Finalmente dopo un’attesa di qualche anno per i tipi di Olschki editore vedono la luce sotto forma di edizione critica Le Vite degli artisti di Gaspare Celio (Roma 1571/1649). L’artista, pittore romano, all’inizio del Seicento aveva scritto le vite degli artisti del XVI e XVII secolo ritenuti più importanti. Di questi scritti, attraverso alcune fonti del passato, si sapeva dell’esistenza, ma tuttavia sino alla scoperta di Riccardo Gandolfi queste fonti biografiche si ritenevano ancora disperse. Sono trecentonovanta le pagine che racchiudono un lungo ed attento lavoro che presenta per la prima volta il testo integrale del manoscritto di Gaspare Celio ritrovato in Inghilterra. Un testo, quello di Riccardo Gandolfi, corredato da un apparato critico che facilita la comprensione del percorso intrapreso dal biografo romano vissuto tra la seconda metà del Cinquecento e buona parte della metà del primo Seicento. Il racconto delle vite degli artisti di Gaspare Celio è passato sotto la lente attenta del giovane studioso di storia dell’arte moderna che con un lavoro minuzioso illustra quanto questa fonte seicentesca ha saputo tramandarci. Il volume si apre con una prefazione appassionata di Alessandro Zuccari al quale va dato il merito di avere nella sua cattedra di Storia dell’arte moderna alla Sapienza di Roma individuato e stimolato dei giovani studiosi alla ricerca d’archivio: dall’autore dell’edizione critica sulle Vite degli artisti Riccardo Gandolfi a Michele Nicolaci, Yuri Primarosa e Massimo Moretti che con i loro dottorati di ricerca in Storia dell’arte hanno contribuito in maniera notevole alla divulgazione dei saperi della storia dell’arte dell’ultimo decennio. Il testo del manoscritto del Celio comprende in gran parte gli artisti trattati da Giorgio Vasari nelle sue Vite. Il Celio in questi scritti come una sorta di antesignano del napoletano De Dominici critica il metodo toscano-centrico del Vasari. Con la differenza, nel raffronto tra i due, che il Celio è sicuramente di gran lunga più attendibile del biografo napoletano. Gandolfi nel suo studio critico sul manoscritto del Celio ha proceduto con la verifica delle fonti del quale si avvalse il biografo romano verificandone di volta in volta l’attendibilità.
Lo studioso ha snodato il suo lavoro attraverso un saggio introduttivo che dà conto del lavoro svolto attraverso comparazioni con le altre biografie seicentesche come quelle in particolare di Giulio Mancini a quella di Giovanni Baglione sino al Giovan Pietro Bellori, proseguendo poi sul tema sollevato dal Celio sulla centralità artistica di Roma rispetto alle considerazioni vasariane come tema principe del suo manoscritto. La seconda parte del lavoro si concentra sulle interessanti postille sulle Vite del Vasari riferite alla prima edizione del 1550. L’ultima parte del lavoro si snoda sul testo integrale delle Vite degli artisti del Celio riprese dal codice dello Stonyhurst College inglese.
Tra le novità importanti che emergono dallo studio del manoscritto vi è di buon grado la notizia su Giovan Pietro Condopulo, maestro di Taddeo Zuccari negli esordi romani, del quale non si conoscevano opere con l’indicazione dell’esecuzione di parte delle pitture ad affresco nella cappella Turchi di Trinità dei Monti dove lo stesso Taddeo Zuccari nel 1563 venne chiamato a completare opere iniziate da Perin del Vaga. Le notizie riportate dal Celio su Taddeo e Federico Zuccari arricchiscono le notizie soprattutto su Taddeo. Veramente numerose le novità sul mondo artistico dell’opera del Gandolfi che percorrono il secolo di Michelangelo e Raffaello e che passano per la ricca messe di notizie tratte dal suo soggiorno a Parma relative al Correggio e Parmigianino dal quale dalle note biografiche traspare verso questi artisti molta ammirazione, sino ad arrivare  a Scipione Pulzone da Gaeta con la notizia del protettorato da parte degli Orsini duchi di Bracciano ma molto presenti a Roma. Un’altra novità che fece scalpore già con l’anticipazione di questo lavoro riguarda la prima biografia in ordine di tempo su Caravaggio che fornisce alcune notizie nuove sul rapporto con Prospero Orsi e l’incontro con il cardinale del Monte primo protettore e mecenate del pittore milanese a Roma. Tra le novità di questa biografia la segnalazione per la prima volta, e in contro tendenza con documenti e altri biografi, della morte di Caravaggio nella spiaggia di Terracina e l’aiuto per il rientro a Roma ricevuto da parte della famiglia Giustiniani mecenati del pittore lombardo. Un testo importante per gli studi della storia dell’arte scritto con chiarezza che guida alla lettura del testo attraverso un approccio critico che tiene in considerazione chi dovrà leggere o consultare il testo e non solo per il fatto tecnico di utilizzare il carattere nero per le parti che riguardano gli scritti storici e il rosso per evidenziare le postille del Celio, ma per porsi nell’approccio critico senza autoreferenzialità e con molto garbo, raro esempio di umiltà e serietà critica.
 
Redazione marzo 2021