Nel cuore di Piazza di Spagna, al civico 26, c’è un appartamento che suggella una grande storia d’amore. Fascino, arte,  poesia. E poi un silenzio assordante in grado di riportare i visitatori indietro nel tempo.E  ancora, un’eterea magnificenza che racconta la storia di John Keats e Percey Bysshe Shelley,i poetidella seconda generazione del Romanticismo. La Keats-Shelley Memorial House è un vero e proprio Tempioculturale che custodisce, ma ancor prima, commemora attraverso oggetti, quadri, manoscritti, sculture e oltre ottomila volumi,  la vita e le opere dei celebri poeti inglesi che hanno segnato un’epoca. Il sogno di Robert Underwood Johnson, Sir RennelRodd e Harry Nelson Gay, si concretizza nel 1909, anno dell’inaugurazione della Keats-Shelley Association. Un gioiello senza tempo che non smette di affascinare: la Keats – Shelley House, situata accanto alla scalinata di Trinità dei Monti,  è una delle case-museo più apprezzate e visitate del mondo.  Ed è proprio lì, nella camera da letto della sua ultima dimora,  che John  Keats muore di tubercolosi il 23 febbraio 1821, a soli 25 anni. Nell’aria risuonano ancora i versi di quelle poesie immortali caratterizzate da un profondo senso di malinconia, grazia ed eleganza. Primo di cinque figli, John Keats – il poeta dellaverità  - nasce  il 31 ottobre  1795  a Londra. Dopo aver frequentato ad Enfield ,la scuola del reverendo  Clarke, il giovane Keats studia come apprendista medico e nello stesso tempo, scrive i primi versi.Ecco dunque che l’amore per la letteratura prende il sopravvento: abbandona gli studi e si dedicata completamente alla poesia. Nel 1816 l’Examinerpubblica le sue prime poesie. L’anno dopo, nel 1817, arriva la svolta: viene stampata  la sua  prima raccolta, Poems. All’ombra della Piramide Cestia, lontano dal chiasso della  Città Eterna, c’è una tomba immersa nel verde. Nessun nome e cognome. Soltanto un Epitaffio che recita le seguenti parole: “ Questa tomba contiene i resti mortali di un giovane poeta inglese  che, sul letto di morte,  nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise  queste parole nella sua lapide: ‘ Qui giace uno il cui nome  fu scritto sull’acqua’. Nell Cimitero Acattolico dell’Aventino, riposa in pace, è proprio il caso di dirlo, John Keats, poeta della bellezza eterna.  In occasione del Bicentenario della morte, la Keats- Shelley House di Roma, rende omaggio al giovane poeta inglese, con una serie di coinvolgenti eventi. Primo su tutti, un tour digitale  disponibile dal 23 febbraio, con guida dal vivo (numero massimo di partecipanti 30 e prenotazione obbligatoria sul sito). A seguireLa morte di Keats: il primo di una serie di video storie organizzate  dalla Keats-Shelley House per celebrare Keats e Shelley. Il cantante irlandese Bob Geldof,  attraverso passaggi tratti da alcune lettere, racconterà al pubblico il viaggio di Keats in Italia, il soggiorno e la morte. Non è tutto: per gli appassionati di scrittura creativa,  è nuovamente disponibile il Concorso di poesia annuale per scolaresche.
Per l’occasione, abbiamo intervistato Giuseppe Albano, Direttore della Keats-Shelley House di Roma.
 
  1. Giuseppe, la tua passione per la letteratura inglese quando nasce?
Ero un avido lettore durante l'infanzia, e mi sono avvicinato alla letteratura più seria quando ho preso in prestito una copia di “Racconti di Shakespeare” di Edith Nesbit dalla biblioteca della scuola. Al liceo la mia materia preferita era la chimica, ma scegliere di studiare letteratura inglese all'università è stato, nel mio caso, un atto di ribellione. Nella mia scuola, come nella maggior parte delle scuole statali scozzesi dell'epoca, ci si aspettava che gli studenti che andavano all'università studiassero giurisprudenza, medicina, o scienze, come percorso verso una sicura carriera. Volevo scioccare i miei insegnanti correndo un rischio, e non mi sono mai pentito della mia decisione.
 
  1. Sei particolarmente legato all’Università di Edimburgo. Al di là degli studi,  quali valori ti ha trasmesso?
Come patria dell'Illuminismo scozzese, e città con una storia letteraria unica nel suo genere, Edimburgo è stata un luogo davvero stimolante per lo studio della letteratura. Inoltre, l'incoraggiamento ricevuto all'università per una ricerca intellettuale indipendente e per il pensiero critico ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. Spesso siamo stati sfidati dai nostri insegnanti a non essere d'accordo con loro e a cercare da soli la nostra opinione. Ho trascorso molto tempo in biblioteca, ma anche nei pub, nei caffè e nei teatri della città.
 
