Un vero capolavoro per Lecco.
L’arte di un maestro rinascimentale in dialogo col contemporaneo.
Stiamo parlando di Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 - Loreto, 1557), abile ritrattista, capace di dar vita al soggetto “animandolo”; considerò sempre ogni individuo non il protagonista di una storia, ma una persona qualunque tra le tante. Come potrebbe essere una persona che si incontra, con cui si parla e ci si capisce al volo, per intenderci. I suoi psicologici ritratti sono all’opposto di quelli minuziosi, precisi e “papali” di Tiziano. La raffigurazione qui è intesa come dialogo, scambio di confidenze. La bellezza di un volto rappresentato non è fisica, ma è rivelata da uno sguardo, da un sorriso o semplicemente da una mano posata.
Lotto fu tra i principali esponenti del Rinascimento veneziano del primo Cinquecento, sebbene la sua indole originale e anticonformista lo abbia portato presto a una sorta di emarginazione dal contesto lagunare, dominato da Tiziano.
Non si tirava mai indietro verso un maturo e autonomo confronto con maestri quali Raffaello e Michelangelo. Non riuscì a ricavarsi un suo spazio, perché “boicottato” dal dominio di grandi nomi.
“Homo poco avventurato”, come si definiva lui stesso. Schivo, solitario, irrequieto. Custodiva pignolosamente un libro di spese diverse, ossia il suo registro personale di entrate ed uscite. Iniziò a compilarlo nel 1538, un quaderno prezioso per capire il suo mondo interiore, per ricostruire la sua biografia e le opere da lui eseguite, ricco di riflessioni, che riflettono le sue aspirazioni e le sue preoccupazioni. In questo diario-inventario, in cui il pittore teneva i conti, emerge il suo scarso successo finanziario.
Una prova? Organizzò alla Loggia dei Mercanti un’asta pubblica dei propri dipinti. Si trattò di un palese indizio di limitatezze economiche. Si aspettava di ricavare 400 ducati, ma ebbe un feed-back di soli 36.
Anche la sua situazione umana fu spesso penalizzata da scottanti fallimenti e aspri dispiaceri, in parte sopperiti dalla rivalutazione della critica moderna, che fanno della sua figura un soggetto tormentato, riservato, volubile, ma di grande modernità. Inquietudine dovuta all’incapacità di cedere a compromessi. Non cercò mai infatti il facile successo e per questo si ritrovò ciclicamente in difficoltà finanziarie. Cercava committenti, che potessero capire ed apprezzare realmente le sue opere.
Oggi noi abbiamo la possibilità di ammirarne una in tutta la sua bellezza e antico splendore: si tratta della Madonna con il bambino e i Santi Giovanni e Caterina d’Alessandria, 1522 olio su tela, firmato in basso a destra: Laurentius Lotus (fig. 1).
È’ un’opera ancora oggi poco conosciuta a causa della sua ubicazione in una collezione privata.
Venne pubblicata in una monografia dello storico Bernard Berenson nel 1895.
Si trova in un eccellente stato di conservazione, le sue cromie e i particolari senza bisogno di particolari interventi di restauro incantano come nel 1522, anno in cui Lotto realizzò la tela durante il suo soggiorno a Bergamo.
L’iniziativa è promossa dalla Comunità pastorale e dall’Associazione culturale Madonna del Rosario, in collaborazione con il Comune di Lecco e la Fondazione Comunitaria del Lecchese (fig. 2).
E’ proprio un bel quadretto. Le figure sembra si siano messe rapidamente in posa…cheers! O forse avrebbero preferito farsi un selfie?
In questo dipinto dal carattere religioso destinato alla devozione privata si registra un profondo e silenzioso dialogo fatto di sguardi, gesti e movimenti irrequieti legati all’unisono da un senso di instabile equilibrio. Trapela una ricchezza semantica di linguaggio, di notevole efficacia visiva.
Il Bambino è seduto su di un cuscino (che potremmo chiamare la comfort zone del quadro), collocato sopra ad un cassetto (sogni e speranza per il futuro). Si trova in una posizione confortevole (comfy) ed è confortato dalla Madonna per l’inatteso ospite sopraggiunto all’improvviso.
Il turbamento del Bambino si manifesta con la torsione del busto e nel suo sguardo fortemente caratterizzato. E’ di una vivace ed infantile vitalità. Le sue braccia agitate cercano sicurezza nell’abbraccio della Madre, che con infinita dolcezza lo abbraccia sorreggendolo. Le loro teste invece hanno un andamento divergente, che accentua il senso dinamico della scena. La definizione fisionomica è precisa e la studiata gestualità si rivela attraverso gli sguardi inquieti.
