Di Michela Micheli
 
Ripercorrere attraverso la multimedialità la storia di Roma, è lo scopo del progetto espositivo  “L’eredità di Cesare e la conquista del tempo”. Nella Sala della Lupa di Palazzo dei Conservatori, i Fasti Capitolini, celebri calendari incisi nel marmo,  narrano la storia  della Città Eterna, dalle origini all’età imperiale.  Promossa da Roma Culture – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’esposizione sarà visibile fino al 31 dicembre 2021. Resterà in scena fino al 30 maggio 2021, la grande mostra che celebra Napoleone Bonaparte.Curata  da Claudio Parisi Presicce, Massimiliano Munzi,  Simone Pastor e Nicoletta Bernacchio,   Napoleone e il mito di Roma – questo il titolo dell’esposizione -  ripercorre il rapporto tra l’Imperatore dei francesi e Roma antica, città imperiale  seconda solo a Parigi per volontà di  Napoleone stesso.  Attraverso oltre cento opere tra cui medaglie, stampe, gemme, oggetti di arte minore, dipinti e sculture, provenienti da Colelzioni Capitoline e musei italiani ed esteri,  i visitatori avranno la possibilità di riscoprire  la magnificenza di un uomo che ha cambiato il mondo e di  approfondire  quell’ amore talvolta incompreso, per Roma.  La mostra  rispecchia il desiderio di Napoleone: ispirarsi ai modelli artistici e culturali tipici della Città Eterna. Il  Governo Napoleonico promosse alcuni scavi tra il 1811 e il 1814  per liberare l’area a Sud della Colonna Traiana;  presa come modello da Napoleone per la costruzione della Colonna Vendôme di Parigi. Tre le macro-sezioni in mostra, dalla formazione del giovane Napoleone, il rapporto con l’Italia e Roma e l a ripresa di modelli antichi nell’arte.  In mostra alcuni prestigiosi capolavori, tra cui il gesso di Louis Rochet, il Bronzo di Lorenzo Bartolini  raffigurante Napoleone I Imperatore e Napoleone con gli abiti dell’Incoronazione, il dipinto di Francois Gerard conservato nel Palais  Fresh – Musée di Ajaccio. provenienti da Collezioni Capitoline e musei italiani ed esteri.
  1. Un progetto espositivo multimediale che racconta la storia di Roma attraverso i Fasti Capitolini. Direttore, come nasce “L’eredità di Cesare e la conquista del tempo”?
Lo spostamento della Lupa in Esedra per celebrare i 550 anni dalla restituzione al popolo romano delle “insigni statue bronzee” che fino al 1471 erano conservate in Laterano, ha reso ancora più accessibili i Fasti Capitolini, posizionati fin dal 1586 sulla parete di fondo della sala un tempo intitolata proprio a questi calendari di marmo, prima che la Lupa rubasse loro la ribalta.
Si tratta di un documento storico straordinario, unico nel suo genere, che il diaframma della lingua e della frammentarietà rende meno immediatamente accessibile al largo pubblico. Tra le righe scolpite nel marmo, invece, ogni visitatore potrà ritrovare personaggi ed episodi ben presenti nella sua memoria per averli studiati sui banchi di scuola, riscoprendo anche il valore dell’epigrafia come fonte della ricostruzione storica.
Rimettere al centro dell’attenzione da una parte l’atto fondativo delle collezioni capitoline e dall’altra un monumento storico straordinario, che fissa nel marmo le tappe di consolidamento del grande potere di Roma nel momento del suo apogeo, sono due iniziative che assumono un senso specifico in questo momento particolarissimo della pandemia: vorremmo che i cittadini romani, negli ultimi anni distolti dalla fruizione del centro storico a causa del turismo di massa, riscoprano il proprio patrimonio culturale e si riapproprino di luoghi simbolici come il Campidoglio e i Musei Capitolini, in cui ogni angolo parla della loro città e della loro storia.
  1. Attraverso il Videomapping, la grafica e il commento sonoro, i visitatori scopriranno e approfondiranno la storia di Roma. Quali sono secondo lei, i pro e i contro della multimedialità?
In archeologia la multimedialità è un grande alleato per comunicare ai visitatori realtà lontane nel tempo, spesso frammentarie e lacunose.
Ogni intervento, però, deve essere attentamente progettato e sapientemente calibrato in relazione al racconto che si vuole fare, ma soprattutto al monumento che si intende valorizzare. La sfida è ancora più complessa quando si interviene all’interno di allestimenti storici e di edifici ricchi di testimonianze artistiche, come è stato il caso dell’appartamento dei Conservatori.
In ogni caso bisogna avere cura di porre sempre al centro dell’attenzione del visitatore il monumento e l’opera d’arte: la multimedialità potrà offrirsi come una lente speciale, che agevola la comprensione della realtà stratificata che il visitatore si trova di fronte, potrà aiutare a comprenderne i significati, ma mai sostituirsi all’osservazione diretta e al senso critico; deve suscitare interesse e curiosità, ma non imporsi come una esperienza passiva: questi i rischi maggiori da evitare.
È un equilibrio delicato che va sempre tenuto ben presente, dedicando alla progettazione dell’intervento un tempo congruo ed evitando il ricorso a soluzioni allestitive preconfezionate.
  1. Questo progetto è il secondo episodio del ciclo “Il Racconto dell’Archeologia”. State già lavorando al terzo?
In realtà è una tappa di avvicinamento alla seconda mostra del ciclo, prevista nella seconda metà dell’anno in corso.
 
