“Un giorno mi sorprese la primavera, che in tutti i campi intorno sorrideva” (cit Antonio Machado).

Le opere di Piero Guccione “sbarcano” a Mendrisio e danno il benvenuto alla bella stagione.

Nato a Scicli in Sicilia nel 1935, e’ stato assistente di Renato Guttuso dal ‘66 al ‘69 per una cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma e principale promoter del gruppo di Scicli (“nella pittura italiana del ‘900 c’è una purezza di intenti di un gruppo di artisti, che opera nell’estrema periferia, lontani dal dinamismo delle metropoli, dalle Biennali d’arte, dalla velocità consumistica, quale neppure l’opera d’arte riesce a sottrarsi” cit Guttuso).

Recentemente scomparso, per circa cinquant’anni day by day Guccione ha osservato attentamente il mare, cercando di percepirne gli “ondeggiamenti” e i mutamenti, non per farne un semplice racconto visivo, ma per far emergere la sua profonda anima, che si riflette in quella dell’uomo e viceversa (“Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento” cit Guccione). Il suo desiderio era quello di catturare ciò, che era in perenne movimento, per riprodurlo in qualcosa di statico.
Da una parte troviamo quindi un instancabile training contemplativo dello sguardo su sconfinati paesaggi mediterranei; dall’altra il valersi della padronanza e competenza della tecnica per dare forma a quelle osservazioni: nascono cosi opere “metafisiche” senza tempo, in cui stesure di ampie distese date da diverse mani di azzurro, richiamano le infinite sfumature pastello del mare e del cielo.
I suoi dipinti sono caratterizzati da un equilibrio tonale, scaturito dalla nitidezza soffusa di atmosfere d’astrazione minimal.
Guccione può essere considerato uno dei più rappresentativi artisti della ricerca pittorica del ‘900 ed è stato definito dal critico Vittorio Sgarbi come il più grande pittore degli ultimi 50 anni ( “Dopo la morte di Fontana, Gnoli e Burri ha rappresentato la sintesi suprema di pittura figurativa ed astratta”).
Nessuno come lui ha saputo cogliere nella sua opera l’apice di una finitezza irraggiungibile, derivata da una connessione profonda con il mare, che potremmo definire sea literacy.
La sua poetica si basa su visioni fugaci attraverso l’utilizzo di una prospettiva fortemente espressionista, ove stratificazioni armoniche si completano a vicenda, condensandosi in strutture minimaliste sobrie ed essenziali, che danno forma a mescolanze di elevato impatto emotivo e dense di significato; quest’ultime traslano nel simbolico e sembrano volerci accompagnare in un “flautato” abbandono sensoriale. Tutto si svolge in una sospensione di spazio e tempo dai risvolti immersivi imprevedibili, appena percettibili, mai invasivi, che sfociano in una sintesi finale dal touch onirico, intenso ed evocativo, che guida questo accostamento ammaliante di riflessioni visive geometrico-statiche, ma al contempo dinamiche. Si percepisce un senso di totale serenità, di oblio e di riconciliazione con se stessi e con l’universo intero.
L’artista ha fissato sulla tela dei segni di natura più mentale che fisica, espressione di una notevole complessità, che però viene comunicata in modo limpido, attraverso una traiettoria che suggerisce le forme, senza però rivelarle completamente.
E’ un suggerimento a portare sempre avanti il viaggio della propria vita, con la consapevolezza di chi ha già raggiunto il suo porto o deve ancora pervenirvi.
Il “non-luogo”, questo immenso “mare pensante” invita infatti ad interrogarsi sui motivi, che spingono l’uomo ad esplorare altri mondi ma anche, e soprattutto, a meditare sui limiti della propria conoscenza e razionalità. Tutto è immerso in una spazialità atmosferica di un “no space” senza nome, forma e profondità, che non è più né terra, né aria, in cui lievitano linee parallele, che tracciano un confine od un punto di arrivo metaforico.
Ne deriva un “sentiero di crinale” sullo spartiacque della vita, sopra cui dobbiamo allinearci, mentre ci troviamo a camminare in una sorta di vertigine permanente.
Only connect scriveva Edward M. Forster, chiarendo cosa vuol dire raccontare una storia. Solo connettere. Così che ciò che è separato venga unito e il puntiforme diventi lineare. Connettere, ossia costruire sentieri, che conducono da un punto all’altro, dunque generare trame, che oggi sono determinate dalla digitalizzazione dello spazio urbano.
