Le mele e le pere (1888-90, fig.1) – i frutti sono disposti in modo equilibrato ed ordinato su di un piatto, come se fossero su di un bilancere -, olio su tela di piccole dimensioni (38,2 x 46,4 cm), proveniente da una collezione privata, stimato 25 milioni di dollari (29,2 milioni di euro) del maestro di Aix Cézanne, è stato aggiudicato per 20 milioni di dollari all'asta serale di Sotheby's del 12 Maggio (nel 2003 fu assegnato per 8,7 milioni di dollari).
Già nel Maggio del 1999 la casa inglese aveva venduto per ben 60,5 milioni di dollari la “Natura morta con tenda, brocca e compostiera” (1893-1894, fig.2), facente parte della collezione di John Hay Whitney.
Il pittore francese diceva che con una mela voleva stupire Parigi: ora in una sera ha sorpreso New York.
Son pére Auguste, che aveva una fabbrica di cappelli ed era contrario all’arte, in quanto la considerava attività poco redditizia, se oggi fosse in vita, dovrebbe ricredersi e direbbe: Chapeau!
Nel 2013 la casa d'aste aveva scommesso su un altro dipinto dello stesso genere, composto da tre mele in un piatto circondato da altre cinque, che raggiunse la cifra significativa di 41,6 milioni di dollari (34,7 milioni di euro).
Cézanne ritrarrà mele all’infinito in modo meticoloso e con una precisione silenziosa nel suo atelier parigino (come Morandi fece con le bottiglie), realizzando circa un centinaio di dipinti (le prime mele comparvero nel 1870 con “L’orologio nero” - riproducendo una natura, che per lui era sinonimo di perfezione. Il quadro era custodito gelosamente insieme ad altre opere dall’amico scrittore Zola nella sua soffitta di Médan con triplice mandata).
Tuttavia questi dipinti sono presenze sporadiche delle aste, in quanto la maggior parte di essa è conservata nei musei, come quello d’Orsay di Parigi (di proprietà di quest’ultimo sono la “turchina” Natura morta con zuppiera, bottiglia e cesto con mele , 1877 circa, realizzata forse a Pontoise a casa del suo amico Pisarro, il Tavolo da cucina. Natura morta con cesta, 1888-1890, una delle poche tele autografe di Cézanne e il lirico Vaso blu, 1888-1890, a cui si ispirò Matisse per la sua Finestra blu, 1913).
Il tema delle pere e delle mele è stato replicato innumerevoli volte, mentre erano necessarie 152 sedute per un ritratto (se non di più) e più di 60 volte per “scomporre” la sua amata montagna Mont Sainte Victoire, ripresa da tutti i punti di vista ed angolazioni con le sue rocce squadrate, che ben si prestano ad una semplificazione formale cubista della forma.
A Cézanne piacevano i classici come Masaccio, ma non seguiva la prospettiva rinascimentale (Natura morta con amorino in gesso, 1895), né la profondità di composizione (la linea dell’orizzonte non “esiste”, ma confluisce con quello, che noi creiamo).
Le ceste di frutta di Caravaggio sono in bilico sul bordo del tavolo, quelle di Cezannè sfidano le leggi gravitazionali, non stanno in piedi, sono oblique, ma sono comunque ben delineate. Per questo non amava le sfumature imprecise dei contorni dei soggetti degli Impressionisti come quelli di Monet e Renoir.
Le pere e le mele del maestro di Aix sono semplici nel loro insieme, ma nello stesso tempo complesse e vive per cromie, peso, corposità e rotondità, simmetria e riempiono ogni tipo di vuoto. Sembrano rotolare verso i nostri occhi e posarsi sul nostro sguardo. E’ come se nella loro vibrante staticità in realtà si muovessero animatamente, mettendo a nudo la loro anima e “spodestando” quella dell’artista (Tenda, piatto inclinato con frutta, caraffa e bicchiere, 1900-1905). Chi le osserva attentamente si chiede: e se scivolassero fuori dal quadro? Ops...guarda una sta per cadere, ora la prendo! O mi sfuggirà? E’ lì disposta in primo piano, quasi per farci vivere un incontro ravvicinato del terzo tipo. Ci sembra di poterla accarezzare. Sensazione che si prova, guardando la “turchina” Natura morta con bottiglia di liquore alla menta (1890-1894), in cui aleggia una sobrietà e raffinatezza, che culmina in una avvolgente, inebriante e vellutoisità delle mele.
Il pittore francese riuscì persino a dipingere la distanza, che lo separava da quest’ultime, nonché a “catturare” il loro profumo, che si sprigionava e librava nell’aria con vigore, per farlo pervenire a noi.
Era talmente lento nel dipingerle, che facevano in tempo a marcire, come quelle rappresentate da Caravaggio.
Spesso venivano messe in posa su di un telo bianco (una tovaglia di “neve fresca”, come da Cézanne stesso definita) e venerate come delle Dee (Cesto con mele, bottiglia, biscotti e frutta – 1895 circa). Ispireranno anche Pisarro, Picasso e lo scrittore Hemingway. Il “taista” Gauguin fu acquirente di diverse composizioni tra cui Natura morta con fruttiera, bicchiere e mele (1879-1882) e Degas venne “sedotto” dalle Pommes vertes, jauner e rouges (1877-78), che acquistò per 400 franchi.
Ma chi è stato il talent scout di Cézanne? A scoprirlo fu il gallerista Ambroise Vollard nel 1903. Vendeva le sue tele il doppio rispetto a quelle del suo collega impressionista Monet. Del resto chi semina raccoglie e l’acerba passione del “pittore delle mele”, è stata a lungo coltivata negli anni: maturando diede i suoi radiosi frutti.
Un traguardo raggiunto nonostante la sua perenne insoddisfazione ed un carattere schivo e solitario: i momenti bui erano sempre dietro l’angolo. Solo nei quadri del pittore francese le ombre e le luci non esistevano più: al loro posto vi era una rifrazione, un modellamento di colori cangianti, che determinava la luminosità delle cose.
Matisse (che si ispirò per i drappeggi e i tendaggi variopinti) considerava il pittore francese una specie di Dio.
Cézanne semplicemente creò a colpi di pennello la pera e la mela, dapprima ad olio poi ad acquerello (un collezionista privato acquistò il frais et transparent Nature morte au melon vert, 1982 -fig.3- nel 1989 da Sotheby’s a Londra), moltiplicandole.
E tutto si inondò di luce.
Maria Cristina Bibbi
 
Didascalie
Le mele e le pere (1888-1890) figura 1
Natura morta con brocca, tenda e compostiera (1893-1894) figura 2
Natura morta con melone verde (1982) figura 3