 
  1.  “Napoleone e il mito di Roma” in che modo celebra l’imperatore dei francesi?
 
Il 5 maggio 2021, bicentenario della morte di Napoleone, è una data che non potevamo mancare. Dal 1809 al 1814 Roma fu annessa all’Impero francese, di cui fu proclamata seconda capitale, ovviamente dopo Parigi. Furono solo cinque anni in cui il Governo napoleonico tentò di riorganizzare la vita politica, sociale e culturale della città secondo criteri che si ritenevano consoni al suo ruolo e alla sua storia, e che oggi potremmo definire moderni e laici. Roma fu interessata da importanti progetti urbanistici, tra i quali quello che prevedeva la creazione di una piazza a sud della Colonna Traiana. I lavori portarono alla scoperta del settore centrale della Basilica Ulpia e al rinvenimento di materiale scultoreo pertinente al Foro di Traiano, tra cui le statue di Daci oggi esposte nel Museo dei Fori Imperiali, dove è allestita la Mostra.
Il legame del Museo e dell’area archeologica dei Fori Imperiali – nel cui percorso di visita ricade anche l’area dell’Ulpia sistemata a seguito dei lavori dei Francesi – con l’esperienza napoleonica è quindi fortissimo. Ma non solo. Napoleone nasce e si forma in un contesto culturale per il quale l’Antichità classica costituiva un vero e proprio serbatoio di modelli ed era una fonte inesauribile di ispirazione. È nota, infatti, la passione del giovane corso per letture quali le Vite parallele di Plutarco, la sua ammirazione sconfinata per Alessandro Magno e Giulio Cesare e poi – una volta adulto e via via sempre più avanti nella sua sfolgorante carriera militare e politica – per Traiano, Augusto, Diocleziano fino a Costantino.
L’amore per l’Antichità pervase ogni aspetto della vita culturale del tempo e divenne strumento di propaganda efficacissimo, portando alle numerosissime raffigurazioni di Napoleone all’antica e come imperatore romano. In mostra ne abbiamo di straordinarie, una fra tutte il busto colossale in bronzo scolpito da Lorenzo Bartolini per adornare l’ingresso del Louvre, al tempo ribattezzato “Musée Napoléon”. Il Museo dei Fori Imperiali ci è sembrato, quindi, il luogo più naturale in cui raccontare, e in qualche modo celebrare, il rapporto tra Napoleone e il mito di Roma antica e imperiale.
 
  1. Qual è la macro-sezione più significativa?
 
Non posso indicare una delle tre macro-sezioni come più significativa rispetto alle altre due, Tutte e tre lo sono, perché ognuna di esse racconta un aspetto importante e perché tutte e tre sono interconnesse fra di loro.
Le faccio un esempio: nella seconda macro-sezione, diverse sale sono dedicate ai lavori promossi dall’amministrazione napoleonica di Roma a sud della Colonna di Traiano di cui le ho appena detto. Qui si illustra il tema, molto sentito al tempo, della valorizzazione di quel monumento straordinario dell’arte romana che è la Colonna, che i francesi volevano isolare dal fitto tessuto urbano che le si era formato intorno attraverso la demolizione di tutto l’isolato posto a sud di essa e la realizzazione di una piazza ellittica che ne permettesse la giusta visione. Ecco, nella terza macro-sezione una sala è dedicata proprio alla Colonna Traiana vista come modello, come fonte di ispirazione per la creazione di altre opere d’arte, prima fra tutte la Colonna Vendôme a Parigi, monumento celebrativo con cui Napoleone volle ricordare la vittoria nella Battaglia di Austerlitz, che riprende in maniera palmare la colonna romana, con il racconto a spirale della Campagna del 1805 e la statua dell’imperatore francese alla sommità, nella sua prima versione abbigliato all’antica come imperatore romano. O ancora: abbiamo evidenziato la smisurata ammirazione di Napoleone per Alessandro Magno – e la conseguente assimilazione fra i due condottieri sentita e promossa nelle arti (e nella propaganda) del tempo – sia nella prima macro-sezione, mettendo a confronto la statuetta bronzea dell’Alessandro Magno a cavallo, proveniente dal MANN di Napoli, con l’iconografia del Napoleone valica il Gran San Bernardo di David; sia nella terza macro-sezione, con le lastre dal fregio con Il Trionfo di Alessandro Magno in Babilonia di Bertel Thorvaldsen, dai Musei Civici di Pavia, opera derivata dal fregio eseguito nel 1812 dal celebre scultore per gli appartamenti imperiali nel Palazzo del Quirinale, allestiti per ospitare Napoleone stesso – che a Roma, va ricordato, non venne mai.
 