  1. Sei il Direttore della Keats – Shelley House, una delle case-museo più importanti e celebri del mondo.  Mi racconti come hai ottenuto questo  incarico?
Dopo la prima laura ho conseguito un master seguito da un dottorato di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ho scritto la mia tesi sulla poesia pastorale vittoriana, prima di tornare ad Edimburgo per insegnare e fare ricerca presso l'Institute for Advanced Studies in the Humanities. Successivamente ho accettato un lavoro come bibliotecario presso il Castello di Hawthornden a Midlothian, in Scozia, che ospita un rifugio per scrittori. È qui che ho incontrato la poetessa italiana Annelisa Alleva, che in seguito mi ha aiutato farmi conoscere a Roma e a sentirmi a casa nella mia città adottiva. Cresciuto in Scozia con radici italiane da parte di mio padre, sentivo che vivere in Italia era qualcosa che dovevo fare. Quando nel 2011 arrivò l'incarico alla Keats-Shelley House, questo sembrava il lavoro perfetto per me, perché mi permetteva di combinare la mia passione per i luoghi di interesse storico e le biblioteche con la mia formazione in poesia ottocentesca, per non parlare del fatto che mi avrebbe permesso di vivere a Roma e di diventare più italiano, cosa che spero di essere riuscito a fare nell'ultimo decennio.
  1. Nel 2019 hai ricevuto l’MBE grazie allo straordinario lavoro nelle relazioni diplomatiche e culturali fra Italia e Regno Unito. Questo prestigioso riconoscimento in che modo ha segnato la tua carriera?
Ricevere una medaglia da Sua Maestà la Regina Elisabetta II in una cerimonia a Buckingham Palace è stato sicuramente un momento memorabile della mia vita e della mia carriera, ma la Keats-Shelley House ha alle spalle una lunga storia di promozione delle relazioni culturali tra l'Italia e il Regno Unito, che risale all'inaugurazione del museo nel 1909, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III d'Italia. Il più grande onore per me è quello di poter contribuire a preservare e promuovere i retaggi di Keats e Shelley in Italia.
  1. Stiamo attraversando un periodo molto complicato. Quanto è difficile oggi essere Direttore di un museo?
Il periodo in cui viviamo è a dir poco complicato. Se da un lato il turismo è stato identificato come un rischio importante per la conservazione dei siti del patrimonio storico e culturale, dall'altro l'assenza di turismo può tuttavia risultare ancora più dannosa per il nostro settore. Ma da ogni situazione difficile nascono delle opportunità, e abbiamo utilizzato i periodi di chiusura del museo per effettuare lavori di restauro e conservazione, oltre che per ampliare la nostra presenza digitale attraverso eventi virtuali, video racconti, un nuovo sito web e l'archivio delle collezioni digitali lanciati lo scorso anno, e un nuovo tour panoramico del museo con una guida dal vivo che sarà disponibile per le scolaresche questo mese.
  1. Come definisci la Keats-Shelley House?
La Keats-Shelley House è un museo dedicato ai poeti romantici inglesi che hanno vissuto in Italia e che si sono ispirati a questo paese, ed è situato nell'ultima dimora dove visse John Keats, che qui morì nel 1821. Dal 1909 è un luogo che ospita testimonianze dell'epoca romantica, le cui storie prendono vita attraverso un'esposizione di cimeli, opere d'arte, libri e manoscritti.
 
  1. C’è un messaggio di speranza che vuoi lanciare ai visitatori e al mondo della cultura?
A febbraio di quest'anno celebreremo il bicentenario della morte di Keats a Roma con il lancio di una serie di innovativi video racconti, il primo dei quali sarà narrato dall'artista e filantropo ispiratore Bob Geldof. Seguite i nostri canali per vedere queste storie, che proseguiranno con approfondimenti sulla morte del poeta Percy Bysshe Shelley in Italia, sulla vita di Mary Shelley dopo la morte del marito, e sulla fondazione della Keats-Shelley House come museo, tra gli altri temi centrali. E chiediamo a tutti i nostri sostenitori di tenere le dita incrociate affinché il nostro evento di gala Keats-Shelley200 a Palazzo Doria-Pamphilj, intitolato La Cena Immortale 2021, possa avere luogo quest'anno.

Michela Michele febbraio 2021

foto Albano credito fotografico Flavio Ianniello