Il libro qui presentato costituisce una ristampa di quella traduzione, cui aggiunge però alcune novità significative. L’
Introduzione, il
Prologo, la
Nota biografica e il
Commento al testo derivano infatti dalla seconda edizione parigina degli
Scritti, uscita nel 1986, mentre una nuova
Prefazione è stata elaborata da Nakov per il volume di Mimesis. Al lavoro di
Francesca Lazzarin, inoltre, si deve una decisiva
revisione delle note e della bibliografia, che si avvalgono anche dei materiali contenuti nella monumentale monografia in quattro volumi consacrata all’artista da parte dello stesso Nakov (Parigi 2007).
Gli
Scritti rappresentano una componente tutt’altro che accessoria nella
traiettoria intellettuale di Malevic. Egli infatti abbandonò la pratica pittorica nel 1919 per dedicarsi alla speculazione d’ordine filosofico, reputando la “
penna affilata” il mezzo espressivo più adeguato per superare “
l’imperfezione del pennello arruffato”.

Alla scrittura, pertanto, l’artista affidò la definizione e comunicazione di un pensiero teorico considerato inesprimibile esclusivamente attraverso le forme e i colori. Nei testi del pittore di origine polacca si trova la formulazione di una
ontologia dell’arte che, com’è noto, qualifica una delle declinazioni più radicali del
Modernismo. Vi si elabora, in particolare, il nocciolo concettuale implicato nel celeberrimo
Quadrato nero del 1915 (e nelle sue varianti), sulla scorta di un complesso fascio di influenze culturali che Andrei Nakov ricostruisce dettagliatamente nella sua
Introduzione, situando con meticolosa cura
la riflessione di Malevic nell’orizzonte dell’avanguardia europea. Uno degli assunti centrali – qui come negli altri assetti modernisti novecenteschi – consiste nell’
idea dell’autonomia assoluta della pittura, liberata dai vincoli della referenzialità e ridotta alla (pretesa)
purezza bidimensionale e cromatica, ritenuta elemento distintivo sotto il profilo dell’essenza dell’arte. A differenza di teorie analoghe, sviluppate negli stessi anni, tuttavia, il grappolo di nozioni profilate da Malevic non si delinea sul piano meramente estetico, ma è concepito in aperta polemica con l’uso strumentale della rappresentazione artistica nella cornice del
realismo voluto dal regime sovietico.

Proprio il distacco netto dalle
prospettive dell’arte dello Stato socialista, proclive alla censura antimodernista – vi torna spesso e opportunamente Nakov nei suoi commenti – valse a Malevic una sorta di ostracismo in vita e di
damnatio memoriae dopo la scomparsa (1935), fatti che hanno peraltro oscurato a lungo la conoscenza approfondita della sua impresa teorica.
Gli
Scritti, in ogni caso, offrono non soltanto la possibilità di seguire il processo di costruzione delle tesi in cui si articola il
suprematismo, ma prospettano anche una serie di osservazioni meditate sulla
storia dell’arte, che Malevic tende a rileggere secondo una
prospettiva teleologica orientata naturalmente verso gli esiti che egli stesso ha contribuito a produrre. Ciò peraltro riduce almeno in parte la portata delle sue analisi storiografiche, che a Nakov paiono invece – e forse con eccessivo entusiasmo – assolutamente degne di ammirazione per l’originalità e la raffinatezza delle valutazioni (p. 32).
Il suprematismo, comunque, divenne presto per Malevic non solo una
teoria dell’arte, ma un
sistema filosofico organico, caratterizzato dal tentativo ambizioso di proporre una nuova
gnoseologia e persino una
logica altra, sulla base di una
concezione mistica del mondo e della sua conoscenza.
Il volume consente di esplorare anche questi aspetti del pensiero di Malevic, che risultano accessibili nonostante l’impostazione talvolta nebulosa e ad un linguaggio spesso magmatico, grazie all’opera preziosa del curatore, attento a puntualizzare costantemente i riferimenti e a delucidare le connessioni micro e macrocontestuali delle riflessioni maleviciane. Si tratta, pertanto, di uno libro prezioso che, in virtù degli aggiornamenti, permette di avere una guida autorevole sullo stato degli studi, offrendo nel contempo uno strumento indispensabile per l’esame di uno dei momenti più rilevanti nell’evoluzione dell’arte del secolo passato.
Francesco Sorce, 17/5/2013
Fig. 1. Kazimir Malevic, Quadrato Nero, San Pietroburgo, Museo di Stato Russo, 1915
Fig. 2. Kazimir Malevic, Composizione Suprematista, Eindhoven, Van Abbemuseum, 1916
Fig. 3. Kazimir Malevic, Autoritratto, San Pietroburgo, Museo di Stato Russo, 1933