Bisogna individuare quale sia il vero itinerario, che si vuole percorrere all’interno dell’esistenza umana (con possibili cambi di rotta) alla ricerca dell’armonia e di un futuro migliore, al fine di raggiungere la meta ideale della propria vita.
Guccione, anche se non abbandonerà mai del tutto il rapporto con la raffigurazione, non illustra figure e situazioni, ma cerca di ridurre il più possibile il riferimento illustrativo, ponendosi “fuori dalla storia”, attraverso l’inserimento nell’opera di linee parallele, sulle quali si è sempre in bilico. Eh si, perchè la vita è tutto un equilibrio sopra... il mare.
La sua ricerca sembra guardare nella stessa direzione di quella del pittore informale Sam Francis, in quanto anche quest’ultimo non descrive la realtà, ma trasmette emozioni, non rappresenta degli oggetti, ma cerca di esprimere la propria interiorità. Ma anche di quella di Rothko, che usa i colori per esternare sensazioni, secondo i canoni dell’espressionismo astratto. Il colore ha una spiccata funzione evocatrice ed una particolare forza spirituale. Cromie che si fondono in un tutt’uno all’orizzonte e che creano un’atmosfera di luminosa tranquillità. Guccione trasferisce anch’egli alla natura i sentimenti e le passioni umane. Nel corso della storia dell’arte questo capita spesso: ad esempio dopo aver “viaggiato nel blu” di opere dell’artista francese Yves Klein, gli osservatori ne riemergono completamente intrisi nella sensibilità come delle spugne. Questo accade anche nella pittura di Bonnard, membro del gruppo Les Nabis, che tendono a semplificare il tratto e i colori nei loro dipinti. Rifiutano l’idea di coinvolgere l’osservatore solo grazie al soggetto dell’opera e mirano ad esprimere le loro sensazioni attraverso la forma, usando ampie superfici di colore piatto (“la mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza, che contenga l’assoluto tra il mare e il cielo, dove quasi colore e spazio sono aboliti” cit. Guccione). Anche nelle opere del fotografo Franco Fontana il paesaggio si trasfigura, assumendo valenze fortemente geometriche ed astratte, seguendo una sorta di riduzione all’essenziale (“si tratta sempre di cancellare per evidenziare” cit Fontana).
A scomparire potrebbe essere a questo punto la presenza della vita umana: nelle opere di Guccione è infatti assente. Ed è quello che si verifica anche nei quadri dell’artista britannico Hockney: sotto l’intenso sole californiano qualcuno si è tuffato fragorosamente in piscina, sollevando grandi spruzzi, rompendo il silenzio della scena. I contorni non sono nettamente definiti, ma sfumati e creano dei passaggi graduali da un tono ad un altro, talvolta invece dei netti contrasti cromatici.
Il silenzio è anche parte integrante della ricerca artistica di Guccione, la cui capacità magistrale nell’interrogarlo, ricorda quella del registra francese Robert Bresson ed è uno tra gli elementi che accomuna i dipinti selezionati per la mostra del Museo di Mendrisio, dove sono esposti una sessantina tra oli e pastelli. Le opere, che hanno come linea conduttrice il mare, le armonie lunari celestiali (Luna d’Agosto, 2005, olio su tela) e i campi fluttuanti dell’estremo lembo della Sicilia orientale (Le pietre sui campi di Passo Cane, 2002, pastello), sono realizzate a partire dai primi anni Settanta fino al 2012. L’esposizione è curata da Simone Soldini, direttore del Museo d’Arte di Mendrisio e dall’Archivio Piero Guccione ed è corredata da un catalogo di circa 130 pagine, edito dallo stessa struttura museale, che documenta con fotografie e schede ogni opera in mostra tramite contributi di studiosi e curatori.
Un viaggio dell’anima, un magico fondersi, una suggestione affascinante, una sospensione-siclitudine zen, che ci prende per mano e ci porta ad avere uno sguardo meditativo infinitamente libero, che fa emergere la nostra dimensione inconscia in modo volatile ed impalpabile.
Non ci resta che immergerci nel silenzio dell’acqua delle sue opere, che hanno ancora tanto da dirci.
 

Maria Cristina Bibbi

 
 

Info

Piero Guccione. La pittura come il mare
Museo d’arte Mendrisio 7 Aprile - 30 Giugno 2019
Web: http://www1.mendrisio.ch/museo/