Fino al 29 Maggio 2022 si potrà ammirare al Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano  Salerno “Etruschi di frontiera” la mostra Orizzonti di Attesa di Michela Liberti a cura di Giovanni Cardone . L’esposizione  è stata organizzata dalla Direzione regionale Musei Campania in collaborazione con il Comune di Pontecagnano Faiano, l’Associazione Paesaggi Narranti - sezione Artéclatée, il blog I volti di Cassandra, Legambiente - Circolo Occhi Verdi e il Consorzio Pontecagnano C’Entro.  Il Museo è stato inaugurato nel 2007, il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano è ospitato in un edificio moderno, realizzato appositamente per accogliere le straordinarie testimonianze archeologiche dell’insediamento sviluppatosi a partire dal IX secolo a.C. nell’area dell’attuale città di Pontecagnano. L’esposizione è articolata in senso cronologico e tematico ed illustra la storia del sito attraverso la ricca documentazione proveniente dalle necropoli, di cui sono state scavate più di 9000 sepolture. Un lungo racconto – dall’insediamento etrusco-villanoviano fino alla fondazione romana di Picentia nel 268 a.C. – si snoda attraverso l’esposizione di oggetti eccezionali che mostrano i precoci contatti con l’Etruria, la Grecia e l’Oriente. Un apparato didattico chiaro ed immediato con traduzioni in inglese e supportato da ricostruzioni ambientali, coinvolge il visitatore in un percorso di grande effetto e suggestione. Afferente dal 2016 al Polo Museale della Campania, il Museo di Pontecagnano ha avviato un intenso programma di attività rivolto ad ampliare la sua offerta culturale, sia incre-mentando la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio archeologico picentino, sia accogliendo diverse forme di espressione, dall’arte contemporanea alla letteratura alla musica. Nel saggio critico scritto da Giovanni Cardone all’interno del catalogo egli afferma : In anni di sempre più rutilante trasformazione, sotto tutti i profili, l’arte più che mai si deve interrogare su se stessa: sul proprio ruolo, sulla propria funzione, ma anche e soprattutto sul proprio linguaggio. Poiché è proprio attraverso le sue forme, la sua estetica, la sua sintassi, i suoi stili e stilemi, che l’arte può entrare, più o meno, in rapporto con la realtà circostante, con la storia, con la vita degli uomini che la fanno e che ne fruiscono. Un rapporto che può essere ambivalente: un viaggio di andata e ritorno. L’arte deve subire l’influenza della realtà e del suo divenire, ma deve anche, al tempo stesso, influenzarla e influenzarne, in qualche modo, le trasformazioni. O almeno deve provarci. Non solo lavorando sulle idee, e dunque sulla percezione, sull’interpretazione della realtà, ma anche sulla sua progettazione. Ma perché questo possa accadere occorre che l’arte contemporanea diventi strumento più forte e più duttile al tempo stesso, da una parte recuperando e rinsaldando le proprie radici e dall’altra aprendosi alla molteplicità delle sue  infinite possibilità espressive ed altrettanto, infinite concezioni estetiche attuali. Solo così l’arte può entrare efficacemente in rapporto dialettico con una realtà così articolata, stratificata, sfaccettata e complessa come quella contemporanea. Nel corso degli ultimi 150 anni il succedersi delle scoperte scientifiche e tecnologiche ha impresso alla storia dei mutamenti vertiginosamente rapidi e radicali. Allo stesso modo negli ultimi 150 anni il succedersi delle invenzioni e delle trasformazioni sul versante artistico, col succedersi inesorabile e travolgente delle Avanguardie, è stato altrettanto vertiginoso. Ed è ovvio che tra le due cose ci sia un rapporto più o meno diretto di causa-effetto, o per lo meno di osmosi o di contagio. Ora il mondo in cui oggi viviamo è l’inquieto, stratificato, caotico e contraddittorio risultato di tutte queste trasformazioni. E l’arte che può entrare in rapporto con questo mondo non può che essere un’arte capace di raccogliere e sintetizzare