scariche elettropoetiche” del movimento estridentista che ha in comune con il Futurismo europeo il tratto tagliente ed esasperato nella grafica e il dinamismo plastico nella pittura, l’attrazione per le macchine e soprattutto per gli aerei. La poesia estridentista è “musica delle idee” ed esalta il contrasto tra note oscure e note luminose, paragonando il suono delle parole a quello del sassofono e della batteria nel jazz. La radio viene considerata il mezzo ideale per la diffusione poetica tanto che le pubblicazione estri dentiste non si definiscono “organi” del movimento ma “irradiazioni”. Tina sta sperimentando nuove tecniche fotografiche, sulla sovraesposizione e alcuni suoi lavori vengono riconosciuti come fotografie estridentiste come le simmetrie di pali della luce sovraesposti, con i fasci di cavi in fuga verso il cielo o le geometrie delle scalinate dello stadio. Tina incomincia a sentirsi indipendente anche nella fotografia, non è più l’assistente di Weston che si limita a imitarne tecnica e soggetti. Weston stesso è ammirato dei progressi che vede compierle e avverte sempre più una sensazione di lontananza che non riesce a colmare. Il 1924 è l’anno della prima mostra di Tina e i critici apprezzano molto la sua opera senza considerarla più la semplice allieva di Weston ma mettendone in risalto l’originalità della ricerca espressiva. L’interesse per i problemi sociali diventa passione politica, e in lei crescono dubbi sul rapporto fra arte e impegno militante. La sperimentazione e la ricerca non bastano più, si convince che anche la fotografia, soprattutto la fotografia, debba esprimere qualcosa che vada oltre il formalismo estetico che sta virando ormai alla rarefazione, all’astrattismo puro. Sente di dover incidere sulla realtà, rappresentandola nei suoi aspetti più controversi, cogliendone il malessere, esaltandone la forza di ribellione ovunque si manifesti. Il divario con Weston si acuisce tanto che lui decide di tornare negli Stati Uniti alla fine del 1924, dopo aver dedicato a Tina una serie di ritratti in cui lei posa anche nuda. Qualcosa si è rotto del comune sentire, e più lei si è avvicinata agli aspetti sociali della realtà circostante, più lui si è chiuso in un individualismo pessimista.
Tina sente di non poter restare a guardare dietro l’obiettivo, avverte in modo prepotente la necessità di opporsi con maggiore impegno alle forze che stanno sgretolando le conquiste della rivoluzione. Il Messico più ancora degli altri paesi latinoamericani è attaccato dal colonialismo della “Dottrina Monroe” quella che riduce il Centroamerica al “cortile di casa” degli Stati Uniti. L’utopia sovietica alimenta le speranze dell’America Latina, ma Mosca è lontana. Tina si interroga e in una lettera a Weston del 1925 si coglie una profonda confusione interiore per non sapere cosa fare in questo frangente scrivendo: “sento che il problema del vivere incide profondamente sul problema della creatività artistica…” Continua a frequentare Diego Rivera, conosce Vladimir Majakovskij giunto nella capitale attratto dai fermenti artistico-politici e rafforza l’amicizia con Xavier Guerrero che vive un’analoga disaffezione al lavoro di muralista puro in nome della militanza totale. Guerrero teme, prima di Tina, che le ore dedicate alla pittura siano irrimediabilmente negate alla costruzione del Mondo Nuovo e inoltre, come messicano, deve difendere quel poco rimasto di una rivoluzione riassorbita dal burocratismo e smembrata dalle finanziarie straniere. Tina è affascinata dalla fede incrollabile e granitica di Xavier e l’influenza che Tina subirà sarà determinante nelle scelte dei tragici anni che si stanno avvicinando. Tina rivede Weston nel 1925 quando lui ritorna in Messico e iniziano a viaggiare verso sud, fermandosi per qualche tempo a Puebla e Oaxaca. In una sosta tra un viaggio e l’altro si fermano nella capitale per l’inaugurazione della loro mostra che ha per sottotitolo L’imperatore della fotografia e la bellissima Tina Modotti: una combinazione irresistibile. Tina si infuria per questa frase perché ancora una volta si esalta la sua immagine esteriore relegando in secondo piano qualsiasi risultato ottenuto nel lavoro. Interviene però la voce autorevole di Diego Rivera che nella presentazione scrive: Tina Modotti esprime una profonda sensibilità su un piano che, pur tendendo all’astrazione, senza dubbio più etereo, e in un certo senso più