Giovanni Cardone Ottobre 2021
Ci ha lasciati l’ultimo grande maestro dell’astrattismo Achille Perilli. Questa notizia mi ha lasciato senza parole per me che ho sempre seguito il suo lavoro, gli ho dedicato una mia ricerca storiografica e scientifica facendola divenire una dispensa universitaria perché tutti potessero conoscere l’astrattismo in Italia e il percorso artistico di Achille Perilli. L’Astrattismo è definito come il complesso delle ricerche che nel Ventesimo secolo hanno teso deliberatamente a escludere ogni rapporto della forma artistica con gli aspetti del mondo naturale, basandosi esclusivamente sugli elementi specifici del proprio linguaggio colore, forma, armonia, composizione”. Movimento nato come avanguardia artistica grazie a Wassilj Kandinskij, che nel 1910 dipinge un acquarello considerato a tutti gli effetti la prima opera astratta della storia, si declina nei decenni a seguire secondo diverse tipologie e stili. L’Italia, all’inizio del Novecento, viveva già una piccola rivoluzione interna grazie all'irriverenza del movimento futurista e alla pittura visionaria di Giacomo Balla, che - sotto alcuni aspetti - può essere considerata astratta, anche se in realtà l’idea di dinamismo e di forza della natura tende comunque ad avere una base figurativa. Un tentativo riuscito invece, fu quello di Alberto Magnelli, che dal 1915 raggiunse notorietà grazie alle sue composizioni astratte, ma rimase fuori dal dibattito italiano preferendogli la vita artistica in Francia.Insomma, in Italia l’astrattismo arrivò con un certo ritardo rispetto ad altri paesi, ma dagli anni Trenta in poi si sviluppò un movimento di grande spessore che portò alla ribalta artisti come Giulio Turcato, Carla Accardi, Piero Dorazio,  e molti altri  dando il via a una frammentazione del concetto stesso di astrattismo in diverse sotto correnti. Le percezioni dell’artista sono infinitamente più preziose che le descrizioni più fedeli della realtà. Per noi l’arte è questione di spirito; solo lo spirito riconosce lo spirito. La fine dell’arte è imitare la natura. E’ morto le “trompe-l’oeil” solo esiste le “trompe-l’ésprit”. Atanasio Soldati - Galleria del Milione, Milano, marzo 1935. Il primo astrattismo italiano si divide tra Milano e Como. La città meneghina ospitava la rinomata Galleria del Milione, attorno alla quale si riunivano artisti come Lucio Fontana, Luigi Veronesi e Osvaldo Licini  mentre Como, celebre all’epoca per la presenza di Terragni, si rivelò un luogo estremamente aperto alle influenze del suprematismo russo e del Bauhaus con Manlio Rho, Mario Radice, Carla Badiali e diversi altri artisti legati a quel nuovo modo di fare e interpretare l’arte. Dopo la seconda guerra mondiale l’astrattismo si affermò in tutta Europa e oltreoceano: espressionismo astratto, action painting, tachisme, minimal art, spazialismo e astrattismo geometrico sono solo alcune delle tante declinazioni dell’arte astratta del secondo dopoguerra. In Italia, l’astrattismo si evolve dagli anni Cinquanta ad oggi, secondo un continuo susseguirsi di influenze e nuovi stimoli creativi. Introdotto e perfezionato da Mario Radice, Manlio Rho e Carla Accardi, nel secondo dopoguerra l’astrattismo geometrico venne influenzato dal dripping americano e dal concetto di gesto tanto caro a Pollock. Gli artisti italiani che reinterpretarono la corrente americana adattandola a nuove ricerche furono principalmente Piero Dorazio, Giulio Turcato,  Emilio Vedova, Afro Basaldella e Tancredi Parmeggiani. L’informale fece il suo corso e sfociò presto nella sua antitesi. Lucio Fontana teorizzò un nuovo rapporto fra la luce, lo spazio e la tela nel suo Manifesto Blanco, Roberto Crippa indagò lo spazio dell’opera con il movimento delle spirali, mentre Manzoni e Castellani fondarono nel 1959 la rivista Azimuth e l’omonima galleria Azimut. L’esperienza  anche se si esaurisce in poco meno di un anno - è la base della connessione tra architettura, arte e design che verrà in seguito. “Azimut è nodo fondante di un network transnazionale particolarmente decisivo per la nascita di una nuova visione artistica europea: una situazione che tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta assiste alla maturazione di un generalizzato superamento dello spazio espressivo del soggetto, legato alla stagione informale del secondo dopoguerra, per lasciare invece luogo a una nuova e libera relazione con lo spazio del mondo, e da questo con la dimensionalità espansiva