Dopotutto_non_è_BruttoPlatone e Aristotele? Due giuggioloni dei tempi antichi. Kant? Un antipatico so-tutto-io. Hegel? Un rompicoglioni e basta. Amen. Non se ne parli più.
Adesso che abbiamo visto “Dopotutto non è brutto”, il programma di Raiuno in onda il mercoledì in seconda serata, possiamo anche archiviarli per sempre, questi ed altri signori presuntuosi che hanno tentato di spiegarci cosa è il bello, come funziona, a cosa serve. Oggi, secondo gli autori del programma, l’estetica è un concetto fuori moda. Oggi comanda il gusto.


Francesco Bonami
e Geppi Cucciari, i conduttori, sbandierano il concetto come fosse un’idea rivoluzionaria: a decidere cosa è bello e cosa è brutto devono essere solo ed esclusivamente gli occhi di chi guarda. Senza inutili filtri culturali di tipo storico, formale, ambientale, funzionale, eccetera. La nostra semplice percezione dei luoghi e delle opere deve essere libera da condizionamenti, ci dicono. Addirittura, dichiarano in un afflato liberatorio, bisogna vedere il bello nel brutto e viceversa, tenendosi anche lontani dai giudizi definitivi per essere pronti a valutare bello ciò che prima consideravamo brutto. E viceversa, naturalmente. In un democratico, trans-sociale, e trans-culturale grado zero della bellezza.

VittorianoCosì, nella seconda puntata del programma, in onda l’11 Dicembre, ci viene proposto un volo d’uccello su Roma tra il Vittoriano (che è bello, ci dicono i conduttori), il Ponte della Musica (“per farlo funzionare bisognerebbe pedonalizzare Roma”), l’Estasi di Santa Teresa (“E' erotica” dice un prete, pensa un po’), la nuova Piazza San Silvestro (né bella né brutta, a quanto pare)... E ascoltiamo cosa rispondono alla domanda-tormentone “Quanto sei bella Roma quando...?” gli intervistati: Federico Moccia e la Principessa Alessandra Borghese, Enrico Lucherini e Aldo Cazzullo, Simona Marchini e Tea Falco. Infine, ci si propina un insolito referendum: “Meglio i Musei Vaticani o il MAXXI?”.

In questo minestrone privo di ricetta, spicca per assenza un ingrediente cruciale: la domanda “perché?”. Perché ad esempio il Vittoriano è bello, secondo Bonami? Non si sa. Nessuno spiega il motivo del suo giudizio e  nessuno si cura di chiederlo agli intervistati. L’assenza non è casuale, visto l’assunto di base. E’ infatti proprio il “perché” della percezione di bellezza a distinguere il fascino dall’attrattiva, l’eleganza dall’armonia, lo splendore dalla magnificenza e, appunto, l’estetica dal gusto. Temi evidentemente giudicati troppo “alti” per il pubblico popolare di Raiuno, ma che sono il sale di un’indagine sul bello. Ed è per questo che la minestra risulta insipida.

Cucciari_BonamiDel resto, a questo punto non si capisce per quale motivo a condurre il programma sia stato chiamato un critico d’arte “di fama internazionale”. Volare bassi per volare bassi, non sarebbe stato meglio lasciare per intera la scena allo spirito caustico della Cucciari? Tanto più che le scene a due fra i conduttori sono scialbe, con l’attrice che cerca inutilmente nell’impalpabile Bonami una spalla alle sue freddure, peraltro mai incisive.

Ma la cosa forse più grave, per un programma che ha per argomento la bellezza, è che la zuppa sia servita senza adeguata cura nella presentazione. Facce tagliate, voci impastate dal vento, luci che cambiano tono da un’inquadratura all’altra, musiche piazzate lì a casaccio, fanno di “Dopotutto non è brutto” un monumento alla sciatteria, che pone il programma al livello della TV amatoriale, in bilico fra il dilettantismo e il trash.
In sintesi, una televisione brutta e sbagliata. E gli autori ci scuseranno se abbiamo detto anche il perché.
Sergio Gamberale, 12/12/2013
Dopotutto non è brutto
RAI 1, mercoledì ore 23.20