  1. Dipinti, stampe, medaglie, sculture, gemme, oggetti di arte minore. In quale, tra le oltre 100 opere esposte, è racchiusa la magnificenza di Napoleone Bonaparte?
 
Sicuramente nel dipinto che chiude la mostra Napoleone con gli abiti dell’incoronazione, opera di François Gérard di cui esistono diverse repliche autografe; in esposizione abbiamo l’esemplare dal Musée desBeaux-Arts di Palais Fesch ad Ajaccio. Qui Napoleone, vestito con gli abiti indossati per la sua sfarzosa incoronazione a imperatore in Notre-Dame a Parigi, si fa ritrarre davanti al trono, personalizzato con la sua iniziale. Più che un ritratto, l’immagine è un’icona moderna, nella quale l’imperatore è rivestito e circondato da attributi e simboli del potere: la corona d’alloro dorata, che era poi il diadema imperiale, insieme allo scettro sormontato dall’aquila e al color porpora del mantello, rimandano all’Impero Romano. La Mano di Giustizia e il Globo crucigero appartengono invece alla tradizione medievale, come pure le api ricamate in oro che punteggiano il mantello e il tappeto. Si tratta del simbolo di Napoleone, che lo sostituì al giglio borbonico, avendolo derivato dalle circa 300 api-gioiello rinvenute nella tomba di Childerico a Tournai nel 1653: Childerico, fondatore della dinastia Merovingia e quindi in qualche modo primo re di Francia.
 
  1. E quale simboleggia il rapporto con l’Italia e Roma?
Per il rapporto con Roma penso ai diversi ritratti di Napoleone come imperatore romano coronato d’alloro: il già ricordato Busto di Bartolini dal Louvre, o un altro busto, sempre dal Louvre, opera di Antoine-Louis Barye e probabile studio per la decorazione di uno dei frontoni del Pavillon Sully del Museo. Il rapporto con l’Italia può essere esemplificato, invece, nell’opera di Camillo PacettiNapoleone ispira l’Italia e la fa risorgere a più grandi destini, conservata oggi a Fontainebleau, ma commissionata a Milano nel 1807 dal marchese Ludovico Arborio di Breme, Ministro dell’Interno del Regno d’Italia. Napoleone, raffigurato in nudità eroica e coronato di alloro, infonde all’Italia una nuova vita, simboleggiata da una farfalla che egli le pone sulla testa. L’opera dice molto non solo dei progetti di rinnovamento politico e culturale che Napoleone aveva verso l’Italia, ma anche di come una parte di Italia e di Italiani vedessero in Napoleone il liberatore dal dominio austriaco e il promotore di un periodo di pace, prosperità e rinascita.
  1. Napoleone con gli abiti dell’incoronazione”.  Perché avete scelto di concludere la mostra proprio con questo dipinto?
 
Per diversi motivi. L’opera è di grande impatto e bene rappresenta la magnificenza del personaggio, dispiegando una quantità di simboli e riferimenti culturali che incarnano appieno la ricchezza e l’eclettismo della propaganda imperiale attraverso le immagini. Ci piace l’idea che i visitatori possano vedere in una sola opera una sorta di summa di tutti gli elementi che hanno incontrato visitando la mostra, e che siano salutati da Napoleone ritratto nel momento del suo massimo splendore.
 
  1. Da curatore come definisce questa mostra?
 
Una sfida. Abbiamo avviato la fase organizzativa della mostra quando l’Italia stava entrando nel lockdown duro del marzo scorso, seguita di lì a poco dalla Francia, paese al quale ci stavamo accingendo a chiedere prestiti importanti. Abbiamo lavorato nei mesi successivi convinti che avremmo realizzato la mostra. Averla aperta a inizio febbraio di quest’anno, appena usciti dalla zona arancione, è stata per noi una grande soddisfazione.
 
  1. E da visitatore?
 
Mi piace pensare che la mostra possa essere uno stimolo alla curiosità per la scoperta, o riscoperta, della Roma Napoleonica.
 
  1. Napoleone e il mito di Roma” da una parte; “L’eredità di Cesare e la conquista del tempo” dall’altra. Roma riparte da queste due straordinarie esposizioni?
 
Non posso che rispondere di sì.
 
febbraio 2021 
“L’eredità di Cesare  e la conquista del tempo”
Dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 19:30
  1.  31 dicembre dalle 9:30 alle 14  - Primo maggio e  25 dicembre chiuso
www.museicapitolini.org (consultare sempre la pagina Avvisi, prima di programmare la visita al museo)
“Napoleone e il mito di Roma”
Dal 4 febbraio al 30 maggio 2021 – Dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 19:30 – Primo maggio chiuso
(Consultare sempre la pagina Avvisi, prima di programmare la visita al museo)
www.mercatiditraiano.it