Nato come sito dedicato alle arti figurative, News-art ha da subito esteso in modo naturale il raggio dei suoi interessi al cinema e alla fotografia, senza alcuna preclusione nei confronti di qualsiasi altro genere di linguaggio espressivo (musica, letteratura, danza). In quest'ottica prende il via una nuova rubrica, "Videodrome. Sguardi sulla Tv", dedicata alla televisione, strumento che, come tutti sanno, riveste un'importanza sociale, culturale e politica sempre maggiore ed è ormai imprescindibile per qualsiasi analisi intorno alla cultura visuale. Il nostro "Sguardo sulla TV" sarà affidato a Sergio Gamberale (da tanti anni attivo nella realtà televisiva come giornalista e autore) che nel succedersi dei pezzi prenderà in considerazione il fenomeno a 360 gradi, raccontandone i personaggi e le trasmissioni, e riflettendo sui meccanismi e le logiche che lo caratterizzano.

imagesL’inquadratura è lunga e fissa. La figura ha i contorni sfumati e sembra quasi galleggiare in una nube. Sul volto candido e piatto spiccano due sole note scure e definite: gli occhi. Due occhi neri costantemente incollati allo schermo. Se non fosse per quell’energica pennellata di ombretto smokey che le dissolve sulle palpebre, la si potrebbe confondere con la versione in movimento di un ritratto raffaellesco. Oppure con un santino.

 
E’ così che ogni pomeriggio, escluso il sabato, Barbara D’Urso appare agli spettatori di Canale 5 (“Pomeriggio 5” dal lunedì al venerdì ore 15,45 - “Domenica Live” domenica ore 14).
Prima ancora che parli (e a prescindere da ciò che dice) la sua immagine, ammorbidita oltre ogni realismo da una massiccia dose di effetto flou, assume il tono sacrale della visione divina. La telecamera la inquadra da lontano, con focale lunga, togliendo al suo mezzo primo piano ogni minimo accenno di profondità di campo. I maliziosi penseranno che si tratti di un espediente per mascherare le rughe. Macché, è una precisa scelta estetica che punisce la carnalità per esaltare Barbara in quanto puro spirito.

DownloadedFileIl perché lo si comprende dall’audio. Basta alzare il volume e ascoltare ciò che dice per dare un significato preciso all’operazione. Si racconta di una donna misteriosamente scomparsa? Barbara riempie di ansia e preoccupazione il suo sguardo corrucciato. L’interlocutore al telefono accenna a una possibile nuova pista nelle indagini? Lei si volge di trequarti con espressione incuriosita e speranzosa. E parla. Domanda, commenta, incita, esprime.

Ciò che colpisce è che in ogni occasione riesce a tradurre in tempo reale, con espressioni e parole, i sentimenti degli spettatori di fronte ai fatti raccontati. Come se i suoi occhi profondi, le sue mani gesticolanti e debordanti, le sue domande, le sue proteste, fossero gli occhi, le mani, le domande, le proteste di chi in quel momento la sta guardando in Tv.

DownloadedFile-1I contenuti sono i più vari, dalla cronaca nera al gossip. Quello che non cambia è il punto di vista, la posizione di Barbara D’Urso rispetto agli eventi narrati. Non si ha mai l’impressione di essere in disaccordo con i pensieri che espone e non ci si sente mai con la pancia sintonizzata su una lunghezza d’onda diversa dalla sua. Ed eccoci al dunque. Eccoci all’anima del personaggio-D’Urso. Perché è proprio nel “ruolo” che interpreta la spiegazione della sua immagine eterea e il segreto del suo successo. In poche parole, attraverso l’immagine sacralizzata di Barbara, i suoi spettatori (soprattutto spettatrici) assistono all’innalzamento dei loro umori al rango di pensieri e al superconsolatorio spettacolo della santificazione delle loro stesse anime.

Lei “è” tutti(e) loro, simbolo immateriale di una coscienza collettiva che si incarna e si fa voce per “entrare” nella cronaca e nella realtà al loro posto. Una coscienza barbara e istintiva forse, certamente femminile, ma, hai voglia a dire, universale.
Sergio Gamberale, 27/11/21013