L’esposizione dedicata a Gustav Klimt dal titolo “Klimt. La Secessione e l’Italia” sarà di scena a partire da fine Ottobre presso il Museo di Roma – Palazzo Braschi e rappresenterà uno degli appuntamenti più attesi e importanti dell’offerta culturale autunnale.
Promossa da Roma Capitale /Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna e in cooperazione con la Klimt Foundation.
Il Belvedere possiede la più grande collezione al mondo di dipinti dell’artista viennese: fra questi anche il rinomato “Il bacio” (1908-1909) – fig 1, nel quale due cuori che battono all’unisono, si incontrano in un abbraccio, che altro non è che una dichiarazione d’amore a prima vista. Che gioia racchiusa in una scintilla! Le figure (Klimt e la sua compagna Floge) poggiano su di un tappeto floreale, avvolti da una cascata d’oro e noi guardandoli, ci illuminiamo di immenso, abbagliati dall’universo stellato e luminoso alle loro spalle.
Dopo l’ultima retrospettiva del 2014 al Palazzo Reale di Milano, Klimt torna quindi in Italia con una mostra al bacio dal 27 Ottobre fino al 27 Marzo 2022.
L’esposizione divisa in 14 sezioni è curata da Franz Smola, Maria Vittoria Marini Clarelli e Sandra Tretter, vicedirettore della Klimt Foundation di Vienna e si dirama in 200 opere tra cui dipinti, manifesti d’epoca, disegni e sculture dell’artista viennese e di quelli del suo raggio. Dal 5 Aprile 2022 sarà poi possibile ammirarle presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi con l’esposizione “Klimt intimo”, che indagherà le vicende più personali del pittore.
Ci attendono quindi due facce di una stessa medaglia (d’oro): quella romana pubblica ed ufficiale (focus sul suo ruolo di cofondatore della Secessione Viennese, i suoi viaggi, le sue mostre), che si contrapporrà a quella privata e nascosta di Piacenza.
Particolare spazio sarà dato al dipinto Ritratto di Signora (1916), fig. 2, scomparso nel 1997 proprio dalla struttura piacentina in misteriose circostanze e poi ritrovato nel 2019 durante i lavori di potatura di una pianta d’edera su di una parete esterna del museo, che ha riportato alla luce una botola, dietro cui giaceva il quadro. La figura rappresentata potrebbe essera Alma Mahler (amante e musa di Klimt) o forse Ria Munk, già immortalata in altri ritratti. La tela peraltro è una versione ridipinta di un lavoro di Klimt, di cui si persero le tracce nel 1917, che mostrava una donna con un cappello, Ritratto di ragazza, 1912. Nel 1925 l’opera viene acquistata dall’industriale e mecenate Giuseppe Ricci Oddi, che donerà la sua collezione insieme al quadro alla città di Piacenza. Questo generoso gesto anticiperà di qualche anno l’inaugurazione del museo comunale a lui dedicato, avvenuta nel 1931.
Molti dei quadri esposti sono legati al periodo della Secessione Viennese del 1897, durante la quale Klimt insieme ad altri 19 studenti dell’Accademia decisero di prendere le distanze dall’istituzione imperiale per fondare questa associazione di artisti figurativi austriaci.
Influenzati dal pensiero freudiano, carico di evocativi simboli, che ruotano intorno alla sfera sessuale e “tenendo in mano la lampadina di Einstein”, sono alla continua ricerca espressiva del bello, libero da ogni imposizione, così come da ogni rigido disegno ideologico (Giuditta I ,1901).
L’artista viennese fu uno dei massimi esponenti dal tratto rivoluzionario, a tratti scandaloso e al tempo stesso caratterizzato da una sobria eleganza e grazia, vellulata e raffinata, rivelata anche dall’incarnato chiaro (a volte il viso è ravvivato da delle gote “heidiane”, che arrossendo si accendono), luminoso e “boldiniano” delle sue figure (che si contrapporrà a quello fauvista matissiano degli anni a seguire). Modernissimo il suo modo di dipingere le donne viennesi, intese come delle lady like, che si piacciono e al contempo sono venerate (collocate in primo piano rispetto al soggetto maschile). Anatonicamente snodabili e malleabili come delle sculture di Rodin, Klimt si dimostra nelle rifiniture delle figure quasi ossessivo, rendendole a volte angeliche, a volte sensuali e seducenti da turbare i sensi, mandando così l’osservatore in estasi. Le sue creature pacatamente vitali (talvolta in posa apparentemente distaccata e altera, Ritratto di Sonja Knips, 1898 e l’indorata Pallade Atena, 1898), guardano lo spettatore con occhi vivaci e seduttivi. Dalla loro statuaria espressività si percepisce un risveglio dei sensi alla vita senza veli (la provocatoria e nella sua immobilità temeraria “Nuda Veritas”, 1899), che manda in corto circuito lo sguardo dell’osservatore, innescando un catch eyeing. Pose sinuose che ruotano, snodandosi in modo acrobatico come girandole, dando luogo ad un caleidoscopio cromatico (La danzatrice, 1916), che ritroviamo anche nei quadri del viennese Schiele, allievo di Klimt, con cui intrecciò un fervido scambio.