dell’intero universo. “Francesca Pola - tratto da 'Manzoni: Azimut' Le opere si fanno monocolore, spesso bianche, e sono le superfici a parlare: estroflesse, modificate, tagliate, inchiodate, nasce così un nuovo rapporto tra l'artista e l'opera. Negli anni Sessanta le ricerche relative al movimento, al colore e all’illusione ottica, sfociano in quella che è definita Arte Cinetica, ma che nella sua stessa definizione comprende ben altro oltre alla pittura. All’estero il Cinetismo è consacrato dalla mostra "Le Mouvement” a Parigi, presso la Galleria René, che espose opere di Agam, Calder, Tinguely, Vasarely e Soto. Proprio in Francia nacque anche il GRAV, groupe de recherche d’art visuelle, in cui spicca il nome di Julio Le Parc. In Italia i capiscuola furono invece Gianni Colombo, i cui lavori si basano sulla prospettiva, Alberto Biasi che creò immagini illusorie e Getulio Alviani che ideò le "superfici a testura vibratile" sfruttando i riflessi dell'alluminio. Sebbene l’arte cinetica sia considerata l’ultimo step dell’astrattismo in Italia, un passaggio fondamentale è anche quello degli anni Settanta con la Pittura Analitica o Pittura-Pittura. Il movimento nasce come volontà di reagire ai dettami dell’arte concettuale che, proponendo il definitivo abbandono di ogni necessità di rappresentazione, considerava la pittura ormai superata. La pittura analitica si pose quindi come analisi delle componenti materiali dell’opera e di conseguenza della pittura - tela, materia, cornice, segno - e del rapporto tra l’artista e la sua creazione. Achille Perilli autore di un astratto caldo noto per le composizioni di forme che somiglianti alla proiezione sul piano di parallelepipedi che risultano alla fine inverosimili ed irregolari, quasi irrisolti allo sguardo. Perilli compie le sue opere attraverso un utilizzo del colore forte - gradevole e rigoroso insieme - e supporta il proprio lavoro con una voluta "imprecisione" che va a vantaggio dell’espressività. Dopo aver frequentato il liceo classico, nel 1945 si iscrive alla Facoltà di Lettere; negli anni seguenti è allievo di Lionello Venturi, con il quale prepara la tesi di laurea sulla pittura metafisica di Giorgio De Chirico. Con Dorazio, Guerrini, Vespignani, Buratti, Muccini, Maffioletti, Perilli fonda il Gruppo Arte Sociale (GAS); allo stesso tempo collabora alla nascita e alla redazione delle riviste “Ariele” e “La Fabbrica”, organo del GAS, delle quali esce un unico numero. Nel 1947 partecipa alla redazione del manifesto Forma 1 firmato oltre che da Perilli, da Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Sanfilippo, Turcato che viene pubblicato sul primo numero della rivista omonima. In ottobre dello stesso anno espone alla prima mostra del gruppo Forma 1 che si tiene nella Galleria Art Club: durante lo steso mese tieni nei locali dell’Art Club una conferenza dal titolo ‘Del formalismo’. Forma , Manifesto  del Gruppo Romano dicendo: Noi ci proclamiamo Fomalisti e Marxisti, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano Inconciliabili, specialmente oggi che gli elementi progressivi della nostra società debbono mantenere una posizione rivoluzionaria e Avanguardistica e non adagiarsi nell’equivoco di un realismo spento e conformista che nelle sue più recenti esperienze in pittura e in scultura ha dimostrato quale strada limitata e angusta esso sia. La necessità di portare l’arte italiana sul piano dell’attuale linguaggio europeo ci costringe a una chiara presa di posizione contro ogni sciocca e prevenuta ambizione nazionalistica e contro la provincia pettegola e inutile quale è la cultura italiana odierna. Perciò affermiamo che: 1. in arte esiste soltanto la realtà tradizionale e inventiva della forma pura. 2. Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci a influenze decadenti, psico- logiche, espressionistiche. 3. Il quadro, la scultura, presentano come mezzi di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di forme pure. 4. La forma è mezzo e fine; il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda, la scultura, anche come arredamento di una stanza – il fine dell’opera d’arte, è l’utilità, la bellezza armoniosa, la non pesantezza. 