l’inquieta, stratificata, caotica e contraddittoria eredità delle Avanguardie e degli ultimi 150 anni di arte contemporanea. E forse anche oltre, poiché in effetti negli ultimi 150 anni, tra un’Avanguardia e l’altra non sono mancati momenti di “Ritorno all’ordine” in cui si è guardato indietro con occhi nuovi alla tradizione pittorica più antica. E anche questi momenti fanno parte del retaggio della Contemporaneità e hanno contribuito a forgiarne le forme. E questa è la linea che si è seguita in questi ultimi anni dove gli artisti devono essere in grado di recuperare e reinventare il retaggio delle grandi Avanguardie storiche, ma anche e soprattutto di sintetizzare e contaminare stili e linguaggi, trovando punti di contatto inediti e suggestivi. Il tempo delle Avanguardie è finito. Si è aperto con l’Impressionismo e si è chiuso con la Transavanguardia. Per oltre un secolo ogni nuova generazione di artisti ha cercato di smarcarsi dalla generazione precedente proponendo una nuova, differente idea di arte contemporanea. Ora tutto questo sembra non funzionare più. Il meccanismo pare inceppato. A partire dal discorso generazionale. La prova lampante che un certo ‘meccanismo’ sia saltato balena agli occhi di tutti se si sofferma l’attenzione, senza pregiudizi, su di un fatto concreto, tangibile, facilmente riscontrabile: da molti anni ormai si è annullato un qualsiasi significativo ‘scarto generazionale’. In questo nuovo secolo e in questo nuovo millennio l’arte ha un linguaggio diverso e bisogna che l’artista e il fruitore diventino una cosa sola, ed essere nel contempo percettori di una lingua nuova, ma antica allo stesso tempo che deve essere riconoscibile ed autentica. È la luce la protagonista di questo progetto artistico. Una luce viva, mutevole, cangiante, reale e fiabesca al tempo stesso, affabulatrice. Il rapporto intenso e fecondo tra spazio e luce si giocano sostanzialmente in tutte le opere descritte e narrate da Michela Liberti. In questo percorso lo spazio della superficie pittorica diviene spazio mentale, luogo arcano, concentrato, sintesi di segni e di senso, scaturisce dall’immaginario dell’artista nelle sue opere si intravede un‘Orizzonte di Attese’.  L’artista lungo il suo percorso si è posto una domanda : ‘Tutto può accadere’. Oppure tutto sta accadendo, in un tempo sospeso, come un attimo prima dell’uragano. O un attimo dopo. Un istante che si dilata a dismisura. Prima, fuori, oltre il Tempo. Lo spazio del quadro cattura, condensa, sospende il Tempo. E tutto si fa Mito, gesto. segno, e pensiero. In una società come la nostra come diceva il filosofo Bauman che ha focalizzato la sua attenzione sul passaggio dalla modernità alla postmodernità, e le questioni etiche relative. Ha paragonato il concetto di modernità e postmodernità rispettivamente allo stato solido e liquido della società. Mentre nell’età moderna tutto era dato come una solida costruzione, ai nostri giorni, invece ogni aspetto della vita può venir rimodellato artificialmente. Dunque nulla ha contorni nitidi, definiti e fissati una volta per tutte. Ciò non può che influire sulle relazioni umane, divenute ormai precarie in quanto non ci si vuole sentire ingabbiati. Bauman sostiene che l’incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, in questa vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma nel contempo si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato  nel ruolo di consumatore. In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. Tuttavia è importante rilevare che Bauman, a differenza di altri autori, rifiuta il termine “postmoderno” a favore di “modernità liquida”, proprio per indicare la labilità di qualsiasi costruzione in questa nostra epoca. Oggi che siamo venuti fuori da una dura ‘battaglia’ dove tutti siamo stati in prima linea senza essere ‘richiamati’ , ecco che l’artista Michela Liberti con la sua ‘arte’ vuole raccontare la ‘Rinascita’. Le opere di Michela Liberti per la loro attualità trasmettono bellezza e pulizia.