Una tensione che è data anche dall’atmosfera, dal carattere dei personaggi e dalla situazione.
Lo sguardo vitale e reale della Vergine inoltre si volge fuori campo figurativo, quasi a voler coinvolgere direttamente nell’opera lo spettatore, che avverte la concitazione delle figure e segue il ritmo espressivo dei volti “raffaelliani” tesi e contrariati.
La resa emotiva è forte, le cromie sono tattili e toccanti.
Il senso di stupore si rivela attraverso delle espressioni, che estrinsecano al contempo timore e sorpresa, a volte irritate, perché infastidite dall’occhio indiscreto dell’osservatore. In tutte le opere accade un contrattempo. Come quella in cui i putti musicanti ai piedi del trono della Madonna all’improvviso cessano di suonare e si voltano rapidamente verso San Domenico. Ancora oggi, come è accaduto con il Covid, capita spesso che ci facciamo cogliere di sorpresa.
Nella disciplina filosofica dello zen orientale tutto nasce da un pensierio sincronico, che unisce più che separare, in una sintesi istantanea e lampante. Non separa la psiche dall’evento fisico, ma agisce per campi. Non vede solo una cosa per volta, ma coglie ciò che accade all’unisono nello stesso tempo (scena corale). Ne deriva una capacità di captare e comprendere le sfacettature dell’esistenza, delle emozioni, dei sentimenti, anche delle esitazioni dell’animo umano. Si tratta di una sorta di palestra per la mente (theory of mind). I personaggi dei dipinti vivono conflitti interiori, che li fanno evolvere. “Il tuo quadro mi ha capito!” sembra pensare l’osservatore. Ci si trova catapultati dentro le storie, ci si mette nei panni dei protagonisti, che ci portano a chiedere, come ci saremmo comportati al posto loro. Viene reso visibile l’invisibile, lasciando una traccia indelebile attraverso gli sguardi.
Berenson ha scritto che l’umanità di Lotto nella sua impalpabilità scivola in profondità.
Un’umanità razionale diremmo noi : ne è la prova, nell’opera protagonista dell’esposizione, la composizione piramidiale prospettica del gruppo principale, formato dalla Madonna e il Bambino, con i due santi laterali taciturni e “meriggianti” in secondo piano, che sono “testimoni” del movimentato “siparietto” centrale: Giovanni Battista in penombra sulla sinistra e Santa Caterina d’Alessandria a destra.
La disposizione geometrica è equilibrata e la diagonale in cui sono inseriti i personaggi è bilanciata.
A dare maggior risalto alle figure è infine lo sfondo scuro, come un cielo notturno privo di stelle. Spesso le composizioni del Lotto si basano sui colori primari (guado – azzurro – oggi  lo chiameremmo baby blu, reseda – giallo - e robbia – rosso -).
La natura quando presente è anch’essa inquietante, per il carattere antropomorfo come le radici degli alberi con sembianze di mani artigliate.
Originale e curiosa è la presenza di un agile messaggero nelle vesti di uno scoiattolo in “fuga” tra le pieghe delle vesti (nell’Annunciazione “apparve” invece un gatto a spaventare Maria).
Di tutt’altra atmosfera è invece “La dama con scoiattolo e storno” di Hans Holbein il Giovane, un dipinto ad olio (1526-1528) conservato presso la National Gallery di Londra. Il quadro mostra una giovane donna compostamente seduta, che porta in grembo uno scoiattolo, mentre mangia sereno e tranquillo una noce.
Gli studiosi hanno decriptato alcuni dei tanti significati simbolici insiti dell’opera. Lo scoiattolo è un animale sensibile e premonitore degli sconvolgimenti atmosferici. Al giorno d’oggi parleremmo di una pioggia di meteoriti, di uno tsunami. Ecco quindi che nel dipinto svolge la funzione di precorritore di un evento funesto, la passione di Cristo.
Sembra uscito dal cappello del prestigiatore (solo che qui c’è uno scoiattolo e non un coniglio).
Le invenzioni di Lotto denotano sempre dettagli stravaganti e inattesi: ciò è accaduto anche con l’angelo fluttuante in volo e “intercettato” un’istante prima di tastare terra.