intellettuale, trae linfa dalle radici del suo temperamento italiano. La sua opera artistica è fiorita però in Messico, raggiungendo una rara armonia con le nostre stesse passioni. La fama della coppia Tina ed Edward si stempera nella realtà quotidiana, le loro strade sono ormai separate, divergenti. E il legame con Xavier Guerrero si sta trasformando in un rapporto profondo, di affinità che coinvolgono l’intimo e il politico in un intreccio unico. Ma non è questo a escludere Weston dalla vita di Tina: pur continuando ad amarla egli non riesce a condividere le scelte, si chiude nel suo individualismo scettico e privo di sperane sulle possibilità di qualsiasi lotta per un ideale. Il Messico non gli trasmette più le sensazioni di un tempo e nel novembre del 1926 ritorna al nord. Tina intanto aveva venduto la sua piccola e vecchia Korona per comprarsi una Graflex che diventa un occhio spietato sulla miseria, sulla sofferenza, cattura la desolazione ma esalta anche la rabbia, la protesta organizzata. Mani di operai strette sui badili, consumate dalla polvere e dal sudore, mani di burattinai percorse da vene gonfie di fatica, mani di indiani che lavano miseri vestiti sulla pietra, scurite dal sole. La miseria è un crimine e le fotografie di Tina lo urlano, lo affermano senza pietismo e falsa compassione. Il suo lavoro comincia a varcare frontiere geografiche e barriere politiche e le sue fotografie vengono pubblicate dalle più prestigiose riviste. Tina Modotti ha aperto il cammino al reportage sociale, quello che Robert Capa, David Seymour, Gerta Taro renderanno immortale. Loro faranno della fotografia la missione di un’intera vita mentre per Tina rimarrà solo un mezzo, una transizione, quando raggiungerà il punto più espressivo della sua arte deciderà di abbandonarla in nome di una rivoluzione che non vedrà mai. IL Partito comunista messicano era stato fondato nel 1918 e nel 1923 Xavier Guerrero, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera diventano membri del comitato esecutivo. Al principio è l’arte che irrompe nella polita con la sua carica di creatività aggressiva che sgretola i vecchi schemi e impone un ritmo febbrile al cambiamento dei valori. Ma già nel 1924 l’urto tra Trockij e Stalin si risolve a favore di quest’ultimo e la ragion di stato, cioè del Comintern deve prevalere sulle emozioni rivoluzionarie: certi comportamenti dell’ambiente culturale messicano vengono considerati come pericolosi “deviazionismi” dalla rigida morale sovietica.
Il più incline ad accettare le direttive di Mosca è Guerrero, seguito da Sequeiros che ha comunque uno spirito militare molto sviluppato. Diego Rivera è attratto dagli eccessi e irriducibile alla disciplina di partito. È sinceramente comunista ma nel senso più totalizzante: nell’immediatezza della realtà che vede, sente, afferra e non nella logica degli equilibri e delle sottili manovre che regolano la gestione del potere. Rivera si allontanerà dai suoi compagni a causa delle radici profonde in quella che si potrebbe sommariamente definire messicanità. Il comunismo nell’accezione di Mosca e la linea imposta ottusamente dal Comintern a un paese che è quanto più lontano e diverso ci sia rispetto al rigore sovietico spingono Diego Rivera a esasperare inconsciamente tutto ciò che per lui è l’essenza della messicanità. Xavier Guerrero non perdona a Riverra il protagonismo e il bisogno di accentrare l’attenzione e sente di dover abbandonare la pittura per dedicare tutto se stesso alla militanza. Tina vede in lui quella sicurezza che le è sempre mancata: seguire Xavier significa anestetizzarsi al dolore di un’esistenza irrequita, rinunciare alla sensibilità che corrode e tormenta, scegliendo una fede che assorbe tutto, anche i sentimenti. Nel 1927 Tina si iscrive al Partito comunista messicano e diventa instancabile organizzatrice e dedica gran parte del suo tempo alla redazione di “El Machete” traducendo articoli e analisi di politica estera. Il giornale è ormai l’organo ufficiale del partito. La fotografia rappresenta per Tina ancora un impegno costate e anche l’unica fonte di sostentamento ma è sempre più attività da subordinare alla militanza. Il rapporto con Xavier non è facilmente definibile, le emozioni in lui vanno lette negli sguardi, interpretate nei rari gesti calmi, per amarlo Tina può solo sentire ciò che lui sente e rispettarne il carattere impenetrabile. Accanto a Guerrero Tina si livera