Per non dimenticare inoltre la ricchezza dei particolari e la correttezza cromatica delle opere, poi si nota la pazienza nel creare ma anche la poesia nel pensare, ed infine la dolcezza nell’accostare alla stessa opera la propria tensione interiore. Sì, è vero, sullo sfondo, c’è tutta la modernità dell’oggi tumultuoso e veloce dove invece noi tutti avremmo tanto bisogno di concrete pause per una seria riflessione interiore quanto mai personalissima. Ecco, allora che Michela Liberti ce le offre lei stesso, queste riflessioni, con tutta la sua disarmante poeticità. Ovviamente in silenzio, con grandi pause meditative quelle che albergano negli animi più nobili e sensibili. Seppur in sordina si avverte la disperazione della solitudine a cui siamo stati costretti ha vivere un tempo sospeso, ma nel contempo era prepotente in noi il soffuso inno alla vita, al moderno vivere che ci avvolge nel quotidiano. Musica dunque che non allontana, anzi rapisce e silenziosamente coinvolge. La sua pittura con tutte le sue varianti è vita, è luce è il suo modo innovativo di comunicare ed interagire, sono portati a nuova vita, che non si dissolve ma che offre spunti per ricordi ed interiorizzazioni personali, sempre cangianti come i tumulti dell’animo e le gioie della speranza di ogni uomo che sia innamorato e cantore della vita e dei sentimenti che ci vengono quotidianamente offerti. Nella sua visione della vita il suo spirito pulsante è un’isola che non c’è, la Liberti è capace di fare vivere e rivivere, di una luce tutta propria attraverso i suoi sogni che racchiudo quelli che ognuno di noi vorrebbe esprimere in questo momento dove il ‘vuoto’ dell’animo è stato di nuovo riempito dalla luce dal sogno, dalla speranza che è fatta di gioie, emozioni solo attraverso la pittura e quella poetica interiore che ognuno vuole rivivere ma nel contempo vuole divenire arbitro del proprio sentire e della propria cultura. Vedendo le opere di quest’artista, timida ma capace e anche volenterosa, ma soprattutto vogliosa d’entrare nel dibattito culturale ed assetata d’entrare nel variegato mondo dell’arte dove ad ognuno è permesso di proporre il proprio io creatore nella rielaborazione fantastica dell’intimo soggettivo sentire. Michela Liberti vuol far parlare di sé, vuole incontrare in un cenacolo di voci e pensieri anche gli altri, poeti ed artisti come lei. Abbiamo tanto bisogno di sognatori, di gente capace di offrirci, in grazioso dono, il loro percorso di vita e di speranza, con ottimismo, dove ognuno però, è solo con se stesso. Scrigno che può diventare ricchezza di tutti, mai come in questo momento. Possiamo dire che quest’artista sa creare un lirismo che, seppur partito da lontano è struggente è avvolge un presente che è subito già passato prossimo, in una veloce corsa contro il tempo che ci rapisce e diventa sogno ad occhi aperti. La luce e in particolar modo i colori cadono sulla tela come novella neve, l’artista fa cadere sulle opere, adagiandola nel suo prato culturale, ci insegna, con forza e decoro, quasi urlandolo, della caducità di noi tutti, delle nostre aspettative, di voler ottenere sempre tutto e subito. E la Liberti ha ribadirlo con determinazione, nel suo fare arte, ci mette amore, poesia e musica il tutto divine una dimensione senza tempo e senza spazio. Michela Liberti figlia di una terra che ha avuto tantissime dominazioni ella nata all’ombra del Vesuvio ed inizia ha frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, che in quegli annovera maestri del calibro di : Augusto Perez, Armando De Stefano , Carmine Di Ruggiero, Mimmo Jodice e tanti altri che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea. Michela Liberti si è laureata in Scenografia ma ha seguito i anche i corsi di Mimmo Jodice e di Augusto Perez, che insieme a Renato Barisani sono le figure più emblematiche dell’arte del secolo scorso. Appena si presenta l’occasione ella visita mostre e viaggia, in un viaggio fatto Francia, l’artista viene folgorata dai colori e dalla natura dei borghi francesi che gli rimangono impressi e al suo ritorno inizia ha dipingere perché nasce in lei il bisogno di raccontare questo viaggio, e da circa due anni la Liberti sta portando avanti questo progetto dove ha immortalato con la sua pittura tutte le sue sensazioni ed emozioni. Tutto nasce anche dall’impulso a innovare, dove per novità si intende lo scavare più a fondo nell’animo.
