
Il progetto ideato per la mostra torinese insiste, per l’appunto, sulla categoria sfaccettata di “
riflessione”, nella sua accezione tanto concettuale quanto fisica, che serve a Jaar come
chiave creativa per scavare nella memoria collettiva e privata, e interrogarsi, senza tema di apparire
demodé, sul significato, ieri e oggi, della lunga stagione di impegno politico e di speranze rivoluzionarie (per lo più frustrate) che hanno impresso un carattere incancellabile agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.
Comunque si voglia giudicare il suo esplicito formato concettuale (
biografico, generazionale, universale, necessario, didascalico, ombelicale...), la personale di Jaar prende avvio da un’installazione d’indiscutibile impatto sensibile, in cui 150 tonnellate di schegge di vetro e di specchi ricoprono la gran parte del pavimento dello spazio espositivo.
Lo spettatore si trova così a percorrere un impressionante distesa di macerie di cui percepisce la luce dei riflessi e il rumore sotto le sue scarse: un azione fortemente connotata in senso simbolico, che dovrebbe innescare un processo di auto-coscienza, ma anche di riconsiderazione affettiva e di analisi intorno agli eventi che hanno punteggiato la storia di quei decenni cruciali.

In un altro ambiente l'artista inscena un dialogo ideale con
Sciopero generale azione politica relativa proclamata relativamente all’arte, opera del 1970 di
Mario Merz. Le pareti della Fondazione ospitano, inoltre,
una lunga serie di lavori eseguiti da Jaar dai primi anni Settanta a oggi (alcuni specificamente per la mostra torinese), affiancata dalle opere di artisti (scelti dall’artista cileno, e da lui riconosciuti a vario titolo come compagni di strada) quali
Merz, Boetti, Camnitzer, Haacke, Klein, Kosuth, Manzoni, Mauri, Penone, Pistoletto, Richter, Meireles e altri: voci rappresentative degli anni intorno ai quali è incardinato il progetto della mostra (e in parte ancora dei nostri), espressione di un arte impegnata a testimoniare e riflettere il presente e la storia con le capacità, e anche i limiti, dei suoi specifici strumenti espressivi.
Lu.Bo., 18/11/2013
Alfredo Jaar è nato a Santiago del Cile nel 1956. Vive e lavora a New York. Le sue opere sono state esposte nei maggiori musei di arte contemporanea del mondo. Ha partecipato alle Biennali di Venezia (1986, 2007, 2009, 2013) e di San Paolo (1985, 1987, 2010), e a Documenta, Kassel (1987, 2002). Tra le personali più importanti si annoverano quelle al New Museum of Contemporary Art di New York, alla Whitechapel Gallery di Londra, al Museum of Contemporary Art di Chicago, al MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma e al Moderna Museet di Stoccolma. Una grande retrospettiva della sua opera è stata ospitata nel 2012 in tre diverse istituzioni culturali di Berlino: la Berlinische Galerie, il Neue Gesellschaft für Bildende Kunst e.V. e la Alte Nationalgalerie. Quest’anno Alfredo Jaar rappresenta il Cile alla 55 Biennale di Venezia.

Tra gli oltre sessanta interventi pubblici realizzati in tutto il mondo, Jaar ha recentemente terminato due importanti lavori su commissione:
The Geometry of Conscience, un memoriale situato accanto al Museum of Memory and Human Rights a Santiago del Cile, e
Park of the Laments, vicino all’Indianapolis Museum of Art. Nel 1985 Alfredo Jaar ha ricevuto il Guggenheim Fellowship e nel 2000 il Mac Arthur Fellowship. Nel 2006 è stato premiato in Spagna con il Premio Extremadura a la Creación.
ALFREDO JAAR. Abbiamo amato tanto la rivoluzione
Fino al 9 marzo 2014
Fondazione Merz, via Limone 24, 10141 Torino
A cura di Claudia Gioia
Orari: martedì-domenica 11-19
Biglietti: € 5,00 intero, € 3,50 ridotto
tel. 011.19719437
info@fondazionemerz.org
www.fondazionemerz.org


Didascalie immagini:
Per tutte le immagini della mostra
Photo Andrea Rossetti - Courtesy Fondazione Merz
1. Alfredo Jaar, M’illumino d’immenso, 2009
Neon, 46 x 94 x 5 cm.
Courtesy of the artist, New York and Galleria Lia Rumma, Milano
2. Alfredo Jaar, Untitled (Gramsci), 2010
Courtesy of the artist, New York and Galleria Lia Rumma, Milano
3. Alfredo Jaar, Chile 1981, Before Leaving, 1981
Courtesy of the artist, New York and Galleria Lia Rumma, Milano