5. Nel nostro lavoro adoperiamo le forme della realtà oggettiva come mezzi per giungere a forme astratte oggettive, ci interessa la forma del limone, e non il limone. Noi rinneghiamo: 1. Ogni esperienza tendente a inserire nella libera creazione d’arte fatti umani attraverso deformazioni, psicologismi e altre trovate; l’umano si determina attraverso la forma creata dall’uomo-artista e non da sue preoccupazioni aposterioristiche di contatto con gli altri uomini. La nostra umanità si attua attraverso il fatto vita e non attraverso il fatto arte. 2. La creazione artistica che si pone come punto di partenza la natura intesa sentimentalmente.  3. Tutto ciò che non ci interessa ai fini del nostro lavoro. Ogni nostra affermazione trae origine dalla necessità di dividere gli artisti in due categorie: quelli che ci interessano, e sono positivi, quelli che non ci interessano, e sono negativi. 4. Il casuale, l’apparente, l’approssimativo, il sensibilismo, la falsa emotività, gli psicologismi, come elementi spuri che pregiudicano la libera creazione. Nell’anno seguente collabora con Sottsass jr all’organizzazione della prima mostra di arte astratta in Italia che si tiene alla Galleria di Roma. Presentato da Lionello Venturi, Perilli partecipa al I Congresso Internazionale di critici d’arte che si tiene a Parigi nel 1948, presentando insieme a Dorazio una relazione sulla situazione della pittura italiana del ‘900. Nel 1950 fonda, con Dorazio e Guerrini, la Libreria-Galleria “Age d’Or”; a cura dell’ “Age d’Or” viene pubblicato il primo quaderno tecnico-informativo d’arte contemporanea Forma 2. Il primo e unico numero è un “Omaggio a V. Kandinskij”, con testi di Max Bill, Nina Kandinsky, Enrico Trampolini e altri; il saggio di Perilli è dedicato alla grafia di Kandinsky. In occasione dell’Anno Santo l’ ”Age d’Or” organizza uno spettacolo di contestazione: il “Galileo Galilei” di Bertold Brecht, con la regia di Vito Pandolci e come protagonista Perilli nelle vesti di Urbano VIII. L’ “Age d’Or”, in collaborazione con l’Art Club, organizza inoltre la mostra di Arte astratta e concreta in Italia la prima rassegna completa dell’astrattismo italiano che si tiene in febbraio alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. L’artista, sempre assieme a Dorazio e Guerrini realizza il numero 4 della rivista di architettura “Spazio”, interamente dedicato all’arte astratta; Perilli vi pubblica un saggio dal titolo "Quarant’anni d’arte astratta in Italia". Nello stesso anno Lucio Fontana invita l’ “Age d’Or” a collaborare alla Triennale di Milano: Perilli, Dorazio e Guerrini realizzano in collaborazione due grandi pitture murali, premiate con medaglia d’argento. Nel 1957 Perilli espone ad una mostra personale allestita alla Galleria La Tartaruga, presentato da Nello Ponente mentre, cinque anni più tardi, ha una sala personale alla Biennale di Venezia, dove nel catalogo è presentato da Umbro Apollonio. Nel 1963 partecipa a Palermo alle riunioni del “Gruppo 63”: realizza scene, proiezioni e costumi per lo spettacolo “Teatro Gruppo 63” alla sala Scarlatti di Palermo. Contemporaneamente espone una mostra personale a New York alla Galleria Bonino. All’inizio degli anni Settanta espone una serie di opere dal 1961 al 1969 in una mostra personale che si tiene alla Galleria Nazionale di Praga ed espone ad una serie di mostre personali in Italia e ancora all’estero: alla Galleria Marlborough di Roma, alla Galerie Espace di Amsterdam, alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte, alla Jacques Baruch Gallery di Chicago con solo opere grafiche. Partecipa alla International Biennal Exhibition of Prints in Tokyo. Nel 1979 organizza e realizza per il comune di Roma la mostra ‘L’avanguardia polacca 1910-1978’ al Palazzo delle Esposizioni. Negli anni Ottanta Perilli partecipa alla realizzazione di “Retina”, rivista degli artisti, dove pubblica il manifesto Teoria dell’irrazionale geometrico. Una sua ampia mostra retrospettiva, dal titolo "Achille Perilli, continuum 1947-1982", è allestita al Palazzo dei Congressi della Repubblica di San Marino. Successivamente espone in una mostra retrospettiva degli anni 1969-1984 al Paris Center di Parigi dal titolo "Achille Perilli. L’irrazionale geometrico". Nelle opere degli anni Novanta il linguaggio di Perilli si rafforza ulteriormente in un cromatismo acceso, ilare, vivace e brillante: le forme si sviluppano in condizione bidimensionale, espandendosi nello spazio della tela e acquistando strutture di grande eleganza e movimento. Le opere di Perilli si qualificano in una direzione assolutamente astratta e al contempo si articolandosi cromaticamente lasciano che il colore possa argomentare e aiutare l’emergere e l’esprimersi stesso delle forme.