Il suo convergere tra creatività e rigore gli permette di mettere insieme due correnti artistiche che per l’artista sono fondamentali, ovvero l’unione tra informale ed astratto, ecco che allora che la Liberti rende manifesto il suo bisogno di conoscere e di saperne di più e di andare fino in fondo alle cose. La Michela Liberti in questi anni matura uno stile ben temperato, che ogni tanto stempera in altri gesti pittorici, in altre stesure generose, nella varietà dei materiali, e nella vivezza dei colori, nel distendersi del rosso e del nero, nell’intersecarsi dei grigi-bianchi, nelle volute di viola e blu, nei trattenuti squarci di luce dei gialli, nella luce che rimbalza e viene rilanciata dal nero nelle stratificazioni cromatiche, nelle stesure monocrome, nell’indagine sulla tessitura del colore. Quadri come tappe sperimentali anche se riesce ad unire tradizione e innovazione sempre con grande curiosità . Nell’ artista c’è una voglia di sfida utilizzando il pennello come una sorta di tampone imbevuto,o magari con sventagliate di colore, preferibilmente giallo e rosso. Il colore permette a Michela Liberti di esprimere delle evocazioni e delle emozioni attraverso luoghi fantastici che ci permettono però di entrare nella sua favola ma sono luoghi già vissuti dall’artista che attraverso la sua pittura ella ci vuole far rivivere. Le sue opere sono arte in movimento fatto di sperimentazione, tensione, ed emozione, sono una ridda ubriacante di ossimori, di coerenti contraddizioni sono immobili tempeste, sono lampi di tenebra fatti di materia spirituale, sono funambolici giochi da tavolo tra equilibrio e  disequilibrio diventano criptiche rivelazioni di un caos ordinato, arcaiche narrazioni contemporanee apollinee composizioni dionisiache, ricche, colte e preziose opere di semplice e disarmante povertà. La forza primigenia e raffinata che promana da questi quadri deriva proprio dall'innata capacità della giovane artista napoletana di conciliare gli opposti per dar vita ad opere d'arte di sostanziale e corposa coerenza artistica. Non è poi casuale se le opere di Michela Liberti sono state ispirate ad immagini fantastiche oppure favolistiche che attraverso il colore tutto ci appare evidente, ogni qualvolta un quadro viene costruito sull'inquieto equilibrio tra Forma e Materia , ebbene in  questo caso non è possibile non pensare a risvolti di tipo cosmogonico. Anche quando il titolo dei quadri parrebbe suggerirci altri orizzonti interpretativi. Anche se non tutti i quadri della Michela Liberti non hanno espliciti riferimenti, quasi sempre dinnanzi ad uno di questi ci viene da pensare a quei momenti cruciali della vita dell’Uomo. Michela Liberti allora tenta di interpretare sotto una diversa luce il difficile il complesso e conflittuale rapporto tra la Materia e lo Spazio. Nello scontro ineluttabile tra la Forma e l’Informe, spesso i confini tra aggressore e aggredito si confondono, i ruoli si rovesciano a ripetizione, così rapidamente che talvolta capita di smarrirsi e di non distinguere più l’una cosa dall’altra. I quadri della Michela Liberti raccontano anche questo labile confine che separa il Soggetto dall’Oggetto, l’Uomo dal Mondo che lo circonda. E quanto difficile, e doloroso, e per nulla certo, sia il processo di auto-definizione. I quadri di Michela Liberti non ci mostrano l’esito di questo titanico scontro, quanto piuttosto una fase, nel vivo del combattimento. Così