
Padova celebra oggi questo momento cruciale della sua storia artistica con una serie di mostre raccolte sotto la sigla comune di “
Donatello e Padova”. Nella sezione principale, ospitata dai Musei Civici, il percorso espositivo affianca ad alcune opere donatelliane, come una
Pietà con Angeli e le Marie in marmo e un’inedita
Crocifissione bronzea, sculture in bronzo e terracotta di artisti che a Padova assimilarono e svilupparono la sua lezione, oltre ai calchi ottocenteschi con i rilievi dell’altare del Santo. Sono così riunite per la prima volta agli Eremitani limpide testimonianze della qualità eletta raggiunta da
Bartolomeo Bellano, Andrea Briosco detto il Riccio e Severo da Ravenna.
La mostra si sviluppa anche nel vicino Palazzo Zuckermann, dove manufatti strepitosi provenienti dal
Tesoro del Santo rendono evidente l’influenza del nuovo linguaggio rinascimentale anche nell’ambito dell’oreficeria.
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Del Donatello padovano la mostra s'impegna a documentare sia l’ardita riproposizione del tema classico della statua equestre nel grandioso monumento pubblico al capitano di ventura
Erasmo il Gattamelata, sia il capolavoro più complesso,
l’altare del Santo, di cui vengono esposti i calchi realizzati dallo scultore
Luigi Ceccon, prezioso documento del fermento culturale ottocentesco legato ai lavori di ricomposizione dei bronzi dell’altare, conclusi poi
secondo il progetto di Camillo Boito.
Fra gli allievi padovani,
Bartolomeo Bellano, entrato giovanissimo nella bottega di Donatello, collaborò alle sue ultime opere e, dopo il rientro del maestro a Firenze nel 1453, le portò a termine insieme a
Bertoldo di Giovanni. Nei rilievi con le
Storie bibliche per il
presbiterio di Sant’Antonio, fusi nella seconda metà degli anni Ottanta del Quattrocento, Bellano mostra la sua abilità nel narrare episodi caratterizzati dalla presenza di molte figure. A Bellano viene attribuita in questa circostanza anche la replica di un bronzo originariamente concepito da Donatello, la
Crocifissione del Bargello, particolarmente significativa anche nello studio delle prassi operative all’interno della bottega del grande maestro fiorentino: la testimonianza dei documenti ci indica, infatti, che Bellano a più riprese si avvalse nella realizzazione delle sue opere di materiali elaborati da Donatello.

Viene ora inoltre proposto che una delicata
Pietà con Angeli e le Marie, piccolo rilievo in marmo bianco proveniente dalla Chiesa di San Gaetano, sia stata ideata e inizialmente lavorata da Donatello a Padova e forse completata da Bartolomeo Bellano. Vasari, in effetti, attesta sia che Donatello affidò a quest’ultimo gli utensili, i disegni e i modelli dei rilievi bronzei dell’altare del Santo, sia che Bellano fu il primo a introdurre in Veneto l’uso del bronzetto a tutto tondo, come il
Cavallo di collezione privata, preziosa aggiunta al suo
corpus assai contenuto.
La presenza di Donatello alimentò a Padova anche una consistente produzione di terrecotte, all’interno della quale spicca l’attività della bottega di
Giovanni de Fonduli e di suo figlio
Agostino. Il
San Giovanni Evangelista esposto a Padova testimonia la formazione di un linguaggio nuovo, di cui è partecipe anche
Andrea Briosco, detto il Riccio, il maggiore specialista di scultura in bronzo attivo nell’Italia del nord, la cui naturale matrice espressionistica approdò presto ad una superlativa adesione ai principi formali ed espressivi dell’arte classica.
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Nel primo decennio del Cinquecento il Riccio fu in uno stretto rapporto con
Severo da Ravenna, a sua volta celebrato bronzista e ideatore di una notevole quantità di soggetti classici, come dimostrano il
Satiro che beve delle collezioni civiche e alcuni capolavori in terracotta policroma eseguiti tra il 1520 e il 1530, quali la
Madonna della Scuola del Santo e la
Testa di Madonna del Museo padovano. Alla fase più estrema del Riccio, infine, appartiene il gruppo del
Compianto in terracotta per la chiesa di San Canziano, del quale si presentano due delle
Marie piangenti dove risulta con chiarezza la suggestione dei modelli di
Guido Mazzoni, con effetti superbi di tragico patetismo.
L’influsso di Donatello si manifestò anche nelle arti applicate e in particolare nell’oreficeria. Negli spazi di Palazzo Zuckermann è esposta, come necessario complemento della rassegna, una preziosa selezione di oreficerie sacre del Quattrocento e del Cinquecento, reliquiari e oggetti di uso cultuale eccezionalmente prestate dal Tesoro del Santo, opera di maestri come
Baldassarre da Prata e
Ambrogio di Cristoforo, padre di Andrea Briosco.
Lu. Bor., 21/03/2015
DONATELLO E LA SUA LEZIONE
Sculture e oreficerie a Padova tra Quattro e Cinquecento
Padova, Musei Civici agli Eremitani e Palazzo Zuckermann
28 marzo – 26 luglio 2015
A cura di Davide Banzato, Elisabetta Gastaldi
Orari:
Musei Civici agli Eremitani
09:00-19:00
Palazzo Zuckermann
10:00-19:00
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DIDASCALIE IMMAGINI:
1. Donato Baldi detto Donatello (Firenze, 1386? – 1466) (modello) Bartolomeo Bellano (Padova, 1437/1438 – 1496 – 1497) (esecuzione) Crocifissione Bronzo, patina scura, cm 95 x 70 Collezione privata
2. Donato Bardi detto Donatello (Firenze, 1386? – 1466) e collaboratore Bartolomeo Bellano? (Padova, 1437/1438 – 1496 – 1497) Pietà con angeli e le Marie Marmo bianco, cm. 36,5 x 31 Padova, chiesa di San Gaetano
3. Bottega di Severo Calzetta detto Severo da Ravenna (documentato a Ravenna e Padova tra il 1496 e il 1525) Satiro inginocchiato con calamaio Bronzo, patina naturale e tracce di lacca nera, altezza cm 25,5 Collezione privata
4. Andrea Brioso detto il Riccio (Padova o Trento, 1470 – Padova, 1532) Madonna con il libro Terracotta, altezza cm 120 Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro
5. Orafo padovano Nimbo, Ante 1466 ame dorato, madreperla, paste vitree, smalto traslucido su argento, diametro cm 42,5 Padova, Basilica di Sant’Antonio
6. Andrea Brioso detto il Riccio (Padova o Trento, 1470 – Padova, 1532) Madonna in trono con il Bambino Terracotta dipinta, base cm 50 x 45, altezza cm 130 circa Padova, sala capitolare dell’arciconfraternita di Sant’Antonio o “scoletta del Santo”