dall’immagine di donna fatale che molti si ostinano ancora a esaltare contribuendo a costruirle una fama che in certi casi assume contorni inquietanti. Xavier viene chiamato a Mosca e parte, Tina capisce, non si oppone e condivide la necessità di anteporre il dovere ai sentimenti. Nel 1927 Tina conosce Vittorio Vidali legato ai servizi segreti sovietici e si rende conto che tra i dirigenti ha un’aura di tacito rispetto e gode di un carisma che la intriga, e vede che tra i comunisti messicani sia considerato a un livello molto alto. Il rapporto tra Tina e Weston è ormai ridotto alla corrispondenza epistolare ma è solo a lui che Tina confida e trasmette inquietudini e sensazioni contraddittorie che mette a tacere quando dedica giorni e notti al lavoro di militante impegnandosi nell’organizzazione del Soccorso rosso internazionale. Non vuole convincere Weston della giustezza delle proprie scelte ed evita le frasi fatte, i facili slogan, i termini che ricorrono nei proclami e comizi e lo fa senza alcuno sforzo perché è un linguaggio che non le apparterrà mai. Dedicando sempre maggior tempo all’attività politica attrae ben presto le attenzioni delle spie italiane e quando Tina firma un articolo su “El Machete” per incitare a partecipare a una manifestazione in memoria di un giovane operaio ucciso nel carcere di Perugia, il Ministero degli esteri apre quindi un “fascicolo Tina Modotti”. Quando Xavier Guerrero si trasferisce a Mosca, l’appartamento di Tina si trasforma in uno studio di lavoro e non concede molto alle visite e alle serate tra amici anche se non rifiuterà mai l’ospitalità a militanti stranieri di passaggio tanto che il suo indirizzo diventa ben presto più noto di quello del partito. Nel giugno del 1928 nella redazione del “Machete” entra Julio Antonio Mella un giovane cubano che vuole fomentare la rivoluzione contro la dittatura. L’attrazione reciproca è evidente e Tina si innamora in poco tempo di Julio al punto da scoprire di non aver mai provato una simile intensità di emozioni e lui la ama con una passione frenetica incalzante come il ritmo senza respiro con cui ha vissuto ogni minuto dei suoi ventisette anni. Tina è ancora da tutti considerata come la donna di Xavier Guerrero e lei vive un travaglio interiore che la porta a chiarire la sua posizione con Xavier scrivendogli una lettera e spiegandogli il suo sentimento nei confronti di Mella: Guerrero sceglierà il silenzio, nessuna risposta alla lettera di Tina. Mella è colpito dalla figura di Lenin ma è anche affascinato dal comandante dell’Armata Rossa, Trockij. E’ dotato di grande capacità comunicativa, è il trascinatore di ogni agitazione, teorizza l’azione diretta individuale e collettiva, ma è anche la mente organizzatrice che unisce le lotte e universitarie, operaie e contadine.
Il principale scopo del suo impegno politico è organizzare una spedizione a Cuba per scatenare l’insurrezione. Lo scontro tra Trockij e Stalin è avvenuto nel 1924. Al principio della “rivoluzione permanente” sostenuto dal primo come mezzo irrinunciabile per la sconfitta dell’imperialismo occidentale, viene imposto quello della “rivoluzione in un solo paese” propugnato da Stalin. Alla morte di Lenin, Stalin tesse una serie di alleanze nel partito che sgretolano il potere personale e politico di Trockij fino a riuscire a farlo espellere dal partito nel 1927. Mella non si è mai schierato apertamente con Trockij , ma la sua ferma convinzione di voler fomentare l’insurrezione a Cuba è avversata da Mosca senza possibilità di compromesso. Ogni focolaio di guerriglia rappresenta per il Comintern un pericolo al consolidamento del potere in Unione Sovietica, perché può favorire e incentivare gli attacchi delle potenze capitaliste. Mella viene comunque considerato un ribelle che si ostina a rifiutare la logica degli apparati, e con Diego Rivera decide di affrontare a Mosca l’intransigenza del Comintern e lo stesso Stalin. Viene chiesta l’espulsione di Mella dal partito appoggiata da Xavier Guerrero e Vittorio Vidali, Mella viene sommariamente rimosso dal comitato centrale e isolato: davanti al divieto di organizzare una spedizione a Cuba rompe qualsiasi collaborazione con il partito, è il dicembre 1928, un mese prima del suo assassinio. La morte di Mella porta Tina a rifugiarsi nella militanza in cui si sente protetta da dubbi e lacerazioni, il partito ha sempre ragione è la risposta ad ogni incertezza. Tina, in