
Accanto ai suoi lavori più celebri -
Metamorfosi II (1940),
Tre sfere I (1945),
Mani che disegnano (1948),
Relatività (1953),
Convesso e concavo (1955),
Nastro di Möbius II (1963) - arricchiscono l’esposizione disegni, documenti, filmati e interviste all’artista.
Una sezione, inoltre,
mette a confronto la produzione di Escher con autori di epoche diverse, per inserire la sua ricerca creativa, pur così personale, nell'alveo di
concezioni artistiche universali e tendenze ricorrenti nel corso dei secoli.
L’opera di Escher si situa, in effetti, in uno spazio a margine ma tutt'altro che irrilevante della storia dell'arte. Dominata da
un’imagery magica e onirica, liberamente inventiva ma anche impassibilmente rigorosa, enigmatica e perturbante, colta e ironica, simbolica e giocosa, essa
sfida sottilmente i codici della visione e le regole della logica. Le creazioni di Escher attingono consapevolmente e dialogano originalmente con le "grillerie" e le “mostruosità” del Medioevo fantastico, con le elaborate architetture anti-prospettiche della pittura gotica, con le invenzioni iconografiche di
Dürer, Bosch, Arcimboldi e
Piranesi, intrecciandosi col decorativismo organico del Liberty e le misteriose allegorie del simbolismo, ma guardando originalmente anche alle
visioni dinamiche del Futurismo e soprattutto al
Surrealismo nelle sue varie declinazioni (
Dalì, Delvaux, Magritte).

A sua volta l’opera di Escher ha influito più o meno direttamente su molti protagonisti dell’arte del XX secolo, come la personale di Palazzo Magnani si impegna a mettere in evidenza attraverso un congruo numero di opere esposte.
La mostra di Reggio Emilia si propone, altresì, come strumento didattico che, attraverso una serie di installazioni, permette di penetrare e
rivelare i sofisticati e paradossali meccanismi costruttivi sottesi alle composizioni di Escher, facendo luce, da un lato, sulla complessa relazione fra le sue opere, la geometria (euclidea e non) e la matematica; dall’altro, insistendo sugli inganni prospettici e il suggestivo
ondeggiare tra spazio reale e spazio virtuale, evocati da Escher attraverso un’approfondita conoscenza delle
leggi naturali della percezione visiva.
Catalogo Skira con testi di Piergiorgio Odifreddi, Marco Bussagli, Federico Giudiceandrea e Luigi Grasselli.
Maurits Cornelis Escher
Nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden. Durante gli studi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem si dedicò al disegno. L’incontro con Samuel Jessurun de Mesquita (1868-1944), venerato come il suo grande maestro, stimolò in Escher l’interesse per la tecnica xilografica e le sue possibili sperimentazioni nella resa di effetti chiaroscurali e pittorici. Al 1921-22 risalgono le sue prime visite in Italia (Firenze, Toscana e Umbria) e in Spagna (Granada), dalle quali trasse rilevanti spunti di ispirazione per le sue composizioni.
Fino al 1935, quando si trasferì in Svizzera a causa del fascismo, visse e viaggio incessantemente per l’Italia, risiedendo a Roma e soggiornando spesso a Siena, ed esplorando a fondo anche le aree meno note di Lazio, Toscana, Abruzzo, Calabria, Campania e Sicilia. A partire dal 1937 nella sua produzione perse ogni interesse per la resa fedele del mondo visibile, concentrandosi su quelle che egli stesso definì le proprie “visioni interiori” e sui giochi ottici, le prospettive invertite e i paesaggi illusionistici che diverranno la sua cifra più idiomatica. Morì a Laren nel 1972.
Lu.Bo., 31/12/2013