Come in un romanzo di Agata Christie o in un giallo di Sherlock Holmes vi sono dei colpi di scena, che lasciano all’osservatore il compito di scoprire l’indizio-chiave per trovare l’uscita di questo labirinto semantico. Quelle di Lotto sono opere da assaporare lentamente, magari sorseggiando una tazza di tè comodamente seduti in poltrona, mentre fuori infuria la tempesta.
Il pittore rinascimentale ha sempre dimostrato di avere fiuto ed intuito nell’addentrarsi nei testi sacri per investigarli e restituirli in termini iconografici. Elementi focus della quotidianeità e allegorici come la cesta, il vaso, la frutta, la mensola (un topos dell’arte lottesca), l’anfora (verginità di Maria), la mela (peccato originale), la zucca (ressurezione), la pergamena (Vecchio Testamento), la risma di fogli (Nuovo Testamento), le viole (modestia di Maria).
La brezza della bellezza estetica e la complessità concettuale del dipinto di Lotto, a distanza di 500 anni, sono ancora in grado di conquistare l’osservatore contemporaneo e anche Giovanni Frangi il “serialista” (di solito replica lo stesso soggetto per una decina di volte con delle varianti, fino a quando non si stanca ed interrompe la serie), che scompone l’opera di Lorenzo Lotto per ricomporla nella sua. I colori, le forme, la materialità dei gesti: sono questi gli elementi che Giovanni Frangi ha fatto propri, traendo da essi l’ispirazione per creare i suoi dipinti.
Lo scoiattolo, dalla silhouette sottile delineata di nero, è il protagonista “fuori dal comune” al centro dell’opera di Frangi, che ne ha scomposto la mimica e la posa dinamica in diversi quadri tramite il disegno, la tecnica ad olio e materiali come la candeggina, parcellizzandola e reiterandola in un tacito dialogo (fig. 3).
Preciso come Lotto. Meditativo come Hockney, il suo artista preferito.
Sette opere moderne “dialogano” silenziosamente con il capolavoro di Lotto in una disposizione attentamente studiata. Il naturalismo e la spontaneità senza filtri del quadro rinascimentale ha fatto breccia nel cuore dell’artista contemporaneo.
Frangi ne ha reinterpretato i dettagli, considerandoli come Esercizi di lettura. L’artista nel 1986 esordisce presentato da Achille Bonito Oliva, alla Galleria Bergamini di Milano con una personale: sono tutte tele raffiguranti finestre, poltrone, sedie, tavoli, che rappresentano l’invenzione di un alfabeto. Nel 2004 presso le scuderie di Villa Panza a Biumo (Varese) prende vita “Nobu”: un’opera composta da quattro dipinti di grande dimensioni e da una ventina di sculture in gommapiuma. La preparazione del ciclopico lavoro è documentata in un album di 132 fogli, quasi un travel diary. E ancora: con “Urpflanze” a Villa Carlotta di Tremezzo sulle rive dela Lago di Como nel 2018 riconferma il suo dialogo persistente con la natura. Ora sta preparando un libro, ma non dei suoi quadri, ma di quello che è retrostante. La casa di Macugnaga dove andava a lavorare. La lettera di Van Gogh con il disegno. La foto delle ninfee di Padova. La scatola delle Caran d’Ache. Il pavimento del suo studio di via Spartaco. C’è tutto un mondo dietro.
Come il nostro, in cui le giornate sono spesso un running continuo, i ritmi sono concitati e il protrarsi della situazione del Covid sta causando maggiore ansia e stress. E’ basilare concederci delle pause da questa vita febbrile ed imparare a decelerare. Dobbiamo crearci uno spazio intimo, nel quale allegerire le tensioni e testare un passo differente. Sperimentare una sessione di yoga o meditare dinanzi ad un quadro come quello di Lotto, che fa riflettere durante questi tempi di inquietudine e che vuol essere una ready answer a questa crisi. L’inquietudine è infatti da considerarsi un sentimento positivo, che permette di capire il momento e di pensare alla ripresa, che avverrà anche grazie alla bellezza dell’arte.
Prendiamo esempio dalla natura : non ha fretta, eppure tutto si realizza (Lao Tzu).
Una cosa è certa: le nubi prima o poi svaniranno e tornerà il sereno. Siete pronti a lottare contro il Covid? Tutti insieme, tutti uniti diciamo: “Si io…lotto!”.
 
  
Maria Cristina Bibbi

marzo 2021

Info

Un capolavoro per Lecco.

Lotto . L’inquietudine della realtà. Lo sguardo di Giovanni Frangi
Fino al 5 Aprile 2021
Web: www.capolavoroperlecco.it