una lettera a Weston scrive: “eppure oggi non posso concedermi neanche il lusso del dolore perché so che non c’è più tempo per le lacrime: ci si aspetta il massimo da noi, e noi non dobbiamo mancare, né fermarci a metà del cammino. Fermarsi è ormai impossibile, la nostra coscienza e la memoria delle vittime non ce lo consentono”. In questo periodo Vittorio Vidali sta vicino a Tina per controllare personalmente che il suo tormento silenzioso non si trasformi in una crisi pericolosa. Tina conosce nel 1928 Frida Kahlo che si era avvicinata al Partito comunista trovando in Tina un referente e un legame di amicizia immediata. Frida, vittima di un incidente quando aveva 18 anni dal quale tutti avevano creduto che sarebbe rimasta inchiodata a una sedia per il resto dei suoi giorni, costruisce un rapporto con indissolubile con il dolore e da cui trae linfa per la sua creazione artistica. Con Tina divide più l’intuizione di un passato trasgressivo che le rinunce di un presente da militanti. Frida è più giovane di undici anni e frequentare l’’ambiente comunista corrisponde a un bisogno di ribellione e non a una scelta sacrificale. Tina è attratta dalla forza che sente in lei, dalla determinazione con cui si è riappropriata della vita. E’ a casa di Tina che Diego Rivera conosce Frida e nel 1929 si sposeranno. Diego Rivera, dopo la morte di Mella, sente che il partito sta tradendo l’essenza rivoluzionaria che gli aveva data vita. Il comunismo per Diego è soprattutto l’affermazione di valori umani e sociali finalizzati all’indipendenza non solo da un punto di vista economico e politico, ma anche culturale, inteso come rispetto delle esigenze e dei modi di vita di ogni individuo e di ogni singolo paese. La rottura è ormai inevitabile dopo la svolta autoritaria e accentratrice di Mosca. Con Tina comunque, Diego e Frida cercano di evitare lo scontro diretta sapendo che lei è tacitamente allineata con la nuova dirigenza. Nell’ottobre del 1929 Diego Rivera viene espulso dal partito con motivazioni pretestuose, ma in realtà Diego si è schierato apertamente con l’Opposizione di sinistra e non nasconde più le sue simpatie per Trockij. Tina non fa nulla per contrastare le accuse e lo considera un traditore; anche l’amicizia con Frida finisce, la cancella dall’esistenza in nome della fede. Nel 1929 Tina si impegna a fondo nel comitato “Manos fuera de Nicaragua”, l’invasione statunitense del piccolo paese centroamericano alimento lo spirito indipendentista di tutto il continente. Il Comintern ha deciso di boicottare con ogni mezzo la lotta dei nicaraguensi. Stalin vuole ingraziarsi Washington per mantenere gli Stati Uniti il più lontano possibile dallo scontro che già deve sostenere con le potenze europee e la politica del “cortile di casa” può diventare un tacito accordo sulle rispettive aree di influenza. Tina vuole lasciare il Messico per andare a combattere sulle montagne del Nicaragua. Vidali le spiega che Sandino sta facendo quello che a Washington si aspettano.
Grazie a lui rafforzeranno la presenza in tutto il Centroamerica. Tina incontra Sandino che non accetta la proposta di lei, di unirsi ai guerriglieri, sopravvivere nelle montagne è arduo anche per i più induriti guerriglieri. Nel febbraio 1930 a seguito di un tentativo di attentato al nuovo insediato Pascual Ortiz Rubio a città del Messico, Tina viene espulsa dal paese perché viene accusata di aver partecipato alla pianificazione dell’attentato e di esserne uno dei “mandanti intellettuali”.Tina durante il viaggio in nave con destinazione Europa, scrive a Weston, affranta dalla situazione, cita una frase di Nietzsche che lui stesso una volta le aveva detto: “tutto ciò che non mi uccide mi fortifica”. Tina ha ora 34 anni, ha perso di colpo tutte le sue relazioni con l’ambiente fotografico, non ha mezzi per sostentarsi e si ritrova ancora una volta sola. La militanza è l’unico rifugio che le rimane. Contare sull’appoggio dell’Internazionale comunica è ormai una scelta obbligata. Il prezzo sarà quello di mettere da parte qualsiasi dubbio e incertezza, qualsiasi distinzione fra compagni che sbagliano e traditori. IL 14 aprile 1939 Tina giunge a Berlino dove affronta enormi difficoltà per ricercare un’indipendenza economica tentando di sfruttare la sua esperienza professionale, ma la diffusione della fotografia in Germania è superiore ad ogni altro paese e trovare qualche impiego remunerativo si dimostra