colori e materiali che scompongono e ricompongono il piano narrativo appaiono come una vera e propria raffigurazione delle linee di forza e dei campi di energia che si sprigionano nel corso di questi eventi di autenticità dell’Io. Che rappresentano il primo e vero contenuto di queste opere. Quello a cui assistiamo, dunque, per quanto violento, brutale, o anche solo essenziale, possa sembrarci è, in definitiva, un lieto evento, nel senso comune della parola, vale a dire una nascita. La nascita di un Soggetto sia esso un pensiero oppure un individuo,che fa parte della psiche dell’artista. In altre parole si potrebbe descrivere tale processo creativo come un conflitto tra la Coscienza e l’Inconscio, ovvero il tentativo da parte dell’Io di rendere conto delle sue parti più oscure e irriducibili. Ecco, proprio in questo è il valore, l’apporto di conoscenza, la scoperta della Liberti dell’irriducibilità dell’Informe, dell’impossibilità di piegare completamente l’Irrazionale alle ragioni della Ragione.
E viceversa. Perché se è vero che “il cuore ha delle ragioni che la ragione ignora” (Blaise Pascal) è altrettanto vero che spesso (quasi sempre) “c’è del metodo nella nostra follia” (William Shakespeare).
Biografia Michela Liberti
Michela Liberti è un'artista napoletana che affonda le sue radici nella cultura classica. Dopo aver conseguito il diploma in scenografia e costume presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, si dedica alla realizzazione di numerose scenografie teatrali, disegnandone i bozzetti e collaborando alla successiva installazione. Nel periodo accademico sviluppa un interesse spiccato per la pittura e la scultura fino a frequentare le scuole di Gianni Pisani, Ninì Sgambati e Augusto Perez. Successivamente lavora presso laboratori di scenografia come decoratore; con lo studio della pittura e la messa in posa delle scenografie teatrali inizia uno studio approfondito del colore. La costante ricerca nella pittura e le innumerevoli opportunità che essa concede genera un numeroso repertorio che confluirà nella sua prima mostra personale. Dal 2003 fino al 2016 collabora per diverse edizioni del Festival delle Ville Vesuviane, in qualità di Assistente alla Scenografia. A partire dal 2010 partecipa alla collettiva ‘Artisti all’Ombra del Vesuvio’ presso Villa Macrina a Torre del Greco (Napoli). Nel 2016 partecipa con una installazione presso il PAV, Parco Arte Vivente - Centro Sperimentale d'Arte Contemporanea, di Torino. Da diversi anni Michela Liberti partecipa a diverse collettive di livello nazionale, ma nel contempo continua il suo percorso scenografico in ambito teatrale. Nel 2021 la sua opera dal titolo “Novembre 2019” viene pubblicata sulla rivista ART NOW sul numero III – anno 2021 edizione Maggio/Giugno, con la stessa partecipa al Premio d’Arte internazionale “Dante Alighieri”, che inoltre viene video proiettata all’esposizione del Festival “Cultura Identità” a Casale Monferrato e a Firenze presso Palazzo Borghese per il premio “Vita Nova”. Nel 2021 espone al PAN - Palazzo delle Arti di Napoli - con "ORIZZONTI DI ATTESA" a cura di Giovanni Cardone. Nel 2022 partecipa alla competizione d'arte "I paesaggi del Patrimonio di Napoli e Provincia".
Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano- Salerno
Orizzonti di Attesa
dal 1 Maggio 2022  al 29 Maggio 2022
dal Martedì alla Domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.00
Lunedì Chiuso