Di solito le linee indicano una rigidità ferrea, che non si può spezzare.

Nel caso di Mondrian (Amersfoort, Paesi Bassi, 1872 – New York, 1944) sono sinonimo invece di un punto di arrivo, che parte da una figurazione fino ad arrivare all’astrazione, come l’artista stesso dichiarò nel 1942: “Per me non c’è differenza tra i primi e gli ultimi lavori: fanno tutti parte della stessa cosa. Non sento la differenza tra il vecchio e il nuovo nell’arte come tale, ma come continuità. Ho cominciato a dipingere molto presto. Ho disegnato al chiaro di luna mucche, che si riposavano o stavano immobili nei piatti prati olandesi”.
Mondrian le scovava, girando con la sua bicicletta dopo le lezioni all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam. Osservava, osservava e ancora osservava quel paesaggio lineare ed interminabile delle lande olandesi. Il suo sguardo in questa rotazione completa si perdeva a vista d’occhio, anche se lui rimaneva con i piedi ben saldi a terra.
In quei campi coltivava gradatamente la passione per la pittura e così ebbe modo di concimare quel terreno fertile della sua creatività.
Tutto ebbe inizio con la vista di una chiesa, di un tranquillo villaggio e della rilassante distesa green dei campi. Mondrian dipinge per la prima volta nel 1898 con un palese orientamento impressionista e da quel momento sarà l’inizio di una strabordante attività no stop.
L’evoluzione della sua produzione artistica tra i suoi alberi: a partire dal primo l’Albero rosso (1909-1910), durante la cui realizzazione avverte che i colori della natura non potevano essere riprodotti sulla tela, a cui segue il cubista Albero d’argento  dalle pennellate decise, in cui viene frazionato il soggetto, l’albero, su diversi piani fino alla scomposizione del medesimo. (“L’aspetto delle forme naturali si modifica, mentre la realtà rimane costante.” Cit Mondrian). Inizia così la sua partita visiva con il rettangolo astratto).
Nel corso degli anni la sua attività pittorica subisce nuove variazioni e contaminazioni stilistiche, fino ad arrivare alle opere del periodo cosiddetto astratto. Gli stessi campi, fiumi e mulini rappresentati nel primo periodo figurativo sono oggetto di mutazione.
Il pittore, nel 1912, dopo essersi rafforzata la sua necessità di sperimentazione e di cambiamento, si trasferisce a Parigi. Influenzato da Picasso e Braque, inizia ad usare una paletta in tonalità bleak grey, fino ad arrivare a ridurre la sua arte a linee rette, che “incorniciano” colori primari. Da questo momento, Mondrian avvia insieme a Theo van Doesburg il cosiddetto Neoplasticismo (1917), in cui figurativo e astrattismo si incastrano fondendosi. Nulla è imprigionato. Non vi è un primo piano ma una parità di layers, in cui le linee si incontrano in un melting pot armonico, intersecandosi come su di una griglia, formando nuove figure geometriche.
Pascal la definì “l’esprit de geometrie”, ovvero il controllo di una razionalità armonica sui sensi, che si contrappone a quella interiore dell’astrattista russo Kandinskij.
Dalla policromia dei mulini e dalle radiose case lambite dai corsi d’acqua delle campagne olandesi, a quelle delle fitte schiere di alberi dalla longilineità no limits, da cui filtrano i raggi di sole affiancati a quelli “kleeiani” sempre più stilizzati, fino al tratto equilibrato, sintetico ed essenziale, formalmente perfetto, di un’eleganza black il passo è breve.
Viste in quest’ottica, le linee non sono più nette, ma sembrano sgretolarsi sotto gli occhi: “sembrano strapparsi lungo i bordi”, come direbbe il fumettista ZeroCalcare.
Ora, percorrendo binari paralleli al bagage artistico della prima produzione di Mondrian, sono arrivate al Mudec di Milano.
Le pareti dell’allestimento espositivo mettono in risalto le cromie dei quadri, da cui si propaga (metaforicamente) una sinfonia, come fossero degli spartiti musicali.
L’altra grande passione di Mondrian fu infatti la musica jazz, che scoprì frequentando la Paris de la nuit. Nei locali notturni d’intrattenimento si esibivano anche i cosiddetti “rumoristi”, musicisti di suoni artificiali.
Mondrian riscontrava nel jazz assonanze con la pittura come l’intuizione, l’improvvisazione, ma soprattutto la libertà da ogni convenzione.
Questo gioco di colori, in cui il soggetto si fonde con il contesto, è visibile anche in molti quadri della sua prima fase pittorica.
La mostra ideata dal direttore del Kunstmusem Benno Tempel e curata da Doede Hardeman insieme a Daniel Koep è stata realizzata da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE con la collaborazione del museo, proprietario della più importante collezione di opere di Mondrian al mondo, che ha prestato sessanta opere, scelte tra quelle dell’artista dei Paesi Bassi, dei designers De Stijl e di altri rappresentativi della Scuola dell’Aja, che operavano fra il 1860 e il 1890 sulla scia della pittura en plein air della scuola francese di Barbizon. Troviamo esposti anche quadri provenienti da importanti musei e collezioni private.
Sono incluse nel percorso anche due opere provenienti dal Museo del Novecento di Milano e un quadro neoplastico in prestito dal National Museum of Serbia di Belgrado.
Una sezione della mostra è dedicata al “De Stijl” (o “Neoplasticismo”), che rivoluzionò arte, architettura, pubblicità e design.
La monografica dedicata a Mondrian, realizzata a molti anni di distanza dall’ultima (Brescia 2006) e dalla prima personale del 1956 allestita dal maestro italiano Carlo Scarpa alla GNAM di Roma, rappresenta un’occasione unica per ammirare i suoi capolavori.
In questa sorta di videogame siete pronti a giocare a Tetris, passando per il cubo di Rubik? La partita è sempre aperta e offre infinite possibilità. Non sarà però come lottare contro i mulini a vento, ne siamo certi.
 

Maria Cristina Bibbi dicembre 2021

Immagini

 
1. Albero d’argento, 1911
2. Autoritratto, 1918
3. Composizione II, 1929
4. Mulino Oostzijdse con cielo blu, giallo e viola, 1907-08

 

Info

In corso al Mudec di Milano fino al 27 Marzo 2022

Web: https://www.mudec.it/ita/piet-mondrian-dalla-figurazione-allastrazione/

Mail: info@mudec.it