tutt’altro che facile. Riesce con il tempo a ritagliarsi uno spazio e nelle foto del periodo tedesco riaffiora la Tina luminosa, spregiudicata, incline a giocare con la vita propria e altrui ma senza ferire, limitandosi a sorriderne di lato. L’ideologia nazista conquista il consenso delle masse e Tina si rende conto che l’Europa non le potrà mai offrire un ambiente favorevole per la sua arte fotografica e soprattutto per la sua militanza, è costretta a limitare le discussioni al chiuso delle case di amici e il suo è lavoro clandestino. Nonostante la fotografa Lotte Jakobi esibisca i lavori di Tina in un’esposizione privata suscitando una profonda emozione nel critico Kisch che scriverà: Il suo segreto è riuscire a rendere una visione della realtà attraverso l’immagine che lei ha del mondo. Ciò significa che gli occhi tristi di un bambino riesce a renderli più belli dello sguardo di una reginetta. E i paesaggi industriali, i mezzi di produzione, le mani, le chitarre…appaiono più affascinanti delle verdi strade svizzere. Ma gli uomini del suo mondo non sono felici. Perché? E’ questa la domanda che sorge dalle sue fotografie. Intanto Vidali propone sempre a Tina di andare con lui a Mosca e quando a lei scade il permesso di soggiorno decide di partire, l’Europa ormai per lei non rappresenta niente. Tina lascia Berlino, e la fotografia, nell’ottobre del 1930. A Mosca viene assegnata all’ufficio estero del Soccorso rosso e si immerge con instancabile disciplina nel lavoro burocratico. La conoscenza di varie lingue e la dedizione con cui resta chiusa nel suo piccolo ufficio per dodici ore al giorno le valgono una specie di promozione al settore Stampa e propaganda. Traduce articoli da giornali stranieri e ne cura l’archivio, scrive relazioni e appelli, va nelle fabbriche a tenere conferenze sulla repressione nei paesi europei e latinoamericani. Fra il 1932 e 1933 Tina viaggia in Polonia, Ungheria, Romania svolgendo incarichi per il Soccorso rosso. Nel 1934 si trasferisce per alcuni mesi a Parigi dove la raggiunge Vidali che però viene scoperto dalla polizia francese che gli consiglia di lasciare il paese, va quindi in Belgio. Fino al 1935 vive tra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi per attività di soccorso ai perseguitati politici.  Nel luglio del 1936 quando scoppia la guerra civile in Spagna va a Madrid, lavora negli ospedali e si dedica all’attività di politica e cultura. Qui conosce Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway e molti altri artisti e letterati dell’epoca. Nel 1938 durante la ritirata aiuta i profughi che si avviano alla frontiera e riesce ad arrivare a Parigi non senza difficoltà dove la attende Vidali. Chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia per svolgere attività clandestina antifascista ma le viene negato per la troppa pericolosità della situazione politica. Come altri esuli, Tina e Vidali rientrano in Messico dove conducono un’esistenza difficile. Nel 1942 Tina Modotti muore di infarto in un taxi mentre rientra a casa da una cena con gli amici. Il tema della Libertà è presente in questa mostra e nelle sue fotografie, e nel contempo è legato alla sua poliedrica personalità che si sviluppa con una coerenza priva di compromessi nell’arco della sua intera esistenza, scandita da capitoli che hanno incrociato la storia politica del mondo nell’arco della sua pur breve esistenza. Ma la sua libertà di pensiero e la sua coerenza spinta al limite del rischio della sua stessa incolumità le fecero declinare le offerte. Iniziò così una fase da rifugiata politica che la portò in Germania, in Russia, e poi ad impegnarsi direttamente nella guerra di Spagna in soccorso delle vittime del conflitto, con particolare attenzione ai bambini. Al termine della guerra di Spagna Tina, affaticata nel corpo e nello spirito, verrà accolta nuovamente in Messico, dove vivrà nell’ombra i suoi ultimi anni accanto a Vittorio Vidali. Tina Modotti è oggi una fotografa che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia contemporanea. I suoi celebri scatti compongono le collezioni dei più importanti musei del mondo e la sua fama è planetaria, come dimostra il successo d’asta uno di questi scatti presenti in mostra.
MUDEC Museo delle Culture di Milano – Via Tortora, 56
Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà
Dal 1 Maggio al 7 Novembre 2021
Lunedì 14.30 – 19.30  
Dal Martedì alla domenica 10.00 – 19.30