Klimt dipinge i paesaggi con la stessa sensualità dei ritratti (Faggeto, 1902), prediligendo il formato quadrato: il soggetto immerso in un’atmosfera di pace, diventa parte di un tutto universale, come accade per i quadri del suprematista Malevic. I pattern stessi sembrano fondersi come l’oro e appaiono alla vista solo dopo che lo spettatore vi ha dedicato uno sguardo attento. Come Rotkho e Kandinsky l’artista gioca con l’astrazione geometrica.
Riprende la natura prevalentemente en plein air senza disegno preparatorio, come faceva anche Renoir, che improvvisava da rimanenze di colore. A mano a mano i suoi paesaggi “patworch” diventeranno sempre più urbani e comprenderanno architettura, edifici, vegetazione ed acqua, riflettendo l’insorgente cubismo. Per studiare l’inserimento di queste strutture, Klimt come Monet userà una barca a remi, montando il cavalletto in mezzo al lago. Come l’artista francese opererà anche su più opere contemporaneamente (questo si evince in un colpo d’occhio, guardando il suo atelier).
La sua attività scorre così ininterrottamente come il ciclo della vita, che si dirama florido e rigoglioso senza interruzioni (anche se l’ombra della minaccia è tuttavia in agguato) o deviazioni dovute all’intervento umano (L’albero della vita, 1905-09), fig. 3. Anche le acconciature delle figure si aprono a ventaglio, richiamando Velazquez (Ritratto di Fritza Riedler, 1906) o sono tenute composte da cappelli in stile Lautrec.
La manualità da decoratore di Klimt è precoce e geniale grazie anche al padre orefice. Fin da giovane studia i metalli e i mosaici dorati, riscoperti durante un viaggio a Ravenna, che lo catturano per il loro splendore. Al giorno d’oggi lo avremmo visto senz’altro destreggiarsi con maestria tra maioliche e ceramiche! La sua è un’attività di concentrazione meticolosa e solitaria. Eh si, perchè l’artista viennese non era particolarmente socievole. Riservato amava vivere nel suo rifugio artistico e non “sotto i riflettori”. Schivo come un gatto (uno scatto “divino” lo ritrae in compagnia di un felino dinanzi al suo atelier), nel giardino della sua abitazione trovava ispirazione e forza creativa per i dipinti a tema floreale come Monet.
L’artista scomparve a soli 52 anni, colpito da una polmonite, dovuta alla pandemia di quegli anni, la spagnola. In mostra troviamo la “Signora in bianco” e “La sposa” opere eseguite tra il 1917 e il 1918 e rimaste incompiute, proprio nel periodo della sua degenza.
Se ne è andato troppo presto e non siamo riusciti a cogliere tutte le mille sbocciature del suo genio!
Al giorno d’oggi possiamo trovare dei lontani bagliori e reminescenze di questa sua eleganza dorata nei celebri Simpson, che sembrano strizzargli l’occhio, mentre il loro cartone animato “sfila in passerella” con Marge durante la settimana della moda per la maison Balenciaga, oppure a Firenze, dove sono arrivate le opere dell’artista pop americano Koons, star delle aste dell’arte contemporanea e vecchia conoscenza della culla dell’arte fiorentina, in quanto nel 2015 espose in Piazza della Signoria “Pluto e Proserpina”, gruppo mitologico virato in oro.
Il concetto di lucentezza, elemento ricorrente delle sue opere, ripercorre oltre 40 anni di carriera in questa mostra visitabile sino al 30 gennaio, dal titolo “Jeff Koons. Shine”. Le loro proprietà riflettenti pongono lo spettatore davanti ad una sorta di specchio, nel quale osservarsi e scrutarsi. Una vera e propria estetica della comunicazione, come da lui stesso definita; una su tutte la carezzevole Seated Ballerina, 2010-2015, e Hulk (Tubas), 2004-2018 in bronzo policromato. Che si tratti di un grido con eco detto con forza, grinta e determinazione o di un sussurro klimtiano noi prendiamo il messaggio dei due artisti come oro colato: non è tutto oro quel che luccica, ma in questo caso si!
 
 
Ottobre 2021 Maria Cristina Bibbi

Immagini

 
Fig. 1 Il bacio, 1908-1909
Fig. 2 Ritratto di signora, 1916
Fig. 3 L’albero della vita, 1905-1909
 

Info

 
Klimt. La Secessione e l’Italia.
 
Palazzo Braschi, Roma, dal 27 Ottobre al 27 Marzo 2022
 
Web: http://www.museodiroma.it/it/mostra-evento/klimt-la-secessione-e-l-italia