Giovanni Cardone Dicembre 2021
Fino al 16 Gennaio si potrà ammirare presso Palazzo Pitti Firenze la mostra Leone X ritorna a Firenze a cura di soprintendente dell'Opificio Marco Ciatti e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Dopo più di due anni di restauro all'Opificio delle Pietre dure e la trasferta a Roma per la grande esposizione alle Scuderie del Quirinale che celebrava i 500 anni dalla morte di Raffaello, il Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, capolavoro del genio urbinate, rientra finalmente a casa, alle Gallerie degli Uffizi. Lo fa da protagonista, con una mostra interamente dedicata all’opera: "Raffaello e il ritorno del Papa Medici. L’allestimento è concepito per documentare e spiegare il complesso restauro e le numerose analisi scientifiche effettuate sull'opera, ora di nuovo completamente godibile nella lussuosa ricchezza cromatica dei dominanti toni rossi e nella straordinaria varietà dei dettagli, che l'hanno resa una delle creazioni più famose del Sanzio. Grazie alle molte tecniche di indagine  preliminari con radiografiche, fotografiche, di immagini, di microscopia ottica, a scansione microprofilimetrica, solo per citarne alcune è stato possibile rintracciare integralmente la 'trama' del dipinto disegnata in origine da Raffaello e stabilire che tutta l'opera è integralmente dovuta alla sua mano, fugando una volta per tutte il dubbio avanzato da alcuni studiosi che le figure dei cardinali Giulio de'Medici e Luigi de'Rossi fossero state aggiunte in un momento successivo. Al termine dell'esposizione nella Sala delle Nicchie in Galleria Palatina, il Ritratto di Leone X tra due cardinali troverà collocazione nella Sala di Saturno dello stesso museo, in compagnia diuna serie di capolavori dell'Urbinate, tra i quali i ritratti di altri due importanti prelati: quello di Papa Giulio II e quello del Cardinal Bibbiena, ha annunciato il direttore delle Gallerie Eike Schmidt. Il restauro dell’opera è stata realizzata dagli specialisti dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto la supervisione del soprintendente Marco Ciatti e con la direzione di Cecilia Frosinini, l’intervento, iniziato nell’autunno 2017, si era reso necessario per la presenza di numerosi piccoli, pericolosi sollevamenti degli strati pittorici originari, collocati in un’area del dipinto caratterizzata da numerose creste di colore malamente schiacciate e frantumate durante antichi restauri e causati principalmente dalla compressione di forze contrastanti che le traverse ottocentesche scaricavano sulla superficie pittorica. L’opera risultava inoltre integrata pittoricamente nell’intervento precedente con una cura meticolosa, ma che allo stesso tempo comunicava l’impressione di una generale mancanza di definizione, a causa del sovrapporsi di abbondanti, ancorché raffinate velature di restauro. Tale fenomeno era accentuato anche dall’alterazione della vernice che si è scoperto essere leggermente pigmentata. Il certosino lavoro effettuato ha restituito al dipinto la sua originaria e amplissima gamma di sfumature del colore, la perfezione del dettaglio impressa dalla mano di Raffaello agli abiti, alle stoffe ed agli oggetti presenti nell'opera; e ha permesso un recupero della spazialità dell’ambientazione architettonica, che prima risultava quasi totalmente appiattita. Anche il supporto ligneo, che iniziava a mostrare alcune rigidità, è stato restaurato e il sistema di traversatura è stato reso reso più 'flessibile' ad assecondare i naturali movimenti del legno.  In una mia ricerca storica su Leone X una delle figure più importanti della Firenze Medicea e del Rinascimento. Leone X era figlio di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini, fu avviato sin da piccolo alla carriera ecclesiastica. A soli 13 anni venne nominato cardinale da Innocenzo VIII, anche se, per non destare scandalo, assunse i titoli al compimento del sedicesimo anno. Nel 1492 morì il padre, e nel 1493 il papa che l'aveva nominato. L'elezione di Alessandro VI nel 1493 e la caduta del regime mediceo nel 1494 lo misero in grande difficoltà. In questo periodo decise di intraprendere un viaggio per l'Europa con altri membri della sua famiglia tra i quali il cugino Giulio il futuro Clemente VII . Nel 1500 si ristabilì a Roma. Nel 1503 fu eletto Giulio II, che ebbe grande stima del cardinale Medici, la cui influenza in curia aumentò a dismisura a partire dalla svolta papale antifrancese del 1510 i Francesi proteggevano la Repubblica fiorentina del gonfaloniere Soderini, contro cui i Medici tramavano un colpo di stato. Sovrintendente all'esercito pontificio, fu catturato dai Francesi nella battaglia di Pavia del 1512, poi liberato. Lo stesso anno, alla caduta della Repubblica, si impadronì di Firenze, che governò in prima persona in quanto ormai divenuto il capo della sua famiglia. L’11 Marzo del 1513 avvenne la sua elezione al papato. Leone X condusse una politica tutta tesa a difendere le posizioni della sua famiglia. Assegnò il governo di Firenze al giovane Lorenzo e fece cardinale il cugino Giulio al quale nel 1518, alla morte di Lorenzo, assegnò il governo di Firenze. Ma fu anche attento alle istanze della riforma della Chiesa, suscitando grandi speranze, come attesta il Libellus ad Leonem X che Giustiniani e Querini gli indirizzarono poco dopo la sua elezione. Risolse lo scisma del concilio di Pisa convocato dai Francesi in funzione anti-Giulio II e convocò il concilio Lateranense V. La politica estera del suo papato, gestita dal fedelissimo cardinale Bibbiena, fu costantemente anti-francese, in continuità con l'utimo Giulio II. Nell'aprile 1517 il cardinale Alfonso Petrucci ordì una congiura per ucciderlo, fallita. Leone X ne approfittò per imporre un rinnovamento del collegio cardinalizio, nominando ben 31 nuovi cardinali (la più grande creazione cardinalizia della storia della Chiesa), per la maggior parte suoi fedelissimi, tra i quali figuravano peraltro due figure di spessore come Egidio da Viterbo e Tommaso de Vio il cardinale Caetano. L'affaire luterano colse Leone X, imbevuto di neoplatonismo e favorevole all'erasmismo, del tutto impreparato. Sulle prime adottò una tattica attendista che si rivelò totalmente fallimentare. Il 15 giugno 1520 arrivò poi la dura condanna dell'agostiniano tedesco (bolla Exsurge domine). Nello stesso anno Carlo V, già re di Spagna dal 1516, aveva assunto il titolo di imperatore, il che portò a un'inedita e straordinaria concentrazione di potere nelle sue mani. Leone X aveva cercato di impedirne l'elezione, favorendo strumentalmente le mire di Francesco I re di Francia sul titolo imperiale, nella speranza che il contrasto tra i due grandi sovrani spingesse la corona imperiali nelle mani di un "debole" principe tedesco. Assunta la sconfitta diplomatica, la sua politica si adattò alle esigenze del momento e si tramutò in filo imperiale: l'8 maggio 1521 stipulò una lega con l'Impero contro Turchi, principi tedeschi luterani, Francesi e Veneziani. La conseguenza fu la cacciata dei Francesi dallo Stato di Milano. Poco dopo questo successo, la morte lo colse il 1° dicembre 1521. Nonostante nel tempo fossero state avanzate ipotesi da parte di vari studiosi circa una diversa pianificazione iniziale del dipinto, che avrebbe previsto il solo ritratto di Leone X, cui solo successivamente sarebbero state aggiunte, ad altra mano, le figure dei due cardinali, è oggi possibile smentire in modo definitivo questa ricostruzione. La fitta rete di incisioni che costruiscono preliminarmente l’architettura di sfondo e poi la stessa stesura pittorica di esso, infatti, scontornano in maniera precisa le tre figure, risparmiandone l’area di pertinenza. Questo significa che quindi erano già dipinte o almeno già impostate a livello di disegno preparatorio. Per questo, poi, come la riflettografia mostra, Raffaello utilizza due tipologie diverse di under drawing, ricavato da schizzi certo eseguiti separatamente ai tre prelati quando questi avevano posato per lui. Dagli schizzi egli ricava cartoni “a spolvero”, da utilizzare per la trasposizione sul dipinto, ma, in maniera molto dettagliata, rinforza e rielabora con tratti a mano libera e forse anche con il modello davanti, proprio quello del papa, per conferire al suo ritratto maggior vivezza e naturalezza. Il dipinto di Raffaello giunse a Firenze ai primi di settembre del 1518, in tempo per esser messo “sopra la tavola” dei festeggiamenti nuziali del nipote di Leone X, Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, con Madeleine de la Tour d’Auvergne. Al banchetto degli sposi partecipava come portentoso commensale anche lo zio pontefice, in effigie insieme a ben due cardinali, entrambi appartenenti alla famiglia Medici: i cugini Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi. Ma è il Papa a dominare la scena, in un interno che si intuisce severo e monumentale, di una pietra grigia su cui risaltano i rossi e i bianchi, gli ori e gli argenti delle vesti, del mobilio e delle suppellettili preziose. Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, è raffigurato di tre quarti; ha mano la lente cerchiata d’oro quasi suo segno identificativo, data la miopia che lo contraddistingueva. Con insistita ricerca rappresentativa, Raffaello gli mette davanti, aperta, una ricchissima Bibbia, capolavoro della produzione libraria del Trecento a Napoli, illustrato per la regina Giovanna I dal più importante miniatore della corte angioina, Cristoforo Orimina. "Con questi oggetti meravigliosi - spiega Schmidt - Raffaello celebra, insieme alla carica suprema del personaggio, anche il gusto raffinatissimo e la cultura di un membro di casa Medici, un intellettuale educato e cresciuto tra le collezioni d’arte più celebri del tempo, degno figlio di Lorenzo il Magnifico."
Il volume sul tavolo davanti al papa è un codice miniato,un oggetto prezioso, da collezionista, che gli studiosi identificano in un libro ancora esistente, una lussuosissima Bibbia conservata oggi al Kupferstichkabinett di Berlino, e già appartenuta a una nota raccolta privata, quella del Duca di Hamilton. Venne eseguita a Napoli, attorno alla metà del XIV secolo, probabilmente su richiesta della regina Giovanna I d’Angiò, per essere destinata a un membro della famiglia francese Roger (per Pierre, che fu papa col nome di Clemente VI, o per suo fratello), con cui la sovrana intratteneva rapporti politici e personali. L’autore della decorazione è il miniatore Cristoforo Orimina che, assieme ai suoi aiuti e collaboratori, deteneva nella città campana la più importante bottega miniatoria, aggiornata sulle tendenze pittoriche più recenti ed elevate, come quella di Giotto. Forse scelto in funzione dinastica e politica filo francese in occasione del matrimonio tra il nipote del papa, Lorenzo, e Maddalena de la Tour d’Auvergne, il codice è aperto sul principio del Vangelo di Giovanni.
 
Palazzo Pitti Firenze
Leone X ritorna a Firenze
dal 27 Ottobre 2020 al 16 Gennaio 2022
dal Martedì alla Domenica dalle ore 13.30 alle ore 18.50
Chiuso Lunedì